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Archive for the ‘Felicità’ Category

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photo by Carlos Almeida

Consapevoli che la vera felicità si fonda sulla pace, la stabilità, la libertà e la compassione, siamo determinati a non porci  come scopo della vita la fama, il profitto, il benessere o il piacere sensuale,  a non accumulare ricchezza, mentre ci sono milioni di esseri che hanno fame e muoiono.  Ci impegniamo a vivere con semplicità e a condividere tempo,  energia e risorse materiali con chi ne ha bisogno.  Praticheremo il consumo consapevole, non usando alcol, droghe o altri prodotti  che introducano tossine in noi stessi, così come nel corpo e nella coscienza collettivi.

(Thich Nhat Hanh)

Thich_Nhat_Hanh

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La semplicità (André Comte-Sponville)

tratto da La meditazione come via – http://www.lameditazionecomevia.it

Abbiamo continuato a leggere alcuni brani tratti dal libro di André Comte-Sponville Piccolo trattato delle grandi virtù, dal capitolo sulla semplicità:
“La semplicità […] è innanzitutto una virtù morale, addirittura spirituale. Trasparenza dello sguardo, purezza di cuore, sincerità del parlare, rettitudine dell’animo o del comportamento… […] Semplicità […] non è sincerità […].
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Per esempio, osserva Fénelon, «si vedono molte persone che sono sincere senza essere semplici: non dicono nulla che non ritengano vero, vogliono passare soltanto per ciò che sono, ma temono continuamente di passare per ciò che non sono; sono sempre a studiarsi, a compassare tutte le loro parole e tutti i loro pensieri, e a ripassare tutto ciò che hanno fatto nel timore di aver fatto o detto troppo». Insomma, si preoccupano troppo di sé, foss’anche per buone ragioni, e questo è il contrario della semplicità. […] «Chi volesse essere semplice», scrive Fénelon, «si allontanerebbe dalla semplicità». Non si deve ostentare nulla, nemmeno la semplicità. […] Non […] che la semplicità si riduca alla sincerità, all’assenza di ipocrisia o di menzogna.

Essa è piuttosto l’assenza di calcolo, di artificio, di accomodamento. «Queste persone sono sincere», continua Fénelon, «ma non sono semplici; non sono affatto a loro agio con gli altri, e gli altri non sono affatto a loro agio con loro; non si trova in esse niente di facile, niente di libero, niente di ingenuo, niente di naturale; si preferirebbero persone meno regolari e più imperfette, che fossero meno composte.

Ecco l’inclinazione degli uomini; e quella di Dio non è diversa: vuole anime che non si occupino afatto di loro stesse, e non siano sempre come davanti allo specchio a ritoccarsi». La semplicità è spontanea, coincidenza immediata con se stessi (anche con quello che di sé si ignora), improvvisazione gioiosa, disinteresse, distacco, incuranza di dimostrare, di prevalere, di sembrare… Di qui quell’impressione di libertà, di leggerezza, di beata ingenuità. «La semplicità», scrive Fénelon, «è una rettitudine d’animo che taglia via ogni orpello inutile da sé e dalle proprie azioni. […] È libera nella sua corsa, perché non si ferma mai per ritoccarsi ad arte». È noncurante, ma non senza cura: si occupa del reale, non di sé. È il contrario dell’amor proprio. Ancora Fénelon: «Essendo interiormente disamorati di sé grazie all’asportazione di tutti gli orpelli volontari, si agisce più naturalmente. […]

Questa vera semplicità […] ha un gusto di candore e di verità che si fa sentire, un nonsoché di ingenuo, di dolce, d’innocente, di allegro, di gradevole che affascina quando lo si guarda da vicino e a lungo con occhi puri».
La semplicità è oblio di sé, ecco perché è una virtù: […] il contrario del narcisismo, della presunzione, del sussiego. […] L’Io è soltanto l’insieme delle illusioni che si fa su se stesso: il narcisismo non è l’effetto dell’Io, ma il suo principio. […] La semplicità lo dissolve.

[…] Modestia senza semplicità è falsa modestia. Sincerità senza semplicità è esibizionismo o calcolo. La semplicità è la virtù delle virtù: ciascuna è se stessa soltanto a condizione d’essersi liberata della preoccupazione di sembrare, […] soltanto a condizione […] di essere priva di affettazione, priva di artificio […]. Ogni virtù, senza semplicità, è dunque corrotta, […] come piena di sé. […] La semplicità è la verità delle virtù, e la scusa dei difetti. È la grazia dei santi, e il fascino dei peccatori.

[…] La semplicità è oblio di sé […]: è quiete contro inquietudine, gioia contro riflessione, amore contro amor proprio, verità contro presunzione… L’Io permane in essa, sì, ma come alleggerito, purificato, liberato […]. Da tempo, addirittura, ha rinunciato a cercare la sua salvezza, non si cura più della sua perdita. […] Il semplice […] non s’interessa abbastanza a sé per giudicarsi. […] Tira dritto per la sua strada, il cuore leggero, l’anima in pace, senza meta, senza nostalgia, senza impazienza. Il mondo è il suo regno, e gli basta. Il presente è la sua eternità, e lo colma. Non deve dimostrare niente, poiché non vuole sembrare niente. Non deve cercare alcunché, perché ha tutto a portata di mano”.

Come consumare di meno e vivere meglio, in armonia con l’ambiente
Tanti consigli per la vita quotidiana (casa,acquisti, viaggi,alimentazione) per applicare i principi di rispetto dell’ambiente, di semplicità di vita, di minor consumo… Sviluppo sostenibile e commercio equo sono le nuove frontiere per un’umanità consapevole….

