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L'arte della felicitàSe definiamo l’amore il desiderio genuino di saper felice un altro, ne consegue che ciascuno di noi in realtà ama se stesso: tutti noi desideriamo sinceramente la nostra felicità.

“Per raggiungere il nostro pieno potenziale umano, dobbiamo riuscire a bilanciare l’esigenza di intimità e unione con il senso di autonomia, ovvero con quel bisogno di rivolgere l’attenzione verso noi stessi che è parte integrante della nostra evoluzione di individui.”

Mutare prospettiva è spesso uno degli strumenti più potenti ed efficaci che abbiamo a disposizione quando ci confrontiamo con i problemi quotidiani della vita.

Sostanzialmente mutare prospettiva non vuol dire essere incoerenti oppure bandiere al vento. Ma se espressione della nostra voglia di capire gli altri rispecchiano la capacità di guardare la situazione da un altro punto di vista che in certe situazioni potrebbe essere anche quello del nostro peggiore nemico.

Cercare di capire il nostro nemico è anche segno di misericordia. Rispettare ed amare colui che ci ha fatto del male vuol dire far crescere in noi il seme della compassione. E se il mondo si dovesse riempire di compassione non ci sarebbe più posto per guerre, cattiverie e crudeltà.
(brani tratti da “L’Arte della felicità” – Dalai Lama)

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Che cosa occorre per essere felici?  Il denaro?  Il successo?  L’amore?  La stima degli altri?
E’ un interrogativo che da sempre l’uomo si pone senza sapersi dare una risposta. Il Dalai Lama, rivolgendosi a tutti, indipendentemente dalle condizioni o dalle storie personali, dalla religione o dalla cultura, ci spiega come per raggiungere la felicità siano necessari una disciplina e un metodo interiori che ci aiutino a combattere gli stati mentali negativi (la rabbia, l’odio, l’avidità) e a coltivare gli stati mentali positivi (la gentilezza, la generosità, la tolleranza verso gli altri).

L’Arte della Felicità non attinge quindi a credenze religiose o verità assolute, ma è la conquista e l’esercizio di una pratica quotidiana, difficile ma possibile: conoscere se stessi, capire le ragioni degli altri, aprirsi al diverso e guardare le cose in modo nuovo.

In una parola, riscoprire la qualità umana per eccellenza: la compassione. Insegnandoci a trasformare le avversità in occasioni per conquistare una stabile e profonda serenità interiore, il Dalai Lama ci rivela così come sconfiggere l’ansia, l’insicurezza, la collera e lo sconforto, per vivere meglio con se stessi e con gli altri. … continua

Tenzin Gyatso (1935) è il quattordicesimo Dalai Lama. Leader politico e spirituale del popolo tibetano, autorità religiosa, voce tra le più ascoltate del pacifismo mondiale, nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la pace. Dal 1959 vive in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio.

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Articoli sulla felicità

Obiettivo felicità
Sorgente della gioia
Addestrarsi con tutto il cuore
Il potere delle intenzioni
Cambiare la propria vita
Come guarire dalla depressione
Attaccati alla felicità
Dalai Lama Libri (1)
Dalai Lama Libri (2)
Dalai Lama Libri (3)

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001-89

Obiettivo felicità
Nell’era della globalizzazione il modo migliore per farsi i propri interessi è interessarsi agli altri. Perché l’altruismo ci farà bene.
Intervista di Piero Verni
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Guerre religiose, terrorismo internazionale, scontro tra civiltà, globalizzazione, espansione della superpotenza cinese. Il Dalai Lama, leader in esilio del popolo tibetano, per la sua particolare posizione di capo politico e spirituale si trova in questo periodo al centro di molte delle grandi questioni internazionali. In questa intervista spiega la sua posizione, la sua ricetta e le sue speranze per il 2004.

Afghanistan, Iraq, terrorismo; legittimità della guerra preventiva ed esportazione della democrazia con le armi. Qual è l’opinione del Dalai Lama su questi temi così caldi?
“Il terrorismo è un problema gravissimo, il principale problema di questi giorni. E certo dobbiamo trovare dei metodi per contrastarlo. Ma reagire alla violenza con altra violenza non mi pare una buona soluzione. È difficile che da una simile scelta possano derivare degli effetti positivi.
Quando parliamo di terrorismo dobbiamo anche comprendere cosa c’è alla base di scelte così estreme. A me pare che per lo più vi siano degli atteggiamenti di paura, di ostilità preconcetta, di disadattamento, le cui cause possono essere molteplici. Ma quali che siano, reagire a tutto ciò con un’altra violenza non credo possa portare a una soluzione effettiva del problema. Anzi, il più delle volte innesca una spirale del terrore che non è di alcun beneficio. Ovviamente mi rendo conto che solo l’amore e la compassione non sono sufficienti, ma bisogna impostare un lavoro serio per far fronte al terrorismo. Ma dovremmo cominciare a cambiare prospettiva e mettere al centro delle nostre azioni l’idea del dialogo, della non violenza, della riconciliazione. Non bastano nemmeno le dimostrazioni, le proteste, ma si deve fare qualche cosa di concreto ed effettivo che dia corpo a queste idee”.

Vale a dire?
“Impegnarsi per mettere in pratica queste idee nei nostri comportamenti quotidiani, far diventare noi stessi, le nostre azioni, un’alternativa credibile. Essere un esempio concreto del fatto che esiste una via d’uscita che non sia la guerra o gli attentati. Non si può continuare in questa spirale di violenze contrapposte: è indispensabile creare un clima di fiducia reciproca e fare ogni sforzo per riuscire a risolvere i grandi problemi politici ed economici che sono sull’agenda della politica internazionale in una dimensione pacifica, di reciproco rispetto e tolleranza. Così, forse, riusciremo a superare i sentimenti di collera e di odio che purtroppo oggi si manifestano con questa allarmante frequenza”.

È quella “Politica della Gentilezza” di cui lei parla da molti anni?
“Che ci piaccia o meno abitiamo tutti sullo stesso pianeta e facciamo tutti parte della medesima famiglia umana. Europei o asiatici, americani o africani, ricchi o poveri, uomini o donne, credenti o non credenti. In ultima analisi ognuno di noi è un essere umano come tutti gli altri. E tutti noi, tutti gli esseri umani, desideriamo essere felici e non provare dolore. E tutti possediamo l’identico diritto a questa felicità, a questa assenza di dolore. Fino a pochi decenni or sono, esistevano delle nazioni che potevano vivere in parziale o totale isolamento. Oggi non esistono più. Sotto ogni aspetto, politico, economico, culturale, ecologico. Quello che avviene in una determinata parte del mondo, magari remota e poco accessibile, si ripercuote subito in tutto il pianeta. Le informazioni viaggiano alla velocità della luce, radio, televisioni, mass-media, Internet le trasmettono in un baleno ovunque… È il villaggio globale o, se preferisce, la teoria dell’interdipendenza buddista: tutto quello che noi facciamo interagisce con gli altri e tutto quello che fanno gli altri interagisce con noi. Quindi in questa situazione di interdipendenza il modo più conveniente di fare i nostri interessi è di avere presenti anche quegli degli altri. In questo contesto ritengo che si debba fare ricorso alla compassione, all’altruismo, all’amore che sono i migliori strumenti per operare nel mondo e per il mondo la “Politica della Gentilezza”.

Lei parla di egoismo ed altruismo come chiavi per capire e affrontare il presente, compresa la grande politica internazionale. Non è un po’ semplicistico?
“L’egoismo è una delle malattie peggiori dei nostri tempi. Ci rende il cuore piccolo e crea le condizioni per una vita peggiore per noi e per gli altri. Questo non lo dovremmo dimenticare mai. La compassione, l’altruismo, il buon cuore non sono unicamente nobili sentimenti di cui trae vantaggio il nostro prossimo. Sono stati mentali, condizioni mentali di cui beneficiamo anche noi stessi. Una persona altruista e compassionevole è in genere una donna o un uomo più felice, più sereno. Del resto è la stessa scienza a sostenerlo, non solo i lama del Tibet. In questi ultimi anni ho avuto modo di parlare con molti scienziati e tutti mi hanno detto che coloro che vivono un’esistenza basata su tali sentimenti sono di solito anche individui più sani da un punto di vista fisico perché le tensioni prodotte da un eccesso di competitività, che a sua volta si basa su di una prospettiva egotica, sono dannose sia per il corpo sia per la mente”.

Torniamo al terrorismo: spesso è di matrice religiosa…
“Il buddismo, il cristianesimo, l’Islam, tutte le vie spirituali hanno il medesimo fine: essere uno strumento a disposizione degli esseri umani per raggiungere la felicità, la pace interiore e l’armonia. Quando invece, in nome di un’ideale religioso, si persegue l’odio, l’intolleranza, si perseguita il diverso, colui che non la pensa come te, credo che non ci sia più alcuna traccia di spiritualità in queste idee e di religioso sia rimasto solo il nome. Quando agiscono in questo modo, un modo che non ha alcun punto di contatto con l’autentica spiritualità, allora le religioni sono veramente, come diceva Karl Marx, una sorta di oppio dei popoli…”.

Fa un po’ specie sentire il Dalai Lama che cita Marx…
“Un conto è il marxismo e un conto sono le differenti forme di comunismo che si sono realizzate concretamente. Certo, alcune teorizzazioni del marxismo come la concezione del partito unico e della dittatura del proletariato mi trovano contrario in quanto sono un convinto assertore della democrazia e dei diritti civili. Così come sono in completo disaccordo con l’uso della violenza intesa come strumento per portare avanti la lotta di classe. Però vi è un aspetto del marxismo a cui, come dire, mi sento piuttosto vicino: l’aspirazione a una certa uguaglianza degli esseri umani, l’idea che tutti dovrebbero avere almeno una condizione economica dignitosa, che esista un livello di povertà e indigenza sotto il quale non si dovrebbe mai scendere. E l’idea che, per realizzare tutto questo, chi ha molto dovrebbe sacrificare parte delle sue ricchezze per dare a chi non ha nulla. Trovo che vi sia qualcosa di etico in questa attitudine. Qualcosa di etico che ha delle consonanze profonde con il buddismo Mahayana e con il mio personale modo di sentire. Ovviamente questa eticità viene calpestata se, in suo nome, si compiono violenze e privazioni delle libertà e dei diritti umani dei popoli e delle persone, se in suo nome si uccide, si tortura, si opprime, come purtroppo è avvenuto in molte occasioni in cui i partiti comunisti sono andati al potere”.

