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Archive for the ‘Meditazione’ Category

meditation

La meditazione è solo una tecnica per raggiungere lo stato dell’estasi, lo stato di ebbrezza divina. E’ una tecnica semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere. La meditazione è la morte della mente; naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione. L’osservazione è la chiave della meditazione. Osserva la tua mente. Non fare nulla. Limitati a osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati a essere un osservatore. E il miracolo dell’osservare, è meditazione.

Allorché ti limiti a osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ti addormenti, al contrario divieni più sveglio, più consapevole. E con lo svuotarsi della mente, la tua energia diviene una fiamma di risveglio. Allorché la mente è assolutamente assente – se n’è andata del tutto, e non la riesci più a trovare da nessuna parte – per la prima volta, diventi consapevole di te stesso, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.

Grazie all’osservazione, la mente e i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ti ritrovi pienamente all’erta, senza che esista in te un singolo pensiero… ma solo il cielo silente del tuo essere interiore.

Questo è il momento in cui l’energia si volge all’interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l’energia si volge all’interno, porta con sé una gioia infinita. Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione. (OSHO)

Meditation – consigliato!

Come meditare – In lingua inglese

Come fare le prostrazioni

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Silenzio

foto by Eduardo Heleno

<Come trovare il proprio “Luogo Segreto”>

(di Emilie Cady)

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Non è necessario essere ansiosi o aver fretta di ottenere una completa manifestazione. Non perdiamo mai di vista il fatto che il nostro desiderio, grande che sia, non è altro che il desiderio di Dio in noi. “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv. 6,44). Il Padre in noi desidera rivelarci il segreto della Sua presenza, altrimenti non avremmo mai avuto alcun desiderio di conoscere il segreto, o la Verità.

DIO VI STA CERCANDO

Sappiate ora e per sempre che non siete voi a cercare Dio, ma è Dio a cercare voi. Il vostro anelito a manifestare cose più grandi è l’eterna energia che mantiene i pianeti nelle loro orbite, che promana attraverso di voi per manifestarsi in maniera più completa. Non c’è bisogno di aver paura. Non c’è bisogno di essere ansiosi. Non c’è bisogno di lottare. Lasciate soltanto che sia. Imparate come lasciare che sia.

Dopo tutto il nostro tergiversare, cercando qua e là il desiderio del nostro cuore, dobbiamo andare direttamente da Colui che è l’appagamento di ogni desiderio; che attende di manifestarsi sempre più a noi e attraverso di noi. Se voleste il mio amore, o qualsiasi altra cosa che sono (non che ho), non andreste a prenderlo da Tom Jones o da Mary Smith. Entrambe queste persone potrebbero dirvi che io posso e voglio darvi me stessa, ma dovreste venire direttamente da me per ricevere ciò che soltanto io sono, perché lo sono.

Dopo tutte le nostre ricerche per trovare la Luce e la Verità, dobbiamo in qualche modo imparare a porci in attesa di Dio, ognuno per conto proprio, per ottenere l’intima rivelazione della Verità e della nostra unità con Lui.

La luce che vogliamo non è qualcosa che Dio ci deve dare; è Dio stesso. Dio non ci dà vita o amore come cose. Dio è vita e luce e amore. Ciò che tutti noi vogliamo è, perciò, avere sempre più Lui nella nostra consapevolezza, a prescindere da quale altro nome possiamo dargli.

Il potere di cui vengo investita deve giungere “dall’alto”, da un luogo, all’interno di me, più elevato rispetto alla mia attuale mente cosciente; e così deve essere anche per voi. Deve trattarsi di una discesa dello Spirito Santo (ossia lo spirito completo, integro, totale), che è al centro del vostro essere, nella vostra mente cosciente. L’illuminazione che vogliamo non potrà mai giungere in altro modo, e neppure può farlo il potere di rendere il bene manifesto.

STARE NEL SILENZIO

Sentiamo tanto parlare dello “stare in silenzio”. Per molti questa frase non significa granché, perché non hanno ancora imparato a “attendere… Dio in  silenzio” (Sal. 62,5), o ad ascoltare voci che non siano quelle esterne. Ilrumore appartiene al mondo esterno, non a Dio. Dio opera nell’immobilità, e possiamo metterci così in attesa del Padre da essere consapevoli del quieto lavorio interiore, consapevoli dell’appagamento dei nostri desideri.

