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Intervento del Presidente della Repubblica

alla Conferenza Internazionale

sulla violenza contro le donne

violenza-donne

Roma, 09/09/2009

Desidero rivolgere un cordiale benvenuto a tutte le personalità partecipanti a questo convegno indetto dal governo italiano nella scia degli incontri dello scorso luglio per il G8, ben al di là del suo formato tradizionale.
Il tema che verrà discusso è parte integrante di una questione cruciale del nostro tempo, se è vero che esso può definirsi – come lo definì anni fa un lungimirante pensatore italiano – l’età dei diritti. Sì, viviamo nell’età dei diritti, intendendo la complessità di questa espressione : diritti proclamati, diritti affermati o in via di affermazione, diritti da conquistare, diritti da rendere universali.
Certo, mai come negli ultimi decenni si era giunti a una visione così ampia, a una consapevolezza così profonda del riconoscimento dei diritti umani come condizione di convivenza civile, libera e democratica. Sempre aperta e legittima è la discussione sui diversi sistemi istituzionali e politici – sui diversi modelli di governo delle società – che coesistono e si confrontano nel mondo. Ma in qualsiasi contesto il pieno riconoscimento, la concreta affermazione dei diritti umani costituisce una innegabile pietra di paragone della condizione effettiva delle popolazioni e delle persone, del grado di avanzamento materiale e spirituale di un paese.
Diritti umani, come abbiamo imparato a dire meglio che con la vecchia formula di diritti dell’uomo, dando risalto alle problematiche proprie di quella metà dell’universo che è fatta di donne. Ed è facile constatare che sono soprattutto le donne a soffrire, in troppe parti del mondo, della limitazione o privazione di diritti fondamentali.
Al centro di questo convegno è stato posto un interrogativo angoscioso, che riguarda la persistenza e diffusione della violenza contro le donne. Si analizzeranno giustamente i molteplici aspetti di questo fenomeno. E desidero dire chiaramente che se ci sono fattispecie terribili di violenza – quelle associate a situazioni di conflitto e di emergenza, o a costumi barbarici come quello delle mutilazioni genitali femminili – troppe altre si riscontrano anche in paesi moderni avanzati : la violenza sessuale nella sua forma più brutale – l’aggressione e lo stupro – ma anche le violenze domestiche e le violenze, di varia natura, nel mondo del lavoro.
Dico questo in riferimento, purtroppo, al mio stesso paese. In paesi evoluti e ricchi come l’Italia, dotati di Costituzioni e di sistemi giuridici altamente sensibili ai diritti fondamentali delle donne, continuano a verificarsi fatti raccapriccianti, in particolare, negli ultimi tempi, di violenza di gruppo contro donne di ogni etnia, giovanissime e meno giovani. E ciò nonostante che il Parlamento italiano già da decenni si sia impegnato in una severa legislazione sulla violenza contro le donne, come reato contro la persona, e abbia di recente affrontato anche l’aspetto delle molestie e delle persecuzioni e discriminazioni contro le donne nei luoghi di lavoro.
In definitiva, qualunque parte del mondo e qualunque paese rappresentiamo in questa sala, dobbiamo sentirci egualmente responsabili dell’incompiutezza dei progressi faticosamente realizzati per l’affermazione della libertà, della dignità, e della parità di diritti delle donne. E dobbiamo sentirci egualmente impegnati a perseguire conquiste più comprensive, garantite e generalizzate.
Decisiva è la dimensione educativa di questo impegno. Non solo nel senso di assicurare l’accesso delle bambine e delle donne all’educazione, ancora negata in tanta parte del mondo. Ma nel senso di educare l’insieme delle nostre società ai valori dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso – articolo 3 della Costituzione italiana ; ai valori della non discriminazione – articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
E’ questo un impegno di indubbia attualità oggi in Italia. Intanto, perché stiamo sperimentando la complessità della presenza crescente di comunità immigrate, e del conseguente processo di integrazione da portare avanti. Integrazione, i cui cardini sono – come dice l’impostazione della seconda sessione di questo Convegno – nel rispetto della diversità di culture, religioni e tradizioni, nel rispetto dell’individuo e della sua dignità, da garantire insieme ai principi e alle leggi nazionali che regolano l’appartenenza alle società d’accoglienza. Ed è da tenersi presente la particolare situazione di vulnerabilità delle donne – insieme col loro specifico contributo – nei processi d’integrazione.
Di indubbia attualità è il richiamo alla non discriminazione, cui ci vincola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che indica tutti i possibili motivi di discriminazione da mettere al bando : il sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le convinzioni personali, le convinzioni politiche, fino, così recita l’articolo 21 della Carta, alla disabilità e all’orientamento sessuale. Quest’ultima, innovativa nozione, va ricordata e sottolineata nel momento in cui l’intolleranza, la discriminazione, la violenza colpiscono persone e comunità omosessuali.
La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l’omofobia, fa tutt’uno con la causa indivisibile del rifiuto dell’intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentate in Italia dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dai principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza nazionale democratica.
In questo spirito desidero esprimere l’impegno dell’Italia, delle sue istituzioni repubblicane, nel sostenere gli orientamenti che scaturiranno dal Convegno, nel sostenerli tanto nel nostro paese quanto nelle più alte istituzioni internazionali.

tratto da http://www.quirinale.it

altri link utili

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=12857

http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/violenza.donne.htm

http://www.g8italia2009.it/G8/Home/News/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_ConferenzaViolenzaDonne.htm

La coraggiosa testimonianza della giornalista televisiva saudita massacrata dal marito

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La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

E’ la prima marcia mondiale che percorrerà tutto il pianeta chiedendo la fine delle guerre, delle armi nucleari e di ogni forma di violenza.
Un’azione diretta a:

* Ottenere l’eliminazione delle armi nucleari, la riduzione progressiva e proporzionale degli armamenti, la firma di trattati di non-aggressione tra paesi, la rinuncia dei governi ad utilizzare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti.
* Riscattare la parte migliore delle diverse culture e dei popoli della terra.
* Far confluire le volontà della società civile per eliminare definitivamente la piaga sociale delle guerre.
* Generare una coscienza sociale mondiale contraria a ogni forma di violenza ( fisica, psicologica, razziale, economica, sessuale), oggi così accettata dalla società.