Che cosa pensa della politica dell’amministrazione Bush che ritiene, in accordo con l’ideologia neo-conservatrice, che la superpotenza Usa debba svolgere un ruolo guida nel mondo?
“Parlando in generale dobbiamo ammettere che oggi gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza rimasta e quindi hanno delle maggiori responsabilità. Certamente l’America non è uno Stato dittatoriale. Ha un governo eletto democraticamente e da sempre la democrazia fa parte dello stile di vita degli americani, quindi credo che l’America abbia una grande responsabilità da questo punto di vista. Certo non sempre i governi americani compiono le scelte migliori ma questo fa parte della dimensione democratica. C’è anche la libertà di sbagliare (ride)”.

Qual è la sua opinione sul fenomeno della globalizzazione, che tante critiche sta suscitando nel mondo, specialmente nel Terzo mondo?
“Se con il termine globalizzazione intendiamo che questo pianeta è divenuto più piccolo e, ad esempio, ci vestiamo tutti nello stesso modo e tante cose sono divenute universali, beh, non mi sembra che in questo ci sia niente di tragico o particolarmente sbagliato. Ma quando globalizzazione significa che dei poteri economici forti si espandono a danno delle economie dei paesi più piccoli e meno potenti, allora la trovo assolutamente sbagliata e pericolosa. Il dominio di pochi gruppi economici è un vero errore. Credo che ogni nazione, ogni individuo dovrebbe avere la possibilità di sviluppare liberamente la propria economia. Quindi, questo secondo tipo di globalizzazione, dovrebbe essere contrastata perché, anziché diminuirlo, accresce sempre più il divario tra ricchi e poveri. È una situazione malsana. Perfino all’interno di una stessa nazione a volte accade una cosa del genere. I grandi gruppi strangolano quelli piccoli. Quando le differenze economiche crescono oltre misura, siamo davanti non solo a un qualcosa di sbagliato dal punto di vista morale, ma anche a una situazione che a livello sociale sarà prima o poi fonte di ogni sorta di problemi. Anche nella vita economica, come in quella interiore, dovrebbero esserci equilibrio ed armonia”.

In Europa sembra montare un senso di allarme, perfino di paura, nei confronti del crescente potere – soprattutto economico – della Cina. Lei ritiene giustificati questi timori?
“La Cina è la nazione più popolosa del mondo. Mi sembra che, insieme ai notevoli cambiamenti economici che sono avvenuti nell’ultimo decennio all’interno della Repubblica Popolare Cinese, oggi nella società civile di quel paese cresca una domanda di maggiori libertà. E credo che anche la stessa leadership cinese, molto consapevolmente, voglia andare verso quella direzione… E questo mi sembra uno sviluppo positivo. Ritengo che anche loro sappiano bene che per un regime autoritario non c’è futuro, però hanno paura che dei cambiamenti troppo repentini possano determinare una situazione di caos, di disordine come nella ex Unione Sovietica. O, peggio ancora, che si possa giungere a un vero e proprio bagno di sangue. Quindi penso che un approccio cauto al cambiamento sia giusto, comprensibile”.

A proposito di incontro tra Asia ed Europa, un altro fenomeno evidente è la diffusione in Occidente del buddismo. Quali differenze e quali analogie vede tra buddismo e cristianesimo?
“La maggior differenza tra buddismo e cristianesimo risiede nella concezione di un Dio creatore, assolutamente fondamentale nel cristianesimo. Tutto l’orizzonte di questa religione si fonda sul concetto di un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il concetto di Dio, e dell’obbedienza dell’uomo a Dio, permea l’intera struttura spirituale del cristianesimo. Invece il buddismo pone l’accento sulla sofferenza insita nella condizione umana e sui mezzi per poterla prima alleviare e infine superare definitivamente tramite l’Illuminazione interiore. Potremmo dire che il concetto di Illuminazione sta alla base della concezione buddista così come quello di Dio sta alla base del cristianesimo. Sembrerebbe quindi che non si potrebbero immaginare due vie spirituali più distanti. Eppure, se andiamo oltre questa constatazione di massima, vediamo che invece vi sono anche moltissime analogie, profonde similitudini…”.

Per esempio?
“L’idea cristiana dell’amore universale è per molti versi assolutamente simile alla compassione buddhista. In un certo senso la figura di Gesù che scende sulla Terra assumendo un corpo di uomo e si sacrifica per l’umanità affrontando, proprio in quanto essere umano, tutti i dolori e le sofferenze peculiari di questa condizione non può non considerarsi come una rappresentazione dell’ideale del bodhisattva che rinuncia all’Illuminazione per vivere nel mondo per il beneficio dell’umanità. I bodhisattva infatti si reincarnano come uomini e in quanto tali sono sottoposti a tutte le limitazioni della condizione umana”.

Quali sono le speranze del Dalai Lama per il 2004?
“Riguardano principalmente tre ambiti. Il primo è quello di promuovere i valori umani, il secondo l’ armonia religiosa e in questi due ambiti sono molto ottimista. Il terzo è la questione tibetana e anche per questa, nel lungo periodo, sono ottimista. Nell’immediato però, le cose non vanno per niente bene, si potrebbe perfino perdere ogni speranza. Ma se guardiamo le cose da una prospettiva più ampia, proprio per quello che le ho appena detto della Cina, mi sembra di poter vedere che le cose potranno cambiare e imboccare finalmente la giusta direzione”.

Fonte  http://www.followingdalailama.it

Bibliografia
Dalai Lama, Howard C. Cutler – (2009) – L’arte della felicità
Dalai Lama – (2007) – La via dell’Amore
Dalai Lama – (2003) –  La vita, l’Amore e la Felicità

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Conversazioni con il Dalai Lama
ISBN: 9788804578482

Prezzo € 19,50

In un percorso fitto di riflessioni illuminanti ed episodi stupefacenti, il Dalai Lama racconta il Tibet come non era mai stato raccontato, e come poteva esserlo solo da chi incarna da secoli la memoria storica e la tradizione spirituale di un’intera nazione.

L’orgoglio di una nazione oppressa e la sua storia millenaria nelle parole del Dalai Lama.

Nel 1643 il quinto Dalai Lama scrisse una storia del suo paese e del suo popolo: fu un gesto dal valore civile altissimo, che consentì alle popolazioni da lui governate di riconoscersi come un’unica nazione.

Oggi il quattordicesimo Dalai Lama ha deciso di affrontare la dura impresa di scrivere una nuova storia del proprio paese come forte e incisivo gesto di riaffermazione dell’identità tibetana contro l’oppressione cinese.

Nelle lunghe conversazioni con il giornalista Thomas Laird, sua santità Tenzin Gyatso ha ripercorso le vicende millenarie del popolo tibetano e della religione buddista: un racconto ricchissimo di storie affascinanti, costellato di grandi yogi e maestri di meditazione, imperatori e guerrieri, figure mitologiche e umili monaci.

Dall’invasione mongola del tredicesimo secolo a quella cinese del secolo scorso, dall’arrivo del buddismo dall’India nel settimo secolo dopo Cristo alla fuga del Dalai Lama nel 1959, la storia del Tibet racchiude in sé lo sviluppo di una spiritualità oggi universalmente conosciuta e amata, i cambiamenti di un luogo magico che ha ispirato e stregato l’Occidente per secoli, le difficoltà di un popolo oppresso ma fiero e indipendente.

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Vita e pensiero del XIV Dalai Lama
ISBN: 9788854502666

Prezzo € 17,00

D.H. Lawrence ha scritto una volta che la dimora dell’anima non è il cielo o il paradiso ma «la strada aperta», il luogo della «vera democrazia… dove le anime si incontrano».

La strada aperta
si intitola, appunto, questo libro in cui Pico Iyer ci conduce al cospetto del XIV Dalai Lama, l’uomo da cui forse promana oggi il più forte carisma esistente al mondo, nella speranza di farci incontrare e toccare in qualche modo la sua anima.

Chi è davvero, infatti, il XIV Dalai Lama? Chi è questa icona della gioventù, degli artisti e degli intellettuali di tutto il mondo?

«Sono un monaco buddhista»: replica di solito il Dalai Lama, usando le identiche parole del XIII Dalai Lama. E la risposta contiene un’evidente, indiscussa verità. Il Dalai Lama aspira realmente, come ogni monaco, a un’assoluta semplicità. Ha trascorso il tempo a studiare la dottrina del Bhudda e sa quanto tutto sia illusorio ed effimero; vive in maniera sobria, e quando viaggia gli unici oggetti che decorano la stanza in cui alloggia sono alcune fotografie dei suoi insegnanti e dei familiari e una radio portatile. Tuttavia, è una risposta che non racchiude appieno la sua figura.

Il XIV Dalai Lama presenta, infatti, non solo gli aspetti «umani, troppo umani» di chi è nato in un villaggio di pietra e fango e si è ritrovato improvvisamente catapultato nella frenesia del XXI secolo, ma anche una personalità intimamente complessa e contraddittoria.

È una guida religiosa che raccomanda di non lasciarsi irretire o sviare dalla religione; un buddhista che esorta continuamente gli stranieri a non convertirsi alla sua fede ma a studiarla all’interno delle proprie tradizioni; una figura carismatica che passa in maniera fulminea da un’identità all’altra: monaco, capo di stato, filosofo-scienziato, persona normale, cercando ogni volta di capire in che modo l’uno possa valorizzare l’altro; un religioso orientale felice di incontrare gente di culture diverse dalla propria – cattolici, neuroscienziati e perfino maoisti – per scoprire i punti in comune al di là delle varie etichette.

Soggiornando a lungo a Dharamsala, la sede indiana del governo tibetano in esilio, e seguendo il Dalai Lama nei suoi numerosi viaggi in Occidente in cui la sua cultura, il suo rigore e il suo pragmatismo si perdono spesso di fronte a un pubblico che agogna visioni mistiche, Pico Iyer illumina magistralmente l’uomo che si cela dietro l’icona globale.

