Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Amore’

001-1-low
photo by Marciano

Fate un esperimento: la prossima volta che fate una commissione,  che siete bloccati nel traffico o in fila al supermercato, invece di preoccuparvi  del tempo che impiegate e di ciò che avete da fare, prendetevi un momento  per inviare semplicemente pensieri amorevoli a tutti coloro che vi circondano.
Spesso c’è un cambiamento immediato e notevole,  nella misura in cui vi sentirete più connessi col presente.

(Joseph Goldstein – © perle.risveglio.net)

Annunci

Read Full Post »

Cosa è l’Amore

001-95

<CHE COSA INTENDIAMO PER «AMORE»?>

(Testo tratto dal libro ‘Da Cuore a Cuore’, Ubaldini Editore)

(di Mario Thanavaro)

[Santacittarama, marzo 1995]

—————————-

Che cosa intendiamo per «amore»?

Questa parola è stata usata per esprimere l’intera gamma delle emozioni umane che scaturiscono dal desiderio, dall’attrazione, dall’affetto, dall’interesse per un altro essere. Un’ampia gamma di esperienze viene espressa con un’unica parola, e per questo è talvolta difficile avere una comprensione chiara e precisa del significato della parola amore.

Penso sia utile parlare dell’amore a due livelli di esperienza.

A livello umano, con amore intendiamo un desiderio, il volere per noi quella persona o quella cosa, e pensiamo che questa sia la massima espressione dell’amore umano. Ci piace qualcuno e diciamo immediatamente «ti amo», intendendo esprimere il profondo apprezzamento o il desiderio per la cosa che amiamo e che vogliamo per noi.

Dobbiamo riconoscere che, a livello umano, muoviamo da un senso di profonda separatezza. Questo modo di sentire deriva dal fatto che percepiamo noi stessi come esseri separati da ciò che percepiamo con i sensi. L’atto di separazione all’interno della coscienza suscita il bisogno dell’altro, il bisogno di unirci a ciò che viene percepito come esistenza separata dalla nostra.

In termini funzionali, il senso di separatezza è una realtà che richiede una notevole qualità di energia per la nostra sopravvivenza. A questo livello relativo abbiamo bisogno delle cose che consideriamo desiderabili. Quando sentiamo fame abbiamo bisogno di mangiare, possiamo esprimere scelte e preferenze riguardo al cibo che vorremmo, e anche queste preferenze sono indicate con la parola amore. «Amo il pesce con le patate fritte», «amo molto gli spaghetti al sugo».

Su questo stesso livello istintuale guardiamo alle persone e alle cose con l’idea di volerle per noi, per usarle, consumarle e soddisfare così il nostro desiderio istintuale.

Se riflettiamo alla forte spinta del corpo fisico alla procreazione, vediamo come l’impulso e il desiderio sessuale occupino molto spazio mentale. In tale spazio sentiamo ed esprimiamo il bisogno di unirci a ciò che viene desiderato, che in genere è un altro essere umano.
Questo desiderio di unione viene spesso vissuto a livello molto istintuale, molto fisico, e cioè a livello sessuale. Anche qui interviene la parola amore, infatti il rapporto sessuale viene indicato come «fare l’amore». Ma dev’esserci qualcosa in più del semplice desiderio, della passione o della concupiscenza, perché nel cuore si generi l’espressione autentica e il significato profondo dell’amore.

Molte volte manchiamo di esplorare i nostri desideri e sentimenti, e in questo modo ci impediamo di andare al di là del livello istintuale. La vera espressione dell’amore si ha quando perdiamo il senso di separatezza nell’atto di incontrare, di avvicinarci e di unirci a qualcuno o a qualcosa. L’amore è infatti quell’esperienza di fusione e unità che deriva dalla comprensione della nostra natura fondamentale, che è essere parte del tutto.

Per poter raggiungere questo livello dobbiamo andare al di là della natura istintuale. Questo significa, essenzialmente, raggiungere una migliore comprensione del fondamento dell’esistenza umana, per diventare esseri completamente umani.

Nel corso della vita, è probabile che abbiamo sperimentato alcuni livelli d’amore all’interno della gamma di esperienze che ci permettono di maturare, e abbiamo certamente imparato a collegarci a tale esperienza senza essere influenzati dall’apparenza delle cose. Quindi, gran parte della padronanza necessaria a vivere la nostra esistenza è connessa con la parola amore e il suo vero significato.

