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Posts Tagged ‘Meditazione’

meditation

La meditazione è solo una tecnica per raggiungere lo stato dell’estasi, lo stato di ebbrezza divina. E’ una tecnica semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere. La meditazione è la morte della mente; naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione. L’osservazione è la chiave della meditazione. Osserva la tua mente. Non fare nulla. Limitati a osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati a essere un osservatore. E il miracolo dell’osservare, è meditazione.

Allorché ti limiti a osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ti addormenti, al contrario divieni più sveglio, più consapevole. E con lo svuotarsi della mente, la tua energia diviene una fiamma di risveglio. Allorché la mente è assolutamente assente – se n’è andata del tutto, e non la riesci più a trovare da nessuna parte – per la prima volta, diventi consapevole di te stesso, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.

Grazie all’osservazione, la mente e i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ti ritrovi pienamente all’erta, senza che esista in te un singolo pensiero… ma solo il cielo silente del tuo essere interiore.

Questo è il momento in cui l’energia si volge all’interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l’energia si volge all’interno, porta con sé una gioia infinita. Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione. (OSHO)

Meditation – consigliato!

Come meditare – In lingua inglese

Come fare le prostrazioni

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Silenzio

foto by Eduardo Heleno

<Come trovare il proprio “Luogo Segreto”>

(di Emilie Cady)

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Non è necessario essere ansiosi o aver fretta di ottenere una completa manifestazione. Non perdiamo mai di vista il fatto che il nostro desiderio, grande che sia, non è altro che il desiderio di Dio in noi. “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv. 6,44). Il Padre in noi desidera rivelarci il segreto della Sua presenza, altrimenti non avremmo mai avuto alcun desiderio di conoscere il segreto, o la Verità.

DIO VI STA CERCANDO

Sappiate ora e per sempre che non siete voi a cercare Dio, ma è Dio a cercare voi. Il vostro anelito a manifestare cose più grandi è l’eterna energia che mantiene i pianeti nelle loro orbite, che promana attraverso di voi per manifestarsi in maniera più completa. Non c’è bisogno di aver paura. Non c’è bisogno di essere ansiosi. Non c’è bisogno di lottare. Lasciate soltanto che sia. Imparate come lasciare che sia.

Dopo tutto il nostro tergiversare, cercando qua e là il desiderio del nostro cuore, dobbiamo andare direttamente da Colui che è l’appagamento di ogni desiderio; che attende di manifestarsi sempre più a noi e attraverso di noi. Se voleste il mio amore, o qualsiasi altra cosa che sono (non che ho), non andreste a prenderlo da Tom Jones o da Mary Smith. Entrambe queste persone potrebbero dirvi che io posso e voglio darvi me stessa, ma dovreste venire direttamente da me per ricevere ciò che soltanto io sono, perché lo sono.

Dopo tutte le nostre ricerche per trovare la Luce e la Verità, dobbiamo in qualche modo imparare a porci in attesa di Dio, ognuno per conto proprio, per ottenere l’intima rivelazione della Verità e della nostra unità con Lui.

La luce che vogliamo non è qualcosa che Dio ci deve dare; è Dio stesso. Dio non ci dà vita o amore come cose. Dio è vita e luce e amore. Ciò che tutti noi vogliamo è, perciò, avere sempre più Lui nella nostra consapevolezza, a prescindere da quale altro nome possiamo dargli.

Il potere di cui vengo investita deve giungere “dall’alto”, da un luogo, all’interno di me, più elevato rispetto alla mia attuale mente cosciente; e così deve essere anche per voi. Deve trattarsi di una discesa dello Spirito Santo (ossia lo spirito completo, integro, totale), che è al centro del vostro essere, nella vostra mente cosciente. L’illuminazione che vogliamo non potrà mai giungere in altro modo, e neppure può farlo il potere di rendere il bene manifesto.

STARE NEL SILENZIO

Sentiamo tanto parlare dello “stare in silenzio”. Per molti questa frase non significa granché, perché non hanno ancora imparato a “attendere… Dio in  silenzio” (Sal. 62,5), o ad ascoltare voci che non siano quelle esterne. Ilrumore appartiene al mondo esterno, non a Dio. Dio opera nell’immobilità, e possiamo metterci così in attesa del Padre da essere consapevoli del quieto lavorio interiore, consapevoli dell’appagamento dei nostri desideri.