Troppo cemento, troppe automobili, troppo cibo, troppi rifiuti, troppi prodotti usa e getta non creano un mondo migliore. La «semplicità volontaria» è una semplicità di vita scelta consapevolmente da milioni di persone in tutto il mondo, vuoi dire consumare in modo equilibrato, rispettando l’ambiente e accrescendo l’autonomia personale. Questo libro spiega come fare, giorno dopo giorno.
Lo trovi su Macrolibrarsi

Vivere creativamente nella società dei consumi
Questo è un libro che tratta della semplicità, non dell’indigenza e della povertà, nè della parsimonia e della negazione di sé, ma del recupero di una vera prosperità in un mondo alle prese con una abbondanza nella quale “affamiamo” lo spirito e impoveriamo la vita.

È un libro che riguarda i vantaggi di una vita meno confusa e meno stressante di quella che molti di noi stanno vivendo in paesi sovrappopolati, consumistici e con ritmi maniacali di esistenza produzione e consumo.

È un libro che non ha niente a che fare con la vita di sopravvivenza, ma ha a che fare con l’avere meno e gioire di più, godere del tempo per perseguire progetti creativi, gioire del tempo per un buon cibo, godere del tempo soltanto per essere.

È inoltre un libro che pensa al futuro della nostra casa, la Terra.
Fino al ‘900, la Terra consisteva in un mondo di oceani e masse terrestri pieno di ogni genere di vita, bello, in parte selvaggio e denso di ogni ricchezza, ma i nostri nipoti ne erediteranno una assai diversa, con meno di un quinto delle sue foreste originali ancora intatte, con la maggior parte della risorse idriche disponibili già impegnate o compromesse, con la maggior parte delle zone umide e delle scogliere o distrutte o degradate.

Prima o poi uno stile di vita più frugale sarà non soltanto desiderabile, ma diverrà indispensabile.

Lo trovi su Macrolibrarsi

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L'arte della felicitàSe definiamo l’amore il desiderio genuino di saper felice un altro, ne consegue che ciascuno di noi in realtà ama se stesso: tutti noi desideriamo sinceramente la nostra felicità.

“Per raggiungere il nostro pieno potenziale umano, dobbiamo riuscire a bilanciare l’esigenza di intimità e unione con il senso di autonomia, ovvero con quel bisogno di rivolgere l’attenzione verso noi stessi che è parte integrante della nostra evoluzione di individui.”

Mutare prospettiva è spesso uno degli strumenti più potenti ed efficaci che abbiamo a disposizione quando ci confrontiamo con i problemi quotidiani della vita.

Sostanzialmente mutare prospettiva non vuol dire essere incoerenti oppure bandiere al vento. Ma se espressione della nostra voglia di capire gli altri rispecchiano la capacità di guardare la situazione da un altro punto di vista che in certe situazioni potrebbe essere anche quello del nostro peggiore nemico.

Cercare di capire il nostro nemico è anche segno di misericordia. Rispettare ed amare colui che ci ha fatto del male vuol dire far crescere in noi il seme della compassione. E se il mondo si dovesse riempire di compassione non ci sarebbe più posto per guerre, cattiverie e crudeltà.
(brani tratti da “L’Arte della felicità” – Dalai Lama)

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Che cosa occorre per essere felici?  Il denaro?  Il successo?  L’amore?  La stima degli altri?
E’ un interrogativo che da sempre l’uomo si pone senza sapersi dare una risposta. Il Dalai Lama, rivolgendosi a tutti, indipendentemente dalle condizioni o dalle storie personali, dalla religione o dalla cultura, ci spiega come per raggiungere la felicità siano necessari una disciplina e un metodo interiori che ci aiutino a combattere gli stati mentali negativi (la rabbia, l’odio, l’avidità) e a coltivare gli stati mentali positivi (la gentilezza, la generosità, la tolleranza verso gli altri).

L’Arte della Felicità non attinge quindi a credenze religiose o verità assolute, ma è la conquista e l’esercizio di una pratica quotidiana, difficile ma possibile: conoscere se stessi, capire le ragioni degli altri, aprirsi al diverso e guardare le cose in modo nuovo.

In una parola, riscoprire la qualità umana per eccellenza: la compassione. Insegnandoci a trasformare le avversità in occasioni per conquistare una stabile e profonda serenità interiore, il Dalai Lama ci rivela così come sconfiggere l’ansia, l’insicurezza, la collera e lo sconforto, per vivere meglio con se stessi e con gli altri. … continua

Tenzin Gyatso (1935) è il quattordicesimo Dalai Lama. Leader politico e spirituale del popolo tibetano, autorità religiosa, voce tra le più ascoltate del pacifismo mondiale, nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la pace. Dal 1959 vive in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio.

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Articoli sulla felicità

Obiettivo felicità
Sorgente della gioia
Addestrarsi con tutto il cuore
Il potere delle intenzioni
Cambiare la propria vita
Come guarire dalla depressione
Attaccati alla felicità
Dalai Lama Libri (1)
Dalai Lama Libri (2)
Dalai Lama Libri (3)

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001-89

Obiettivo felicità
Nell’era della globalizzazione il modo migliore per farsi i propri interessi è interessarsi agli altri. Perché l’altruismo ci farà bene.
Intervista di Piero Verni
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Guerre religiose, terrorismo internazionale, scontro tra civiltà, globalizzazione, espansione della superpotenza cinese. Il Dalai Lama, leader in esilio del popolo tibetano, per la sua particolare posizione di capo politico e spirituale si trova in questo periodo al centro di molte delle grandi questioni internazionali. In questa intervista spiega la sua posizione, la sua ricetta e le sue speranze per il 2004.

