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Posts Tagged ‘felici’

Felicità nascostaNon siete giustificati d’essere tristi quando la vostra tristezza
è dovuta a motivi egoistici. Mi direte di avere valide ragioni
per essere infelici, perché incontrate solo fallimenti e non
vedete un vero avvenire davanti a voi.
Ebbene, vedete male: i giorni si susseguono e non si rassomigliano,
e anche se oggi il sole è nascosto dalle nubi, domani lo vedrete sorgere
e tutto vi sorriderà.
«Sì – diranno alcuni – ma io sono già vecchio. Cosa posso sperare?»
Non sapete che un giorno tornerete di nuovo sulla terra come un bambino
a cui tutte le speranze sono permesse e che ricomincerete una nuova vita,
arricchita delle esperienze del passato?

Un altro si lamenta: «Ero ricco e ho perduto tutto!» Ma potrete riguadagnare quelle ricchezze,
chi ve lo impedisce? «Ho perduto degli esseri che amavo.»

Se li avete amati veramente, li ritroverete.

Esistono risposte a tutti gli argomenti che la tristezza vi presenta.
Non bisogna sempre insistere sulla debolezza, sul dispiacere, sulla fatica,
sui fallimenti, sulle perdite.
Tutto si risolve quando si chiamano in aiuto l’amore,
la saggezza e la verità.

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr><td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cercate_il_regno_di_dio_e_la_sua_giustizia.php?pn=180&#8243; title=”Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/cercate-regno-dio.gif&#8221; /></a></td>
<td width=”390″>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cercate_il_regno_di_dio_e_la_sua_giustizia.php?pn=180&#8243; title=”Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia” >Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia</a></div>
<div>Vangelo secondo Matteo 6, 33</div>

<div align=”justify”><br>
In tutte le nostre attivit&agrave;, la cosa pi&ugrave; importante &egrave;
il motivo che ci spinge ad agire, lo scopo che vogliamo raggiungere. Di
per s&eacute;, l’attivit&agrave; non conta molto, e non ci si deve
curare del fatto che ci attiri la considerazione degli altri, o che ci
procuri del denaro. Chi non lo ha compreso si attacca a dei valori che
sono fatalmente destinati a scomparire. Per compiere un’opera duratura,
bisogna mettere radici in ci&ograve; che &egrave; immortale, infinito,
eterno…Ecco perch&eacute;, se volete trovare un’attivit&agrave;
che dia veramente un senso alla vostra vita, dovete mettere al centro
delle vostre preoccupazioni queste parole di Ges&ugrave;: &laquo;Cercate
il Regno di Dio e la sua Giustizia, e tutto il resto vi sar&agrave; dato
in sovrappi&ugrave;&raquo;. </div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__che_cose_un_figlio_di_dio.php?pn=180&#8243; title=”Che cos’e un figlio di Dio” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/checosefigliodidio.gif&#8221; /></a></td>
<td width=”339″>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__che_cose_un_figlio_di_dio.php?pn=180&#8243; title=”Che cos’e un figlio di Dio” >Che cos’e un figlio di Dio</a></div>

<div align=”justify”><br>
Gran parte del cristianesimo &egrave; stato edificato sulle vestigia di
un paganesimo che lo stesso cristianesimo ha cercato di distruggere. Qui
troverete il vero significato della venuta del Cristo, del Natale, della
Resurrezione, del battesimo. e tutte le invenzioni elaborate sulla persona
di Ges&ugrave;. </div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pensieri-quotidiani.php?pn=180&#8243; title=”Pensieri Quotidiani 2009″ ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/pensieri-quotidiani-2009.jpg&#8221; /></a></td>
<td>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pensieri-quotidiani.php?pn=180&#8243; title=”Pensieri Quotidiani 2009″ >Pensieri Quotidiani 2009</a></div>

<div align=”justify”><br>
Un pensiero illuminato al giorno illumina la vita dentro e tutt’intorno…
365 giorni caratterizzati dalle perle di saggezza di questo Maestro che
ha dedicato la sua vita al perfezionamento dell’uomo. L’invito ad essere
vigili nel primo giorno dell’anno con l’augurio di esserlo tutto l’anno.
</div>
<p align=”justify”>&quot;Se &egrave; necessario fare tante leggi per regolare
i rapporti fra esseri umani, &egrave; perch&eacute; questi non sono ancora
abitati dall’amore. Quando sapranno che cos’&egrave; il vero amore, quando
vivranno in quell’amore, non avranno pi&ugrave; bisogno che le leggi vengano
a ricordare loro ci&ograve; che possono o non possono fare; lo faranno,
perch&eacute; troveranno spontaneamente il modo di mettersi in armonia
gli uni con gli altri.</p>
<p align=”justify”>L’amore &egrave; l’unica forza che organizza le cose,
che le fa crescere e fiorire. Non appena l’amore entra in una famiglia,
in una comunit&agrave;, in una societ&agrave;, non c’&egrave; pi&ugrave;
bisogno di dire: &laquo;Fate questo, e se non lo fate guai a voi!&raquo;
Tutti eseguono il proprio compito con piacere. Dove &egrave; entrato l’amore,
non c’&egrave; pi&ugrave; posto per la legge.&quot;</p>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_sorriso_del_saggio.php?pn=180&#8243; title=”Il Sorriso del Saggio” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/sorriso-saggio.gif&#8221; /></a></td>
<td>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_sorriso_del_saggio.php?pn=180&#8243; title=”Il Sorriso del Saggio” >Il Sorriso del Saggio</a></div>