“Stare in silenzio” non costituisce un mero, indolente vagare con la mente. E’ un passivo ma determinato attendere Dio. Quando volete farlo, prendetevi un momento in cui potete, per un po’, lasciare da parte tutte le preoccupazioni. Iniziate il silenzio levando il vostro cuore in preghiera al Padre del vostro essere. Non temete che, se cominciate a pregare, sarete troppo “ortodossi”. Non state per supplicare Dio, che vi ha già dato “tutto quello che desiderate (Marco 11,24). Avete già imparato che, prima che Lo chiamiate, Lui ha già mandato ciò che desiderate, altrimenti non lo desiderereste.

Avete abbastanza buon senso da non supplicare o implorare Dio con una preghiera scettica. Ma passare i primi momenti del vostro silenzio a parlare direttamente al Padre fa sì che la vostra mente si concentri sull’Eterno.

LA VERA PREGHIERA

Molti che cercano seriamente di acquietarsi e attendere Dio si sono accorti che, nel momento in cui si siedono e chiudono gli occhi, i loro pensieri, invece di essere concentrati, si riempiono di ogni genere di vana immaginazione. Nella loro mente si susseguono, in rapida successione, le cose più banali, dal riparare un laccio di scarpe ai pettegolezzi durante una conversazione della settimana precedente, e alla fine, dopo un’ora, queste persone non hanno raggiunto un bel nulla. Questo li scoraggia.

Si tratta semplicemente di una naturale conseguenza del tentativo di non pensare a nulla. La natura aborrisce il vuoto, e se fate (o provate a fare) vuoto nella vostra mente, le immagini mentali di altri, che riempiono l’atmosfera intorno a voi, accorreranno per riempirla, lasciandovi distanti come sempre dalla consapevolezza della presenza divina. Potete evitare tutto questo iniziando il silenzio con la preghiera.

E’ sempre più facile per la mente dire con consapevolezza “Si compie ora la Tua volontà in me”, dopo aver pregato: “Sia fatta la Tua volontà in me”. E’ sempre più facile dire con convinzione “Dio fluisce in me come vita, pace e potere”, dopo aver pregato: “Fai che la Tua vita fluisca nuova in me, mentre attendo”.

Naturalmente, la preghiera non muta l’atteggiamento di Dio nei nostri confronti, ma risulta più semplice alla mente umana compiere i vari passi che si susseguono con fermezza e sicurezza, piuttosto che fare un grande e ardito balzo fino ad un livello di eminenza e mantenervisi salda sopra.

APRIRE LA MENTE SOLTANTO A DIO

Mentre state concentrando in questo modo i vostri pensieri su Dio, in una chiara conversazione con l’autore del vostro essere, nessuna immagine mentale esterna può riuscire ad entrare per tormentarvi o distrarvi. La vostra mente, invece di essere aperta verso l’esterno, è chiusa ad esso, ed aperta soltanto a Dio, la fonte di tutto il bene che desiderate.

Ripetete le parole molte volte, senza ansia e senza sforzo, non cercando di raggiungere un Dio esterno, là fuori e in alto; ma lasciate che la vostra richiesta sia un quieto, sincero elevarsi del cuore verso qualcosa di più elevato proprio dentro di voi, verso il “Padre in me” (Giovanni 14,11). Lasciate che ciò sia fatto con la placidità e la fiducia di un bambino che parla al suo amorevole padre.

Mentre aspettiamo Dio, dovremmo il più possibile rilassarci sia mentalmente sia fisicamente. Per usare un esempio molto semplice ma concreto, assumete l’atteggiamento del vostro intero essere, come fanno gli uccelli quando si godono un bagno di sole nella sabbia. Anche in questo caso, è necessario mantenere, durante questa esperienza, qualcosa in più di una vaga passività. Dev’esserci una sorta di consapevole, attiva assimilazione di ciò che Dio generosamente ci dà.

Vediamo se riesco a spiegarlo chiaramente. Innanzitutto, ci ritraiamo fisicamente e mentalmente dal mondo esterno. Entriamo “nella tua camera e, chiusa la porta…” (Matteo 6,6) (la stanza più intima del nostro essere, la parte più recondita di noi stessi), volgendo i nostri pensieri all’interno.

Basta dire: “Tu dimori in me; Tu sei qui, ora, vivo; Tu hai tutto il potere; Tu sei ora la risposta a tutto ciò che desidero; Tu ora Ti irradi dal centro del mio essere fino ai sui confini, e fuori nel mondo visibile, come pienezza del mio desiderio”.

Poi rimanete quieti, assolutamente quieti. Rilassate ogni parte del vostro essere, e fidatevi che ciò sta accadendo. La sostanza divina fluisce al centro e fuori nel mondo visibile ogni volta che voi aspettate; poiché è una legge immutabile che “chiunque chiede riceve” (Matteo 7,8). E la sostanza emergerà sotto forma di appagamento del vostro desiderio, se aspettate che accada. “Sia fatto a voi secondo la vostra fede” (Matteo 9,29).