«Un’affascinante ricostruzione del sorprendente potere del XIV Dalai Lama sulla scena mondiale». Daniel Goleman

 «Un racconto inestimabile, un dono prezioso». Peter Matthiessen

 «Un ritratto incredibilmente intimo del Dalai Lama che ci porta al di là dell’immagine della celebrità globale, in vera udienza privata con un leader di tremenda complessità». Elisabeth Gilbert

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Quando scienza e spiritualità si incontrano
ISBN: 9788860611925

Prezzo € 6,16

invece di € 8,80 (-30%)

Il Dalai Lama offre tramite parole ponderate la possibilità di una crescita spirituale in grado di unire le risposte "quantitative" della scienza e quelle "qualitative" della religione.

L’uomo si trova oggi di fronte a un bivio nel suo cammino verso la verità: scienza o religione?

La prima, con la sua logica inesorabile, attraverso esperimenti e verifiche concrete, ci offre un’indagine del mondo molto convincente, ma che non lenisce le inquietudini interiori.

La seconda, invece, è più in linea con i principi etici, è sempre attenta ai bisogni interiori dell’individuo, ai sentimenti, alle emozioni, alla sua coscienza, ma non offre risposte che siano sicure e verificabili.

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Una lettura buddhista del vangelo
ISBN: 8804448911

Prezzo € 8,80

Le affinità profonde tra l’insegnamento del Buddha e quello di Gesù Cristo esaminate, con serenità e raccoglimento, da Sua Santità il Dalai Lama. Un libro sincero e suggestivo che si pone come pietra miliare sul cammino del dialogo tra le diverse religioni.

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Come praticare la saggezza nella vita quotidiana
ISBN: 8804549998

Prezzo € 8,80

Tutti gli esseri umani hanno lo stesso desiderio: vivere una vita piena e felice e rifuggire la sofferenza. Un’aspirazione mai appagata, che diventa fonte di perenne insoddisfazione interiore. A questa situazione il Dalai Lama risponde spiegandoci che la possibilità di essere felici è dentro ognuno di noi, basta saperla coltivare. In questo volume Sua Santità insegna a non sopravvalutare l’esteriorità e i beni materiali, a controllare le emozioni, a sviluppare la consapevolezza di noi stessi e l’amore per il prossimo. Attraverso pratiche ed esercizi quotidiani eseguibili da chiunque guida i lettori alla via che conduce alla calma mentale, in cui dolore, rabbia, paura, odio lasciano il posto a indulgenza e compassione. Il nostro cuore si apre così a una percezione più vera di noi stessi e della realtà che ci circonda, a un atteggiamento più disponibile e comprensivo verso gli altri: l’unico modo per accedere a una felicità vera e duratura.

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ISBN: 8804519428

Prezzo € 9,00

Nella tradizione tibetana, i "Consigli del cuore" sono gli ammonimenti che i grandi maestri davano a chi si recava a consultarli. Un’usanza che il Dalai Lama ha voluto riprendere, offrendo una serie di brevi riflessioni destinate ad accompagnare il lettore nel corso di tutta la vita, indipendentemente dalle sue credenze religiose. Rivolgendosi con compassione a ogni uomo e a ogni donna secondo la sua età, il suo stato d’animo, la sua particolare situazione e il suo ruolo nella società, Sua Santità illustra un pensiero di grande profondità, sintetizzando in parole semplici le scelte fondamentali nella vita di ciascuno. Il messaggio di questo grande uomo, infaticabile pellegrino della pace nel mondo, diventa così una piccola guida spirituale da tenere sempre accanto: per assorbirne la serenità e la saggezza, per trovare a ogni domanda una risposta luminosa e consolatrice.

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ISBN: 9788804589105

Prezzo € 9,50

Che cosa occorre per essere felici? Il denaro? Il successo? L’amore? La stima degli altri? E’ un interrogativo che da sempre l’uomo si pone senza sapersi dare una risposta. Il Dalai Lama, rivolgendosi a tutti, indipendentemente dalle condizioni o dalle storie personali, dalla religione o dalla cultura, ci spiega come per raggiungere la felicità siano necessari una disciplina e un metodo interiori che ci aiutino a combattere gli stati mentali negativi (la rabbia, l’odio, l’avidità) e a coltivare gli stati mentali positivi (la gentilezza, la generosità, la tolleranza verso gli altri).

L’Arte della Felicità non attinge quindi a credenze religiose o verità assolute, ma è la conquista e l’esercizio di una pratica quotidiana, difficile ma possibile: conoscere se stessi, capire le ragioni degli altri, aprirsi al diverso e guardare le cose in modo nuovo.

In una parola, riscoprire la qualità umana per eccellenza: la compassione. Insegnandoci a trasformare le avversità in occasioni per conquistare una stabile e profonda serenità interiore, il Dalai Lama ci rivela così come sconfiggere l’ansia, l’insicurezza, la collera e lo sconforto, per vivere meglio con se stessi e con gli altri.

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Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione
ISBN: 9788804586500

Prezzo € 10,00

Con la meditazione i monaci buddisti riescono a raggiungere uno stato di serena felicità.

E assicurano che è una condizione che tutti possono sperimentare. Ma come? Per rispondere a questa domanda un gruppo di psicologi, filosofi e neuroscienziati occidentali guidati da Daniel Goleman – il profeta della cosidetta "intelligenza emotiva", che ha rivoluzionato con le sue teorie la moderna psicologia – ha incontrato il Dalai Lama.

Dal loro incontro è scaturita una sola risposta: liberarsi dai "veleni della mente" (rabbia, desiderio, illusione) è la chiave della felicità.

Così se da un lato il Dalai Lama spiega come trasformare le emozioni negative in sentimenti positivi, dall’altro Goleman mostra, con rigorosi metodi scientifici, come la pratica della meditazione possa rimuovere le cause delle nostre peggiori pulsioni. Insieme i due autori invitano a gettare uno sguardo colmo di speranza sul lato più oscuro della nostra mente per renderlo limpido e luminoso.

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Come praticare la saggezza nella vita quotidiana
ISBN: 8804526572

Prezzo € 16,00

Tutti gli esseri umani hanno lo stesso desiderio: vivere una vita piena e felice e rifuggire la sofferenza. Un’aspirazione mai appagata, che diventa fonte di perenne insoddisfazione interiore. A questa situazione il Dalai Lama risponde spiegandoci che la possibilità di essere felici è dentro ognuno di noi, basta saperla coltivare. In questo volume Sua Santità insegna a non sopravvalutare l’esteriorità e i beni materiali, a controllare le emozioni, a sviluppare la consapevolezza di noi stessi e l’amore per il prossimo. Attraverso pratiche ed esercizi quotidiani eseguibili da chiunque guida i lettori alla via che conduce alla calma mentale, in cui dolore, rabbia, paura, odio lasciano il posto a indulgenza e compassione. Il nostro cuore si apre così a una percezione più vera di noi stessi e della realtà che ci circonda, a un atteggiamento più disponibile e comprensivo verso gli altri: l’unico modo per accedere a una felicità vera e duratura.
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La vita, la morte, la rinascita
ISBN: 8804546514

Prezzo € 8,40

Il Dalai Lama, capo spirituale e politico del Tibet e premio Nobel per la pace, è figura simbolo per la riflessione e la pratica della tolleranza e della non-violenza. Nel libro confida i suoi pensieri su temi personali e universali: dalla vita in Tibet alle preoccupazioni per il suo popolo, dal significato del buddhismo alla meditazione, dalla felicità al samsara. Il ciclo della vita che costituisce la base dell’esistenza.
Il Dalai Lama, grazie al consueto inossidabile pragmatismo, sa parlare con un linguaggio universale invitando i suoi lettori a recuperare i valori fondamentali dell’umanità. Valori, quali la giusta valutazione dell’amore e il rispetto di ogni essere vivente, che offrono una prospettiva più ampia anche ai modelli di vita e di pensiero di noi occidentali del ventunesimo secolo.
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Riflessioni sulla natura dell’uomo e sulla felicità
ISBN: 8820035804

momentaneamente non disp.

Prezzo € 9,45

invece di € 13,50 (-30%)

Milioni di persone in tutto il mondo si sono rivolte nei secoli e si rivolgono ancora oggi al Sutra del cuore per ottenere illuminazione e saggezza. Testo principale della tradizione buddista, non poteva non incontrare nel nostro tempo un commentatore d’eccezione, Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama. Interpretando i passaggi più critici e chiarendone il significato, il capo spirituale del popolo tibetano ci mostra – nel corso di una riflessione in grado di interessare profondamente anche gli occidentali – come gli ostacoli, o quelli che percepiamo tali, provengono dall’attitudine ad aggrapparci alla nostra esistenza e agli atteggiamenti egoistici che questa produce. Solo attraverso il rafforzamento di qualità positive come la compassione, la capacità di perdonare e il senso della fratellanza, oltre che l’autodisciplina e l’equilibrio, possiamo vedere gli ostacoli cadere davanti a noi.
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Da una saggezza senza tempo i principi che guidano l’uomo nel mondo di oggi
ISBN: 8820029146

Prezzo € 13,69

"Scrivendo questo libro, la mia intenzione è quella di tentare di andare oltre i confini formali della mia fede. Voglio mostrare che esistono alcuni principi etici universali che possono aiutare ognuno di noi a raggiungere la felicità a cui aspiriamo." E’ un vibrante appello alla responsabilità individuale quello che il Dalai Lama affida a queste pagine: distinguendo tra religione e spiritualità, è possibile superare l’antico dilemma di credere o non credere, riportando al centro della riflessione le qualità interiori dell’uomo, le sue infinite potenzialità addormentate, o semplicemente poco stimolate nell’attuale società ipertecnologica, fabbrica di competitività e appagamenti effimeri limitati alla sfera materiale.
Puntare sull’amore, la compassione, la capacità di empatia con i propri simili, la tolleranza, il perdono, il senso di responsabilità e di armonia vuol dire avere a cuore il benessere dell’altro, riconoscere 1’impatto che le proprie azioni possono avere sulla collettività e regolarsi di conseguenza per il bene comune, in altre parole agire "eticamente".
Riscoprire questa dimensione è il primo passo verso quell’auspicata "rivoluzione spirituale", presupposto della pace interiore e fra i popoli, che rappresenta 1’unica via per affrontare alla radice i grandi problemi dell’umanità, in una prospettiva nuova, moralmente impegnativa, lungimirante e vicina al pensiero non-violento di Gandhi.
Sia i drammi individuali (solitudine, incomprensioni, dipendenza dalla droga e molte malattie), sia le guerre, le persecuzioni, i disastri ambientali, hanno tutti una matrice spirituale e possono essere risolti mediante la spiritualità, presupponendo naturalmente molteplici livelli d’intervento, non ultimo 1’innegabile apporto della religione, pensata come medicina dello spirito, di cui non si può giudicare 1’efficacia se non in rapporto al suo uso su un particolare soggetto in una determinata condizione.
I grandi temi toccati dalla massima autorità morale del Tibet diventano materia chiara e appassionante, attualissima e ampiamente condivisibile dal lettore occidentale, che finisce per ammirare non solo la finezza del pensatore esule, ma anche la saggezza della cultura che rappresenta.