Per questa ragione, in molte tradizioni e insegnamenti spirituali ci viene detto di amare noi stessi. Solo chi ama veramente se stesso può amare gli altri, solo chi è veramente integro e unito in se stesso può portare armonia e amorevolezza per aiutare gli altri a crescere in questi valori.

Per amare noi stessi dobbiamo superare ogni senso di colpa, ogni risentimento, ogni sentimento di avversione o di odio.

Dobbiamo riconoscere l’importanza della qualità della purezza, cioè riscoprire il potere delle intenzioni. È all’interno delle intenzioni che gettiamo il seme che condurrà all’esito delle nostre azioni. Se le nostre intenzioni sono ancora nel campo della modalità dualistica di percezione, sono contaminate dalla mancata comprensione della realtà delle cose. Guardare alle nostre intenzioni ci permette quindi di capire il movimento che sorge dalla mente. Ovviamente, per riuscirci dobbiamo sviluppare una maggiore consapevolezza. Dobbiamo arrivare a conoscere la mente nel suo aspetto relativo e assoluto.

L’aspetto relativo della mente è il movimento prodotto dai pensieri fondati su un legame karmico di causa ed effetto. L’aspetto assoluto della mente si rivela, invece, quando andiamo al di là delle apparenze, quando andiamo al di là del continuo chiacchiericcio dei pensieri. Per questo la meditazione ci incoraggia ad approdare a un punto fermo, in modo da avere un’esperienza diretta della chiarezza e della vastità della mente e del silenzio. Questa chiarezza e questo spazio sono una manifestazione della purezza della conoscenza del qui e ora.

La fiducia in tale esperienza ci permette di fonderci completamente con l’esperienza dell’amore universale. Per coloro che vogliono percorrere questo sentiero la porta del cuore è aperta, ma è possibile entrare in questa dimensione solo se risolviamo i nostri conflitti interiori. Per fare un passo avanti è necessaria una grande onesta e integrità.

Anzitutto dobbiamo riconoscere tutte le aree di conflitto interiore. Dobbiamo risolvere le tensioni interiori che proiettiamo all’esterno sulle persone e le situazioni. Smettere di prendercela con gli altri e di incolparci per ciò che forse abbiamo sbagliato in passato fa parte del processo di guarigione della ferita interna.

Prenderci cura di noi stessi richiede attenzione e tenerezza. Ciò non significa essere addolorati per se stessi o abbandonarsi alle emozioni. Significa essere più presenti e responsabili per ciò che sentiamo e per il modo in cui esprimiamo i nostri sentimenti. Riportare tutto al centro, riportare tutto a fuoco permette alla mente di unificarsi e di scoprire una grande energia. Questa energia è un fuoco ardente che purifica la mente e il corpo. Dobbiamo mettere tutto in questo fuoco. Così, con grande devozione e umiltà, entriamo in contatto con lo spazio interiore del nostro essere, muovendoci verso di esso con una forte passione per perderci in esso. Quello che diamo è incondizionato, perché siamo totalmente impegnati nel processo di purificazione e di abbandono di noi stessi.

Sappiamo quanto sia difficile perdonare. Sappiamo anche quanto a volte sia difficile dare e ricevere. Perdonare, dare e ricevere sono parte del processo di riconciliazione di noi stessi, perché senza riconciliazione non può esservi alcuna base per vivere insieme in comunione totale. Ciò che sto cercando di dire è che ogni espressione d’amore deve essere totalmente purificata in noi stessi attraverso la scoperta della vera natura del nostro cuore. Se non ci impegniamo in questa direzione non faremo che continuare a guardarci in giro cercando di gratificare la pancia e i sensi con esperienze d’amore, ma perderemo di vista l’aspetto essenziale e non saremo mai appagati.

Se guardiamo alla nostra vita in questo modo potremo portare al livello della coscienza qualsiasi blocco e difficoltà che stiamo vivendo o abbiamo vissuto in passato. Tutti vogliamo essere amati. Tutti soffriamo per la mancanza d’amore nel mondo. Forse per questa ragione usiamo tanto la parola «amore» nella letteratura, nelle canzoni e nei discorsi. Non facciamo che affermare quanto abbiamo bisogno di questa esperienza.