IL POTERE DELLA GRATITUDINE

Se vi accorgete che la vostra mente sta vagando, riportatela indietro dicendo di nuovo: “Si sta compiendo; Tu stai operando in me; sto ricevendo ciò che desidero”, e così di seguito. Non state lì a cercare segni e prodigi, ma rimanete semplicemente quieti e sappiate che proprio la cosa che volete sta affluendo in voi e emergerà sotto forma di manifestazione subito o con un po’ di tempo.

Andate anche al di là di questo e pronunciate parole di gratitudine per questa intima Presenza, perché vi ha ascoltato e risposto, ed ora emergerà nel mondo visibile.

C’è qualcosa nell’atto mentale di ringraziare che sembra portare la mente umana ben oltre la terra del dubbio, in una limpida atmosfera di fede e fiducia, dove “tutto è possibile” (Matteo 19,26). Anche se all’inizio non siete consapevoli di aver ricevuto qualcosa da Dio, non preoccupatevi né smettete di ringraziare. Non tornate a chiedere di nuovo, ma continuate a rendere grazie perché, mentre aspettavate, avete ricevuto, e quel che avete ricevuto diverrà ora manifesto.

E credetemi, presto vi rallegrerete e ringrazierete; non in modo rigido, per senso di dovere, ma per il sicuro ed evidente appagamento del vostro desiderio.

articolo tratto da Lista Sadhana – Guido da Todi – www.guruji.it

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La meditazione è chiarezza, un’assoluta chiarezza di vedute, non puoi pensarci, devi lasciar cadere ogni pensiero. E quando dico:”Devi lasciar cadere ogni pensiero”, non aver fretta di concludere. Io devo usare il linguaggio, ma se dico: “Abbandona il pensiero”, e tu lo fai, mancherai il punto: di nuovo, ridurrai tutto a un fare.

‘Lasciar cadere il pensiero vuol semplicemente dire: non fare nulla. Siediti. Lascia che i pensieri sedimentino da soli; lascia che la mente decanti spontaneamente. Siedi semplicemente, fissando un muro, in un angolo tranquillo, senza far assolutamente nulla. Sii rilassato. Sciolto. Non fare alcuno sforzo. Non andare da nessuna parte.

Come se ti dovessi addormentare, pur restando sveglio: sei sveglio e ti stai rilassando, ma tutto il corpo si sta addormentando. Dentro di te, resti attento, all’erta, mentre tutto il corpo entra in profondo rilassamento. I pensieri  si acquietano da soli, non è necessario che balzi loro addosso, non occorre che tenti di fermali.

Immagina un torrente fangoso… cosa puoi fare, per renderlo limpido? Entrarci e scuoterlo? Non faresti che peggiorare le cose. No, dovresti semplicemente restare seduto sulla riva, in attesa. Non c’è nulla da fare: qualsiasi cosa tu faccia, non faresti che renderlo ancora più torbido. Siedi semplicemente sulla riva.

Osserva, con indifferenza e, continuando a scorrere, il fiume porterà via le foglie morte, e il fango tornerà ad acquietarsi: dopo un po’ ti rendi conto che il torrente è tornato a essere limpido. Ogni volta che un desiderio attraversa la mente, il torrente diventa fangoso. Dunque, siediti semplicemente.

Non cercare di fare nulla. In Giappone, questo ‘semplice stare seduti’ è chiamato Zazen; ci si siede semplicemente, senza fare nulla. E, un giorno, la meditazione accade. Non è che sia tu a crearla, viene a te. E quando viene, la riconosci immediatamente: è sempre stata presente, ma tu non guardavi nella giusta direzione.

Il tesoro è sempre stato presente, dentro di te, ma tu eri impegnato altrove: nei pensieri, nei desideri, in mille cose. Non eri minimamente interessato a quell’unica cosa… e si trattava del tuo stesso essere!

Quando l’energia si rivolge alla sfera interiore – è ciò che Buddha chiama parabvrutti: il ritornare della tua energia alla fonte – all’improvviso consegui la chiarezza. Allora, ogni cosa si schiude davanti a te.

