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Archive for the ‘La mente’ Category

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foto di Isabel Gomes da Silva

“OSSERVARE L’ODIO”

(di Jiddu Krishnamurti)

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“Nessuno ti può insegnare ad amare”

Se si potesse insegnare l’amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?…

Non è facile imbattersi nell’amore. È invece facile odiare e l’odio può accomunare le persone… Ma l’amore è molto più difficile.

Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l’odio e metterlo gentilmente da parte. Non metterti a fare la guerra all’odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l’odio per quello che è e lascialo cadere…La cosa importante è non lasciare che l’odio metta radici nella tua mente.

Capisci? La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un’erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà,piuttosto, con l’appassire. Ma se tu incoraggi l’odio e dai all’odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l’odio diventerà un enorme problema.

Al contrario, se ogni volta che l’odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale. E perciò conoscerà l’amore In un passo evangelico Gesù dice: “Non resistete al male” (Mt 5, 39).

È un esercizio che il buon meditante porta sempre con sè, anche fuori dalla nostra sala di meditazione. Una buona pratica qui conduce ad una buona pratica là fuori, e viceversa:Facciamo un esempio. Sono in autobus, seduto in un posto non riservato ad anziani o a persone con difficoltà motorie.

Dentro l’autobus c’è molta gente, tutti i posti a sedere sono occupati e anche le persone in piedi sono di un certo numero. Entra una signora anziana, con evidenti difficoltà nel destreggiarsi; si guarda in giro in cerca di un posto libero, io la noto e le lascio la mia sedia. La signora si siede senza ringraziarmi. Bene : cosa succede a questo punto?

Nella stragrande maggioranza dei casi, nasce in me un moto di stizza, di antipatia per quella donna. Diciamolo pure: odio. Siamo abituati ad associare questa parola a grandi eventi, alla guerra, a relazioni veramente conflittuali.
Ma è da queste piccole situazioni che l’odio si genera in noi;è qui che comincia a sedimentare in noi questo automatismo.Dunque mi accorgo che spesso e volentieri anche le azioni apparentemente più morali, più giuste, tante volte sono dei piccoli ricatti camuffati, dei do ut des: io faccio questa buona azione, ma dall’altra parte ci deve essere un tornaconto. Ti faccio un piacere?

Bene, ma te lo devo fare pagare in un modo o nell’altro: attendo un tuo ringraziamento o un tuo gesto di piena riconoscenza. Faccio qualcosa che viene considerato moralmente elevato? Allora mi aspetterò un riconoscimento da parte di qualcuno, la famiglia, gli amici, la società, le persone che mi circondano. Invece se vogliamo sviluppare la qualità della benevolenza e della equanimità, due aspetti molto importanti nella pratica della meditazione,bisogna cercare di svincolarci da tutto ciò.
Èessenziale partire da queste piccole situazioni – che piccole poi non sono! –
per poi procedere verso questioni più pesanti: è come sollevare i pesi, si inizia dal poco e poi, quando si è dovutamente allenati, si aggiungono altri chili al nostro bilanciere.

Dunque, quando il seme dell’ira, dell’odio sta subdolamente facendo ingresso nella nostra mente, noi ci fermiamo, lo osserviamo, creiamo uno spazio vuoto attorno a lui, ed esso in brevissimo tempo scomparirà. Anche qui, come nella pratica meditativa, molto importante è non

giudicare il male che fa capolino, ma solo osservarlo in modo distaccato, senza valutarlo in alcun modo.

Lo stato subito seguente a questa operazione sarà qualcosa simile ad una quieta soddisfazione, un pacificato piacere: non ci siamo fatti ingabbiare dalla nostra reazione automatica che genera in noi odio al presentarsi di una certa situazione nella quale ci veniamo a trovare; siamo riusciti a svincolarci da un funzionamento puramente meccanico della nostra persona, abbiamo consapevolmente osservato e mutato il nostro stato.
Si fa in noi quindi chiara la sensazione che su questa via,se perseguita, non si può che giungere ad estirpare un’abitudine malefica e sostituirla con un’abitudine benefica.