Le nostre diverse aspirazioni filtrano attraverso i molteplici livellidel nostro essere, condizionati dal grado della nostra consapevolezza, e per poter esprimere questo amore che desideriamo così ardentemente dobbiamo collegarci alla fonte dell’amore. È nel momento del rilassamento interiore, nel momento della serenità e della gioia che acquisiamo una nuova prospettiva del mondo e ovviamente di noi stessi, dato che il mondo coincide con noi e con il modo in cui ci percepiamo. In questo modo possiamo approfondire l’esperienza dell’amore, perché è l’apertura del cuore e della mente che ci permette di ricevere quello che è già qui da sempre.

Se vogliamo parlare di una pratica, se vogliamo realmente valutare come indurre tale risveglio o come iniziare questo processo di trasformazione interiore, dobbiamo riconoscere che, fino a quando il desiderio rimane espressione di una prospettiva dualistica di noi stessi e del mondo, tale desiderio velerà la realtà facendocela percepire come molto, molto lontana da noi. Intrappolati nella falsa percezione di noi stessi e del mondo, corriamo di qua e di là cercando di appagare la nostra fame. Valutate quanta sofferenza derivi da questa corsa affannosa. Il movimento prodotto dal desiderio ardente e dall’impulso ad afferrare è il movimento dei desideri insoddisfatti, in cui il desiderio è la tensione tra noi e ciò che percepiamo come diverso da noi, o persino opposto a noi. Così non può esservi pace.

Passiamo la maggior parte del tempo in uno stato di agitazione, correndo da un luogo all’altro alla ricerca di esperienze, ma sappiamo che solo arrivare a una spiaggia dove distenderci a riposare, solo uno stato di riposo permette alla mente di riguadagnare una prospettiva autentica. Da questo punto potremo vedere per la prima volta il movimento delle cose, come un viaggiatore che si fermi per un istante e che per la prima volta veda la strada che stanno percorrendo altri viaggiatori, che non aveva mai notato prima perché era egli stesso un viaggiatore.

Fermarsi è un passo importante nella pratica della meditazione. Concentrando la mente, ad esempio sul respiro, possiamo osservare il movimento e il riposo. Inspirando osserviamo il movimento dell’aria che entra nel corpo e una pausa prima dell’inizio dell’espirazione. Questo identico ciclo è presente in tutte le esperienze umane e in ogni movimento dell’universo. Un movimento e una pausa. Comprendere l’unità di questi due momenti è comprendere la funzione dell’amore nell’universo. Alcune tradizioni religiose dicono che la creazione deriva dall’immobilità e che è un atto d’amore. L’amore è quindi il movimento che deriva dall’immobilità, che nasce da una libertà interna che può solo dare totalmente, incondizionatamente. Questo dare senza pensare di ricevere qualcosa in cambio è un’espressione della nostra vera natura, e quindi un’espressione d’amore. Per questa ragione veniamo esortati a essere come una madre, pronta in ogni momento a dare la vita per il bene del suo unico figlio.

La capacità di sacrificare noi stessi in ogni momento richiede molta attenzione verso ciò che amiamo di più. Per questo non dovremmo cedere la nostra virtù per soddisfare i nostri desideri. Proteggere la nostra virtù è proteggere quel figlio. Proteggere la virtù significa assumersi la responsabilità del nostro ruolo di esseri umani nella famiglia umana. Non fare il male agli altri e a se stessi è fondamentale per poter crescere ed essere la vera espressione di  quell’amore che abbiamo cercato tanto a lungo, e infine per accettarela nostra stessa morte che ci permetterà di guardare indietro alla vita trascorsa e riconoscere che quello che ci era stato affidato era un dono meraviglioso, un dono d’amore.

Guardare alla vita come un dono prezioso da custodire, curare, proteggere e lasciar andare ci permetterà di andare incontro alla morte con cuore aperto. Così, vivere e morire saranno ancora una volta espressione di quel ciclo che trova nel loro compimento la risposta all’umana ricerca d’amore.
articolo tratto da Lista Sadhana – Yahoo – Guido Da Todi

Bibliografia consigliata:
1] ‘Da Cuore a Cuore’, Ubaldini EditoreMario Thanavaro
2] “La via dell’Amore“, Oscar Mondadori – Dalai Lama
3] “Il risveglio del cuore“, Libreria editrice psiche – Osho
4] “L’educazione del cuore“, Oscar Mondadori – Kahlil Gibran

Read Full Post »

0804

Tratto da:

José Vicente Bonet.
AVERSI A CUORE.
Sulla stima e l’amicizia con se stessi.