“Stare in silenzio” non costituisce un mero, indolente vagare con la mente. E’ un passivo ma determinato attendere Dio. Quando volete farlo, prendetevi un momento in cui potete, per un po’, lasciare da parte tutte le preoccupazioni. Iniziate il silenzio levando il vostro cuore in preghiera al Padre del vostro essere. Non temete che, se cominciate a pregare, sarete troppo “ortodossi”. Non state per supplicare Dio, che vi ha già dato “tutto quello che desiderate (Marco 11,24). Avete già imparato che, prima che Lo chiamiate, Lui ha già mandato ciò che desiderate, altrimenti non lo desiderereste.

Avete abbastanza buon senso da non supplicare o implorare Dio con una preghiera scettica. Ma passare i primi momenti del vostro silenzio a parlare direttamente al Padre fa sì che la vostra mente si concentri sull’Eterno.

LA VERA PREGHIERA

Molti che cercano seriamente di acquietarsi e attendere Dio si sono accorti che, nel momento in cui si siedono e chiudono gli occhi, i loro pensieri, invece di essere concentrati, si riempiono di ogni genere di vana immaginazione. Nella loro mente si susseguono, in rapida successione, le cose più banali, dal riparare un laccio di scarpe ai pettegolezzi durante una conversazione della settimana precedente, e alla fine, dopo un’ora, queste persone non hanno raggiunto un bel nulla. Questo li scoraggia.

Si tratta semplicemente di una naturale conseguenza del tentativo di non pensare a nulla. La natura aborrisce il vuoto, e se fate (o provate a fare) vuoto nella vostra mente, le immagini mentali di altri, che riempiono l’atmosfera intorno a voi, accorreranno per riempirla, lasciandovi distanti come sempre dalla consapevolezza della presenza divina. Potete evitare tutto questo iniziando il silenzio con la preghiera.

E’ sempre più facile per la mente dire con consapevolezza “Si compie ora la Tua volontà in me”, dopo aver pregato: “Sia fatta la Tua volontà in me”. E’ sempre più facile dire con convinzione “Dio fluisce in me come vita, pace e potere”, dopo aver pregato: “Fai che la Tua vita fluisca nuova in me, mentre attendo”.

Naturalmente, la preghiera non muta l’atteggiamento di Dio nei nostri confronti, ma risulta più semplice alla mente umana compiere i vari passi che si susseguono con fermezza e sicurezza, piuttosto che fare un grande e ardito balzo fino ad un livello di eminenza e mantenervisi salda sopra.

APRIRE LA MENTE SOLTANTO A DIO

Mentre state concentrando in questo modo i vostri pensieri su Dio, in una chiara conversazione con l’autore del vostro essere, nessuna immagine mentale esterna può riuscire ad entrare per tormentarvi o distrarvi. La vostra mente, invece di essere aperta verso l’esterno, è chiusa ad esso, ed aperta soltanto a Dio, la fonte di tutto il bene che desiderate.

Ripetete le parole molte volte, senza ansia e senza sforzo, non cercando di raggiungere un Dio esterno, là fuori e in alto; ma lasciate che la vostra richiesta sia un quieto, sincero elevarsi del cuore verso qualcosa di più elevato proprio dentro di voi, verso il “Padre in me” (Giovanni 14,11). Lasciate che ciò sia fatto con la placidità e la fiducia di un bambino che parla al suo amorevole padre.

Mentre aspettiamo Dio, dovremmo il più possibile rilassarci sia mentalmente sia fisicamente. Per usare un esempio molto semplice ma concreto, assumete l’atteggiamento del vostro intero essere, come fanno gli uccelli quando si godono un bagno di sole nella sabbia. Anche in questo caso, è necessario mantenere, durante questa esperienza, qualcosa in più di una vaga passività. Dev’esserci una sorta di consapevole, attiva assimilazione di ciò che Dio generosamente ci dà.

Vediamo se riesco a spiegarlo chiaramente. Innanzitutto, ci ritraiamo fisicamente e mentalmente dal mondo esterno. Entriamo “nella tua camera e, chiusa la porta…” (Matteo 6,6) (la stanza più intima del nostro essere, la parte più recondita di noi stessi), volgendo i nostri pensieri all’interno.

Basta dire: “Tu dimori in me; Tu sei qui, ora, vivo; Tu hai tutto il potere; Tu sei ora la risposta a tutto ciò che desidero; Tu ora Ti irradi dal centro del mio essere fino ai sui confini, e fuori nel mondo visibile, come pienezza del mio desiderio”.