Afghanistan, Iraq, terrorismo; legittimità della guerra preventiva ed esportazione della democrazia con le armi. Qual è l’opinione del Dalai Lama su questi temi così caldi?
“Il terrorismo è un problema gravissimo, il principale problema di questi giorni. E certo dobbiamo trovare dei metodi per contrastarlo. Ma reagire alla violenza con altra violenza non mi pare una buona soluzione. È difficile che da una simile scelta possano derivare degli effetti positivi.
Quando parliamo di terrorismo dobbiamo anche comprendere cosa c’è alla base di scelte così estreme. A me pare che per lo più vi siano degli atteggiamenti di paura, di ostilità preconcetta, di disadattamento, le cui cause possono essere molteplici. Ma quali che siano, reagire a tutto ciò con un’altra violenza non credo possa portare a una soluzione effettiva del problema. Anzi, il più delle volte innesca una spirale del terrore che non è di alcun beneficio. Ovviamente mi rendo conto che solo l’amore e la compassione non sono sufficienti, ma bisogna impostare un lavoro serio per far fronte al terrorismo. Ma dovremmo cominciare a cambiare prospettiva e mettere al centro delle nostre azioni l’idea del dialogo, della non violenza, della riconciliazione. Non bastano nemmeno le dimostrazioni, le proteste, ma si deve fare qualche cosa di concreto ed effettivo che dia corpo a queste idee”.

Vale a dire?
“Impegnarsi per mettere in pratica queste idee nei nostri comportamenti quotidiani, far diventare noi stessi, le nostre azioni, un’alternativa credibile. Essere un esempio concreto del fatto che esiste una via d’uscita che non sia la guerra o gli attentati. Non si può continuare in questa spirale di violenze contrapposte: è indispensabile creare un clima di fiducia reciproca e fare ogni sforzo per riuscire a risolvere i grandi problemi politici ed economici che sono sull’agenda della politica internazionale in una dimensione pacifica, di reciproco rispetto e tolleranza. Così, forse, riusciremo a superare i sentimenti di collera e di odio che purtroppo oggi si manifestano con questa allarmante frequenza”.

È quella “Politica della Gentilezza” di cui lei parla da molti anni?
“Che ci piaccia o meno abitiamo tutti sullo stesso pianeta e facciamo tutti parte della medesima famiglia umana. Europei o asiatici, americani o africani, ricchi o poveri, uomini o donne, credenti o non credenti. In ultima analisi ognuno di noi è un essere umano come tutti gli altri. E tutti noi, tutti gli esseri umani, desideriamo essere felici e non provare dolore. E tutti possediamo l’identico diritto a questa felicità, a questa assenza di dolore. Fino a pochi decenni or sono, esistevano delle nazioni che potevano vivere in parziale o totale isolamento. Oggi non esistono più. Sotto ogni aspetto, politico, economico, culturale, ecologico. Quello che avviene in una determinata parte del mondo, magari remota e poco accessibile, si ripercuote subito in tutto il pianeta. Le informazioni viaggiano alla velocità della luce, radio, televisioni, mass-media, Internet le trasmettono in un baleno ovunque… È il villaggio globale o, se preferisce, la teoria dell’interdipendenza buddista: tutto quello che noi facciamo interagisce con gli altri e tutto quello che fanno gli altri interagisce con noi. Quindi in questa situazione di interdipendenza il modo più conveniente di fare i nostri interessi è di avere presenti anche quegli degli altri. In questo contesto ritengo che si debba fare ricorso alla compassione, all’altruismo, all’amore che sono i migliori strumenti per operare nel mondo e per il mondo la “Politica della Gentilezza”.

Lei parla di egoismo ed altruismo come chiavi per capire e affrontare il presente, compresa la grande politica internazionale. Non è un po’ semplicistico?
“L’egoismo è una delle malattie peggiori dei nostri tempi. Ci rende il cuore piccolo e crea le condizioni per una vita peggiore per noi e per gli altri. Questo non lo dovremmo dimenticare mai. La compassione, l’altruismo, il buon cuore non sono unicamente nobili sentimenti di cui trae vantaggio il nostro prossimo. Sono stati mentali, condizioni mentali di cui beneficiamo anche noi stessi. Una persona altruista e compassionevole è in genere una donna o un uomo più felice, più sereno. Del resto è la stessa scienza a sostenerlo, non solo i lama del Tibet. In questi ultimi anni ho avuto modo di parlare con molti scienziati e tutti mi hanno detto che coloro che vivono un’esistenza basata su tali sentimenti sono di solito anche individui più sani da un punto di vista fisico perché le tensioni prodotte da un eccesso di competitività, che a sua volta si basa su di una prospettiva egotica, sono dannose sia per il corpo sia per la mente”.

Torniamo al terrorismo: spesso è di matrice religiosa…
“Il buddismo, il cristianesimo, l’Islam, tutte le vie spirituali hanno il medesimo fine: essere uno strumento a disposizione degli esseri umani per raggiungere la felicità, la pace interiore e l’armonia. Quando invece, in nome di un’ideale religioso, si persegue l’odio, l’intolleranza, si perseguita il diverso, colui che non la pensa come te, credo che non ci sia più alcuna traccia di spiritualità in queste idee e di religioso sia rimasto solo il nome. Quando agiscono in questo modo, un modo che non ha alcun punto di contatto con l’autentica spiritualità, allora le religioni sono veramente, come diceva Karl Marx, una sorta di oppio dei popoli…”.

Fa un po’ specie sentire il Dalai Lama che cita Marx…
“Un conto è il marxismo e un conto sono le differenti forme di comunismo che si sono realizzate concretamente. Certo, alcune teorizzazioni del marxismo come la concezione del partito unico e della dittatura del proletariato mi trovano contrario in quanto sono un convinto assertore della democrazia e dei diritti civili. Così come sono in completo disaccordo con l’uso della violenza intesa come strumento per portare avanti la lotta di classe. Però vi è un aspetto del marxismo a cui, come dire, mi sento piuttosto vicino: l’aspirazione a una certa uguaglianza degli esseri umani, l’idea che tutti dovrebbero avere almeno una condizione economica dignitosa, che esista un livello di povertà e indigenza sotto il quale non si dovrebbe mai scendere. E l’idea che, per realizzare tutto questo, chi ha molto dovrebbe sacrificare parte delle sue ricchezze per dare a chi non ha nulla. Trovo che vi sia qualcosa di etico in questa attitudine. Qualcosa di etico che ha delle consonanze profonde con il buddismo Mahayana e con il mio personale modo di sentire. Ovviamente questa eticità viene calpestata se, in suo nome, si compiono violenze e privazioni delle libertà e dei diritti umani dei popoli e delle persone, se in suo nome si uccide, si tortura, si opprime, come purtroppo è avvenuto in molte occasioni in cui i partiti comunisti sono andati al potere”.