Sua Santità il XIV Dalai Lama e guida spirituale e capo politico del Tibet. Vive esule in India dal 1959 in seguito all’invasione cinese del territorio tibetano iniziata nel 1949. Insignito del Nobel per la Pace nel 1989, si è fatto ambasciatore della non-violenza nel mondo, attivandosi per la causa del suo popolo presso tutti i potenti della Terra. Supremo esponente del buddismo, crede fermamente nel dialogo interconfessionale. In Italia Sperling & Kupfer ha già pubblicato la sua coraggiosa storia del Tibet, La mia terra, la mia gente, e la sua celebre autobiografia, La liberta nell’esilio.
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Comprendere e amare gli altri per vivere in armonia col mondo
ISBN: 8820034700

Prezzo € 13,00

Il Dalai Lama ama ripetere che lui è un uomo qualunque. In realtà, le sue parole e il suo insegnamento sono molto distanti dai miti contemporanei. Come ignorare il fatto che la competitività esasperata, la rabbia, l’invidia e l’intolleranza sono alla base di molti rapporti umani, da quelli famigliari a quelli religiosi o politici? Svolgendo con parole pacate e argute un ragionamento inoppugnabile, Sua Santità ci dimostra invece che questi atteggiamenti sono distruttivi per gli altri ma soprattutto per noi stessi, e dunque dobbiamo addestrare la mente a un approccio completamente diverso: l’amore e la compassione, cioè il desiderio di aiutare gli altri, nostri inseparabili e necessari compagni di viaggio lungo il cammino esistenziale. Se infatti impariamo a riconoscere questa totale interdipendenza, ci diventerà chiaro che ogni nostra azione e pensiero dovrà rivolgersi verso il bene comune. Certo, non è un compito facile, piuttosto un’arte: l’arte di costruire insieme un mondo migliore.
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Parole di pace senza confini
ISBN: 8820033046

Prezzo € 12,50

In un momento come quello attuale, in cui sempre di più il mondo s’interroga sul senso della vita e sui valori che dovrebbero essere alla base dell’esistenza, questo nuovo libro del Dalai Lama offre al lettore una preziosa occasione per riflettere su cosa effettivamente siano la ricerca spirituale, la tolleranza, il rispetto per l’altro, la difesa dell’ambiente, l’armonia interiore. Le sue parole rappresentano una delle migliori difese contro i pericoli del fanatismo, della violenza, dell’integralismo politico e religioso. In maniera semplice e chiara l’Oceano di Saggezza, come viene chiamato dal popolo tibetano il Dalai Lama, parla al cuore della nostra umanità e ci indica la via per cambiare positivamente noi stessi e il mondo in cui viviamo. Ricorrendo spesso al suo proverbiale umorismo, la guida spirituale dei Buddisti aiuta tutti noi, al di là delle differenze di sesso, razza, cultura o religione, a essere donne e uomini migliori e a comprendere fino in fondo le ragioni della speranza, della serenità e della convivenza civile.
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Da bambino predestinato a leader di un popolo in esilio. Nuova edizione ampliata e aggiornata
ISBN: 9788820046866

Prezzo € 17,50

Nel 1962,quando questo libro venne pubblicato per la prima volta, il suo autore, Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, era sconosciuto ai più. Di lì a poco, grazie a quest’opera, il mondo avrebbe imparato ad apprezzare il suo straordinario carisma e a prendere a cuore la causa del Tibet.

Oggi Sua Santità è diventato un simbolo universale della lotta non violenta per i diritti e la libertà del suo popolo e la forza de La mia terra, la mia gente, forse il più bello dei molti volumi scritti dal Dalai Lama, appare ancora più eccezionale.

Ripercorrendo la sua avventura di bambino predestinato, scelto all’età di due anni per diventare il leader spirituale e politico della sua terra, Kundun – ovvero «la Presenza» per i tibetani – racconta la storia, i miti e le tradizioni del Paese delle Nevi.

Non un libro politico, dunque, né di insegnamenti buddisti, ma la vicenda personale e intima di un uomo illuminato, le cui parole trasmettono semplicità e profonda saggezza.

Questa nuova edizione dell’autobiografia del Dalai Lama è arricchita da un’appendice in cui si ripercorre la storia del mezzo secolo di esilio in India. Nel cinquantesimo anniversario da quel marzo 1959 quando Sua Santità, seguito da decine di migliaia di profughi, fu costretto a fuggire dal suo Paese assediato dalle truppe cinesi per entrare in un esilio che dura ancora oggi, la sua eccezionale autobiografia diventa il più attuale, efficace e accorato appello al mondo perché il Tibet viva.

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Come ottenere la perfetta felicità
ISBN: 8804553448

Prezzo € 8,40

Un uomo comune, con responsabilità lavorative e familiari, può raggiungere il nirvana o l’Illuminazione? Un manager indaffarato può coltivare la spiritualità? Le emozioni negative sono tutte uguali o ne esistono di tipi diversi? Come possiamo rimanere sereni di fronte alle ingiustizie umane e alle devastazioni ambientali? Nell’ultimo libro Sua Santità il Dalai Lama risponde a queste e ad altre domande interpretando l’ineguagliabile saggezza del Buddha e adattandola al mondo contemporaneo. Parla delle molte strade che conducono alla realizzazione di sé, del bisogno di superare le emozioni negative per sviluppare la consapevolezza. Saggio, compassionevole e pragmatico, guida il lettore sul sentiero che conduce alla vera liberazione e offre importanti consigli su tematiche quotidiane: come liberarci delle afflizioni sentimentali e dai piccoli risentimenti, come trasformare l’ansia e la depressione in felicità.
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Percorso di meditazione verso l’armonia
ISBN: 8820041014

Prezzo € 16,00

Il Dalai Lama commenta un classico del Buddhismo indiano, un testo in versi antichissimo: in particolare il nono capitolo, intitolato "Saggezza".
Attraverso la sua illuminante interpretazione – ricca di consigli, suggerimenti pratici, esempi che sanno parlare direttamente al cuore del lettore – possiamo arrivare a una saggezza "quotidiana", matura, concreta, che risponde positivamente alla domanda: è possibile, per gli uomini dei nostri tempi – spesso così superficiali e dispersivi – sviluppare la saggezza, viverla nell’esistenza quotidiana, e raggiungere così un’autentica serenità, un duraturo benessere interiore e, soprattutto, una "compassionevole" armonia con tutte le creature dell’universo?
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ISBN: 880455570X

Prezzo € 8,80

Conoscere se stessi, controllare le emozioni distruttive, sconfiggere l’egoismo personale per aprirsi agli altri attraverso l’esercizio quotidiano alla compassione: ecco i precetti che il buddhismo indica come gli ingredienti fondamentali per un’esistenza più felice.
Ma questa è veramente una via percorribile per noi occidentali, costantemente indirizzati a modelli di vita tutti incentrati sulla competizione e il successo? Come possiamo conciliare il percorso suggerito dalla saggezza orientale per raggiungere la felicità interiore con la complessità delle sfide che la società ogni giorno ci propone?
Il lavoro orienta, nel bene e nel male, le esistenze di tutti noi, impegna gran parte delle nostre energie, definisce in qualche misura le nostre identità. Come fare, dunque, per vivere al meglio un aspetto così importante della nostra vita? A queste domande il Dalai Lama dà risposte realistiche, accompagnate da esempi concreti, facendo di questo libro uno strumento inestimabile di forza e di serenità per tutti.
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ISBN: 8817011002

Prezzo € 5,00

Un maestro spirituale del nostro tempo offre riflessioni e suggerimenti per realizzare nella nostra vita la saggezza antica e sempre attuale del buddismo tibetano. In un linguaggio semplice e accessibile il Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace nel 1989, invita a raggiungere un equilibrio spirituale e ad avviare un dialogo sereno con se stessi e, con gli altri. Toccando i temi fondamentali dell’esistenza questo libro parla al cuore di ciascuno di noi insegnandoci a realizzare la pace interiore.  
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Consigli per vivere bene e morire consapevolmente
ISBN: 9788804568384

Prezzo € 8,80

"Tutti muoiono, ma nessuno è morto" recita un proverbio tibetano. Ed è su questo tema che si concentra la riflessione del Dalai Lama, una riflessione serena e confortante volta a liberarci da ansie e paure per un evento che, se affrontato con la giusta preparazione e la necessaria consapevolezza, diventa più facile da accettare e cessa perfino di spaventarci.
Spunto e filo conduttore di queste pagine è un componimento in diciassette strofe scritto nel XVII secolo dal primo Panchen Lama, un poema che si articola in una serie di desideri da esprimere affinché, al momento della morte, la nostra mente reagisca in modo virtuoso.
Partendo da qui e attingendo a una vasta gamma di esperienze e di tradizioni orali e scritte, il Dalai Lama analizza e commenta il significato delle strofe a una a una e descrive in modo dettagliato le fasi della morte, dello stato intermedio tra una vita e l’altra e della rinascita. Si sofferma, in particolare, sulle otto fasi che tutti noi attraversiamo nel morire: quelle che riguardano il crollo dei quattro elementi che compongono il corpo (terra, acqua, fuoco e vento) e quelle che concernono il crollo della coscienza fino al livello più recondito, la cosiddetta "mente della chiara luce".

Viene così delineata una sorta di mappatura degli stati mentali più profondi che si manifestano nella vita quotidiana e che di solito passano inosservati. Sono gli stessi che sperimentiamo quando ci addormentiamo, finiamo un sogno, sveniamo, starnutiamo o raggiungiamo l’orgasmo, che non a caso viene anche chiamato "piccola morte".