Ogni giorno si presentano innumerevoli occasioni per esercitarsi in questo
modo. Davanti ad ognuna di esse abbiamo due possibilità:

– Continuare ad essere succubi delle circostanze, comportandoci come delle macchine che a certi input danno sempre certi output;

-Oppure svegliarci dal nostro sonno, scegliendo un percorso di liberazione dalla nostra angusta situazione.

Cosa scegliamo?

(Tratto da Lista Sadhana – Guido da Todi)

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001-54

“IL MIO DHARMA E’ TROPPO CARO”…
tratto dal libro “Cenere che cade sul Buddha” di Seung Sahn- Trad. di Aliberth

Una volta, un certo studente arrivò al Centro Zen di Hyang-Bong e disse: “Maestro, vi prego, insegnatemi il Dharma!”.
Hyang-Bong replicò: “Mi dispiace, ma il mio Dharma è molto costoso”.
Lo studente: “E quanto costa?”
Hyang-Bong: “Quanto puoi pagare?”
Il discepolo mise la mano in tasca e ne tirò fuori alcune monete: “Questo è tutto il denaro che possiedo”.
Hyang-Bong disse “Anche se tu mi offrissi un mucchio d’oro grande come una montagna, il mio Dharma sarebbe ancora più costoso!”.
Sicché lo studente se ne uscì per andare a praticare lo Zen per conto suo. Dopo alcuni mesi di dura pratica ritornò da Hyang-Bong e disse: “Maestro, vi darò la mia vita, farò qualsiasi cosa per voi, sarò il vostro schiavo. Ma, vi prego, datemi l’insegnamento”.
Hyang-Bong disse: “Anche se tu mi offrissi mille delle tue vite, il mio Dharma sarebbe ancora troppo costoso”.
Completamente demoralizzato, il praticante se ne andò nuovamente. Dopo ulteriori mesi di dura pratica, egli ritornò e disse: “Maestro, Vi darò la mia mente. Mi insegnerete, ora?”
Hyang-Bong disse: “La tua mente è un secchio di fetente spazzatura. Non mi serve. Anche se tu mi offrissi diecimila menti, il mio Dharma sarebbe ancora troppo costoso per te!”
Di nuovo, il discepolo se ne andò per fare dura pratica. Dopo un altro pò di tempo egli arrivò alla comprensione che l’intero universo è vuoto. Così ritornò dal maestro e disse: “Ora finalmente posso comprendere quanto era caro il tuo Dharma!”.
Hyang-Bong disse: “E quanto è caro?”. Il discepolo gridò: “KWATZ!!!!”(*)
Hyang-Bong disse: “No, è ancora più caro di così!”.
Questa volta, al momento di riandarsene, lo studente era completamente confuso e in preda ad una profonda disperazione. Allora fece il voto di non rivedere più il maestro finché non avesse raggiunto il supremo risveglio. Alla fine, quel giorno arrivò ed egli ritornò da Hyang-Bong: “Maestro, ora ho compreso realmente” disse, “Il cielo è blù… e l’erba è verde!”…
“No, No, No!” disse Hyang-Bong, “Il mio Dharma è ancora più caro di tutto ciò!”
A quel punto il discepolo si infuriò: “Io ho già compreso, non ho più bisogno del vostro Dharma, potete tenervelo e ficcarvelo nel c…!”.
Allora Hyang-Bong scoppiò a ridere. Questo fece arrabbiare ancora di più lo studente, il quale si rigirò e fece per uscire dalla stanza. Appena ebbe passata la porta, Hyang-­Bong lo chiamò: “Ehi, aspetta un minuto!” Il discepolo girò la testa e si fermò. “Non perderlo, questo mio Dharma, ora!” disse Hyang-Bong.
Nell’udire queste parole, il discepolo fu subito illuminato. Giunse le sue mani difronte a Hyang-Bong, sorrise e si allontanò.
(*) Urlo che testimonia la raggiunta comprensione Zen. (n.d.T.)
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trad. di Aliberth – http://www.centronirvana.it,

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2555540

Foto di nuno chacotohttp://www.olhares.com

Fluire con la vita si racchiude in poche parole:
‘Tutto passa e niente è realmente importante’.