Poi rimanete quieti, assolutamente quieti. Rilassate ogni parte del vostro essere, e fidatevi che ciò sta accadendo. La sostanza divina fluisce al centro e fuori nel mondo visibile ogni volta che voi aspettate; poiché è una legge immutabile che “chiunque chiede riceve” (Matteo 7,8). E la sostanza emergerà sotto forma di appagamento del vostro desiderio, se aspettate che accada. “Sia fatto a voi secondo la vostra fede” (Matteo 9,29).

IL POTERE DELLA GRATITUDINE

Se vi accorgete che la vostra mente sta vagando, riportatela indietro dicendo di nuovo: “Si sta compiendo; Tu stai operando in me; sto ricevendo ciò che desidero”, e così di seguito. Non state lì a cercare segni e prodigi, ma rimanete semplicemente quieti e sappiate che proprio la cosa che volete sta affluendo in voi e emergerà sotto forma di manifestazione subito o con un po’ di tempo.

Andate anche al di là di questo e pronunciate parole di gratitudine per questa intima Presenza, perché vi ha ascoltato e risposto, ed ora emergerà nel mondo visibile.

C’è qualcosa nell’atto mentale di ringraziare che sembra portare la mente umana ben oltre la terra del dubbio, in una limpida atmosfera di fede e fiducia, dove “tutto è possibile” (Matteo 19,26). Anche se all’inizio non siete consapevoli di aver ricevuto qualcosa da Dio, non preoccupatevi né smettete di ringraziare. Non tornate a chiedere di nuovo, ma continuate a rendere grazie perché, mentre aspettavate, avete ricevuto, e quel che avete ricevuto diverrà ora manifesto.

E credetemi, presto vi rallegrerete e ringrazierete; non in modo rigido, per senso di dovere, ma per il sicuro ed evidente appagamento del vostro desiderio.

articolo tratto da Lista Sadhana – Guido da Todi – www.guruji.it

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La meditazione è chiarezza, un’assoluta chiarezza di vedute, non puoi pensarci, devi lasciar cadere ogni pensiero. E quando dico:”Devi lasciar cadere ogni pensiero”, non aver fretta di concludere. Io devo usare il linguaggio, ma se dico: “Abbandona il pensiero”, e tu lo fai, mancherai il punto: di nuovo, ridurrai tutto a un fare.

‘Lasciar cadere il pensiero vuol semplicemente dire: non fare nulla. Siediti. Lascia che i pensieri sedimentino da soli; lascia che la mente decanti spontaneamente. Siedi semplicemente, fissando un muro, in un angolo tranquillo, senza far assolutamente nulla. Sii rilassato. Sciolto. Non fare alcuno sforzo. Non andare da nessuna parte.

Come se ti dovessi addormentare, pur restando sveglio: sei sveglio e ti stai rilassando, ma tutto il corpo si sta addormentando. Dentro di te, resti attento, all’erta, mentre tutto il corpo entra in profondo rilassamento. I pensieri  si acquietano da soli, non è necessario che balzi loro addosso, non occorre che tenti di fermali.

Immagina un torrente fangoso… cosa puoi fare, per renderlo limpido? Entrarci e scuoterlo? Non faresti che peggiorare le cose. No, dovresti semplicemente restare seduto sulla riva, in attesa. Non c’è nulla da fare: qualsiasi cosa tu faccia, non faresti che renderlo ancora più torbido. Siedi semplicemente sulla riva.

Osserva, con indifferenza e, continuando a scorrere, il fiume porterà via le foglie morte, e il fango tornerà ad acquietarsi: dopo un po’ ti rendi conto che il torrente è tornato a essere limpido. Ogni volta che un desiderio attraversa la mente, il torrente diventa fangoso. Dunque, siediti semplicemente.

Non cercare di fare nulla. In Giappone, questo ‘semplice stare seduti’ è chiamato Zazen; ci si siede semplicemente, senza fare nulla. E, un giorno, la meditazione accade. Non è che sia tu a crearla, viene a te. E quando viene, la riconosci immediatamente: è sempre stata presente, ma tu non guardavi nella giusta direzione.

Il tesoro è sempre stato presente, dentro di te, ma tu eri impegnato altrove: nei pensieri, nei desideri, in mille cose. Non eri minimamente interessato a quell’unica cosa… e si trattava del tuo stesso essere!