Che cosa pensa della politica dell’amministrazione Bush che ritiene, in accordo con l’ideologia neo-conservatrice, che la superpotenza Usa debba svolgere un ruolo guida nel mondo?
“Parlando in generale dobbiamo ammettere che oggi gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza rimasta e quindi hanno delle maggiori responsabilità. Certamente l’America non è uno Stato dittatoriale. Ha un governo eletto democraticamente e da sempre la democrazia fa parte dello stile di vita degli americani, quindi credo che l’America abbia una grande responsabilità da questo punto di vista. Certo non sempre i governi americani compiono le scelte migliori ma questo fa parte della dimensione democratica. C’è anche la libertà di sbagliare (ride)”.

Qual è la sua opinione sul fenomeno della globalizzazione, che tante critiche sta suscitando nel mondo, specialmente nel Terzo mondo?
“Se con il termine globalizzazione intendiamo che questo pianeta è divenuto più piccolo e, ad esempio, ci vestiamo tutti nello stesso modo e tante cose sono divenute universali, beh, non mi sembra che in questo ci sia niente di tragico o particolarmente sbagliato. Ma quando globalizzazione significa che dei poteri economici forti si espandono a danno delle economie dei paesi più piccoli e meno potenti, allora la trovo assolutamente sbagliata e pericolosa. Il dominio di pochi gruppi economici è un vero errore. Credo che ogni nazione, ogni individuo dovrebbe avere la possibilità di sviluppare liberamente la propria economia. Quindi, questo secondo tipo di globalizzazione, dovrebbe essere contrastata perché, anziché diminuirlo, accresce sempre più il divario tra ricchi e poveri. È una situazione malsana. Perfino all’interno di una stessa nazione a volte accade una cosa del genere. I grandi gruppi strangolano quelli piccoli. Quando le differenze economiche crescono oltre misura, siamo davanti non solo a un qualcosa di sbagliato dal punto di vista morale, ma anche a una situazione che a livello sociale sarà prima o poi fonte di ogni sorta di problemi. Anche nella vita economica, come in quella interiore, dovrebbero esserci equilibrio ed armonia”.

In Europa sembra montare un senso di allarme, perfino di paura, nei confronti del crescente potere – soprattutto economico – della Cina. Lei ritiene giustificati questi timori?
“La Cina è la nazione più popolosa del mondo. Mi sembra che, insieme ai notevoli cambiamenti economici che sono avvenuti nell’ultimo decennio all’interno della Repubblica Popolare Cinese, oggi nella società civile di quel paese cresca una domanda di maggiori libertà. E credo che anche la stessa leadership cinese, molto consapevolmente, voglia andare verso quella direzione… E questo mi sembra uno sviluppo positivo. Ritengo che anche loro sappiano bene che per un regime autoritario non c’è futuro, però hanno paura che dei cambiamenti troppo repentini possano determinare una situazione di caos, di disordine come nella ex Unione Sovietica. O, peggio ancora, che si possa giungere a un vero e proprio bagno di sangue. Quindi penso che un approccio cauto al cambiamento sia giusto, comprensibile”.

A proposito di incontro tra Asia ed Europa, un altro fenomeno evidente è la diffusione in Occidente del buddismo. Quali differenze e quali analogie vede tra buddismo e cristianesimo?
“La maggior differenza tra buddismo e cristianesimo risiede nella concezione di un Dio creatore, assolutamente fondamentale nel cristianesimo. Tutto l’orizzonte di questa religione si fonda sul concetto di un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il concetto di Dio, e dell’obbedienza dell’uomo a Dio, permea l’intera struttura spirituale del cristianesimo. Invece il buddismo pone l’accento sulla sofferenza insita nella condizione umana e sui mezzi per poterla prima alleviare e infine superare definitivamente tramite l’Illuminazione interiore. Potremmo dire che il concetto di Illuminazione sta alla base della concezione buddista così come quello di Dio sta alla base del cristianesimo. Sembrerebbe quindi che non si potrebbero immaginare due vie spirituali più distanti. Eppure, se andiamo oltre questa constatazione di massima, vediamo che invece vi sono anche moltissime analogie, profonde similitudini…”.

Per esempio?
“L’idea cristiana dell’amore universale è per molti versi assolutamente simile alla compassione buddhista. In un certo senso la figura di Gesù che scende sulla Terra assumendo un corpo di uomo e si sacrifica per l’umanità affrontando, proprio in quanto essere umano, tutti i dolori e le sofferenze peculiari di questa condizione non può non considerarsi come una rappresentazione dell’ideale del bodhisattva che rinuncia all’Illuminazione per vivere nel mondo per il beneficio dell’umanità. I bodhisattva infatti si reincarnano come uomini e in quanto tali sono sottoposti a tutte le limitazioni della condizione umana”.

Quali sono le speranze del Dalai Lama per il 2004?
“Riguardano principalmente tre ambiti. Il primo è quello di promuovere i valori umani, il secondo l’ armonia religiosa e in questi due ambiti sono molto ottimista. Il terzo è la questione tibetana e anche per questa, nel lungo periodo, sono ottimista. Nell’immediato però, le cose non vanno per niente bene, si potrebbe perfino perdere ogni speranza. Ma se guardiamo le cose da una prospettiva più ampia, proprio per quello che le ho appena detto della Cina, mi sembra di poter vedere che le cose potranno cambiare e imboccare finalmente la giusta direzione”.