Attraverso un’analisi lucida ed efficace, il Dalai Lama ci spiega, inoltre, come arricchire la nostra permanenza sulla terra, per morire senza timori o afflizioni e raggiungere la migliore delle reincarnazioni. L’obiettivo ultimo è, come sempre, progredire lungo il sentiero dell’illuminazione.

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ISBN: 8817012270

Prezzo € 9,20

Ogni volta che il Dalai Lama parla di perdono ama raccontare la storia di un monaco di Lhasa che conobbe prima dell’occupazione cinese del Tibet. "Lopon-la fu incarcerato e torturato dai cinesi. Rimase prigioniero per diciotto anni. Poi, finalmente libero, venne in India. Gli chiesi se avesse mai avuto paura e mi disse: ‘Sì, c’era una cosa di cui avevo paura. Avevo paura di perdere la compassione verso i cinesi’." In un mondo dove l’ansia e l’egoismo sembrano essere dominanti, il leader del buddhismo tibetano ci invita a riscoprire "la saggezza del perdono" e l’importanza cruciale dell’unico sentimento in grado di combattere rabbia e odio.

I nemici possono essere i nostri più preziosi maestri e offrirci la possibilità di coltivare qualità come la compassione e l’altruismo, fondamenti della vera felicità e di un’autentica crescita individuale e sociale, e colonne portanti della stessa pratica spirituale del Dalai Lama. Le sue parole ci aiutano a riflettere sui grandi temi del buddhismo alla luce degli avvenimenti a noi contemporanei, offrendoci l’eccezionale ritratto pubblico e privato di una personalità straordinaria e di un uomo dall’incrollabile fede nell’amore tra gli uomini.
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Parole di saggezza del maestro buddhista per sciogliere dubbi e interrogativi del nostro tempo
ISBN: 9788834420058

Prezzo € 12,50

Questo l’ammonimento del Dalai Lama, pacato ma fermo nella sostanza. In realtà, l’uomo moderno dovrebbe semplicemente prendere atto che, benché i beni materiali siano estremamente utili, certamentenon possono risolvere tutti i problemi. Il fatto che la nostra società materialista sia mentalmente irrequieta e frustrata dimostra che, dopo tutto, siamo solo esseri umani e, in quanto tali, molto diversi dagli oggetti inanimati.

Per cui dovremmo rivalutare le nostre capacità interiori e i valori spirituali. Quale migliore occasione per riflettere su questi importantissimi temi se non quella di attingere alla sapienza del Dalai Lama. Ecco una serie di lezioni di vita forniteci dal capo spirituale del buddhismo tibetano.
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Vorrei spiegare il significato della compassione, che è spesso mal compreso. La vera compassione non si basa sulle nostre proiezioni e aspettative, ma, piuttosto, sui diritti dell’altro: indipendentemente dal fatto che l’altra persona sia un amico intimo o un nemico, nella misura in cui detta persona vuole pace e felicità e vuole evitare la sofferenza, su questa base possiamo sviluppare una genuina preoccupazione per i suoi problemi.

Questa è la vera compassione. Di solito, quando siamo interessati alla sorte di un amico intimo, chiamiamo quest’interesse “compassione”; ma non è compassione, è attaccamento.

Anche nel matrimonio, in quei matrimonï che durano poco, ciò avviene a causa dell’attaccamento.

I matrimoni durano poco a causa della mancanza di compassione; c’è solo attaccamento emotivo, basato sulle proiezioni e sulle aspettative.

Se l’unico legame fra amici intimi è l’attaccamento, allora anche un’inezia può indurre un mutamento delle proiezioni. Non appena le proiezioni cambiano, l’attaccamento scompare, perché quell’attaccamento era basato solo sulle proiezioni e sulle aspettative.

È possibile avere compassione senza attaccamento e, similmente, provare rabbia senza odio. Di conseguenza dobbiamo chiarire le distinzioni fra compassione e attaccamento e fra rabbia e odio.

Tale chiarezza ci è utile nella vita quotidiana e nell’impegno per la pace nel mondo. Ritengo che questi siano i valori spirituali di base per la felicità di tutti gli esseri umani, che siano credenti o meno.

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(Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama – © copyleft perle.risveglio.net)

Libri sulla Compassione

La nostra esistenza sulla terra dipende dalla Compassione di Dio, eppure il suo significato ci sfugge. Sri Chinmoy spiega che per capire la Compassione, prima dobbiamo riconoscerla e per riconoscerla dobbiamo prima sperimentarla. E’ la Compassione di Dio che ci modella, ci guida e ci illumina ad ogni passo del nostro viaggio attraverso la vita. La Compassione divina è come una pioggia scrosciante sulle nostre vite. Più preghiamo Dio per ottenere Compassione, più Egli ci inonda con la Sua Compassione. Sri Chinmoy dice che in cambio, Dio ci chiede solo di distribuire questa Compassione ai nostri compagni di viaggio sulla terra.

Comprendere e amare gli altri per vivere in armonia col mondo

Il Dalai Lama ama ripetere che lui è un uomo qualunque. In realtà, le sue parole e il suo insegnamento sono molto distanti dai miti contemporanei. Come ignorare il fatto che la competitività esasperata, la rabbia, l’invidia e l’intolleranza sono alla base di molti rapporti umani, da quelli famigliari a quelli religiosi o politici? Svolgendo con parole pacate e argute un ragionamento inoppugnabile, Sua Santità ci dimostra invece che questi atteggiamenti sono distruttivi per gli altri ma soprattutto per noi stessi, e dunque dobbiamo addestrare la mente a un approccio completamente diverso: l’amore e la compassione, cioè il desiderio di aiutare gli altri, nostri inseparabili e necessari compagni di viaggio lungo il cammino esistenziale. Se infatti impariamo a riconoscere questa totale interdipendenza, ci diventerà chiaro che ogni nostra azione e pensiero dovrà rivolgersi verso il bene comune. Certo, non è un compito facile, piuttosto un’arte: l’arte di costruire insieme un mondo migliore.

Consigli semplici per una vita di consapevolezza e compassione

Cuore zen è un libro cristallino. La lettura è leggera e scorrevole, tanto che a volte sembra difficile cogliere la profondità delle esperienze che descrive.

Per amore di chiarezza l’autore divide il percorso meditativo in tre fasi, e riesce così a tracciare un quadro esaustivo, semplice,
ma non semplicistico, del sentiero della pratica. Secondo Bayda, l’io in quanto ‘me’, in quanto personalità, sé individuale, ha necessità di essere esplorato al fine di compiere un percorso spirituale completo, e ciò avviene nella ‘fase del me’. Ma la conoscenza di sé, dei propri meccanismi di difesa, dei propri schemi emotivi, non esaurisce la comprensione cui da accesso la meditazione.

‘Essere consapevolezza’ ed ‘essere gentilezza’ non sono solo possibilità effettive dell’uomo, sono la sua vera natura.

L’autore illustra gli ostacoli, diversi per ognuno, ma riconducibili ad alcuni meccanismi ripetitivi, così come i pilastri della pratica e le qualità necessarie al risveglio.

Egli non insiste sul primato di una via sull’altra, pur definendosi insegnante di zen, e si concentra piuttosto su una disamina attenta ed esauriente di un cammino di realizzazione, esprimendo in tutta la sua complessità le vicissitudini umane di qualcuno che ha cercato risveglio e compassione. Il volume si completa con alcuni interessanti suggerimenti pratici ed esercizi per accogliere tutti gli eventi della vita, invece di fuggire, arrabbiarsi o tentare invano di controllarli.

Discepolo di Charlotte Joko Beck, la fondatrice della scuola di zen americano Ordinary Mind, Ezra Bayda insegna una pratica zen spogliata di ogni connotazione orientale e ridotta all’essenziale: essere presenti alla vita quotidiana con attenzione e consapevolezza. Questo è il segreto, sorprendentemente semplice, della vita spirituale: basta applicarlo nella propria vita quotidiana e il mondo intero diviene il nostro maestro, ci risvegliamo alla sacralità della vita e siamo colmi naturalmente di compassione per tutti gli esseri.
Ma semplice non significa facile, e certo non è facile essere presenti agli aspetti più dolorosi o imbarazzanti della vita. Cuore zen
insegna una pratica in grado di trasformare le esperienze difficili in stadi preziosi del sentiero spirituale e di rendere la consapevolezza un’abitudine quotidiana.

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<I bramavihara: gentilezza infinita>
( di Fred Von Allmen)

(“La mia religione è la gentilezza” – S. E. il XIV Dalai Lama)

———————-

I quattro brahmavihara sono l’amore (metta), la compassione (karuna), la gioia compartecipe (mudita) e l’equanimità (upekkha).

Tali stati o qualità del cuore e della mente sono chiamati brahmavihara, cioè “luoghi dove dimorano i Brahma”, dato che i Brahma, le massime divinità dell’esistenza, dimorano in tali stati. Il termine brahmavihara viene tradotto anche con dimora ‘sublime’ o ‘elevata’.

Queste qualità o stati mentali vengono chiamati anche apamanna, cioè illimitati, in quanto si riferiscono a un numero illimitato di esseri, e cioè a tutti gli esseri, senza eccezione.

Il primo dei brahmavihara è la gentilezza amorevole (metta). La metta è una delle qualità più importanti e potenti della pratica spirituale. L’apostolo Paolo ne parla in maniera convincente:

La carità è la più eccellente delle virtù.
Quand’anche io parlassi le lingue
degli uomini e degli Angeli,
se non ho la carità –
io sono un bronzo che suona
o un cembalo che squilla.
Di più, avessi pure il dono della profezia
e conoscessi tutti i segreti di Dio
e avessi una fede tale da spostare la montagne,
se non ho la carità –
io sono un niente.
Anzi se distribuissi anche tutti i miei beni
e dessi il mio corpo ad essere bruciato,
se non ho la carità –
tutto questo non mi giova a nulla .

Per amore o gentilezza amorevole si intende ‘una morbidezza del cuore’. La radice della parola pali metta è ‘mid’, che significa ‘morbido’ o  ‘amorevole’. La parola in sanscrito mitra vuol dire ‘amico’. Il termine metta indica dunque “una morbida, amorevole benevolenza o gentilezza”.