(brano tratto dal libro”Iniziazione alla Meditazione” di Osho)

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Come un uomo che camminasse veloce e, dopo aver pensato “Perchè cammino veloce?
E se rallentassi?”,
iniziasse a camminare più lentamente;
e, dopo aver pensato “Perchè cammino piano?
E se mi fermassi?”, si fermasse;
e, ancora, dopo aver pensato “Perchè sto in piedi? E se mi sedessi?”,
si sedesse; e, infine, dopo aver pensato “Percho mi siedo? E se mi sdraiassi?”,
si sdraiasse; così facendo, l’uomo sostituirebbe le sue attività più impegnative
con quelle via via più leggere.
Analogamente quando un praticante cerca di rivolgere l’attenzione
alla pacificazione dell’origine dei pensieri non salutari,
la sua mente diviene più stabile, acquietata, unificata, concentrata.

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mudra
Qui ed ora. La maggiore difficoltà quando si comincia a praticare qualsiasi tipo di meditazione è la frenetica attività della mente.  Non appena ci si siede a occhi chiusi i pensieri prendono il sopravvento…

Quando cominciamo a meditare ci accorgiamo di vivere immersi in una corrente ininterrotta di pensieri, che si presentano indipendentemente dalla nostra volontà, uno dopo l’altro, in rapida successione.
All’inizio della pratica della meditazione seduta, l’attività dei pensieri distrae continuamente l’attenzione dal compito primario che ci siamo proposti e cioè l’osservazione del respiro.

Per dare continuità e impulso alla meditazione dovremo continuare a ricordarci di ritornare al respiro, quali che siano i pensieri che hanno assorbito la mente in quegli istanti. I pensieri si susseguono nella nostra mente per lo più al di sotto della soglia della consapevolezza, fino al momento in cui, improvvisamente, ci accorgiamo che non stiamo più osservando il respiro e non sappiamo nemmeno da quanto tempo.

A quel punto ti dici:”Va bene ora torno ad osservare il respiro e lascio andare i pensieri che ho in questo momento, qualsiasi essi siano”.

Cerchiamo di trattare i pensieri come dotati dello stesso valore, indipendentemente dal loro contenuto, semplicemente come eventi che si presentano nel campo della nostra consapevolezza, tenendo presente che lasciarli andare non significa reprimerli.

Può essere molto liberatorio renderti conto che i tuoi pensieri sono semplicemente pensieri e non sono ‘te’, né tantomeno la realtà: per esempio, se pensi di dover fare certe cose durante la giornata e non lo riconosci semplicemente come un pensiero, crei con ciò una realtà che ti può opprimere, costringendoti a fare tutte quelle cose.

Il solo fatto di riconoscere i tuoi pensieri come tali, ti libera dalla realtà distorta che possono creare e ti consente di gestire la tua vita con maggiore fluidità.

Questa liberazione dalla tirannia della mente pensante nasce spontaneamente dalla pratica della meditazione, mano a mano che la mente è meno identificata con il contenuto dei pensieri aumenta la sua capacità di concentrazione e calma. Ogni volta che riconosciamo un pensiero come tale e ritorniamo all’osservazione del respiro rafforziamo la consapevolezza e impariamo a conoscerci e ad accettarci di più, non come vorremmo essere, ma proprio così come siamo.

(Giancarlo Giovannini – tratto da Lista Sadhana – Yahoo )

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kinhinMeditazione camminata,

presenza mentale e chiara comprensione

del venerabile Ajahn Sucitto

© Ass. Santacittarama, 2005. Tutti i diritti sono riservati.

Traduzione di Silvana Ziviani.

PER PRATICARE LA PRESENZA MENTALE NELLA CAMMINATA, cerchiamo un luogo all’aperto. L’ideale sarebbe avere un percorso lungo circa venti passi, ma se dobbiamo stare in casa probabilmente dovremmo girare intorno alle pareti di una stanza, invece che avanti e indietro. Insomma in casa dobbiamo un po’ arrangiarci, ma se è disponibile un giardino o un viale è bene usarli. Può darsi che i vicini rimangano sconcertati, potrebbero chiedersi che cosa stiamo facendo e, con molta probabilità, pensare che abbiamo perso qualcosa. Questo perché quando pratichiamo la meditazione camminata non facciamo altro che stare in piedi fermi, poi camminare per circa venti passi, fermarci, stare immobili, girarci e poi tornare indietro; e continuiamo così, andando avanti e indietro. Mentre camminiamo teniamo lo sguardo, l’attenzione degli occhi, leggermente posata sul terreno di fronte a noi, a circa due o tre metri di distanza, in modo che la testa sia appena inclinata verso il basso. Invece di guardare qualcosa in particolare, cerchiamo di mantenere l’attenzione raccolta. Questo è importante perché se cominciamo a guardare tutto ciò che ci sta intorno, saremmo completamente distratti. Ciò che avviene durante la meditazione camminata è che ci sono tante di quelle cose che passano comunque per la mente che è molto utile imparare a mantenere uno sguardo leggero, senza fissarlo su nulla in particolare. Mentre camminiamo avanti e indietro ci accorgeremo presto che quando vediamo qualcosa, la mente subito si fa sentire: “Oh, guarda quel fiore, quell’uccello…”, e la stessa cosa capita con l’udito, il pensiero e le sensazioni. Ma l’idea è quella di mantenere una posizione centrata in modo che le cose scorrano accanto a tale posizione centrata mentre camminiamo.