Titolo originale: <Sé amigo de ti mismo. Manual de Autoestima>

Traduzione dallo spagnolo di MARIA GRAZIA DAL PORTO E LIDIA FONTANA.
Edizione italiana a cura di Giovanni Ruggeri

…………………

Cap. 2

Le “A” dell’autostima
1. Caratteristiche dell’autostima

1. APPREZZAMENTO genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili – pur nella differenza – a qualsiasi altro essere umano. E’ un apprezzamento che include tutto il positivo presente in se stessi: talenti, abilità, qualità fisiche, mentali e spirituali… Colui che si apprezza, gioisce stupito per le proprie qualità manifeste, e sa, qualora se lo proponga seriamente, di poterne sviluppare altre ancora latenti. Gioisce dei propri successi senza presunzione, né vanteria, indizi, generalmente, di sentimenti di inferiorità. “Tutti abbiamo dentro noi stessi una Buona Novella! La Buona Novella è che davvero non sappiamo quale possa essere la nostra grandezza, quanto possiamo amare, quanto possiamo ottenere, quanto grandi siano le nostre possibilità. Non si può rendere una Buona Novella migliore di questa” (Anne Frank)

2. ACCETTAZIONE tollerante e speranzosa dei propri limiti, debolezze, errori e insuccessi. Chi accetta se stesso, si riconosce essere umano fallibile, come tutti gli altri, e non si meraviglia, né si angoscia troppo, per il fatto di sbagliare con maggiore, o minor frequenza. Riconosce seriamente gli aspetti spiacevoli della propria personalità, assume la responsabilità di tutte le proprie azioni, senza sentirsi in colpa più del dovuto per gli sbagli commessi. Sa per esperienza che “l’orrore dell’errore è un errore peggiore”. Non lo spaventano i propri limiti e difetti, e preferisce compiere con successo ciò che fa, ma non affonda quando perde.

“Aspira a fare le cose bene, non alla perfezione. Non rinunciare mai al diritto di sbagliarti, ché altrimenti perderai la capacità di imparare cose nuove e di avanzare nella vita. Ricorda che sotto le ansie di perfezione si nasconde sempre la paura. Affronta le tue paure e concedi a te stesso il diritto di essere umano: paradossalmente, potrai fare di te una persona molto più feconda e felice” (D. Burns)

3. AFFETTO: una disposizione positiva e amichevole, comprensiva e benevola verso se stessi, così da sentirsi in pace, non in guerra, con i propri pensieri e sentimenti (anche se sgradevoli), con la propria immaginazione e il proprio corpo (quali che sino le sue rughe – letterali, o metaforiche – e difetti). Si è capaci di gioire della solitudine senza disdegnare la compagnia; ” ci si trova bene con se stessi, nella propria pelle” (L. Racionero).

“Dovremmo imparare a guardare noi stessi con la stessa tenerezza con cui ci guarderemmo se fossimo nostro padre”
(J.L. Martìn Descalzo)

4. ATTENZIONE e cura amorevole dei propri bisogni, fisici e psichici,  intellettuali e spirituali (ovviamente, non ci riferiamo qui a quei bisogni superflui, creati artificialmente da una pubblicità aggressiva ed ingannevole). La persona che ha stima di sé preferisce la vita alla morte, il piacere al dolore, la gioia alla sofferenza. Non cerca il dolore per il dolore, protegge la propria integrità fisica e psichica, non si espone a pericoli inutili. E tuttavia è capace di accettare anche la sofferenza, e, se occorre, la morte, per una persona, o una causa con la quale si senta profondamente identificata. Così, ad esempio, una madre che ha stima di sé dona con gioia uno dei propri reni per farlo trapiantare ad un figlio che ne ha bisogno.

Queste quattro caratteristiche – le prime quattro “A” dell’autostima – presuppongono un buon livello di conoscenza di sé, e specialmente di autocoscienza, cioè di consapevolezza del proprio mondo interiore, conseguibile mediante l’amichevole ascolto di se stessi e l’attenzione costante a tutte le voci che sorgono da dentro. Già Socrate ci avvertiva che una vita inconsapevole non vale la pena di essere vissuta…

Quando parliamo di autostima, parliamo allora di AFFERMAZIONE di quell’essere umano fallibile, irripetibile, preziosissimo, che merita tutto il nostro rispetto e la nostra considerazione, ossia di quel “se” che ciascuno è; naturalmente, un “sé-in-relazione-con-gli-altri”, ché altrimenti non ci sarebbe individualità autentica. Non si tratta qui di narcisismo, poiché la persona che si stima davvero, nella propria globalità individuale e sociale, vive aperta e attenta all’altro, riconoscendone l’esistenza e affermandolo. Sa che non ci può essere affermazione duratura di sé senza solidarietà; accetta il fatto evidente dell’interdipendenza umana e si rende conto che non può, né le interessa, vivere isolata e indipendente dagli altri.