Fonte  http://www.followingdalailama.it

Bibliografia
Dalai Lama, Howard C. Cutler – (2009) – L’arte della felicità
Dalai Lama – (2007) – La via dell’Amore
Dalai Lama – (2003) –  La vita, l’Amore e la Felicità

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Silenzio

foto by Eduardo Heleno

<Come trovare il proprio “Luogo Segreto”>

(di Emilie Cady)

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Non è necessario essere ansiosi o aver fretta di ottenere una completa manifestazione. Non perdiamo mai di vista il fatto che il nostro desiderio, grande che sia, non è altro che il desiderio di Dio in noi. “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv. 6,44). Il Padre in noi desidera rivelarci il segreto della Sua presenza, altrimenti non avremmo mai avuto alcun desiderio di conoscere il segreto, o la Verità.

DIO VI STA CERCANDO

Sappiate ora e per sempre che non siete voi a cercare Dio, ma è Dio a cercare voi. Il vostro anelito a manifestare cose più grandi è l’eterna energia che mantiene i pianeti nelle loro orbite, che promana attraverso di voi per manifestarsi in maniera più completa. Non c’è bisogno di aver paura. Non c’è bisogno di essere ansiosi. Non c’è bisogno di lottare. Lasciate soltanto che sia. Imparate come lasciare che sia.

Dopo tutto il nostro tergiversare, cercando qua e là il desiderio del nostro cuore, dobbiamo andare direttamente da Colui che è l’appagamento di ogni desiderio; che attende di manifestarsi sempre più a noi e attraverso di noi. Se voleste il mio amore, o qualsiasi altra cosa che sono (non che ho), non andreste a prenderlo da Tom Jones o da Mary Smith. Entrambe queste persone potrebbero dirvi che io posso e voglio darvi me stessa, ma dovreste venire direttamente da me per ricevere ciò che soltanto io sono, perché lo sono.

Dopo tutte le nostre ricerche per trovare la Luce e la Verità, dobbiamo in qualche modo imparare a porci in attesa di Dio, ognuno per conto proprio, per ottenere l’intima rivelazione della Verità e della nostra unità con Lui.

La luce che vogliamo non è qualcosa che Dio ci deve dare; è Dio stesso. Dio non ci dà vita o amore come cose. Dio è vita e luce e amore. Ciò che tutti noi vogliamo è, perciò, avere sempre più Lui nella nostra consapevolezza, a prescindere da quale altro nome possiamo dargli.

Il potere di cui vengo investita deve giungere “dall’alto”, da un luogo, all’interno di me, più elevato rispetto alla mia attuale mente cosciente; e così deve essere anche per voi. Deve trattarsi di una discesa dello Spirito Santo (ossia lo spirito completo, integro, totale), che è al centro del vostro essere, nella vostra mente cosciente. L’illuminazione che vogliamo non potrà mai giungere in altro modo, e neppure può farlo il potere di rendere il bene manifesto.

STARE NEL SILENZIO

Sentiamo tanto parlare dello “stare in silenzio”. Per molti questa frase non significa granché, perché non hanno ancora imparato a “attendere… Dio in  silenzio” (Sal. 62,5), o ad ascoltare voci che non siano quelle esterne. Ilrumore appartiene al mondo esterno, non a Dio. Dio opera nell’immobilità, e possiamo metterci così in attesa del Padre da essere consapevoli del quieto lavorio interiore, consapevoli dell’appagamento dei nostri desideri.

“Stare in silenzio” non costituisce un mero, indolente vagare con la mente. E’ un passivo ma determinato attendere Dio. Quando volete farlo, prendetevi un momento in cui potete, per un po’, lasciare da parte tutte le preoccupazioni. Iniziate il silenzio levando il vostro cuore in preghiera al Padre del vostro essere. Non temete che, se cominciate a pregare, sarete troppo “ortodossi”. Non state per supplicare Dio, che vi ha già dato “tutto quello che desiderate (Marco 11,24). Avete già imparato che, prima che Lo chiamiate, Lui ha già mandato ciò che desiderate, altrimenti non lo desiderereste.

Avete abbastanza buon senso da non supplicare o implorare Dio con una preghiera scettica. Ma passare i primi momenti del vostro silenzio a parlare direttamente al Padre fa sì che la vostra mente si concentri sull’Eterno.

LA VERA PREGHIERA

Molti che cercano seriamente di acquietarsi e attendere Dio si sono accorti che, nel momento in cui si siedono e chiudono gli occhi, i loro pensieri, invece di essere concentrati, si riempiono di ogni genere di vana immaginazione. Nella loro mente si susseguono, in rapida successione, le cose più banali, dal riparare un laccio di scarpe ai pettegolezzi durante una conversazione della settimana precedente, e alla fine, dopo un’ora, queste persone non hanno raggiunto un bel nulla. Questo li scoraggia.

Si tratta semplicemente di una naturale conseguenza del tentativo di non pensare a nulla. La natura aborrisce il vuoto, e se fate (o provate a fare) vuoto nella vostra mente, le immagini mentali di altri, che riempiono l’atmosfera intorno a voi, accorreranno per riempirla, lasciandovi distanti come sempre dalla consapevolezza della presenza divina. Potete evitare tutto questo iniziando il silenzio con la preghiera.

E’ sempre più facile per la mente dire con consapevolezza “Si compie ora la Tua volontà in me”, dopo aver pregato: “Sia fatta la Tua volontà in me”. E’ sempre più facile dire con convinzione “Dio fluisce in me come vita, pace e potere”, dopo aver pregato: “Fai che la Tua vita fluisca nuova in me, mentre attendo”.