Questo è il perfetto atteggiamento mentale per prevenire l’infelicità e vivere rilassati. Con la comprensione ultima si cammina sul sentiero dell’amore incondizionato e senza aspettative.

Fluire con la vita non significa essere indifferenti a quello che ci accade, ma apprezzare in pieno la gioia che il momento ci offre e accettare anche il dolore, consapevoli che nessuno dei due durerà per sempre. Fluire con la vita implica vivere accettando i cambiamenti e quindi comporta totale accettazione del volere di una forza superiore al nostro personale e limitato libero arbitrio, che si dibatte tra mille preferenze. Fluire come l’acqua di un fiume in piena vuol dire lasciarsi andare, accettando senza resistenze il disegno divino, senza mai permettere alla mente di restare coinvolta nel passato o nelle proiezioni di speranze che vorremmo vedere concretizzate nel futuro.

Questo saggio atteggiamento verso la vita consente anche di non rendere l’amore un business, una transazione commerciale in cui si cerca solo di esaminare i nostri vantaggi o quanto una determinata relazione possa ridurre le nostre insicurezze o le paure della solitudine.

Imparando a fluire con la vita, anche l’amore diviene un movimento spontaneo, senza la ricerca spasmodica di attrarre l’attenzione degli altri per sentirsi sicuri o per ricavarne dei profitti.
Attraverso una profonda analisi introspettiva, sorge la totale accettazione che eventi e azioni sono la manifestazione dell’Energia Divina e che non è mai esistita un’entità individuale chiamata Paolo o Anna e tanto meno un’azione individuale. Realizzando questo, si getta la maschera e si rimane nudi come un neonato, ma del neonato si acquisisce anche l’impersonale spontaneità e il relativo non coinvolgimento.
La causa di questo è data dalle relazioni basate sullo spiccato senso di libero arbitrio e individualità, quindi, analizzare a fondo il reale significato dell’immanenza dell’Energia Divina − e che non esiste altro che questa Energia Universale a permeare ogni atomo − è l’unico passo da compiere consapevolmente, ma anche il più laborioso, dato che i condizionamenti della società odierna si basano proprio sull’illusione di questo ‘io’ personale e individualista, ovvero l’ego o la personalità individuale.

La totale accettazione che ogni azione è un avvenimento divino, e non qualcosa compiuto da qualcuno, è alla base della rinascita della pace. Affinché la pace che permea l’universo possa essere riscoperta, ognuno di noi ha il dovere verso se stesso di dedicarsi del tempo, per approfondire cosa ci aspettiamo dalla vita che possa appagarci veramente, dopo aver soddisfatto i bisogni basilari di cibo, vestiti e riparo. Cosa mi rende diverso dal gatto di casa? Questa domanda e la ricerca delle risposte concatenate che scatena significano volersi veramente bene.

La mente oscilla come un’altalena tra le memorie passate e le aspettative future, escludendo il momento più importante, il presente.

La mente crea il tempo e vive di aspettative e memorie.
La mente è un continuo flusso di pensieri e oscilla tra ricordi, proiezioni, rancori, competizioni, speranze e giudizi; la pace prevale invece solo quando la mente tace, ma soprattutto quando smette di cercare e valutare sia i difetti degli altri sia le nostre mancanze. Sono sempre più rare le persone che pensano che tutto sia perfetto ed evitano di emettere giudizi perché consci che ogni attimo è un avvenimento sognato dalla mente divina e che nessuno degli attori di questa grande e infinita soap opera ha la possibilità di commettere errori − se non quando il Regista lo suggerisce − con lo scopo di rendere la trama della commedia più interessante.

La mente vuole essere in controllo, ma essendo impossibile, questo è unicamente causa di eterne frustrazioni.

Non saper fluire con la vita, cercando d’essere sempre in controllo degli eventi e delle conseguenze d’ogni decisione, significa andare contro la natura divina stessa dell’universo e quindi crea solo stress e depressioni. Un futuro incerto che va a sommarsi alle recriminazioni di un passato che non esiste più; i sensi di colpa e l’atavico timore di cadere nel ‘peccato’ rendono l’uomo teso e infelice, mentre ogni cosa accade solo se è la volontà di Dio.