Per intensificarla un poco, generalmente cerchiamo, camminando, di posare l’attenzione sulle sensazioni dei piedi. Mentre nella meditazione sul respiro l’attenzione è focalizzata sull’inspirazione e l’espirazione, in quella camminata tale attenzione va spostata sulle sensazioni nel piede: il piede sinistro che tocca il suolo, poi il piede destro che tocca il suolo. Questo ritmo agisce come una specie di linea portante, o tema di sottofondo, al quale continuiamo a fare riferimento e a portare la nostra attenzione, man mano che attraversiamo i mutevoli campi della coscienza sensoriale. Quando poi arriviamo al termine del percorso, ci fermiamo e proviamo ad espandere l’intera consapevolezza dalla pianta dei piedi fino alla cima della testa, cercando di immaginarci come un palo o un albero, o semplicemente stando in piedi, in modo che l’intero corpo sia vigile e attento. Chiudiamo gli occhi, inspiriamo ed espiriamo alcune volte, sentendo che sensazioni si hanno a stare in piedi immobili. Poi ci giriamo e torniamo indietro. Ci fermiamo al termine del percorso, stiamo fermi, respiriamo due o tre volte, ci giriamo e riprendiamo a camminare. Mantenetevi sempre tranquilli. Ci sembrerà che la mente corra di qua e di là, ma invece di pensare alla “mia mente” che salta dappertutto, pensate alle cose che saltano tutt’intorno alla mente, limitandovi a lasciare che le cose scorrano a loro piacere, rimanendo calmi e tranquilli. Poi contemplate e notate l’esperienza del cambiamento di tutto, del fluire di tutto.

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La chiara comprensione può essere considerata una forma di riflessione, di considerazione, e ci sono quattro modi per praticarla. Prima, c’è la chiara comprensione nei riguardi dello scopo. Per esempio, quando vi sedete a meditare, notate semplicemente qual è la vostra intenzione. Può darsi che non vi sia molto chiara e potreste pensare: “Be’, perché prima mi sembrava una buona idea”, oppure “perché sono le sette e mezza”. Ma se non riuscite a vedere chiaramente l’intenzione, allora vuol dire che la mente non è perfettamente attenta e che si fanno le cose per abitudine. Anche con la meditazione può capitare che uno faccia le cose così solo per farle, senza sapere perché o cosa stia facendo.

Ciò non significa che c’è bisogno di un’analisi intellettuale delle motivazioni, ma piuttosto bisogna conoscere la sensazione dello scopo che si ha quando sediamo in meditazione. Può essere la sensazione di voler osservare ciò che si sta facendo e di stare attenti a che punto si è o se ci accettiamo: insomma se c’è qualche sensazione che indichi che la mente si sta orientando verso una particolare forma di attenzione. Ciò può aiutare ad esaminare dove dovremmo porre la nostra attenzione, cosa assai importante perché in qualche caso potremmo porre l’attenzione su alcuni oggetti proprio per evitare di essere consapevoli di quello che sta accadendo. Potremmo usare la meditazione come una barriera, forse focalizzandoci sul respiro per non sentire il rimorso o la paura. Potremmo manipolare la meditazione per farla diventare uno strumento utile a sopprimere cose che dovrebbero invece essere riconosciute ed investigate; così invece di osservare lo stato mentale in cui ci troviamo, potremmo osservare le sensazioni fisiche, quando in realtà sarebbe più significativo osservare lo stato mentale. Dobbiamo esaminare perciò il nostro proposito: stiamo cercando di comprendere o di evitare qualche cosa?