<div align=”justify”>&laquo;Il riso del saggio &egrave; il riso della libert&agrave;.
Ci&ograve; che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli
dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla
un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi,
il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto
o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perch&eacute; essi
possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio pu&ograve;
dunque comunicare immediatamente &egrave; la gioia che egli attinge in
quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal
suo cuore, e il suo riso &egrave; l’espressione di quella gioia
che si pu&ograve; anche chiamare amore&raquo;. <br>
</div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__voi_siete_dei.php?pn=180&#8243; title=”Voi siete Dei” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/voi-siete-dei.gif&#8221; /></a></td>
<td>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__voi_siete_dei.php?pn=180&#8243; title=”Voi siete Dei” >Voi siete Dei</a></div>
<div>Vangelo di Giovanni 10, 34 – L’essenza divina che e in noi</div>

<div align=”justify”><br>
Ges&ugrave; &egrave; stato il pi&ugrave; grande rivoluzionario tra gli
inviati di Dio, &egrave; stato il primo a trasgredire tutte le antiche
usanze ed ha espiato sulla croce l’audacia che aveva avuto di affermare
che era figlio di Dio e che tutti gli esseri umani sono figli e figlie
di Dio. L’insistenza con la quale Ges&ugrave; sottolineava la filiazione
divina dell’uomo scandalizzava e irritava gli scribi e i farisei
al punto che un giorno tentarono di lapidarlo. Ma Ges&ugrave; rispose
loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio;
per quale di esse mi volete lapidare?” Gli risposero i Giudei: “Non
ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia e perch&eacute;
tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Allora Ges&ugrave; ricord&ograve;
loro un versetto dei Salmi: “Non &egrave; forse scritto nella vostra
Legge: Io ho detto: voi siete d&egrave;i?” </div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

Vangelo secondo Matteo 6, 33

In tutte le nostre attività, la cosa più importante è
il motivo che ci spinge ad agire, lo scopo che vogliamo raggiungere. Di per sé, l’attività non conta molto, e non ci si deve curare del fatto che ci attiri la considerazione degli altri, o che ci procuri del denaro. Chi non lo ha compreso si attacca a dei valori che sono fatalmente destinati a scomparire. Per compiere un’opera duratura, bisogna mettere radici in ciò che è immortale, infinito, eterno…Ecco perché, se volete trovare un’attività che dia veramente un senso alla vostra vita, dovete mettere al centro delle vostre preoccupazioni queste parole di Gesù: «Cercate il Regno di Dio e la sua Giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù».

Gran parte del cristianesimo è stato edificato sulle vestigia di
un paganesimo che lo stesso cristianesimo ha cercato di distruggere. Qui troverete il vero significato della venuta del Cristo, del Natale, della Resurrezione, del battesimo. e tutte le invenzioni elaborate sulla persona di Gesù.

Un pensiero illuminato al giorno illumina la vita dentro e tutt’intorno…
365 giorni caratterizzati dalle perle di saggezza di questo Maestro che ha dedicato la sua vita al perfezionamento dell’uomo. L’invito ad essere vigili nel primo giorno dell’anno con l’augurio di esserlo tutto l’anno.

“Se è necessario fare tante leggi per regolare i rapporti fra esseri umani, è perché questi non sono ancora abitati dall’amore. Quando sapranno che cos’è il vero amore, quando
vivranno in quell’amore, non avranno più bisogno che le leggi vengano a ricordare loro ciò che possono o non possono fare; lo faranno, perché troveranno spontaneamente il modo di mettersi in armonia gli uni con gli altri.

L’amore è l’unica forza che organizza le cose, che le fa crescere e fiorire. Non appena l’amore entra in una famiglia, in una comunità, in una società, non c’è più bisogno di dire: «Fate questo, e se non lo fate guai a voi!» Tutti eseguono il proprio compito con piacere. Dove è entrato l’amore, non c’è più posto per la legge.”

«Il riso del saggio è il riso della libertà.
Ciò che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi, il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perché essi possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio può dunque comunicare immediatamente è la gioia che egli attinge in
quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal suo cuore, e il suo riso è l’espressione di quella gioia che si può anche chiamare amore».
Vangelo di Giovanni 10, 34 – L’essenza divina che e in noi

Gesù è stato il più grande rivoluzionario tra gli
inviati di Dio, è stato il primo a trasgredire tutte le antiche
usanze ed ha espiato sulla croce l’audacia che aveva avuto di affermare che era figlio di Dio e che tutti gli esseri umani sono figli e figlie di Dio. L’insistenza con la quale Gesù sottolineava la filiazione divina dell’uomo scandalizzava e irritava gli scribi e i farisei al punto che un giorno tentarono di lapidarlo. Ma Gesù rispose loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?” Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Allora Gesù ricordò loro un versetto dei Salmi: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?”

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001-25

(di Ajahn Sucitto)

[per libera distribuzione]

(Tradotto da Letizia Baglioni)

———————————-

Pur avendo insegnato per quarantacinque anni, il Buddha affermava che c’era tutta una serie di cose che aveva compreso ma non insegnato. E perché non le aveva insegnate? Perché saperle non era indispensabile ai fini della comprensione cui attribuiva il massimo valore: ossia, che il modo in cui l’individuo ordinario sperimenta la propria vita contiene un elemento di non-soddisfacibilità, e che questa insoddisfazione può essere eliminata. In breve, che l’essere umano è in grado di sperimentare un sostenuto sentimento di benessere, o di felicità, indipendente dalle circostanze.