Il vero fluire con la vita comporta una parola ostica alla maggioranza− abbandono − ovvero l’accettazione totale che a muovere ogni pedina e gli eventi della vita è solo un grande disegno a incastro, proiettato e sovrimposto su Se stessa dalla Mente Cosmica, che si manifesta attraverso ognuno di noi, come in un intricatissimo puzzle in cui non esiste niente di personale o individuale.
Il film è già stato girato. Il ‘ciak’ che ha dato inizio a questa lunghissima e intricatissima soap  opera prodotta dalla Mente Cosmica è scattato milioni d’anni fa. Reagire al ruolo affidato a noi attori crea solo inutili tensioni. Sintonizzarci con il suggeritore delle battute è l’unica alternativa che abbiamo. Questo equivale ad agire senza reagire.

Si arriva a sorridere della nostra folle illusione e a vivere serenamente senza alcun bisogno di psicoanalisti solo quando si comprende a fondo il gioco del grande ipnotista: Dio, la Coscienza, o come volete chiamarlo.

A quel punto non vedremo più uscire fazzoletti multicolori, colombe e conigli dal cappello a cilindro perché avremo compreso ogni trucco e potremo finalmente essere il Supremo Ipnotista stesso.

La vita è un gioco che abbiamo sognato quando eravamo consapevoli d’essere Energia Primaria e, scartando i veli dell’ipnosi, possiamo continuare a giocare non come poveri esseri umani che devono ascendere all’infinito ma piuttosto come Dio mascherato da essere umano, che ha scelto di calarsi sul palcoscenico del pianeta terra.
(Sandra Heber Percy)

Biografia e Libri dell’Autore  –   qui

Il sito di Sandra Heber Percy – www.sandraheberpercy.com

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001-20

“Fino a che è l’ego a dirigere la vostra vita la maggior parte dei vostri pensieri, emozioni ed azioni provengono dal desiderio e dalla paura. Nelle relazioni, o volete qualcosa dall’altra persona oppure ne avete paura.

Quello che volete dall’altro può essere piacere o guadagno materiale, riconoscimento, lodi o attenzione oppure un rafforzamento del vostro senso del sé attraverso il confronto e lo stabilire che siete, avete o conoscete più dell’altro.

Quello di cui avete paura è che succeda l’opposto e che sia l’altro che in qualche modo diminuisca il vostro senso del sé.
Quando fate del momento presente il punto focale della vostra attenzione – invece di usarlo come un mezzo per un fine – andate al di là dell’ego ed al di là della compulsione inconscia di usare le persone come mezzo per un fine, intendendo per fine la valorizzazione di se stessi alle spalle degli altri.

Quando date la vostra completa attenzione a qualsiasi persona con la quale state interagendo, togliete passato e futuro dalla relazione, fatta eccezione per le cose pratiche. Quando siete totalmente presenti con qualsiasi persona incontrate, allora lasciate andare l’identità concettuale che avevate fatta per loro, la vostra interpretazione di chi essi sono e di cosa hanno fatto nel passato – e siete così in grado interagire senza il movimento egoico di desiderio e di paura. L’attenzione, che è vigile quiete, è la chiave.

Come è meraviglioso nelle vostre relazioni andare oltre il volere e l’aver paura. L’amore non vuole nulla né ha paura di nulla.
[…]
Ogni volta che incontrate qualcuno, non importa quanto breve sia l’incontro, riconoscete il suo essere, dandogli la vostra completa attenzione? O lo riducete a un mezzo per un fine, ad una mera funzione o ad un ruolo?
Quale è la qualità della vostra relazione con la cassiera al supermercato, con il guardiano del parcheggio, con il meccanico, con il «cliente»?

Un momento di attenzione è sufficiente. Come li guardate o li ascoltate, c’è una quiete vigile, forse solo due o tre secondi, forse di più. Questo è abbastanza perché possa emergere qualcosa di più reale dei ruoli che giochiamo di solito e con cui siamo identificati.