“Come le mele maturano con il sole, così anche noi uomini maturiamo in presenza dell’altro, collaborando con lui”
(G. Torrente Ballester)

—————————————————————

Autostima e Amore
Tiberio Faraci –
Ricomincia da Te

Il perdono è la chiave della felicita

Il perdono porta alla comprensione che il passato e concluso per sempre, e restituisce intatte le proprie possibilita di affermazione. Le cause del conflitto spesso si trovano dentro di noi, nel nostro cuore, risolverle ci permette di affrontare il presente e il futuro con energie del tutto nuove.Perdonare con responsabilita ci restituisce pienamente il nostro potere.

E proprio questo il momento per lasciare andare tutto quello che non ha funzionato nella tua vita. E ricominciare da subito. Quello che afferma il perdono e che il passato e passato.

“NON PUO ESSERCI FORMA DI SOFFERENZA CHE NON NASCONDA UN PENSIERO DI NON PERDONO.
NÉ PUO ESSERCI FORMA DI DOLORE CHE IL PERDONO NON POSSA GUARIRE”
(Un Corso in Miracoli)

Le tue paure vengono dal passato perché e li che abitano, perché ti ostini a volerle ospitare cosi spesso? Non sei costretto a sentire obblighi o doveri di cortesia verso di loro. Rimandale indietro da dove sono venute con un bel messaggio per il mittente: «Niente ho piu a che vedere con voi, che siete solo le mie paure del passato».

E’ proprio questo il momento per lasciare andare tutto quello che non ha funzionato nella tua vita. E ricominciare da subito. Quello che afferma il perdono e che il passato e passato.

Il perdono porta alla comprensione che il passato e concluso per sempre, e restituisce intatte le proprie possibilita di affermazione. Le cause del conflitto spesso si trovano dentro di noi, nel nostro cuore, risolverle ci permette di affrontare il presente e il futuro con energie del tutto nuove.Perdonare con responsabilita ci restituisce pienamente il nostro potere.

Dopo aver letto “Ricomincia da te” e aver integrato l’importanza assoluta del tema del Perdono, sarai pronto ad aprire davvero la tua vita al tuo prossimo futuro felice…

* Qualcosa che non sa trasformarsi non accetta di continuare a vivere
* Il Perdono e la chiave della felicita
* Tutto quello che non puoi cambiare e avvenuto nel passato
* Il perdono e inevitabile
* Che delusione… nell’offerta non era compreso il sogno
* Alla base del perdono cosa c’e?
* I sensi di colpa, gli efficaci sabotatori della nostra vita
* Io sono innocente, tu sei innocente
* Dove riconcipisci il tuo futuro e ricominci a crederci diventa facile perdonare
* Un’altra illusione che puoi mantenere quanto vuoi tu: il non perdono
* La vita che hai scelto e obbligatoriamente un percorso ad ostacoli?
* Le tecniche del perdono uno: che cosa ti preoccupa di piu in questo momento?
* Le tecniche del perdono due: come ti sentiresti se nelle tue mani avessi una lettera del tuo nemico?
* Le tecniche del perdono tre: non e importante il male che hai fatto, ma il modo con cui hai cercato di rimediare
* Non c’e nulla che non vada in te
* Se perdoni diventi potente
* Accorgiti di te, incontrati, perdonati, non partirai mai piu solo da qui.

Tiberio Faraci – Nasce in Toscana nel 1955 e opera in Svizzera dal 1978. Ideatore del sistema ” Ricomincia da Te”, riceve nei centri di Lugano e Milano. Da sempre si occupa di crescita personale e di attivita di spessore filantropico; infatti ha sommato esperienze pluridecennali in associazioni diverse, attente all’ascolto di persone in difficolta. Rebirther Professionale riconosciuto A.R.T.I. (Association of Rebirthers and Trainers International), Tiberio Faraci é Trainer in crescita personale e Life Coach e Tutor presso la European School Superiore di Rebirthing. Membro dell’ Associazione di Psicologia Prenatale, ha lavorato al fianco dei piú importanti nomi della crescita personale.