Al Buddha non interessava fondare una nuova religione o radunare un vasto seguito di discepoli, quanto piuttosto aiutare chi lo desiderasse a conseguire il semplice obbiettivo del benessere. Nessuno ha bisogno di essere ‘convertito’ a questa causa, perché, a ben pensarci, è quello che già cerchiamo attraverso ogni sorta di progetti spirituali e materiali. In effetti, il Buddha esortava a non seguire i suoi consigli senza prima sottoporli al vaglio dell’esperienza personale. Solo attraverso la ricerca e il costituirsi di proprie autonome certezze è possibile realizzare quella verità che può assicurarci una felicità indipendente. Limitarsi a credere – o a non credere – ciecamente, significa dipendere da un sistema di assunti circa ciò che dovremmo o potremmo essere, circa la natura del mondo o ciò che speriamo (o temiamo) ci accada al momento della morte.

A ben riflettere, si può dire che gran parte della nostra realtà sia fatta di supposizioni. Supponiamo di abitare un corpo fisico che abbandoneremo al momento della morte; ma in realtà, dove sono ‘io’ in questo corpo? Se sezionate un corpo, non ci trovate dentro nessuno! Né questo ‘individuo interiore’ è in grado di vedere il corpo dall’interno, sebbene si sperimenti di volta in volta come soggetto che genera pensieri e stati d’animo o come oggetto che riceve tutta una serie di impressioni sensoriali. Intrappolato in questa posizione, l’‘individuo interiore’ è tuttavia incapace di garantire che questo costante flusso in entrata e in uscita sia gradevole, interessante o perfino gestibile. E questo è una grossa fonte di tensione, bisogno e frustrazione.

Ciò che un Buddha sa è che questo singolare ‘io’ non potrà mai essere soddisfatto: anche un’impressione piacevole tende alla lunga a diventare noiosa. Difatti l’esperienza del piacere nel suo complesso si basa su l’una o l’altra di due modalità percettive transitorie: quella secondo cui ‘io’ vengo attratto e mi unisco a ciò che è piacevole, o quella secondo cui ‘io’ sono separato da ciò che è spiacevole. Tuttavia, quando la coscienza si unisce a un oggetto piacevole è privata dello spazio che le consente di goderne: da cui il bisogno di avere più piacere. Gran parte del nostro cosiddetto piacer si intreccia all’anticipazione del piacere futuro o al ricordo del piacere passato. D’altro canto, le cose spiacevoli continuano a succederci, malgrado i nostri sforzi per proteggerci; e lo sforzo di conservare sicurezza e benessere diventa di per sé un dispiacere. La felicità duratura non sembra derivare dal conseguire il piacere ed evitare il dispiacere; e dunque, è mai possibile trovare la felicità in qualcosa che il senso dell’‘io’, con i suoi bisogni e giudizi,esperisce?

Si potrebbe obbiettare che un simile ragionamento porta al pessimismo. Dato che noi raramente o mai facciamo esperienza di qualcosa liberi dal senso dell’‘io’, una drastica liquidazione della ‘mia’ dimensione esperienziale non può che suonare deprimente. Ma il Buddha insegna a trovare la felicità in questa vita, con un corpo, sentimenti, pensieri – liberi però dal senso dell’io. Fondamentalmente ciò si realizza attraverso uno stile di vita e un tirocinio volto a equilibrare e rafforzare la mente. L’esperienza del Buddha fu che non c’è bisogno di distruggere l’‘io’: così come un miraggio svanisce quando vengono meno le condizioni che lo producono, allo stesso modo il senso dell’io – che ha la stessa concretezza di un miraggio – si dissipa quando le condizioni che lo sostengono non vengono più generate. È una sorta di profondo rilassamento, di riposo – il Buddha lo definiva ‘fermarsi’ – che dona alla mente la quiete di uno specchio d’acqua e al tempo stesso una straordinaria sensibilità.

Ciò richiede una profonda trasformazione delle nostre abitudini, e forse molti anni di pratica. Cosa ci dice che tutto questo sia vero o possibile? Provate per qualche giorno: la pratica offre un saggio delle qualità della meta. Anche se non abbiamo raggiunto quella profonda liberazione di cui parla il Buddha, se ci scopriamo a praticare con gioia possiamo confidare che il Sentiero corrisponda alle nostre aspirazioni.

La felicità della pratica, e della meta, si può riassumere in tre aspetti: la felicità delle buone azioni, la felicità della chiarezza e della quiete, la felicità della comprensione. Se agiamo con una mente pura, con onestà, non-violenza e amore, vivremo liberi dal rimorso. Avremo buoni amici e nutriremo fiducia e rispetto per noi stessi. Indipendentemente dalla buona o dalla cattiva sorte, avremo una fonte di felicità slegata dagli alti e bassi del mondo. In secondo luogo, se attraverso la meditazione impariamo a educare la mente alla concentrazione, alla quiete, a essere pienamente ricettiva sia a quanto avviene che alla coscienza entro cui avviene, il risultato sarà una felicità della medesima natura. Invece di essere trascinata di qua e di là, vuoi dall, vuoi dalla noia, vuoi dalla depressione, la mente gode di un proprio autonomo equilibrio. Ha una forza e una calma naturali che ci accompagnano nei cambiamenti della vita.