Quando l’energia si rivolge alla sfera interiore – è ciò che Buddha chiama parabvrutti: il ritornare della tua energia alla fonte – all’improvviso consegui la chiarezza. Allora, ogni cosa si schiude davanti a te.

(brano tratto dal libro”Iniziazione alla Meditazione” di Osho)

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Come un uomo che camminasse veloce e, dopo aver pensato “Perchè cammino veloce?
E se rallentassi?”,
iniziasse a camminare più lentamente;
e, dopo aver pensato “Perchè cammino piano?
E se mi fermassi?”, si fermasse;
e, ancora, dopo aver pensato “Perchè sto in piedi? E se mi sedessi?”,
si sedesse; e, infine, dopo aver pensato “Percho mi siedo? E se mi sdraiassi?”,
si sdraiasse; così facendo, l’uomo sostituirebbe le sue attività più impegnative
con quelle via via più leggere.
Analogamente quando un praticante cerca di rivolgere l’attenzione
alla pacificazione dell’origine dei pensieri non salutari,
la sua mente diviene più stabile, acquietata, unificata, concentrata.

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I Cinque Addestramenti alla Consapevolezza sono stati sviluppati al tempo del Buddha come fondamento di pratica dell’intera comunità di pratica, che includeva i monaci e i laici. La base degli addestramenti è la presenza mentale. Essi proteggono la nostra libertà e rendono bella la vita. Usati come linee guida per la nostra vita quotidiana sono la base per la felicità di individui, coppie, famiglie e società.

Il Primo Addestramento alla Consapevolezza

Consapevole della sofferenza causata dalla distruzione della vita, mi impegno a coltivare la compassione e a imparare modi per proteggere la vita di persone, animali, piante e minerali. Sono determinato/a a non uccidere, a non lasciare che altri uccidano e a non giustificare alcun atto di uccisione nel mondo, nei miei pensieri e nel mio modo di vivere.

Il Secondo Addestramento alla Consapevolezza

Consapevole della sofferenza causata dallo sfruttamento, dall’ingiustizia sociale, dal furto e dall’oppressione, mi impegno a coltivare la gentilezza amorevole e a imparare modi efficaci di lavorare per il benessere di persone, animali, piante e minerali. Mi impegno a praticare la generosità condividendo tempo, energie e risorse materiali con chi è davvero in stato di bisogno. Sono determinato/a a non rubare e a non appropriarmi di nulla che possa appartenere ad altri. Rispetterò la proprietà altrui ma impedirò che si tragga profitto dalla sofferenza umana o dalla sofferenza delle altre specie sulla Terra.

Il Terzo Addestramento alla Consapevolezza

Consapevole della sofferenza causata da una condotta sessuale scorretta, mi impegno a coltivare il senso di responsabilità e a imparare modi per proteggere la sicurezza e l’integrità di individui, coppie, famiglie e società. Sono determinato/a a non avere relazioni sessuali prive di amore e di impegno a lungo termine. Per proteggere la felicità mia e degli altri, sono determinato/a a rispettare gli impegni miei e degli altri. Farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere i bambini dagli abusi sessuali e per proteggere coppie e famiglie da rotture dovute a una condotta sessuale scorretta.

Il Quarto Addestramento alla Consapevolezza

Consapevole della sofferenza causata dal parlare senza attenzione e dall’incapacità di ascoltare gli altri, mi impegno a coltivare la parola amorevole e l’ascolto profondo allo scopo di portare gioia e felicità agli altri e di alleviarne le sofferenze. Sapendo che le parole possono essere fonte di felicità o di sofferenza, mi impegno a cercare modi di parlare che rispecchino la verità, usando espressioni che ispirino fiducia in se stessi, gioia e speranza. Non diffonderò notizie di cui non sono certo/a e non criticherò o condannerò cose di cui non sono sicuro/a. Mi asterrò dal pronunciare parole che possano causare divisione o discordia o che possano portare alla rottura in famiglia e nella comunità. Farò ogni sforzo per riconciliare e risolvere qualsiasi conflitto, per quanto piccolo.