Naturalmente, la preghiera non muta l’atteggiamento di Dio nei nostri confronti, ma risulta più semplice alla mente umana compiere i vari passi che si susseguono con fermezza e sicurezza, piuttosto che fare un grande e ardito balzo fino ad un livello di eminenza e mantenervisi salda sopra.

APRIRE LA MENTE SOLTANTO A DIO

Mentre state concentrando in questo modo i vostri pensieri su Dio, in una chiara conversazione con l’autore del vostro essere, nessuna immagine mentale esterna può riuscire ad entrare per tormentarvi o distrarvi. La vostra mente, invece di essere aperta verso l’esterno, è chiusa ad esso, ed aperta soltanto a Dio, la fonte di tutto il bene che desiderate.

Ripetete le parole molte volte, senza ansia e senza sforzo, non cercando di raggiungere un Dio esterno, là fuori e in alto; ma lasciate che la vostra richiesta sia un quieto, sincero elevarsi del cuore verso qualcosa di più elevato proprio dentro di voi, verso il “Padre in me” (Giovanni 14,11). Lasciate che ciò sia fatto con la placidità e la fiducia di un bambino che parla al suo amorevole padre.

Mentre aspettiamo Dio, dovremmo il più possibile rilassarci sia mentalmente sia fisicamente. Per usare un esempio molto semplice ma concreto, assumete l’atteggiamento del vostro intero essere, come fanno gli uccelli quando si godono un bagno di sole nella sabbia. Anche in questo caso, è necessario mantenere, durante questa esperienza, qualcosa in più di una vaga passività. Dev’esserci una sorta di consapevole, attiva assimilazione di ciò che Dio generosamente ci dà.

Vediamo se riesco a spiegarlo chiaramente. Innanzitutto, ci ritraiamo fisicamente e mentalmente dal mondo esterno. Entriamo “nella tua camera e, chiusa la porta…” (Matteo 6,6) (la stanza più intima del nostro essere, la parte più recondita di noi stessi), volgendo i nostri pensieri all’interno.

Basta dire: “Tu dimori in me; Tu sei qui, ora, vivo; Tu hai tutto il potere; Tu sei ora la risposta a tutto ciò che desidero; Tu ora Ti irradi dal centro del mio essere fino ai sui confini, e fuori nel mondo visibile, come pienezza del mio desiderio”.

Poi rimanete quieti, assolutamente quieti. Rilassate ogni parte del vostro essere, e fidatevi che ciò sta accadendo. La sostanza divina fluisce al centro e fuori nel mondo visibile ogni volta che voi aspettate; poiché è una legge immutabile che “chiunque chiede riceve” (Matteo 7,8). E la sostanza emergerà sotto forma di appagamento del vostro desiderio, se aspettate che accada. “Sia fatto a voi secondo la vostra fede” (Matteo 9,29).

IL POTERE DELLA GRATITUDINE

Se vi accorgete che la vostra mente sta vagando, riportatela indietro dicendo di nuovo: “Si sta compiendo; Tu stai operando in me; sto ricevendo ciò che desidero”, e così di seguito. Non state lì a cercare segni e prodigi, ma rimanete semplicemente quieti e sappiate che proprio la cosa che volete sta affluendo in voi e emergerà sotto forma di manifestazione subito o con un po’ di tempo.

Andate anche al di là di questo e pronunciate parole di gratitudine per questa intima Presenza, perché vi ha ascoltato e risposto, ed ora emergerà nel mondo visibile.

C’è qualcosa nell’atto mentale di ringraziare che sembra portare la mente umana ben oltre la terra del dubbio, in una limpida atmosfera di fede e fiducia, dove “tutto è possibile” (Matteo 19,26). Anche se all’inizio non siete consapevoli di aver ricevuto qualcosa da Dio, non preoccupatevi né smettete di ringraziare. Non tornate a chiedere di nuovo, ma continuate a rendere grazie perché, mentre aspettavate, avete ricevuto, e quel che avete ricevuto diverrà ora manifesto.

E credetemi, presto vi rallegrerete e ringrazierete; non in modo rigido, per senso di dovere, ma per il sicuro ed evidente appagamento del vostro desiderio.

articolo tratto da Lista Sadhana – Guido da Todi – www.guruji.it

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44-lowConsidero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finchè dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite. Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che. Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual’è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
(Erri De Luca da ‘Opere sull’acqua e altre poesie’)

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Thich Nhat Hanh

Thich Nhat Hanh

LA TECNICA DEL “SORRISO INTERIORE”
Come sorridere e diventare più felici

(di Guido Da Todi – http://www.guruji.it)

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Sarà, forse, utile a molti di noi apprendere un metodo di visualizzazione psichica, teso a plasmare i nostri stati d’animo in modo incredibilmente positivo.

Si tratta della “Tecnica del Sorriso Interiore”.

A tutti noi è nota la fisionomia soggettiva che continuiamo a costruire nella mente, e che riguarda la stabile apparenza di come “siamo” e di “come ci vediamo” giorno per giorno.

In effetti, è come se avessimo uno specchio a pochi centimetri sotto la superficie della nostra psiche, sul quale si riflette non solo la nostra fisionomia, il modo di apparire agli altri; ma, anche, ogni nostro stato d’ animo abituale, ogni tendenza, ogni latente istinto.

Tutti, a ben pensarci, saremo in grado di riconoscere questa immagine che ci portiamo cucita dentro.

Ad essa facciamo riferimento per ogni nostra azione, per ogni nostro progetto espressivo.

È ben difficile intervenire sullo spessore di questo <simbolo soggettivo>. Anzi, non si afferma alcunché di errato se si riconosce la forza che esso ha nello stabilire una via di minor resistenza ad ogni nostra nuova ideazione, progetto, azione quotidiana.