Ma la felicità più grande viene dalla comprensione. Con una mente più stabile, possiamo esaminare le cause interne del nostro bisogno e della nostra ansia. Una mente che è stata educata in termini di attenzione e di calma riconosce che le cause latenti di insoddisfazione hanno origine tutte da un ‘cercare di’. Tentare di rimediare al passato, cercare di anticipare il futuro, cercare di ottenere, cercare di eliminare, cercare di sapere quello che non sappiamo, e via dicendo. Questo “cercare” suscita il senso dell’io, e al tempo stesso ne condiziona l’espressione nel futuro. Con l’equilibrio e la fiducia che le altre forme di felicità ci consentono, diviene possibile “lasciar andare”, rilassarci e accostarci alla vita così com’è nel momento presente. Allora il senso di oppressione, il bisogno e il dubbio non hanno più ragione di essere.

A volte c’è un modo tutto buddhista di attaccarsi alla sofferenza, magari pensando che “tutto è sofferenza” o che la pratica sta andando bene se uno si scopre pieno di conflitti emotivi. Certo, non ci si può aspettare che l’introspezione riveli sempre un quadro di armonia, però a volte possiamo perfino dimenticarci di notare il nostro benessere, o considerarlo irrilevante: quel che conta è la sofferenza. Ma l’intuizione del Buddha fu che l’infelicità non è “quel che conta”, è un’aggiunta. Nella sua natura originaria, la mente è luminosa e non turbata. Noi lo dimentichiamo, e ci perdiamo nei sogni. Pieno di compassione, il Buddha ci invita a svegliarci, e ci offre i mezzi per andare a vedere di persona.

tratto da Lista Sadhana – Guido Da Todi

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001-6

<I bramavihara: gentilezza infinita>
( di Fred Von Allmen)

(“La mia religione è la gentilezza” – S. E. il XIV Dalai Lama)

———————-

I quattro brahmavihara sono l’amore (metta), la compassione (karuna), la gioia compartecipe (mudita) e l’equanimità (upekkha).

Tali stati o qualità del cuore e della mente sono chiamati brahmavihara, cioè “luoghi dove dimorano i Brahma”, dato che i Brahma, le massime divinità dell’esistenza, dimorano in tali stati. Il termine brahmavihara viene tradotto anche con dimora ‘sublime’ o ‘elevata’.

Queste qualità o stati mentali vengono chiamati anche apamanna, cioè illimitati, in quanto si riferiscono a un numero illimitato di esseri, e cioè a tutti gli esseri, senza eccezione.

Il primo dei brahmavihara è la gentilezza amorevole (metta). La metta è una delle qualità più importanti e potenti della pratica spirituale. L’apostolo Paolo ne parla in maniera convincente:

La carità è la più eccellente delle virtù.
Quand’anche io parlassi le lingue
degli uomini e degli Angeli,
se non ho la carità –
io sono un bronzo che suona
o un cembalo che squilla.
Di più, avessi pure il dono della profezia
e conoscessi tutti i segreti di Dio
e avessi una fede tale da spostare la montagne,
se non ho la carità –
io sono un niente.
Anzi se distribuissi anche tutti i miei beni
e dessi il mio corpo ad essere bruciato,
se non ho la carità –
tutto questo non mi giova a nulla .

Per amore o gentilezza amorevole si intende ‘una morbidezza del cuore’. La radice della parola pali metta è ‘mid’, che significa ‘morbido’ o  ‘amorevole’. La parola in sanscrito mitra vuol dire ‘amico’. Il termine metta indica dunque “una morbida, amorevole benevolenza o gentilezza”.

I quattro brahmavihara rappresentano l’opposto di determinati stati mentali poco salutari, i kilesa. Si potrebbe anche dire che, quando sono presenti i brahmavihara positivi, mancano le corrispondenti emozioni difficili e negative. Nel caso della metta esse sono l’odio e l’avversione in tutte le sue forme, dunque l’ira, la rabbia, i sentimenti di vendetta, l’ostinazione, la gelosia, la resistenza, lo spirito giudicante e i pregiudizi come pure la noia.

Accanto a tale forza di opposizione anche chiamata ‘il nemico lontano’ esiste pure un cosiddetto ‘amico vicino’ o falsa apparenza di quella virtù. Per la metta esso è l’amore personale, caratterizzato da attaccamento e desiderio, l’amore passionale come pure l’amore che mira a ottenere qualcosa in cambio.

È molto facile riconoscere queste qualità. La metta infatti non causa mai dolore o sofferenza. Qualunque cosa una persona possa fare o non fare, che essa ci sia amica o meno, vicina o lontana, che si sia insieme o separati, che essa la pensi come noi o meno, la metta non pone condizioni né dipende da condizioni.

In presenza di desiderio, attaccamento e passione le cose sono molto diverse, in quanto tali stati mentali sono invece motivo di dolore. “La passione è una forza che produce sofferenza”, si dice. Siamo portati a soffrire non appena una persona a noi vicina non fa quello che noi vorremmo o che ci serve.

Nel distinguere tra la metta da un lato e l’attaccamento o passione  dall’altro non esprimiamo un giudizio di valore, non affermiamo che l’uno è bene e  l’altro è male, ma pensiamo piuttosto al loro diverso effetto. L’amore inteso come passione, desiderio e attaccamento produce dolore ogniqualvolta la situazione data non corrisponde alle nostre idee, aspettative e speranze, mentre l’amore inteso come metta produce apertura, equilibrio interiore e gioia.