Una coscienza globale che si traduca in ripulsa generale nei confronti della violenza.

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Italiano

Marcia mondiale per la pace

Studenti medi Firenze

English

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Perché

Perché la fame nel mondo si potrebbe risolvere con il 10% di quanto si spende in armamenti. Riusciamo a immaginare come sarebbe il mondo se si destinasse il 30 o il 50% di questa spesa per migliorare la vita della gente, invece di investirlo in distruzione?

Perché eliminare le guerre e la violenza significherebbe uscire definitivamente dalla preistoria umana e fare un passo da giganti nel cammino evolutivo della nostra specie.

Perché in questa aspirazione ci accompagna la forza delle voci di centinaia di generazioni che ci hanno preceduto, che hanno sofferto le conseguenze delle guerre, e di cui oggi si continua a sentire l’eco ovunque nel mondo siano presenti le lugubri sequele di morti, dispersi, invalidi, rifugiati e reietti che accompagnano le guerre.

Perché un “mondo senza guerre” è una proposta che, spalancando il futuro, aspira a concretizzarsi in ogni angolo del pianeta, ovunque il dialogo si stia sostituendo alla violenza.

È arrivato il momento di far sentire la voce dei senza-voce! Milioni di esseri umani avvertono l’urgente necessità di chiedere che si ponga fine alle guerre e alla violenza.

Possiamo riuscirci unendo tutte le forze del pacifismo e della nonviolenza attiva del mondo.

Quando

La Marcia Mondiale comincerà in Nuova Zelanda il 2 Ottobre 2009, anniversario della nascita di Gandhi, dichiarato dalle Nazioni Unite “Giornata internazionale della Nonviolenza”. Si concluderà il 2 gennaio 2010 sulle Ande argentine, in località Punta de Vacas, ai piedi del monte Aconcagua.

La Marcia durerà 90 giorni, tre lunghi mesi di viaggio. Passerà attraverso tutti i climi e le stagioni, dalla calda estate dei tropici e dei deserti all’inverno della Siberia.

Chi partecipa

La Marcia è stata promossa da “Mondo Senza Guerre”, un’organizzazione internazionale che da 15 anni lavora nel campo del pacifismo e della nonviolenza.

La Marcia Mondiale, tuttavia, sarà creata e realizzata da tutti. Aperta alla partecipazione di chiunque, singolo cittadino, organizzazione, collettivo, gruppo, partito politico, azienda, ecc. condivida le aspirazioni e la sensibilità di questo progetto. Non si tratta di qualcosa di chiuso, ma di un percorso che andrà arricchendosi progressivamente nel tempo con i contributi delle varie iniziative.

Ecco perché invitiamo tutti a partecipare liberamente. Così, ovunque vada la Marcia, la gente del posto potrà contribuire con la propria creatività in una grande convergenza di varie attività: incontri, forum, festival, concerti, eventi culturali, sportivi, artistici, musicali ed educativi. C’è spazio per qualunque cosa l’immaginazione sia in grado di concepire.

I canali di partecipazione sono diversi e molteplici, a partire dalla partecipazione virtuale attraverso Internet.

Questa è una marcia delle persone e per le persone che vuole raggiungere la maggior parte della popolazione mondiale. Per questa ragione facciamo appello a tutti i mezzi di comunicazione perché diffondano le notizie su questo giro del mondo per la Pace e la Nonviolenza.

Che cosa si farà

In ogni città visitata dalla marcia, singoli cittadini e gruppi locali organizzeranno forum, riunioni, festival, conferenze ed eventi (sportivi, culturali, sociali, musicali, artistici, educativi, ecc.), a seconda della loro creatività e iniziativa.

In questo momento centinaia di progetti sono già stati avviati sia da singoli che da varie organizzazioni.

Per cosa

Denunciare la pericolosa situazione mondiale che ci sta portando sempre più vicini ad una guerra nucleare, che sarebbe la più grande catastrofe della storia, una via senza uscita.

Dare voce alla maggioranza dei cittadini del mondo che sono contro le guerre e la corsa agli armamenti. Tutti noi stiamo subendo le conseguenze della manipolazione da parte di una potente minoranza perché non riusciamo a dare un segnale unitario. È ora che ognuno di noi prenda posizione e dimostri la propria condanna.

Unisciti a una moltitudine di altre persone nel mandare un segnale chiaro e la tua voce dovrà essere ascoltata!

Ottenere: lo smantellamento degli armamenti nucleari; la progressiva e proporzionale riduzione delle armi convenzionali; la firma di trattati di non aggressione tra le nazioni; la rinuncia, da parte dei governi, ad utilizzare la guerra come forma di risoluzione delle controversie internazionali.

Per mostrare le molte altre forme di violenza (economica, razziale, sessuale, religiosa…) che sono attualmente nascoste o mistificate da chi le commette e per trovare il modo affinché tutti coloro che subiscono tali violenze siano ascoltati.

Creare una presa di coscienza globale – così come già successo con i problemi ambientali – della necessità di condannare tutte le forme di violenza e raggiungere una Pace vera.

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