Noi ci conformiamo semplicemente alla visualizzazione che abbiamo di noi, o di quel che crediamo sia il nostro modo di essere e di apparire, in ogni momento della nostra vita. L’immagine è tangibile, possiede una sua vita e delle sue resistenze obiettive; possiede oramai una sua <elementale> facoltà alla sopravvivenza.

Ma, sotto tale immagine – che, in fin dei conti è quella (falsa o vera, positiva o negativa) che proponiamo anche agli altri – esiste anche (molto spesso) un soggiacere abituale di stati d’animo. Quasi sempre i medesimi. E, nella media, si tratta di latenti depressioni, di malinconie di base, di angosce, di paure varie, ecc..

Poniamo fede solo alle cosiddette <frustate di passione rigenerante> dovute a fatti improbabili che attendiamo avvengano nel nostro destino, oppure a nicchie di speranza che vediamo annidate nelle svolte del futuro; per il resto, continuiamo ad alimentare sempre il medesimo Jeckill (oppure Hide) immaginifico che ci rappresenta…

Provate, per un attimo, a rimuovere questa placenta vivente ed energetica, modulata a vostra immagine e somiglianza, che soggiace al vero aspetto del vostro Sé; vi renderete conto, sia di quanto essa mostri un reattivo statico, inerte, ma ben reale, sia di come tale <rappresentazione> si ribelli, con successo, ad ogni intervento volitivo da parte vostra, verso i suoi riguardi.

Se volete, stiamo parlando del risultato dei tanti procedimenti emozionali e mentali che l’uomo manifesta, e che alla fine lo incatenano alla pania viscosa chiamata della “personalità triplice”.

Da questa semplice analisi germinale sono derivate tutte le scuole spiritualiste del passato e del presente, tese a rendere malleabile la resistenza energetica e mentale di cui parliamo, sino a distruggerne il velo che deforma ogni armonica e retta visione delle cose.

Molti sono i sistemi utilizzati, in proposito, e di complessa e raffinata natura.

Si tratta, in fin dei conti, della <pedagogia del sentiero dell’aspirante e del discepolo> che tutti ben conosciamo.

Ma, non è nostra intenzione affrontare la sintesi delle metodiche accennate.

Vogliamo solo parlare della “Tecnica del Sorriso Interiore”, che ben merita di essere conosciuta per i risultati sorprendenti che porta a tutti coloro (profani di verità esoteriche, oppure no) che la conoscono e praticano.

Ogni scuola arcana ha come postulato fondamentale l’assioma:” Al pensiero segue l’energia; all’energia la manifestazione fisica nei tre piani di esistenza.”

È da quella matrice vibrante ed elettromagnetica interiore, anche se postulata su delle coordinate statiche di forma virtuale, che deriva ogni stratificazione successiva di eventi, nel nostro tempo e spazio personali.

Si provi, quindi, ad intervenire su di essa. Si sovrapponga ad essa un nuovo modello, una nuova struttura formale, tesa a renderne plastico il telaio, ed a mutarlo.

Si costruiscano un uomo ed una donna diversi; un uomo ed una donna che rappresentino il nostro volto desiderato: un volto disteso in un sorriso radiante e convinto.

Questa è la “Tecnica del Sorriso Interiore”!

Nei momenti di noia esistenziale, di attese statiche; mentre il bus non arriva, o quando guidiamo la macchina, oppure tra i colleghi, nel gruppo di lavoro; o davanti alla tastiera del computer si affronti la volontà di intervenire sulla <plastilina> di essenza mentale ed emozionale che costituisce lo schema fisso di cui stiamo parlando.

E ci si immagini del tutto aperti in un sorriso, che provenga dall’intimità del cuore!

Non sarà così facile come sembra, all’inizio. Una delle prime nostre scoperte ci dirà quanto sia difficile rimuovere una stratificazione alla “seriosità”, che fa parte della nostra natura. L’uomo, in linea di massima, non conosce ancora cosa sia il sorriso aperto dell’anima. Egli si porta addosso, se non un malumore, almeno una “mancanza di buon umore ” e di “gioia esistenziale”, che fanno parte della sua natura.

Non ha tutti i torti; spesso, la vita non è allegra, né facile, né buona.

Ma, sovente, egli crede, pure, che i pensieri di vita superiore, la filosofia dell’essere, le verità metafisiche vadano affrontate quasi con cipiglio; con una concentrazione continua che pare possa aiutare a.. digerire l’essenza delle cose..

Val bene qui ricordare un momento dell’Autobiografia di uno Yoghi, quando Paramahansa Yogananda raccontava delle allegre risate del suo Sacro Guru, che, sovente, risuonavano nell’Ashram..

La Tecnica del Sorriso Interiore, ripetuta giorno dopo giorno, costituisce un comprovato volano al raggiungimento di stati d’animo inimmaginabili a chi non la conosca e non la pratichi.

Ed è un esercizio di vera e propria visualizzazione creativa, tra i più raffinati e potenti. Con il tempo (e neanche, poi, tanto) un reattivo alla staticità torpida e quiescente dei noti e macerati stati d’animo abituali prenderà il loro posto.

E l’uomo e la donna si avvicineranno alla vera natura del Sé: che è gioia e felicità costante…

Riferimenti bibliografici:

Come sorridere
Messaggi di incoraggiamento per gli alti e bassi della vita

ISBN: 8871525027

Avere motivi per ridere e sorridere nella propria vita è fondamentale. E parole d’incoraggiamento e conforto sono indispensabili per affrontare gli alti e bassi della vita.
Lo trovi in libreria oppure  su Macrolibrarsi

ISBN: 9788888996042

La pace, la serenità, l’amore e la speranza sono gli ingredienti di questo nuovo libro di Giovanna Mancini, che fa a tutti noi un regalo incommensurabile, quello di guidarci attraverso l’essenza del vivere quotidiano. Ci offre il segreto dell’esistenza con chiarezza e semplicità e parla direttamente a quella scintilla spirituale che è in ciascuno di noi.