Tutti i ruoli sono parte della coscienza condizionata che è la mente umana.
Quello che emerge attraverso l’atto di attenzione è l’incondizionato, chi siete voi nella vostra essenza, al di là del vostro nome e della forma che avete. Non agite più come da copione, diventate reali.
Quando quella dimensione emerge dalla vostra interiorità, attira anche la stessa dimensione dall’interiorità dell’altra persona” (dal cap. VIII).

tratto da Parole dalla quiete di Eckhart Tolle – fonte http://www.lameditazionecomevia.it

E’ la quiete che salverà e trasformerà il mondo
ISBN: 8834417585

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001-14

La creatività non ha nulla a che fare con un’attività in particolare: pittura, poesia, danza, canto; non ha nulla a che vedere con un’attività specifica.

Qualsiasi cosa può essere creativa: sei tu a portare quella qualità nell’azione.  L’attività in sé non è né creativa né non creativa. Puoi dipingere o cantare in modo non creativo, e puoi pulire un pavimento o cucinare in modo creativo.
La creatività è la qualità che porti nell’atti\ità che stai svolgendo. È un atteggiamento, un’attitudine interiore: è il tuo modo di guardare le cose.

Per cui la prima cosa da ricordare è questa: non limitare la creatività a nulla in particolare. Se un uomo è creativo, in qualsiasi cosa faccia, anche nel suo modo di camminare, potrai scorgere questa qualità. Anche quando è seduto in silenziosenza fare nulla, la sua non azione sarà un atto creativo.

Il Buddha seduto sotto l’albero della Bodhi è il più grande creatore che il mondo abbia mai conosciuto.
Una volta compreso che sei tu, la persona, a essere creativa o non creativa, il problema di trovare la tua creatività scompare. Non tutti possono essere pittori, e non ce n’è bisogno; se tutti fossero pittori il mondo sarebbe orribile e difficile da vivere. E non tutti possono essere ballerini, né è necessario.
Ma tutti possono essere creativi. Qualunque cosa tu faccia, se la fai con gioia, se la fai con amore, se la tua azione non è semplicemente interessata, allora è creativa. Se grazie a ciò che fai qualcosa cresce dentro di te, se ti fa maturare, allora quella cosa è spirituale, è creativa, è divina.
Man mano che diventi creativo, diventi divino. Tutte le religioni del mondo dicono che Dio è il Creatore; non so se lo sia o meno, ma so una cosa: più diventi creativo, più diventi divino. Quando la tua creatività arriva a un apice, quando tutta la tua vita diventa creativa, tu vivi in Dio.

Torna a essere un bambino e sarai creativo. Tutti i bambini sono creativi. La creatività ha bisogno di libertà: libertà dalla mente, libertà dalla conoscenza, libertà dai pregiudizi.

Una persona creativa è in grado di sperimentare il nuovo; non è un robot. I robot non sono mai creativi, sono ripetitivi. Torna a essere un bambino.
Tutti i bambini, ovunque nascano, sono creativi. Noi però non diamo spazio alla loro creatività, la schiacciamo, la calpestiamo e la facciamo a brandelli, fino a ucciderla; cominciamo a insegnare loro «il giusto modo di fare le cose».

Ricorda, una persona creativa sperimenta sempre i modi sbagliati. Se rispetti sempre il modo giusto di fare una cosa  non sarai mai creativo, perché il «modo giusto» è il modo scoperto da altri. Certamente riuscirai a fare qualcosa, diventerai un produttore, un industriale, un tecnico, ma non sarai un creatore.

Qual è la differenza tra un produttore e un creatore? Un produttore conosce il modo migliore e più economico di fare una cosa; con il minimo sforzo ottiene il massimo risultato. Un creatore perde tempo. Non sa quale sia il modo giusto di fare una cosa, ed è sempre alla ricerca in diverse direzioni. Molte volte si avvia su una strada sbagliata, ma ovunque vada, impara; diventa sempre più ricco di nuove esperienze. Fa qualcosa che nessuno ha mai fatto prima. Se avesse seguite la retta via, non l’avrebbe mai fatta.
Ascolta questa storiella…

L’insegnante di catechismo chiede ai suoi alunni di disegnare la Sacra Famiglia. Alla fine, si trova in mano dIsegni con le immagini tradizionali: la Sacra Famiglia nella capanna, o su un mulo, e così via. Solo un alunno ha disegnato un aeroplano con quattro teste che spuntano dai finestrini, per cui gli chiede: «Capisco che hai disegnato tre teste per indicare Giuseppe, Maria e Gesù, ma chi è il quarto?» «Oh» risponde lui, «quello è Ponzio il Pilota!»