Il Quinto Addestramento alla Consapevolezza

Consapevole della sofferenza causata dal consumo disattento, mi impegno a coltivare una buona salute fisica e mentale per me stesso/a, la mia famiglia e la società, praticando la consapevolezza nel mangiare, nel bere e nei consumi in genere. Mi impegno a ingerire soltanto sostanze che proteggano la pace, il benessere e la gioia nel mio corpo, nella mia coscienza e nel corpo e nella coscienza collettivi della mia famiglia e della società. Sono determinato/a a non consumare alcol o altri intossicanti e a non fruire di sostanze o stimoli che contengano tossine, compresi certi programmi televisivi, riviste, libri, film e conversazioni. Sono consapevole che danneggiare il mio corpo e la mia coscienza con questi veleni significa tradire i miei antenati, i miei genitori, la mia società e le generazioni future. Farò il possibile per trasformare la violenza, la paura, la rabbia e la confusione in me stesso/a e nella società praticando una dieta per me stesso/a e per la società. Comprendo che una dieta appropriata è fondamentale per la trasformazione di me stesso/a e della società.

fonte: www.esserepace.org

Letture Utili – dal sito www.macrolibrarsi.it

Thich Nhat Hanh
Quando Bevi il Tè Stai Bevendo NuvoleUn percorso di trasformazione e consapevolezza
attraverso i discorsi di uno dei massimi insegnanti del Buddhismo impegnato
Francesco Lamendola
Ebooks – Fogli SparsiAppunti per un percorso di consapevolezza
Andrea Scarsi
Metafisica della Vita QuotidianaCome espandere la propria consapevolezza attraverso
la meditazione, la contemplazione, la concentrazione e la sperimentazione
Flavio Daniele
Le Tre Vie del TaoUn percorso tra arte marziale, scienza della mente e consapevolezza del corpo
Charles Genoud
Gesti di ConsapevolezzaL’esperienza radicale di essere nel proprio corpo
Siddhi (Dafna Moscati) e Tao (Marco Mazzotti)Il Fiore del Nirvana – DVD – Vecchia Edizione

Che cos’è l’Illuminazione – Raccontata attraverso
le interviste a dieci maestri Illuminati viventi – Un film-documentario
che indica il percorso verso la Consapevolezza e la Libertà dalla sofferenza

Jean-Pierre e Rachel Cartier
Thich Nhat HanhLa felicità della Piena Consapevolezza

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mudra
Qui ed ora. La maggiore difficoltà quando si comincia a praticare qualsiasi tipo di meditazione è la frenetica attività della mente.  Non appena ci si siede a occhi chiusi i pensieri prendono il sopravvento…

Quando cominciamo a meditare ci accorgiamo di vivere immersi in una corrente ininterrotta di pensieri, che si presentano indipendentemente dalla nostra volontà, uno dopo l’altro, in rapida successione.
All’inizio della pratica della meditazione seduta, l’attività dei pensieri distrae continuamente l’attenzione dal compito primario che ci siamo proposti e cioè l’osservazione del respiro.

Per dare continuità e impulso alla meditazione dovremo continuare a ricordarci di ritornare al respiro, quali che siano i pensieri che hanno assorbito la mente in quegli istanti. I pensieri si susseguono nella nostra mente per lo più al di sotto della soglia della consapevolezza, fino al momento in cui, improvvisamente, ci accorgiamo che non stiamo più osservando il respiro e non sappiamo nemmeno da quanto tempo.

A quel punto ti dici:”Va bene ora torno ad osservare il respiro e lascio andare i pensieri che ho in questo momento, qualsiasi essi siano”.

Cerchiamo di trattare i pensieri come dotati dello stesso valore, indipendentemente dal loro contenuto, semplicemente come eventi che si presentano nel campo della nostra consapevolezza, tenendo presente che lasciarli andare non significa reprimerli.

Può essere molto liberatorio renderti conto che i tuoi pensieri sono semplicemente pensieri e non sono ‘te’, né tantomeno la realtà: per esempio, se pensi di dover fare certe cose durante la giornata e non lo riconosci semplicemente come un pensiero, crei con ciò una realtà che ti può opprimere, costringendoti a fare tutte quelle cose.

Il solo fatto di riconoscere i tuoi pensieri come tali, ti libera dalla realtà distorta che possono creare e ti consente di gestire la tua vita con maggiore fluidità.

Questa liberazione dalla tirannia della mente pensante nasce spontaneamente dalla pratica della meditazione, mano a mano che la mente è meno identificata con il contenuto dei pensieri aumenta la sua capacità di concentrazione e calma. Ogni volta che riconosciamo un pensiero come tale e ritorniamo all’osservazione del respiro rafforziamo la consapevolezza e impariamo a conoscerci e ad accettarci di più, non come vorremmo essere, ma proprio così come siamo.

(Giancarlo Giovannini – tratto da Lista Sadhana – Yahoo )

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