La metta può esser paragonata ad acqua fresca versata in un recipiente arroventato contenente un liquido ribollente. Così come l’acqua, la metta rinfresca e acquieta le emozioni dell’odio e dell’avversione che bruciano e tormentano il nostro cuore e la nostra mente. La meditazione e la pratica servono dunque a esercitarci ad affrontare persino emozioni difficili come ira e rabbia con un atteggiamento di gentilezza spaziosa e amorevole. Ed è proprio questo atteggiamento che ha, in ultima analisi, la forza di guarire e trasformare. Esso ha anche un effetto terapeutico sull’ambiente e sulle persone attorno a noi.

In un insegnamento il Buddha elogiò i benefici che possono derivare dalla pratica di meditazione di metta:

Dormirai bene, ti risveglierai contento
e non farai sogni spiacevoli.
Gli uomini ti ameranno
e gli esseri celesti ti apprezzeranno.
I Deva ti proteggeranno e
il fuoco, le sostanze velenose e
le armi non ti faranno del male.
Ti concentrerai facilmente
e la tua mente sarà serena.
Morirai quieto
e qualora tu non fossi ancora completamente
liberato rinascerai
in regni felici.

La metta non è però in primo luogo una bella sensazione calda di amore nel cuore, anche se a volte ciò può accadere. È piuttosto un atteggiamento interiore o addirittura una decisione e un giudizio verso quello che è, così com’è , si tratti di esseri viventi, cose o situazioni.

Il poeta Erich Fried scrive a questo proposito:

Cosa è
È pazzia
dice la ragione
È quello che è
dice l’amore
È una disgrazia
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È senza speranza
dice il senno
È quello che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È sconsiderato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quello che è
dice l’amore

Metta significa dunque accettazione, rispetto e stima incondizionati per creature e cose, così come sono, e per la vita così com’è.

La metta è anche l’augurio che tutti gli esseri viventi possano essere felici e stare bene. Nella meditazione si usano frasi come queste:

Possano tutti gli esseri viventi essere felici.
Possano tutti gli esseri viventi essere in buona salute.
Possano tutti gli esseri viventi vivere nella sicurezza.
Possano tutti gli esseri viventi vivere con agio.

Tale forma di meditazione non vuol dire sognare, né si tratta dell’ “Io sono felice” del training autogeno. Non dobbiamo neppure credere che i ‘beneficiari’ della nostra gentilezza amorevole diventino felici e siano sani o privi di preoccupazioni solo perché noi glielo auguriamo.

È piuttosto un modo per esercitarsi a incontrare gli altri e affrontare la vita in maniera giusta e salutare. Così facendo rafforziamo anche la tendenza positiva che è in noi a esprimere gentilezza amorevole, indebolendo allo stesso tempo le tendenze negative e di avversione presenti in noi.

Nella tradizionale meditazione di metta si inizia col rivolgere amore e simpatia a noi stessi: “Possa io essere felice… Possa io vivere con agio”. È importante essere veramente convinti di quello che si dice. La metta rivolta a noi stessi, se praticata nella maniera giusta, ha un effetto terapeutico straordinario. Infatti se non proviamo alcuna simpatia, amore e stima per noi stessi, anche il nostro amore per gli altri non potrà essere autentico, ma solo superficiale. L’intenzione potrà essere buona ma il sentimento non sarà né spontaneo né profondo.

Successivamente scegliamo una persona che ci è stata di grande aiuto e ci ha dato tanto, che conta molto per noi, in cui abbiamo fiducia e per cui proviamo spontaneamente e facilmente sentimenti di simpatia, stima e amore. Ci immaginiamo questa persona e ripetiamo la frase: “Possa tu essere felice…”.

È importante fare attenzione ai seguenti tre punti: ripetere le frasi, ricordarsi in continuazione del loro significato e visualizzare la persona o immaginarsela in altro modo. Continuiamo a fare ciò il più spesso possibile e senza interruzione. Non occorre altro. Alcune volte emergono sentimenti piacevoli, altre no, così come possono sorgere persino sentimenti di resistenza e di avversione, di tristezza e di isolamento. Anche ciò va bene. Continuiamo a praticare serenamente e senza interruzione. Saremo così in grado di incontrare i sentimenti difficili con lo stesso atteggiamento interiore di benevolenza accettante insita nella qualità della metta verso tutti gli esseri viventi: con amorevole protezione ma senza coinvolgimento.

Una volta constatato che ci troviamo sufficientemente a nostro agio con questa parte della meditazione, cominciamo a rivolgerla a un amico,  un’amica, a qualcuno per cui ci è abbastanza facile provare simpatia amorevole, senza sentire un’attrazione particolare.

Le persone verso cui proviamo desiderio, attaccamento e sentimenti di passione non sono particolarmente adatte a essere oggetto della metta, dato che, meditando su di loro, potremmo facilmente allontanarci  dall’atteggiamento di gentilezza incondizionata.

Una volta che non abbiamo più difficoltà con questa categoria, passiamo a una persona che non ci sta molto a cuore o che ci lascia indifferenti. Per taluni questo esercizio risulterà più difficile data la mancanza di un rapporto personale. Per altri invece la meditazione sarà più facile, considerato che le persone con cui non abbiamo un rapporto stretto siprestano meglio a tale scopo. In ogni caso continuiamo a tenere presenti i tre punti di cui sopra e a praticare con perseveranza.