È un’idea splendida, questa è la creatività. Quel bambino ha scoperto qualcosa. Ma solo i bambini possono farIo; tu avrai paura di sembrare sciocco. Un creatore deve poter sembrare sciocco e rischiare la propria cosiddetta rispettabilità. Ecco perché i poeti, i musicisti, gli artisti in genere non sono mai persone molto rispettabili. E quando lo diventano e ricevono il premio Nobel, non sono più creativi. Da quell’istante la creatività scompare. Cosa accade? Hai mai visto un premio Nobel scrivere ancora qualcosa di significativo? Hai mai visto una persona rispettabile fare qualcosa di creativo? Ha paura: se fa qualcosa di sbagliato, o se qualcosa va storto, cosa ne sarà del suo prestigio?

Non può permetterselo. Quando un artista diventa rispettabile, muore.

Solo coloro che sono pronti a mettere continuamente a repentaglio la loro rispettabilità, il loro prestigio, il loro orgoglio, che possono cimentarsi in qualcosa che nessuno affronterebbe mai… possono essere considerati creativi. I creativi sono sempre ritenuti folli. Il mondo li riconosce, ma molto in ritardo; si pensa sempre che manchi loro qualche rotella. I creativi sono gente eccentrica.

E ricorda: tutti.i bambini nascono con la capacità di essere creativi. Senza alcuna eccezione, tutti i bambini tentano di essere creativi, ma noi non gliela permettiamo. Cominciamo subito a insegnar loro il modo giusto di fare le cose, e una volta che lo hanno imparato, diventano dei robot: in seguito ripeteranno sempre la cosa giusta. Più lo fanno, più diventano efficienti, e più diventano efficienti, più sono rispettabili.

A un certo punto, tra i sette e i quattordici anni, nel bambino si verifica un grande cambiamento. Gli psicologi stanno facendo degli studi… cosa accade e perché? Tu possiedi due menti, due emisferi. L’emisfero sinistro non è creativo. Dal punto di vista tecnico è molto efficiente, ma per ciò che riguarda la creatività è assolutamente impotente.
Può fare solo qualcosa che ha già imparato, e la può fare nel modo migliore, alla perfezione; è meccanico. Questo emisfero sinistro è l’emisfero della logica, della matematica, del ragionamento. È l’emisfero dell’ordine, del calcolo, della disciplina e dell’astuzia.

L’emisfero destro è semplicemente l’opposto. È l’emisfero del caos, non dell’ordine; della poesia, non della prosa; dell’amore, non della logica. Il creativo ha una spiccata propensione per la bellezza e una notevole capacità di essere originale, ma non è efficiente, non può essere efficiente, deve continuamente fare esperimenti: non può fermarsi da nessuna parte; è un vagabondo, si porta la tenda sulle spalle. Certo, si può fermare per una notte, ma al mattino sarà ripartito… ecco perché lo definisco un vagabondo. Non è un casalingo, è incapace di stabilirsi da qualche parte. Fermarsi per lui equivale a morire. È sempre pronto a rischiare, il rischio è il suo innamoramento.

Questo è l’emisfero destro. Quando un bambino nasce, il lato destro è attivo, quello sinistro no. Poi cominciamo a impartirgli i primi insegnamenti, in modo ignorante e non scientifico.

Nel corso dei secoli abbiamo imparato come spostare l’energia dall’emisfero destro al sinistro, come bloccare l’uno e far funzionare l’altro. La scuola fa solo questo: dall’asilo all’università la cosiddetta istruzione non è altro che uno sforzo per distruggere l’emisfero destro e sostenere il sinistro. Da qualche parte, tra i sette e i quattordici anni, ci riusciamo, e il bambino viene ucciso, distrutto.

tratto da “La via del cuore – Osho

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