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Verso la sorgente inalterabile della gioia

GIOIA è una parola che abita poco il linguaggio e l’immaginazione. FELICITÀ è una parola presente nel pensiero come l’obbiettivo da raggiungere; eppure, a soffermarsi sul dettaglio, è davvero impercettibile la differenza fra le due.

Cosa ci dicono etimo e vocabolario?

GIOIA da GAUDIO, CONTENTEZZA: stato d’animo di intensa allegria e contentezza.

FELICITÀ da FELICE, FERTILE, NUTRIENTE  (dalla stessa radice di FECONDO) : condizione di chi è pienamente appagato nei suoi desideri.

La differenza fra i due termini diventa adesso più significativa, perché la FELICITÀ è l’effetto di una causa: l’appagamento dei desideri; mentre la GIOIA è la causa, in quanto stato d’animo, in sé, di intensa allegria e contentezza.

E se provassimo ad unirli in un’unica causa/effetto? E se questo stato d’animo di intensa allegria e contentezza causasse una condizione – fertile e feconda – di chi è pienamente appagato nei suoi desideri? Sembra quasi un gioco di parole o forse un girare in tondo, ma solo perché GIOIA è uno stato d’animo pressoché sconosciuto. È la gioia a rappresentare l’apice, molto più della felicità, perché non dipende dalla realizzazione dei tanti desideri, ma da quell’unico desiderio, che splende nel centro del nostro universo, nel nostro cuore.

A tale proposito, Aïvanhov suggerisce una riflessione interessante:

« Il giorno in cui avrete respirato, anche solo per qualche minuto, l’aria pura di una vetta, capirete di cosa vi parlo. La parola “vetta” simbolizza ciò che vi è di più elevato nella coscienza umana. E ciò che rappresenta la vetta per uno, può non essere la vetta per un altro. Per alcuni la vetta è, modestamente, non fumare più; per altri vincere la paura, l’egoismo, la pigrizia, l’impazienza, la cupidigia, la collera… Ė un lavoro quotidiano. Ogni giorno, ognuno deve darsi una vetta da raggiungere, e una volta raggiunta, tendere verso una vetta più elevata: è così che troverà il tono fondamentale ed entrerà in armonia con tutte le creature…  Il tono fondamentale verso il quale dobbiamo tendere è la presenza divina in noi che armonizza tutte le nostre tendenze contraddittorie. » *

Stato d’animo d’intensa allegria e contentezza, e presenza divina che armonizza le nostre tendenze contraddittorie si fondono per esprimere una realtà dinamica e sempre in movimento, capace, nella più grande pace, di evolversi per adattare, modificare e aggiustare parti di noi in disaccordo, con il potere di neutralizzare l’ansia e l’insoddisfazione in cui si ricade tutte le volte che un atteggiamento sbagliato viene ripetuto, o ci si scoraggia perché riaffiorano aspetti poco piacevoli che si credevano già modificati.

Si era dimenticato quanto la consapevolezza della presenza divina sia intermittente e soprattutto rara per l’attuale sviluppo di coscienza. Ma le cose possono cambiare…

Armonizzare le contraddizioni libera dall’idea di sopprimere o reprimere il difetto, l’errore, la colpa e ci regala i doni dell’accettazione di ciò che non piace e della pazienza di lavorare per cambiare; qualità indispensabili per proseguire con determinazione e costanza l’unico viaggio veramente importante, quello verso l’interiorità; dimensione della nostra più autentica essenza, che dalla profondità sale verso l’Alto per diventare goccia della sorgente inalterabile della gioia, dove diventeremo esseri completi e coscienti.

Importa poco come e quando ci arriveremo, ma è sicuro che ci arriveremo.

Certezza che Aïvanhov scolpisce con un semplice tocco.

« Da  milioni e milioni di anni,  Dio attende che le pietre diventino uomini, e nulla turba la sua pace. » *

Ufficio Stampa Prosveta

elisabetta.mastrocola@alice.it

www.prosveta.it

* Alle sorgenti inalterabili della gioia

di  Omraam Mikhaël Aïvanhov

Edizioni Prosveta

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001-61-lowSi può sopportare il dolore da soli,
ma ci vogliono due persone per provare gioia.

(Elbert Hubbard)

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La vera gioia …

I gigli dei campi e gli uccelli del cielo (Kierkegaard)

gabbiano-ideale-bislow“Il giglio e l’uccello, i gioiosi maestri di gioia, sono la gioia stessa perché sono incondizionatamente gioiosi.  Colui infatti la cui gioia dipende da determinate condizioni non è la gioia stessa, la sua gioia è nelle condizioni, è condizionata da esse. […] Ma il loro insegnamento di gioia, che di nuovo la loro vita esprime, è con grande brevità il seguente: c’è un oggi che è – sì, un’enfasi infinita cade in questo è.

C’è un oggi e non c’è nessuna, proprio nessuna preoccupazione per il domani, o per il giorno seguente. Non è leggerezza quella del giglio e dell’uccello, è invece la gioia del silenzio e dell’obbedienza.

Perché quando tu taci nel silenzio solenne, quale è in natura, non esiste domani; e quando tu obbedisci, come obbedisce il creato, non c’è il domani, quel giorno maledetto, l’invenzione della chiacchiera e della disobbedienza. […] Che cos’è la gioia, che cos’è essere gioiosi? È essere davvero presenti a se stessi.
Ma l’essere davvero presenti a se stessi è questo «oggi», è essere oggi, essere davvero oggi”.
( tratto da http://www.lameditazionecomevia.it – newsletter del 28/12/2008 )

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