Un’altra base della chiara comprensione riguarda il campo o l’ambito in cui agisce, cioè dove viene posta e mantenuta la nostra attenzione. Ci accingiamo a contemplare il corpo, le sensazioni, la mente o cosa? E allora se vogliamo praticare su quella certa base, in modo che sia possibile sperimentare quel dato processo fisico o mentale, attraverso un’ampia gamma di situazioni e di livelli energetici… allora dobbiamo sapere su cosa porre la nostra attenzione e come mantenerla. Poi, nel corso di questa attività, le abitudini mentali porranno tutta una serie di sfide che metteranno alla prova la nostra abilità. Tali ostacoli sono tutte cose da osservare con consapevolezza, in modo che la pratica che stiamo facendo sia in grado di portare alla luce le paure, le preoccupazioni, i pensieri inespressi e gli stati d’animo che abbiamo, che sia cioè in grado di aprire il vaso di Pandora della mente per fare uscire alcune cose e poterle esaminare, notare e vedere come qualcosa che sorge e cessa. Ciò comporta mantenersi sull’oggetto di meditazione, in modo che gli aspetti della coscienza a cui normalmente reagiamo o che reprimiamo, possano essere visti con distacco ed obiettività. Questo ci consente di lasciarli andare. Rimanere dentro questo ambito significa dimorare nell’esperienza diretta, piuttosto che in concettualizzazioni e interpretazioni. Sorgerà allora una comprensione che permetterà al cuore di trovare pace, anziché indugiare in spiegazioni, critiche o speculazioni mentali. E’ questo che intendiamo quando parliamo di trovare il giusto ambito, il giusto luogo, il giusto fondamento come base per la chiara comprensione.

Un’altra base è l’adeguatezza, l’adeguatezza dell’oggetto di meditazione, cioè scegliere un oggetto che produca i risultati giusti. Per esempio, forse non ha alcun senso porre l’attenzione sul respiro se si è stanchi, forse ci porterebbe solo ad addormentarci; c’è altrettanto poco senso a farlo quando la mente è molto agitata, perché non saremmo in grado di venirne a capo. In questi casi è meglio trovare un oggetto di meditazione come le sensazioni nelle mani, o quelle nella testa o nel corpo, o semplicemente la postura. Se c’è desiderio sessuale, contemplate il corpo nelle sue componenti e nei quattro elementi di base; se ci sono rancori o avversione è bene riflettere sul danno personale che questi stati possono causare e cercare di vederli in una prospettiva più ampia. Tali esercizi liberano l’energia mentale per indirizzarla verso obiettivi molto più alti. Perciò l’adeguatezza riguardo all’oggetto di meditazione o riguardo alla quantità di sforzo da impegnare, significa che attraverso la meditazione si può compiere un giusto sforzo, che non è né eccessivo né forzato, ma sufficiente per dare alla mente la motivazione ad applicarsi.

La quarta considerazione che, in un certo senso, comprende anche le altre, riguarda l’illusione, cioè la chiara comprensione dello stato mentale. In altre parole, la capacità di sperimentare queste cose in se stessi e da se stessi, invece di considerarle aspetti della personalità. E’ un po’ complicato. Spesso comporta, prima di tutto, capire le motivazioni e il perché prendiamo le energie e i mutamenti della mente in modo così personale. Su cosa basiamo la nostra auto-stima? Come siamo stati abituati a pensare o stimolati a sentire? Tali programmi e messaggi sono creati e posseduti dalla nostra personalità o è invece tutto il contrario? Ciò non significa negare la personalità, ma piuttosto notare che essa è l’agente invece che l’autore della nostra vita. Se avete orgoglio avete anche avversione.

Così c’è sempre quella necessità di mantenere un punto di vista nuovo. Possiamo cominciare usando un oggetto adeguato per la meditazione, come il respiro, il respiro completo, inspirando ed espirando e notare cosa accade. Possiamo sentirci felici, calmi, confusi o irrequieti, ma se riusciamo a mantenere la presenza mentale che nota queste esperienze mentali che sorgono e passano, allora tutto va bene. Se invece, dopo alcuni tentativi, non riusciamo a mantenere il nostro senso di equilibrio, allora dobbiamo cambiare e trovare un altro oggetto di meditazione, come ad esempio limitarci ad ascoltare il suono della mente o focalizzarci su un altro aspetto del corpo.

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Domanda. La meditazione è solo introspettiva e fissata su di sé, solo uno studio del sé?

Risposta. Questo tipo di meditazione è centrata sul rapporto che hanno le cose con noi, e questo è piuttosto comprensibile, perché in realtà quello che ci sembra il mondo esterno, non è altro che l’immagine che ne abbiamo noi, fortemente influenzata da quello a cui scegliamo di prestare attenzione, come lo riceviamo e cosa ne facciamo. Così l’idea che il mondo e il sé siano separati è completamente fuorviante.

Che cosa è il mondo? Be’, per cominciare è quello che scegliamo di guardare. Per esempio, le alghe blu-verdi possono non avere molto significato per noi, ma potrebbero essere molto interessanti per un biologo. Potrebbe essere il suo intero mondo: conosce le alghe blu-verdi, ma non sa nulla dei sistemi giudiziari. Se fate parte del corpo insegnante, il vostro mondo è per lo più quello. Oppure leggete i giornali e allora il mondo sembra essere la Jugoslavia, l’Iraq o la Somalia e una serie infinita di atrocità ed orrori. Così il mondo è ciò che scegliamo di guardare o quello che è in linea con noi.