I quattro brahmavihara rappresentano l’opposto di determinati stati mentali poco salutari, i kilesa. Si potrebbe anche dire che, quando sono presenti i brahmavihara positivi, mancano le corrispondenti emozioni difficili e negative. Nel caso della metta esse sono l’odio e l’avversione in tutte le sue forme, dunque l’ira, la rabbia, i sentimenti di vendetta, l’ostinazione, la gelosia, la resistenza, lo spirito giudicante e i pregiudizi come pure la noia.

Accanto a tale forza di opposizione anche chiamata ‘il nemico lontano’ esiste pure un cosiddetto ‘amico vicino’ o falsa apparenza di quella virtù. Per la metta esso è l’amore personale, caratterizzato da attaccamento e desiderio, l’amore passionale come pure l’amore che mira a ottenere qualcosa in cambio.

È molto facile riconoscere queste qualità. La metta infatti non causa mai dolore o sofferenza. Qualunque cosa una persona possa fare o non fare, che essa ci sia amica o meno, vicina o lontana, che si sia insieme o separati, che essa la pensi come noi o meno, la metta non pone condizioni né dipende da condizioni.

In presenza di desiderio, attaccamento e passione le cose sono molto diverse, in quanto tali stati mentali sono invece motivo di dolore. “La passione è una forza che produce sofferenza”, si dice. Siamo portati a soffrire non appena una persona a noi vicina non fa quello che noi vorremmo o che ci serve.

Nel distinguere tra la metta da un lato e l’attaccamento o passione  dall’altro non esprimiamo un giudizio di valore, non affermiamo che l’uno è bene e  l’altro è male, ma pensiamo piuttosto al loro diverso effetto. L’amore inteso come passione, desiderio e attaccamento produce dolore ogniqualvolta la situazione data non corrisponde alle nostre idee, aspettative e speranze, mentre l’amore inteso come metta produce apertura, equilibrio interiore e gioia.

La metta può esser paragonata ad acqua fresca versata in un recipiente arroventato contenente un liquido ribollente. Così come l’acqua, la metta rinfresca e acquieta le emozioni dell’odio e dell’avversione che bruciano e tormentano il nostro cuore e la nostra mente. La meditazione e la pratica servono dunque a esercitarci ad affrontare persino emozioni difficili come ira e rabbia con un atteggiamento di gentilezza spaziosa e amorevole. Ed è proprio questo atteggiamento che ha, in ultima analisi, la forza di guarire e trasformare. Esso ha anche un effetto terapeutico sull’ambiente e sulle persone attorno a noi.

In un insegnamento il Buddha elogiò i benefici che possono derivare dalla pratica di meditazione di metta:

Dormirai bene, ti risveglierai contento
e non farai sogni spiacevoli.
Gli uomini ti ameranno
e gli esseri celesti ti apprezzeranno.
I Deva ti proteggeranno e
il fuoco, le sostanze velenose e
le armi non ti faranno del male.
Ti concentrerai facilmente
e la tua mente sarà serena.
Morirai quieto
e qualora tu non fossi ancora completamente
liberato rinascerai
in regni felici.

La metta non è però in primo luogo una bella sensazione calda di amore nel cuore, anche se a volte ciò può accadere. È piuttosto un atteggiamento interiore o addirittura una decisione e un giudizio verso quello che è, così com’è , si tratti di esseri viventi, cose o situazioni.

Il poeta Erich Fried scrive a questo proposito:

Cosa è
È pazzia
dice la ragione
È quello che è
dice l’amore
È una disgrazia
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È senza speranza
dice il senno
È quello che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È sconsiderato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quello che è
dice l’amore

Metta significa dunque accettazione, rispetto e stima incondizionati per creature e cose, così come sono, e per la vita così com’è.

La metta è anche l’augurio che tutti gli esseri viventi possano essere felici e stare bene. Nella meditazione si usano frasi come queste:

Possano tutti gli esseri viventi essere felici.
Possano tutti gli esseri viventi essere in buona salute.
Possano tutti gli esseri viventi vivere nella sicurezza.
Possano tutti gli esseri viventi vivere con agio.

Tale forma di meditazione non vuol dire sognare, né si tratta dell’ “Io sono felice” del training autogeno. Non dobbiamo neppure credere che i ‘beneficiari’ della nostra gentilezza amorevole diventino felici e siano sani o privi di preoccupazioni solo perché noi glielo auguriamo.

È piuttosto un modo per esercitarsi a incontrare gli altri e affrontare la vita in maniera giusta e salutare. Così facendo rafforziamo anche la tendenza positiva che è in noi a esprimere gentilezza amorevole, indebolendo allo stesso tempo le tendenze negative e di avversione presenti in noi.

Nella tradizionale meditazione di metta si inizia col rivolgere amore e simpatia a noi stessi: “Possa io essere felice… Possa io vivere con agio”. È importante essere veramente convinti di quello che si dice. La metta rivolta a noi stessi, se praticata nella maniera giusta, ha un effetto terapeutico straordinario. Infatti se non proviamo alcuna simpatia, amore e stima per noi stessi, anche il nostro amore per gli altri non potrà essere autentico, ma solo superficiale. L’intenzione potrà essere buona ma il sentimento non sarà né spontaneo né profondo.

Successivamente scegliamo una persona che ci è stata di grande aiuto e ci ha dato tanto, che conta molto per noi, in cui abbiamo fiducia e per cui proviamo spontaneamente e facilmente sentimenti di simpatia, stima e amore. Ci immaginiamo questa persona e ripetiamo la frase: “Possa tu essere felice…”.

È importante fare attenzione ai seguenti tre punti: ripetere le frasi, ricordarsi in continuazione del loro significato e visualizzare la persona o immaginarsela in altro modo. Continuiamo a fare ciò il più spesso possibile e senza interruzione. Non occorre altro. Alcune volte emergono sentimenti piacevoli, altre no, così come possono sorgere persino sentimenti di resistenza e di avversione, di tristezza e di isolamento. Anche ciò va bene. Continuiamo a praticare serenamente e senza interruzione. Saremo così in grado di incontrare i sentimenti difficili con lo stesso atteggiamento interiore di benevolenza accettante insita nella qualità della metta verso tutti gli esseri viventi: con amorevole protezione ma senza coinvolgimento.

Una volta constatato che ci troviamo sufficientemente a nostro agio con questa parte della meditazione, cominciamo a rivolgerla a un amico,  un’amica, a qualcuno per cui ci è abbastanza facile provare simpatia amorevole, senza sentire un’attrazione particolare.

Le persone verso cui proviamo desiderio, attaccamento e sentimenti di passione non sono particolarmente adatte a essere oggetto della metta, dato che, meditando su di loro, potremmo facilmente allontanarci  dall’atteggiamento di gentilezza incondizionata.

Una volta che non abbiamo più difficoltà con questa categoria, passiamo a una persona che non ci sta molto a cuore o che ci lascia indifferenti. Per taluni questo esercizio risulterà più difficile data la mancanza di un rapporto personale. Per altri invece la meditazione sarà più facile, considerato che le persone con cui non abbiamo un rapporto stretto siprestano meglio a tale scopo. In ogni caso continuiamo a tenere presenti i tre punti di cui sopra e a praticare con perseveranza.

Per finire possiamo scegliere una persona che ci risulta difficile amare, qualcuno che ci irrita, ci contraria o ci fa arrabbiare. Se ci costa fatica rivolgere simpatia a questa persona, può giovare ricordarsi di un’azione positiva o di un tratto simpatico di questa persona, per quanto poco importante esso possa sembrarci. La causa immediata per il manifestarsi della metta è proprio la percezione e il riconoscimento di buone qualità umane. Perciò quando si medita su una persona difficile è particolarmente importante non farsi prendere da ricordi negativi, che potrebbero rafforzare l’avversione e la distrazione, invece di sviluppare gentilezza amorevole. Qualora ciò risultasse difficile è opportuno ritornare a una persona a cui ci riusciva facile rivolgere la metta.

È tuttavia importante non farsi fuorviare dalla varietà di sentimenti che possono emergere, e continuare a praticare con interesse e costanza

Alla fine estendiamo la nostra simpatia a tutti gli esseri viventi senza eccezione. Come è detto nel Metta Sutta, l’insegnamento del Buddha sulla gentilezza amorevole:

….Deboli o forti,
lunghi, medi o corti,
piccolissimi o enormi
visibili o invisibili
vicinissimi o lontani,
nati o ancora non nati,
possano tutti gli esseri viventi, senza eccezione,
essere felici e contenti.

(Articolo inviato in Lista Sadhana da Guido da Todi il 27/10/08)

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Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet.
L’invasione e l’occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.

Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di sinizzazione e sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili.

Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Attualmente, il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità e l’afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.
In Tibet, a dispetto delle severe punizioni, la resistenza continua.

Dominio cinese in Tibet
L’occupazione cinese presenta tutte le caratteristiche del dominio coloniale:
– Oltre 1.000.000 Tibetani sono morti a causa dell’occupazione.
– Il 90% del patrimonio artistico e architettonico tibetano, inclusi circa seimila monumenti tra templi, monasteri e stupa, è stato distrutto.

– La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali. Lo scarico dei rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ambiente e il fragile ecosistema del paese.
– In Tibet sono di stanza 500.000 soldati della Repubblica Popolare.

– Il massiccio afflusso di immigrati cinesi sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza all’interno del proprio paese. Mentre prosegue la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane, la sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo.

– Lo sviluppo economico in atto in Tibet arreca benefici quasi esclusivamente ai coloni cinesi e non ai Tibetani.

La violazione dei Diritti Umani
Nel 1959, 1961 e 1965, le Nazioni Unite approvarono tre risoluzioni a favore del Tibet in cui si esprimeva preoccupazione circa la violazione dei diritti umani e si chiedeva “la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà, incluso il diritto all’autodeterminazione”.

A partire dal 1986, numerose risoluzioni del Congresso degli Stati Uniti, del Parlamento Europeo e di molti parlamenti nazionali hanno deplorato la situazione esistente in Tibet e all’interno della stessa Cina ed esortato il governo cinese al rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche. Malgrado gli incessanti appelli della comunita internazionale:
il diritto del popolo tibetano alla libertà di parola è sistematicamente violato.
Miglialia di tibetani sono tuttora impriogionati, torturati e condannati senza processo. Le condizioni carcerarie sono disumane.
Le donne tibetane sono costrette a subire involontariamente la sterilizzazione e l’aborto.
I tibetani sono perseguitati per il loro credo religioso.
Monaci e monache sono costretti a sottostare a sessioni di rieducazione patriottica, a denunciare il Dalai Lama e a dichiarare obbedienza al Partito comunista.