Per finire possiamo scegliere una persona che ci risulta difficile amare, qualcuno che ci irrita, ci contraria o ci fa arrabbiare. Se ci costa fatica rivolgere simpatia a questa persona, può giovare ricordarsi di un’azione positiva o di un tratto simpatico di questa persona, per quanto poco importante esso possa sembrarci. La causa immediata per il manifestarsi della metta è proprio la percezione e il riconoscimento di buone qualità umane. Perciò quando si medita su una persona difficile è particolarmente importante non farsi prendere da ricordi negativi, che potrebbero rafforzare l’avversione e la distrazione, invece di sviluppare gentilezza amorevole. Qualora ciò risultasse difficile è opportuno ritornare a una persona a cui ci riusciva facile rivolgere la metta.

È tuttavia importante non farsi fuorviare dalla varietà di sentimenti che possono emergere, e continuare a praticare con interesse e costanza

Alla fine estendiamo la nostra simpatia a tutti gli esseri viventi senza eccezione. Come è detto nel Metta Sutta, l’insegnamento del Buddha sulla gentilezza amorevole:

….Deboli o forti,
lunghi, medi o corti,
piccolissimi o enormi
visibili o invisibili
vicinissimi o lontani,
nati o ancora non nati,
possano tutti gli esseri viventi, senza eccezione,
essere felici e contenti.

(Articolo inviato in Lista Sadhana da Guido da Todi il 27/10/08)

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Dugpa Rimpoce: Precetti per una vita felice

1. Il sole di mezzogiorno, nella sua gioia, nella sua apoteosi, brilla per tutti. Distribuisce come un re le sue ricchezze. Mantieniti allo zenit della vita e sarai inesauribile per te e per gli altri.

2. Non e’ necessario avere una padronanza assoluta di se’ o una profonda conoscenza del cuore per dare agli altri. Il dono si trova sulla superficie delle labbra, nella curva di un gesto. E’ leggero da portare. Cresce nell’innocenza e nella luce.

3. Condividere significa moltiplicare la possibilita’ di essere felici.

4. La gioia non e’ una passione umana, violenta, che sorge in un breve istante e subito scompare. E’ la saggezza insita nell’essere umano, la luce del cuore, il suo scintillio nella vita di tutti i giorni.

5. Non rifiutare l’umorismo: disseta e impedisce che il corpo e il cuore appassiscano. Senza senso dell’umorismo la felicita’ non da’ frutti. E’ come un albero senza uccelli che guarda verso l’inverno. 6. Quando viene condivisa la gioia non e’ mai attenuata. Si rinnova costantemente nell’altro.

7. La gioia e’ una fonte di eterna giovinezza.

8. Se conservi la felicita’ solo per te, finira’ per soffocarti. Comunicala agli altri, a quelli che ami, a quelli che ti stanno vicino: la vedrai fiorire.

9. La vita si afferma con una gioia costante che riconcilia gli avversari e riavvicina gli amanti, gli amici, in una stessa liberta’. La gioia e’ uno stato di perfetta accettazione, di rinuncia a se stessi e di abbandono agli altri. Ci si trova improvvisamente pieni, al di la’ dei nostri limiti.

10. Volgi lo sguardo alla semplicita’ del mondo: il cielo, la luce del sole , gli alberi, i fiori, il sorriso dei bambini. Vuota te stesso, torna di nuovo leggero e puro come un cielo in montagna.

11. Devi liberarti dell’arroganza e della mancanza d’amore se vuoi essere felice. Non isolarti, non rafforzare il tuo egoismo, ma va’ incontro agli altri, a mani aperte.

12. La condivisione non divide. Al contrario, riunisce quello che e’ stato separato e diviso. Si esce da se’ per andare verso gli altri con benevolenza, soddisfazione, modestia. Ritrova questa umilta’ gioiosa, animata dal des iderio di servire gli altri. E’ te stesso che riceverai in cambio, la tua realta’ profonda, in accordo con la realta’ armoniosa dell’universo.

13. L’amore che si ferma alla superficie delle cose e’ condannato a deperire e a morire. E’ come l’albero senza radici, destinato all’ascia del taglia legna.

14. Trova piacere nella vita, e la vita si prendera’ cura di te.

15. Come potremmo dare quello che noi stessi non possediamo ? Impara ad amarti se vuoi veder risplendere l’universo negli occhi degli altri.

16. Non essere legato ai risultati, ma non limitare mai i desideri se vuoi conoscere la gioia.

17. Il donare e il ricevere vengono dal cuore, e la’ tornano in piena liberta’. La gioia e’ la’ dove tu sei. Non e’ mai esterna a te. C’e’ un solo luogo che e’ fonte insieme di salute, abbondanza e meraviglia: questo luogo e’dentro di te.

18. Impara ad amare quelli che non ti somigliano, che ti sembrano diversi e lontani dalla tua cultura e dalla tua storia. Sono gli altri specchi di te stesso. Senza di loro avresti un’immagine incompleta della felicita’. Non saresti davvero riconciliato con te stesso.

19. Evita le discussioni e i conflitti che oscurano il cuore: questi preparano il terreno alla sofferenza e alla solitudine.

20. Alimenta in te il desiderio di essere felice, superando le esitazioni e gli ostacoli. Non rifiutare la lotta contro te stesso. Se vuoi essere felice devi imparare a pacificare i tuoi capricci e le tue passioni.

21. Proprio nell’istante in cui il sole tramonta, la vita si accende all’interno. Non giudicare cosa sia felice o infelice, luminoso o oscuro. Devi mettere a tacere queste divisioni assurde e ritrovare l’unita’ del cuore, la pienezza gioiosa. Accendi dentro di te un sole che non si spegne.