Il mondo è anche la maniera in cui percepiamo le cose. Possiamo percepirle dal punto di vista dell’ambizione – come ottenerle – o percepirle a seconda di come ci sentiamo in rapporto ad esse. Possiamo vedere il mondo come un posto spaventoso, un posto in cui bisogna sopravvivere, oppure possiamo percepirlo come un luogo in cui dovremmo essere compassionevoli e gentili. Questi stessi atteggiamenti influenzeranno naturalmente il modo nel quale percepiamo il mondo. Si può anche andare avanti all’infinito, ma in realtà il punto è che non possiamo comprendere il mondo finché non abbiamo compreso noi stessi, ma non possiamo realmente comprendere noi stessi fintanto che non abbiamo compreso il mondo. Questo perché entrambi fanno parte di una totalità, di una continuità, le estremità diverse di una stessa cosa. Si può guardare una delle due estremità del bastone, ma entrambe sono parte dello stesso bastone.

E’ senz’altro vero che alcune persone che meditano possono diventare molto ossessive e suscettibili, ma non è questo lo scopo della pratica. Anzi, significa fraintendere, non capire; la meditazione comprende sempre un elemento di riflessione. L’apprendimento è importante, perché altrimenti rischiamo di rimanere ossessionati o intrappolati nell’egoismo, che può in situazioni particolari essere molto raffinato, come non voler avere più nulla a che fare con il resto del mondo, o voler ottenere alcuni tipi di esperienze piacevoli, o diventare qualcuno di speciale, dotato di qualche particolare conoscenza esoterica. Tali impulsi e istinti possono manifestarsi dentro di noi, è vero, ma lo scopo di questa meditazione non è di svilupparli, ma di comprenderli e trascenderli. Quando c’è presenza mentale e chiara comprensione, quando siamo consapevoli della mente, allora stiamo anche guardando ai tipi di desiderio che abbiamo. Questo non significa diventare moralisti riguardo ai desideri, ma semplicemente va notata la sensazione abbinata al desiderio, quando la mente si rivolge all’esterno. Il punto è comprendere quel movimento che cerca di trattenere e impadronirsi di qualcosa, di essere qualcuno o voler andare da qualche parte: notare quella sensazione come qualcosa di realmente diverso da ciò che è la consapevolezza. La consapevolezza si limita solo a vedere, e poi lascia andare.

In tal modo torniamo sempre alla base della meditazione: al luogo della stabilità, del distacco, della fermezza, della non acquisizione, del non conseguimento, del non divenire, della mancanza di ossessione. E’ un grande fondamento. Più lo rinforziamo, più potremo essere veramente aperti a ciò che in apparenza è il mondo esterno, perché lasciamo andare i nostri meccanismi di difesa o la nostra avidità, il nostro egoismo verso il mondo. Con questo tipo di meditazione, se fatta correttamente, saremo più facilmente in grado di evitare queste abitudini, questi modelli di comportamenti mentale, ed essere realmente molto più aperti e sensibili verso il mondo.

Ma è anche vero che spesso dobbiamo attraversare questi stati ossessivi. A volte la mente se ne esce con le paranoie più assurde, cose ridicole che non hanno nemmeno un senso. Così quando abbiamo un pensiero ossessivo che ci assilla, la cosa da fare è non irritarsi, pensando di essere diventati pazzi o chiedendoci cosa possa mai significare, ma notarlo e rimanere centrati. Notiamo il sorgere del pensiero e invece di seguirlo, crederci o negarlo, limitiamoci semplicemente a notarlo come un pensiero che attraversa la mente. La mente può pensare qualsiasi cosa, e inizierà a farlo proprio quando cominceremo a privarla di qualche oggetto speciale da pensare. Questa è una pratica di non-ossessione e di non-sé, per poter vedere che tutto è solo roba da lasciar andare.

Diane Eshin Rizzetto
Svegliati a Ciò che Fai!
Una pratica zen per incontrare ogni situazione con intelligenza e compassione

Guida spirituale del Bay Zen Center di Oakland, California, l’autrice presenta una pratica semplice ma straordinariamente efficace per incontrare ogni istante della nostra vita con presenza mentale, usando i precetti zen come strumenti per sviluppare un’acuta consapevolezza delle motivazioni che si nascondono dietro il nostro compor-tamento. In questo modo ogni situazione della vita diventerà il nostro maestro, permettendoci di spezzare le reazioni abituali e di comprendere come la nostra gioia è intimamente collegata alla felicità e al benessere di tutti coloro che ci sono vicini.