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Tratto da: Insegnamenti di Tenzin Palmo – Monaca Buddhista

Una mente che è ossessionata dal sé,
che è controllata dall’Io relativo è una mente rigida,
critica e prevenuta…
una mente realmente illuminata non discriminerebbe.

Sua Santità il Dalai Lama incontra gente tutti i giorni – nuovi esuli giunti dal Tibet  con storie disumane sulla loro sofferenza e quella delle proprie famiglie e delle loro comunità. Deve ascoltare continuamente questi racconti. E’il Leader del Tibet, tuttavia non può fare nulla, provate ad immaginarne la sofferenza. Inoltre, essendo considerato uomo simbolo di pace, è contattato da altre associazioni e comunità umanitarie in tutto il mondo. Ogni giorno ascolta storie strazianti da ogni parte del mondo. Sua Santità è continuamente circondato non solo da persone che arrivano dal Tibet ma anche dall’India e da tutto il mondo, molti  dei quali scaricano la propria sofferenza nel suo grembo, così lui si preoccupa sempre dei problemi degli altri. Ma è infelice? Se gli racconteremo qualcosa di triste, piangerà perchè se ne preoccupa sinceramente. Ma un minuto dopo, riderà nuovamente! Guardate i suoi occhi – sono raggianti. Nella maggior parte delle sue foto, il Dalai Lama sorride.

Una mente che è ossessionata dal sé, che è controllata dall’Io relativo – cosa gradisce e cosa no, opinioni, pregiudizi e idee di come le cose e le persone dovrebbero o non dovrebbero essere – è una mente rigida, critica e prevenuta. La possediamo tutti. Assorbiamo i pregiudizi dal latte materno. Anche le persone che si sono ritirate dalla società hanno i loro forti pregiudizi. Sono spesso i più rigidi di tutti. Anche le persone che appartengono a società alternative, hanno le proprie opinioni, giudizi e standard! Non sono libere.

La nostra mente è molto condizionata. In un certo senso, finché non saremo totalmente illuminati, è impossibile avere una mente incondizionata  perché questo è il modo in cui pensiamo. Dovremmo però essere coscienti del fatto che siamo molto critici e abbiamo preconcetti su ogni cosa. Tutti hanno le proprie opinioni. Pensiamo: “Questa è la mia opinione”, ma di solito non lo è. E’ l’ opinione generale dei media o di quel programma che abbiamo visto la sera prima alla tv che è stato molto abilmente manovrato in modo tale da indurci a pensare nello stesso modo,  oppure è il punto di vista del gruppo specifico con cui usciamo. Comunque sia, la consideriamo come un’opinione esclusivamente nostra. Ce la incolliamo addosso e pensiamo che sia la verità e qualunque altro punto di vista sia errato. Dopo qualche anno, l’opinione comune cambia e tutti la seguono. E’ piuttosto interessante! Se siamo sufficientemente avanti con gli anni possiamo osservare questo cambiamento in essere.

Quando siamo giovani immaginiamo che ciò che pensiamo sia l’unico modo di vedere le cose e chiunque la pensi in altro modo sia matto. La tendenza in voga è la verità assoluta, è l’affermazione ultima, e tutto ciò che si sosteneva prima è antiquato e stupido. Dopo un breve periodo, tutto cambia nuovamente e il nostro stile attuale è diventato fuori moda! Tutti voi giovani – voi dovete solamente aspettare! Il modo in cui vi vestite oggi, vi farà ridere fra dieci anni. Quando guarderete le vostre foto, penserete: ” Ero veramente così a quella età? – per l’amor del cielo!” Ma a quel tempo era il massimo della bellezza.

Siamo tutti prevenuti, influenzabili e inclini alle opinioni ed ai giudizi, la maggior parte dei quali sono insensati, la maggior parte dei quali abbiamo ereditato dalla nostra famiglia o dai nostri contatti sociali o dai libri che leggiamo o dai programmi televisivi che guardiamo.

Pochi sono stati attentamente esaminati alla luce della ragione e della comprensione, ma quando sosteniamo un opinione, saremmo disposti a morirne. La gente muore a causa delle proprie idee ogni giorno, non che siano idee brillanti, anzi, molto spesso sono idee stupide. Queste credenze, opinioni e giudizi colorano tutto ciò che vediamo. Non sono semplicemente innocue ed inoffensive..

Alcune opinioni sono piuttosto innocue – come prendere il tè con o senza zucchero, come decidere se dover mangiare solo cereali o frutta. Queste potrebbero avere degli effetti sul nostro corpo ma sono fondamentalmente innocue. Esistono però dei pregiudizi che sono molto dannosi per la nostra mente e per la società. Ne fanno parte ovviamente i pregiudizi di natura religiosa e razzista. Hanno causato tali danni nel nostro mondo. Milioni di persone perdono la vita perchè non credono in ciò in cui noi crediamo o perché appartengono ad un’altra razza o per una qualunque altra ragione. Non sono persone cattive ma credono che “se non credi in ciò in cui io credo, ti meriti di morire”.

Per cui, la domanda sulle nostre opinioni e credenze non è una domanda da poco. La maggior parte di esse sono infatti totalmente prive di fondamento. Da dove provengono? Le abbiamo esaminate bene? Ne abbiamo parlato razionalmente con persone che hanno punti di vista diversi? Abbiamo letto libri che trattano altri modi di pensare? Di solito quando crediamo in qualcosa, tendiamo a leggere solo libri che rafforzino il nostro credo. Non leggiamo libri nè guardiamo programmi che ci mostrino un punto di vista diverso. Se osserviamo qualcuno che ci dice una qualunque cosa che non condividiamo, lo osserveremo con una mente prevenuta. E’ molto interessante osservare quella mente, perchè filtriamo continuamente ogni esperienza e anche questo ci aliena da ciò che accade attorno a noi.


Dobbiamo realizzare un modo di vita
che ci mostri la strada che ci riporti verso casa,
verso la nostra vera natura.

Dunque, cosa dobbiamo fare? Non possiamo vivere senza opinioni e idee mentre siamo ancora in uno stato di coscienza non illuminata. Per il semplice fatto di essere una monaca buddista dimostro di avere mie opinioni e credenze! Dobbiamo capire che queste sono solo credenze –  sono semplici opinioni. Di per sé non hanno valore di verità assolute. Sono solamente idee e giudizi che possono cambiare. Persistono alcune idee in cui ci rispecchiamo tutti da millenni ma che dovrebbero decisamente essere ri-esaminate. Certe qualità che ammiriamo da sempre (che potrebbero essere o non essere ammirevoli) dovrebbero essere esaminate con nuovi occhi, anche se sono condivise da tempo.

La cosa importante è di non identificarsi con i propri pensieri e sentimenti, ma capire che pensieri ed opinioni sono solamente fattori mentali. Anche un sistema di credenze in sé stesso è una creazione mentale. Il Buddha, parlando del Dharma, ha detto: “Questa è una zattera, una barca. Ti porta da questa sponda della realtà relativa a quella della realtà assoluta”. Ora mentre siamo nel bel mezzo della corrente, saremmo degli sciocchi ad abbandonare la zattera, ma quando avremmo raggiunto l’altra sponda, sarebbe ugualmente stupido caricarci la zattera sulle spalle e portarcela a spasso per rispetto. Quando avremo raggiunto l’altra sponda, non avremo più necessita della zattera. Il Dharma è solo un mezzo; una via, ma non è la meta.

Tutti i sistemi di credenze e le religioni sono relative. In se stesse, non sono la verità ma possono aiutarci a realizzare la verità. Senza queste sarebbe molto difficile realizzarsi spiritualmente. Riusciremmo ad averne un flash, ma rendere stabile quella esperienza sarebbe piuttosto difficile senza un qualche tipo di disciplina spirituale. Anche le più nobili ed elevate opinioni, idee e giudizi devono avere una fine. Nel frattempo dovremmo capire che tutti i nostri pregiudizi, preconcetti ed opinioni dovrebbero essere considerati come semplici fenomeni passeggeri. Non posseggono un valore universale intrinseco, sono solo stati mentali e non sono né  ‘io’ né ‘mio’.

Noi tutti crediamo che una mente veramente illuminata non discriminerebbe. Sappiamo che un maestro che ha acquisito saggezza e compassione genuina avrebbe un cuore totalmente aperto e accetterebbe tutti quanti. Che senso avrebbe un maestro illuminato se dicesse: si accetto questa persona ,ma non quell’altra? E’ inconcepibile il solo immaginarlo! Perciò, più chiudiamo il nostro cuore ad alcuni strati della società, ad alcune religioni o razze e più ci allontaniamo dal realizzare la nostra vera natura di esseri illuminati. Più ci sentiamo rigidi e prevenuti e più saremo imprigionati nei nostri piaceri e  dispiaceri, allontanandoci sempre più da uno stato illuminato, perché uno stato illuminato non è discriminante.

Ritorniamo alla domanda sull’Io. L’Io ci porta fuori strada. In una società come la nostra che si basa fortemente sulla gratificazione personale, ci allontaniamo dal sentiero della verità. Ecco perchè le persone si sentono così frequentemente vuote dentro e perse. Dobbiamo realizzare un modo di vita che ci mostri la strada che ci riporti verso casa, verso la nostra vera natura, cosicché da vivere assecondando la nostra vera natura e non il nostro falso Io.

Secondo il Dharma ci sono due modi per farlo: un primo modo è quello dell’introspezione profonda, dell’apprendere un modo per calmare la mente, di focalizzarla su un punto. Poi osservando al vera natura della mente, saremo in grado di distinguere tra ciò che è falso e ciò che è vero. In questo modo possiamo iniziare ad abbandonare tutto ciò in cui falsamente ci identifichiamo, soprattutto il nostro identificarci fortemente con l’Io. In contemporanea potremo incominciare ad aprirci verso gli altri per mezzo della generosità. Non solo generosità nel dare beni materiali, ma anche dedicando del tempo, offrendo comprensione, dando spazio agli altri, esserci quando ci hanno bisogno. Quando le cose non vanno come sogniamo e  le persone non ci comportano come vorremmo, se non reagiamo con rabbia, allora noi coltiviamo il non-giudizio, l’apertura mentale e la pazienza, la comprensione e tolleranza. Impariamo gradualmente ad accettare le cose e sopportare le difficoltà della vita che si presentano sul nostro cammino, quando le usiamo abilmente invece di reagire negativamente, infuriandoci. Sviluppiamo la gentilezza – ciò che il Dalai Lama definisce un cuore buono –  un cuore che non si prende cura solo di se stesso ma degli altri.