Lo trovi su  Macrolibrarsi

Read Full Post »

001-72
Il tuo cuore lo porto con me, lo porto nel mio, non me ne divido mai,
dove vado io, vieni anche tu, mia amata.
Qualsiasi cosa venga fatta da me, la fai anche tu, mia cara.

Non temo il fato, perchè il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perchè il mio mondo,
il più bello,  il più vero, sei tu.

Questo è il nostro segreto profondo, radice di tutte le radici,
germoglio di tutti i germogli, cielo dei cieli di un albero, chiamato vita,
che cresce più alto di quanto l’anima spera.

E la mente nasconde la meraviglia che le stelle separa, il tuo cuore esiste nel mio…
Ecco il segreto più profondo, che nessuno conoscerà mai,
radice delle radici, germoglio dei germogli.

E cielo dei cieli di un albero chiamato vita,
che cresce più alto di quanto l’anima possa sperare.
Più vivo di quanto la mente possa celare.

Prendo il tuo cuore, lo porto con me… nel mio.
(dal film: In her shoes – Edward Estlin Cumming)


Read Full Post »

aaaPer tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno. Alle navi in navigazione e ai porti di scavo, alla mia famiglia e a tutti gli amici ed estranei: questo è un messaggio e una preghiera.
Il messaggio è che i miei viaggi mi hanno insegnato una grande verità: io ho già avuto quello che tutti quanti cercano ma che soltanto pochi trovano, la sola persona al mondo che ero destinata ad amare per sempre. Una persona come me.
Una persona ricca di semplici tesori che si è fatta da sola e che da sola ha imparato. Un porto in cui mi sento a casa per sempre e che nessun vento, nessun problema, nemmeno la morte, potranno mai distruggere.
La preghiera è che tutti al mondo possano conoscere questo genere di amore ed essere da esso sanati.
Se la mia preghiera sarà ascoltata saranno cancellati per sempre tutti i rimpianti e tutte le colpe e avranno fine tutti i rancori.
Ascoltami mio Dio. Amen
(dal film ” Le parole che non ti ho detto”)

frase del giorno dal sito http://www.solonewage.it/newsletter-iscrizione.htm

Read Full Post »

001-71

Photo by Raul Alexandre

<Amore senza attaccamento>
(del venerabile Ajahn Sumedho)
© Ass. Santacittarama, 2009. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.
Traduzione di Dario Girolami
[Riprendiamo questo articolo dal numero di febbraio 1995 delta rivista
Buddhism Now, poi in traduzione italiana in Paramita, numero 58]
———————-

Quando avevo 18 anni e andavo all’Università, mi innamorai. Feci quest’esperienza potente. Per la prima volta nella mia vita ero pronto a fare qualsiasi cosa per un’altra persona. Questo aspetto era molto puro. Ma, all’epoca, essendo diciottenne, non sapevo come rapportarmi all’esperienza; le mie emozioni erano ancora molto immature e ho finito per essere possessivo, esigente e geloso. Non c’era saggezza. Pensavo: “Se ho questa donna, se la posseggo, allora avrò questo sentimento tutto il tempo”. C’era stato un mistico momento di non-egoità, ma non ero pronto. Sono caduto nella vecchia abitudine di affermarmi, di possedere, di essere geloso, rendendomi antipatico e tutt’altro che amabile. Questo accadeva net 1952.

E’ facile classificare tale evento al livello più basso possibile: solo come desiderio sessuale, attaccamento, istinto e così via, liquidandolo in un modo che potrebbe sembrare giustificato. Ma se adesso rifletto su tali esperienze, non posso affermare che si trattasse solamente di desiderio sessuale, anche se questo poi venne. Capisco perché l’amore romantico, che viene sempre raffigurato come unione tra un uomo e una donna, può essere considerato come un simbolo religioso. E capisco anche che sorge quando non c’è più l’interesse egoistico. Questa è forse la più bella e completa esperienza che gli esseri umani possano avere. Ed è un’esperienza mistica. Ma poi dobbiamo vedercela con la nostra natura emotiva che normalmente non è sviluppata.