Un quaderno di note e riflessioni nella cui freschezza di lettura senti le labbra socchiudersi in un accenno di sorriso, una cerniera aprirsi sul cuore, e la mente distendersi. Ecco l’alchimia! Il primo passo verso la serenità.
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Osservare, comprendere, dare spazio alle emozioni
ISBN: 9788895577142

La Terapia del Sorriso è un nuovo linguaggio nato per comunicare (in particolare con i bambini) attraverso le emozioni e un mezzo per riequilibrarle, suddiviso in due parti: l’Animazione Emozionale e l’Animazione Terapeutica.

Si tratta di due tecniche messe a punto osservando i bisogni delle persone al di là delle cure mediche rivolte al corpo fisico o alla mente, per aiutare il paziente ad essere consapevole della sua forza interiore stimolandone la guarigione.

Tutto questo è stato sperimentato a livello clinico: il libro si propone dunque come prima divulgazione e come indicazione generale per gli operatori sanitari, in primis, e per gli educatori, gli insegnanti e i genitori.
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ISBN: 9788807819636

Il grande scienziato e divulgatore Stephen Jay Gould in questa raccolta tratta degli argomenti più svariati e, apparentemente, stravaganti. Tra questi: il macabro pasto della vedova nera; Rita e Cristina, gemelle siamesi dall’incerta identità; un’improbabile teoria del passato che tentava di conciliare scoperte geologiche e Creazione divina; una Venere ottentotta che fu la meraviglia vivente all’inizio dell’Ottocento; il braccio nero della bianca Hanna West; meduse, dinosauri…

E altro ancora, come il misterioso sorriso che inaspettatamente compare se capovolgiamo l’immagine del fenicottero: una metafora forse (oltre che rarissimo esempio di inversione funzionale di una struttura anatomica) per dire che l’austera scienza della natura, sotto una penna brillante, può rivelarsi un’affascinante avventura, capace di coinvolgere anche il lettore più distratto.

“Abbiamo l’impressione di vedere un cigno dal collo lungo e con un ampio sorriso. Dovete però guardare bene, perché i particolari tradiscono questa impossibile bestia: la bocca è situata sopra gli occhi; le penne sono orientate nel verso sbagliato. E dove si trovano le zampe?”
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ISBN: 9788885879973

«Il riso del saggio è il riso della libertà. Ciò che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi, il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perché essi possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio può dunque comunicare immediatamente è la gioia che egli attinge in quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal suo cuore, e il suo riso è l’espressione di quella gioia che si può anche chiamare amore». Omraam Mikhaël Aïvanhov
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Le Leggi del Piano Emotivo
ISBN: 8886640471

La purificazione e il raffinamento del corpo emotivo rappresentano la prova principale e più difficile per chi si appresta a percorrere il Sentiero della Conoscenza di Se Stesso.

– Le paure e il loro superamento

– L’aggressività e le sue radici

– La depressione e l’importanza del sorriso

– l denaro e il sesso

– La morte e le attività dopo la morte

– I sogni e i poteri psichici

– Gli abitanti del Piano Astrale.

Come raggiungere la sanità psicologica secondo la Scienza dello Spirito.
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L’esperienza dei clown-dottori con i bambini

Ridere fa bene alla salute. Ecco la testimonianza di come il gioco e l’umorismo aiutino i bambini ospedalizzati e i loro genitori a superare periodi difficili di malattia e a guarire più facilmente. Un medico e un professore di teatro raccontano le storie toccanti che vivono quotidianamente negli ospedali francesi.
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Il sorriso nelle pratiche di cura
ISBN: 9788861530898

Un clown e un bambino s’incontrano. Attorno bianco e azzurro. Luci s’accendono a intermittenza e apparecchi computerizzati, con grovigli di fili, dettano il ritmo al movimento delle persone. Lo spazio del letto del bambino delimita l’incontro. Avvolto in lenzuola stirate e fra le sbarre di protezione, il bambino affronta una sfida: vivere. E lo fa al ritmo delle apparecchiature, alla velocità degli uomini e con il mistero della vita che vive nel suo piccolo corpo.

Il clown crede che scherzare sia il modo migliore per fare un incontro e che questo non ha un tempo determinato per avvenire: tutto dipende dall’intensità degli sguardi e dal permesso per scherzare. E in realtà il gioco già è iniziato e non è facile dire chi fa lo scherzo e chi lo riceve. É una cosa talmente intensa che durante l’incontro scherzare equivale a vivere.

La scienza riesce a descrivere pochi misteri del nostro corpo. Le cifre delle apparecchiature forse non captano completamente il risultato di questi incontri, come non lo fanno le osservazioni dei tecnici e degli scienziati. Sono i sorrisi, che adesso fanno parte degli ambienti ospedalieri, a dare testimonianza del contributo che tali unioni apportano alla vita.

Non avere fretta di leggere le storie che compongono questo libro. Non aver fretta perché ogni incontro fra i clown e i bambini è un vero spettacolo, con tanto di capo, corpo e coda. Ma come accade tutto ciò? Clown e bambini condividono un fattore importante: sono troppo occupati a vivere il presente, cercando di colorarlo d’allegria. Questa è la forza dell’incontro: mettere lavita in movimento.
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I segreti dietro al tuo sorriso
ISBN: 9788809050488

Che cos’è la felicità? Che cosa ci rende felici? Perché ci sforziamo di raggiungerla? E come potremmo farlo?
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Felici si diventa: storie di uomini, donne e città con il sorriso
ISBN: 8851522324

Non esistono regole universali per vivere in allegria, purtuttavia questo libro ci aiuta a sorridere, a comprendere le ragioni della tristezza, ad accettare il dolore, a condividere la felicità altrui, e suggerisce semplici strategie per aiutarci a costruire, giorno dopo giorno, il nostro benessere.
Lo trovi in libreria oppure su Macrolibrarsi

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