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SEMI PER LA FELICITA’

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fonte immagine http://www.celicart.com

La felicità è un obiettivo – dichiarato o meno – che molto spesso vede la sua realizzazione nell’amore, nel rapporto di coppia. Ma perché, tanti amori iniziati meravigliosamente finiscono nella delusione della stanchezza e della noia, o ancor peggio in rabbia e sofferenza?

Il percorso di conoscenza interiore – seguito ormai da molti – domanda un’espressione dell’amore e della sessualità emblematica di una maggiore consapevolezza, perché a nessuno sfugge più il clima di solitudine, lontananza ed estraneità che aleggia in tante relazioni.

Nel suo testo I SEMI DELLA FELICITA’ il Maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov offre un interessante spunto di riflessione su quello che accade, a livello sottile, nella coppia:

«Ogni uomo ha ricevuto dalla natura questo istinto di volersi unire con un’altra creatura che sente come la parte complementare di sé stesso. Fino a quando non riesce a trovare questa creatura, sente una mancanza. Perché? Perché, giustamente, ha bisogno di questa altra metà per essere completo, al fine di creare.

Ma allora perché, dopo aver fatto questo incontro, la maggioranza delle persone prova tanta insoddisfazione e sofferenza? Perché non è sufficiente incontrarsi sul piano fisico. Affinché l’unione, la fusione sia perfetta, bisogna che abbia luogo nei tre piani, cioè anche nel piano psichico (il cuore e l’intelletto) e nel piano spirituale (l’anima e lo spirito). Ora, cosa si vede il più delle volte? Un uomo e una donna si incontrano, si trovano attraenti e dopo un po’ decidono di stare insieme, immaginando che sarà così che riempiranno il vuoto che sentono in sé stessi. Mio Dio, che ignoranza! Non sanno che questa attrazione che li spinge l’uno verso l’altro non è un bisogno superficiale da soddisfare, ma la manifestazione di un fenomeno cosmico che riguarda soprattutto la loro anima e il loro spirito. Ecco perché questa fusione dell’uomo e della donna deve dapprima farsi in alto, nel mondo divino, nel mondo della luce. Non è che dopo che può aver luogo nel piano fisico: allora sì, sarà la pienezza e questa pienezza produrrà delle creazioni di una bellezza inaudita.

Ora capite perché gli Iniziati ci insegnano che ci dobbiamo armonizzare con il Cielo, con il mondo divino: perché senza questo legame con il Cielo, ogni relazione con gli uomini è destinata prima o poi all’insuccesso. Armonizzarsi con il Cielo significa vibrare alla sua stessa lunghezza d’onda, dunque adattarsi, conformarsi, essere ricettivi. Altrimenti non si riceve nulla da lui…

E siccome noi stessi possediamo  i due principi, maschile e femminile, armonizzarsi con il Cielo significa  fare dapprima un lavoro interiore (questo è il principio maschile) di purificazione e di elevazione, per vibrare all’unisono con Lui; e poi da lì, nel silenzio e nella pace, lasciare che il Cielo si rifletta in noi (che rappresentiamo allora il principio femminile), per ricevere i suoi effluvi, i suoi raggi, i suoi semi di vita che diventeranno  frutti nel nostro cuore e nella nostra anima.

Dunque nel lavoro spirituale mettiamo in azione i due principi in noi: il principio maschile, attivo, che ci permette di raggiungere il mondo divino, e il principio femminile, ricettivo, che fa di noi una coppa dove si riversano tutte le benedizioni.

Ecco quello che esattamente significa armonizzarsi: saper lavorare con i due principi.

Perché il principio ricettivo possa fondersi con il Cielo, bisogna che il principio attivo si sia precedentemente sforzato di stabilire l’ordine e la purezza.

La vera creazione non è possibile che a queste condizioni…

Ebbene, questa è per voi la verità più importante da capire, se volete essere felici: prima di realizzare una fusione con un uomo o con una donna, dovete realizzare questa fusione in alto, nella vostra anima e nel vostro spirito.

L’atto che compite nel piano fisico con una creatura fisica non è che il lontano riflesso di questo atto cosmico che è la fusione del principio spirituale in voi con il principio di Dio stesso, il vostro spirito. E siccome non ne è che un riflesso, non vi porterà che delusioni, se non avete saputo precedentemente realizzare questa fusione in alto. » *

L’osservazione di questo fenomeno spirituale che ci coinvolge tutti intimamente apre davanti a noi un ampio ventaglio di conoscenze da approfondire.

«Cominciate a capire che c’è qualcosa di molto più profondo e vasto di quanto non aveste immaginato fino ad adesso? Ma chi sono coloro che si preoccupano di studiare tutti questi fenomeni eterici che producono la forza dell’amore? Si amano, si abbracciano, fanno l’amore, senza domandarsi quello che accade realmente in sé. Direte: Ma come? Che c’è tanto da studiare? Non si ha bisogno di studiare per capire quello che succede fra due innamorati! Si ama, si ha bisogno di manifestare questo amore o di riceverlo. Non c’è niente da cercare o da capire di più.

Ebbene, vi sbagliate.

Per millenni gli uomini hanno mangiato, dormito e avuto bambini, senza sapere come accadesse, fino al momento in cui hanno sentito il bisogno di conoscere i processi della digestione, del sonno, del concepimento, della gravidanza, ecc.

E da quando li conoscon, hanno la possibilità di nutrirsi meglio, dormire meglio e avere bambini in condizioni migliori.

Allo stesso modo, ci sono molte cose da imparare sull’amore, sugli effetti che producono sullo psiche dell’uomo, sulle forze e le correnti che liberano nei piani sottili, sulle regioni che attraversano nell’uomo e nel cosmo.