Gotama il Buddha, il saggio, era un essere umano. Non ha mai preteso di essere una sorta di divinità. Egli perfezionò la sua natura umana. Non divenne superumano, anche se le leggende e le storie tendono a farlo apparire come tale. Preferisco pensarlo come l’esempio di un essere umano che ha realizzato la verità ultima, che nutriva un amore incondizionato per tutti gli esseri. Conoscendo le difficoltà della nostra condizione umana, conoscendo quanto possiamo essere ostinati e stolti, il Buddha ha facto in modo di creare un qualcosa che vive da 2500 anni.

Il nostro maestro in Thailandia, Ajahn Chah, fu per me un’altra figura ispiratrice. Il Buddha è come una leggenda, ma Luang Por Chah [grande padre, in lingua thai] era un essere umano, che respirava come me. Ora è morto, ma per dieci anni ho vissuto in un monastero, con lui. Ho osservato e contemplate la mia vita e il modo in cui reagivo nei confronti di questo altro essere umano, Luang Por Chah. E gli sono molto grato per tutto ciò. Nutro una profonda gratitudine nei confronti del Buddha, il Buddha leggendario, dei discepoli che lo hanno seguito, e in speciale modo del Maestro, persona che nella mia vita mi è stata di grande aiuto.

Una donna venne da me una volta e mi disse: “Non posso essere buddhista”. Le chiesi: “Perché?”, e lei: “Perché sono troppo attaccata ai miei bambini. Sono attaccata a loro; non posso rinunciarci”. Ma coloro, che amano veramente i loro bambini non sono attaccati a loro. L’attaccamento indica sempre che si vuole qualcosa. “Ti amo”, può voler dire “voglio qualcosa in cambio”. Sia di essere riamato, sia di ottenere quello che si vuole. Quando si tratta di un amore condizionato, si cerca sempre di fare una sorta di affare, giusto? Se mi aspetto di essere rispettato, o che mi si dia qualcosa in cambio, o se chiedo qualcosa, allora vuol dire che c’è attaccamento.

Se invece si amano veramente i propri figli, il proprio marito o la propria moglie, o chiunque altro con un vero amore incondizionato, non c’è attaccamento. O se c’è, una volta che se ne diventa consapevoli, bisogna farlo andare via. Una volta che si è notato l’attaccamento ed e sorta l’intenzione di liberarsene — che non vuol dire sbarazzarsi dei propri figli — si smette di chiedere e di ricattare e così via. Ma è un qualcosa che parse dall’interno; è una rinuncia a questa infausta pretesa emotiva. Quell’esperienza d’amore che feci a diciotto anni fu un’esperienza pura, ma c’era anche dell’attaccamento. Ero molto identificato con le emozioni e molto coinvolto in esse. Naturalmente, non avevo idea di come comportarmi. Di solito si cerca di fermare le proprie emozioni, di sopprimerle, ci si sente in imbarazzo, si indulge in esse, si diventa collerici, si cerca di respingerle, o di fuggire. In effetti questa fu l’unica cosa che riuscii a fare: cercare di fuggirle, evitarle, scappare. Alla fine, per uscirne, mi arruolai in Marina. Lo scontai per quattro anni! Questo fu un grande errore!

Nella pratica meditativa buddhista, invece, osservando in profondità e riflettendo su come le cose effettivamente sono, cominciamo a comprendere molti eventi della nostra vita: quando eravamo giovani, o quando abbiamo fatto esperienze che ci hanno sconcertato o confuso. Fa confondere l’amare qualcuno e poi agire in modo tale da allontanare questa stessa persona, facendogli arrivare messaggi sbagliati. Dobbiamo imparare osservando gli effetti di ciò che facciamo, senza criticare, colpevolizzare o indugiare nell’errore, con la volontà di imparare anche dagli sbagli. Questo è il modo per apprendere veramente, per valorizzare le nostre esperienze.

tratto da Lista Sadhana (Guido da Todi www.guruji.it)

Read Full Post »

001-70Photo by www.paulocesar.eu – paulo cesar

Abbandona l’idea che attaccamento e amore siano una cosa sola.
Sono nemici.
È l’attaccamento che distrugge tutto l’amore.
Se nutri e alimenti l’attaccamento, l’amore verrà distrutto;
se nutri e alimenti l’amore, l’attaccamento scomparirà da solo.
Non sono una cosa sola; sono due entità separate,
reciprocamente antagonistiche.
(Osho)

inviata da Lisa sulla newsletter solonewage il 07 Agosto 2009

Read Full Post »

Older Posts »