Ci sono persone che si prendono a cuore la sorte degli animali selvatici, degli alberi del nostro ambiente. E’ meraviglioso! Ma a volte queste stesse persone sono maleducate verso i propri genitori e causano loro sofferenza e preoccupazione. Dobbiamo iniziare da dove siamo e con chi siamo. Iniziare dai nostri genitori, dai nostri compagni, dai nostri figli e colleghi. Rendiamoli felici! Praticate la gentilezza, la generosità, l’amore, la tolleranza con chi vi sta vicino, con chi lavorate, con le persone che incontrate. Cercate semplicemente di essere presente per loro, essere gentili nei loro confronti, pensate che anche loro vogliono essere felici. Cercate di non essere cause di infelicità per nessuno. Cercate di rendere le persone un po’ più felici; un sorriso, una parola gentile possono essere di grande aiuto. Smettila di essere così assorbiti da voi stessi. Pensate agli altri. Ciò che noi vogliamo non ha veramente tutta quella grande importanza.

Di solito cerchiamo così disperatamente di trovare la nostra felicità soddisfacendo ciò che vogliamo per noi stessi, che smettiamo di pensare a ciò che gli altri desiderano e a come renderli felici. L’ironia sta nel fatto che se pensassimo maggiormente agli altri invece che a noi stessi, noi stessi diventeremmo felici. Ci sveglieremmo un giorno e ci renderemmo conto di star bene senza nemmeno saperne il motivo. E’ uno dei paradossi: meno pensiamo a noi stessi, più pensiamo ad altri e più saremo felice. Più saremo ossessionati dalla nostra felicità senza preoccuparci minimamente degli altri e  più infelici renderemo noi stessi e tutti quello che ci circondano.

Ci sono così tante cose che possiamo fare. Prima di tutto iniziamo con il cercare di rendere felice chi ci sta vicino. Questa è la nostra sfida! E’ molto più facile sedersi e pensare “Possano tutti gli esseri in ogni luogo stare bene ed essere felici!”. Com’è possibile che quando pensiamo a quei cari canguri, opossum e wallaby che saltellano, gli occhi ci si riempiono di lacrime ma quando nostra madre ci chiede di lavare i piatti quando noi avevamo programmato di uscire, noi ci arrabbiamo? Anche nostra madre è un essere senziente, il nostro compagno è un essere senziente, i nostri figli sono esseri senzienti e lo sono davanti ai nostri occhi. È a loro che dobbiamo augurare di stare bene e di essere felici.

Secondo la tradizione tibetana, quando si medita su tutti gli esseri senzienti, nostro padre siede alla nostra destra, nostra madre alla nostra sinistra e i nostri nemici si trovano di fronte a noi. Poniamo tutte queste persone che non amiamo proprio di fronte a noi, seguiti poi dai nostri famigliari e amici. Questo è molto utile perchè ci ricorda che non ci sono solo esseri senzienti qualunque al mondo – quelle piccole macchie all’orizzonte – quelli che contano veramente sono le persone con cui abbiamo a che fare in questo momento. Sono le persone con cui stiamo parlando – persone che frequentiamo o con le quali abbiamo un legame karmico. Che queste persone ci piacciano o no, sono essere senzienti che desiderano essere felici ed è nostra responsabilità renderli felici.

Ritorniamo al primo argomento che abbiamo trattato e cioè il senso di connessione profonda con la famiglia, la società e poi con la nostra cultura. Questo è molto importante. Dobbiamo trovare un equilibrio fra l’essere totalmente soggetti alle restrizioni parentali e sociali e l’essere talmente liberi da non essere più legati a niente. Per fare ciò è necessario  trovare un centro all’interno del nostro essere. Solo allora potremo iniziare ad irradiare gli esseri che ci sono vicini. Non ci sentiremo più soli  perchè sapremo che ad un livello più profondo c’è una connessione tra noi e questi esseri. Non ci preoccuperemo più di cosa la gente possa dire sul nostro conto; saremo unicamente concentrati su come essere di beneficio agli altri esseri.

La società è diventata talmente distorta. Non ci dà ciò che ci aveva promesso. Non ci dà la felicità eterna o la semplice gioia. Ci causa invece un senso di disperazione, separazione, frustrazione, un desiderio insaziabile ed una grande vuoto dentro che non può essere mai colmato. Molti hanno la sensazione che niente abbia più un senso e si abbandona completamente alla disperazione. C’e così tanta depressione – guardate quante persone sono in cura con il Prozac. I tibetani non ne hanno nemmeno mai sentito parlare di cose come il Prozac.

Ci sono così tante cose che possiamo fare.
Prima di tutto iniziamo con il cercare
di rendere felice chi ci sta vicino.
Questa è la nostra sfida.

Dunque spetta a noi. Nessuno può farlo per noi. Siamo tutti responsabili delle nostre vite, di trovare il centro delle nostre vite e di orientarle verso la giusta strada. Ci sono i metodi per farlo ma solo noi possiamo applicarli. Quando c’è chiarezza nella nostra mente, quando vediamo veramente le cose con chiarezza, allora ogni cosa quadra. Allora diventa ovvio ciò di cui abbiamo bisogno. Ma nessuno può farlo al posto nostro. E’ come nuotare contro corrente. La società segue la corrente verso le paludi, scorre verso le terre deserte della disperazione. Se seguiamo quella direzione, quello sarà il luogo dove naufragheremo. Per cui dobbiamo nuotare contro corrente anche se è molto faticoso. Andremo nella direzione opposta a quella seguita da tutti ma stranamente questo non ci alienerà.

In qualche modo, una volta che abbiamo trovato un centro all’interno di noi stessi, ci sentiremo connessi a tutti gli esseri che ci circondano, intimamente legati nel profondo. Quando siamo in grado di indirizzare la nostra vita verso la giusta direzione, allora potremo essere d’aiuto per essere di guida anche agli altri. Attrarremo persone con una mente simile alla nostra che stanno iniziando a porsi domande sull’ethos (insieme delle aspirazioni, principi e valori della società). Presto potremo gioire della collaborazione e dell’amicizia di molti simili.

Il Buddha lodava molto l’amicizia. C’è un dialogo curioso nei Sutra dove Ananda, il servitore del Buddha, gli dice: “Penso che le buone amicizie siano metà del cammino spirituale” e il Buddha risponde: “Non dirlo, Ananda. Le buone amicizie sono l’intero cammino spirituale”. L’amicizia con esseri senzienti che ci sono di sostegno, comprensivi ed utili è molto importante. Nella nostra vita mentre seguiamo questo nuovo cammino spirituale, queste persone ci verranno incontro. Saranno attirate come magneti.

Domande:

D: Ho una domanda sull’uso della parola “mezzi di comunicazione”. Hai usato l’espediente della generalizzazione  con riferimento ai mezzi di comunicazione come forze tendenzialmente negativa. Mi domando comunque se il termine “mezzi di comunicazione pubblicitaria” potrebbe essere una buona aggiunta a quello poiché il fine dei media di per sé non è esclusivamente di guidare le persone lontano dal “seguire il flusso contro corrente”:  ci sono per esempio molte esperienze mediatiche che ti conducono ad una realizzazione.

R: Naturalmente, questo è vero. Per esempio nel giornalismo ed in televisione, ho visto parecchie cose molto belle, fonte d’ispirazione e utili. Ma la tendenza generale – un buon 90%, 95% dei mezzi di comunicazione – si basa sul promulgare questa coscienza consumistica. Sicuramente al loro interno ci sono persone buone, responsabili e dedicate che scrivono e producono cose splendide ma questi tendono ad essere travolti dalla valanga di tutte le altre cose che la gente vende per la maggiore. Ecco il problema! Accendi la tele e la maggior parte dei suoi programmi è incredibile spazzatura! Penso che una persona lo possa comprende meglio se viene dal di fuori. Non abbiamo una televisione in monastero in India e non vado al cinema, non ascolto la radio e di solito non leggo nemmeno i giornali. Per questo non siamo inondati ogni giorno dai mass media.  Il provenire da un luogo del genere, ci permette di vedere chiaramente. Siamo allora in grado di capire quanto sia spaventoso lo standard e le menzogne che sono propinate al pubblico in generale.

D: Una delle cose più difficili nel mio lavoro è di cercare di staccarsi dal pensiero rivolto verso a come le persone si comportano nei confronti del resto del mondo e ritornare alle origini. Ma questo processo sembra non avere mai fine. Poi improvvisamente, trovi una qualche causa e ti sale una rabbia incredibile: le persone oppongono resistenza. Percepiscono che i loro problemi, le loro idee sono così vere e così reali.

R: Sono sicura ci siano tante persone di quel genere. Dobbiamo solo stabilire un contatto. Ci aggrappiamo ai nostri pregiudizi, alle nostre idee e opinioni, pensiamo che siano ‘me’ e ‘il mio’, sostengono l’Io. Tuttavia, se eliminiamo le opinioni ed i giudizi dell’Io, dov’è l’Io? Perchè quello è ciò che sono – sono una persona che crede in questo e quello e quando demoliamo questo e quello, non abbiamo nessun altro luogo dove stare. Per questo la gente le difende a spada tratta. Perciò, è molto importante, come dicevo prima, ritornare alle origini, ricominciare dal punto d’inizio e cercare di aiutare le persone a seguire un’altra direzione.
(Insegnamento di Tenzin Palmo)

Tenzin Palmo
E” una donna inglese che ha vissuto per dodici anni in una grotta in solitudine e si e’ dedicata alla pratica spirituale  e alla meditazione….e’ diventata monaca buddhista ed h aaperto un monastero per donne in
India….
il sito:

http://tenzinpalmo.com/tenzin_palmo/biography.htm

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