E lì, c’è tutta una scienza che aspetta l’umanità.» *

Ecco, sarà forse così, che il rapporto di coppia – l’unione del principio maschile e del principio femminile –  elevato nel contesto della scienza spirituale, e coltivato da mani coraggiose, pazienti e gentili, potrà racchiudere in pochissimi semi tutta la grazia della felicità.

Elisabetta Mastrocola

Ufficio Stampa Prosveta

http://www.scrittura-creativa.it

elisabetta.mastrocola@alice.it

*I SEMI DELLA FELICITA’ di Omraam Mikhaël Aïvanhov – Edizioni Prosveta

Omraam Mikhael Aivanhov

Pensieri Quotidiani 2009

“Se è necessario fare tante leggi per regolare i rapporti fra esseri umani, è perché questi non sono ancora abitati dall’amore. Quando sapranno che cos’è il vero amore, quando vivranno in quell’amore, non avranno più bisogno che le leggi vengano a ricordare loro ciò che possono o non possono fare; lo faranno, perché troveranno spontaneamente il modo di mettersi in armonia gli uni con gli altri.

L’amore è l’unica forza che organizza le cose, che le fa crescere e fiorire. Non appena l’amore entra in una famiglia, in una comunità, in una società, non c’è più bisogno di dire: «Fate questo, e se non lo fate guai a voi!» Tutti eseguono il proprio compito con piacere. Dove è entrato l’amore, non c’è più posto per la legge.”

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(Brahma Kumaris World Spiritual University)
Tratto da Lista  Sadhana – Yahoo.it

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Tristezza, rabbia e paura: sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l’amore e la felicità siano emozioni.

Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l’abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole ‘amore’ e ‘felicità’. Usiamo queste due parole in maniera troppo generica al punto che esse sono diventate due tra le parole più fraintese ed eccessivamente usate nel nostro linguaggio quotidiano.

Amore è per lo più confuso con desiderio (ti amo in realtà significa: ti voglio), con l’attaccamento (amo la mia squadra di calcio), con la dipendenza (amo la mia cocaina) e con l’identificazione (amo il mio paese). Quando parliamo di amore in questo senso non parliamo di amore quanto del
suo opposto.

Facciamo lo stesso con la parola felicità. La usiamo e ne abusiamo in molti modi. La confondiamo con un possesso (è appena arrivato il mio tappeto nuovo, sono così felice!), con il consumo (ho appena mangiato il mio cibo preferito, sono così felice!), con qualche esperienza stimolante (ho appena visto il film più recente, sono così felice!) e con il sollievo (non ho più mal di denti, sono così felice!).

In tutti gli esempi citati stiamo in realtà dicendo che crediamo che l’amore e la felicità nella vita vengano dal di fuori di noi e che siano dipendenti dagli altri, dalle circostanze o da qualche stimolo fisico. Tuttavia, tutti sappiamo profondamente che vero amore e felicità sono incondizionati, non
dipendenti da qualcosa o da qualcuno, e che si muovono dall’interno verso l’esterno e non dall’esterno verso l’interno.

Amore vero e felicità possono essere considerati stati d’essere fondamentali a cui possiamo accedere a piacimento una volta che abbiamo imparato a rivolgere le nostra attenzione alla nostra interiorità e a vivere dal dentro al fuori e non dal fuori al dentro. Essi possono anche essere considerati il
nostro puro potenziale in tutte le situazioni. Quando agiamo con amore vero facciamo qualcosa per gli altri che porta loro beneficio a livello spirituale e quando ciò accade sperimentiamo le vera felicità, che è più simile a una profonda sensazione di appagamento interiore.

Questo modo di vivere affonda le sue radici nella pace. Se non siamo in pace con noi stessi non possiamo dare amore. La pace è, l’amore fa e la felicità (appagamento) ripaga.

Solo allora la nostra autostima e il senso del nostro valore diventano solide rocce, perché ci rendiamo conto che questi nuclei di qualità interiori non possono esserci portati via e che essi sono la base del nostro valore in quanto persone e dei nostri valori di vita. Quando impariamo ad
accedere e a generare questi stati fondamentali del nostro essere, essi ci danno la forza di smuovere il nostro carattere in positivo, da quello basato sulla competizione, sul possesso e sulla sopravvivenza a uno basato sulla co-operazione, la condivisione e il servizio. In breve, dal prendere al dare.

Quando scopriamo interiormente ciò che eravamo convinti si potesse trovare solo esternamente, scopriamo libertà e serenità profonde. Il metodo per sostenere questa consapevolezza e connessione è la pratica regolare della meditazione. Il campo di azione è la relazione con gli altri. Quando la
felicità di una madre non dipende dall’obbedienza del figlio, allora è capace di ‘essere amore’ per quel figlio, anche quando imporrà delle regole. Quando la felicità di un manager non dipende dall’essere in tempo per le scadenze, né dalla performance dei membri del suo gruppo, allora saprà
essere più attento e più incoraggiante verso i suoi collaboratori, il che è alla base di una leadership efficace. Quando gli innamorati si incontrano, smettono di dirsi “ti amo”, e invece si dicono “io sono amore per te”.

Domanda: Da dove pensi derivi gran parte della felicità nella tua vita?

Riflessione: La felicità è una decisione e non una dipendenza

Azione: Che cosa puoi fare domani nella tua relazione con una persona in particolare per passare dal desiderare e sopravvivere al sostenere e servire?

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