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loto1Siete degli esseri umani, il che significa che pregate. Tutti pregano. State pregando anche in questo momento, solo che non ve ne rendete conto. E’ questa mancanza di consapevolezza, o ignoranza, che ha portato l’umanità sull’orlo dell’annientamento.

Voi state pregando, emanando una forza invisibile e potenzialmente pericolosa, quando vi sforzate per raggiungere uno scopo; quando siete entusiasti o depressi, quando vi sentite minacciati o infelici. E pregate ogni momento desiderando e sperando, desiderando e sperando che i vostri piani si realizzino, che quel che state facendo abbia successo.

Voi state pregando quando desiderate qualsiasi cosa.

Pregate ogni momento anche aspettandovi le cose, aspettandovi che ciò che possedete sarà lì quando ne avrete bisogno, che il vostro partner vi ami ancora, che la morte non vi disturbi oggi.

E quando siete impazienti e inquieti, arrabbiati o desiderosi di sesso, state pregando molto intensamente.

Esistere e sopravvivere in questo mondo come persona è un’attività di preghiera costante. Raggi od onde di forza vitale s’irradiano da voi al mondo esterno sotto forma di proiezioni continue. Più siete concentrati ed intensi siete in un certo momento e più forti e più impetuose saranno le vostre personali onde di preghiera. Talvolta raggiungono l’intensità della violenza.

Tutto questo sarebbe innocuo se le onde di preghiera che fuoriescono da noi fossero inefficaci come tutti sembriamo immaginare. Ma non sono inefficaci. Sono anzi molto potenti ed hanno un valore cumulativo. La loro forza si è andata accumulando sin dall’inizio dei tempi: onde di preghiera lottano tra loro per risolversi in circostanze nel mondo, e continuano a farlo per secoli dopo che le generazioni che le hanno generate con la loro preghiera sono state dimenticate.

Il risultato è che uno stupendo fermento di preghiere inesaudite, un potente campo di forza, si è accumulato intorno alla semplicità della Terra e dei suoi abitanti.

Ed ora questa forza a raggiunto, per così dire, un punto d’infiammabilità, non solo per qualche nazione ma per tutte le nazioni.

L’effetto combinato di tutte le preghiere dell’umanità discende in ondate continue sull’umanità stessa: disastro dopo disastro, da qualche parte del mondo, giorno dopo giorno, ma mai così vicino a tutti noi come adesso. Questi effetti sono la condizione del mondo in qualsiasi momento, le circostanze in cui voi ed io e il resto della gente del mondo dobbiamo sforzarci di vivere le nostre piccole vite.

LA GIUSTA PREGHIERA

Per pregare nel modo giusto non dovete pregare perché accada o non accada qualcosa nel mondo.

Non dovete pregare chiedendo che il malato guarisca o chi ha tanti guai non li abbia più. Non dovete chiedere di capovolgere la condizione di alcuno, né pregare perché qualcuno riceva qualcosa. Pregare per le persone in questo modo non fa altro che trasferire le disgrazie da un posto all’altro.

Se le preghiere funzionano nell’aiutare una persona (e talvolta in effetti funzionano perché tutte le preghiere operano verso il successo) state tuttavia prendendo qualcosa da qualcun altro da qualche parte nel mondo, e le condizioni di questa persona quindi peggiorano.

Pregare per le persone libera forza. Tuttavia, ciò di cui gli afflitti in questo mondo hanno bisogno non è più forza, ma più potere, più vita e più amore. Il potere è tutto positivo, mentre la forza è positiva e negativa, e perciò crea il mondo degli opposti, il mondo del dolore e del guadagno.

Quando pregate perché una particolare persona venga salvata, lasciate fuori qualcun altro. Perciò turbate l’equilibrio della vita e create quella condizione d’ingiustizia che richiede che qualcuno perda perché qualcun altro guadagni. Bisogna pregare perché tutti vengano benedetti, non soltanto
qualcuno che volete voi.

Per pregare nel modo giusto dovete resistere all’impulso di pregare perché delle particolari persone vengano salvate. Invece, mantenete semplicemente nella vostra mente l’immagine di queste persone, del vostro amore per loro, inamovibile dentro di voi. Non pensate a queste persone, ossia non lasciate che quest’immagine si muova. Sorridete un poco; se siete in contatto con l’amore dentro di voi, questo avverrà naturalmente. Non consentitevi di pensare al passato, alla vostra tristezza o alla vostra solitudine; e non piangete. Una qualsiasi di questa cosa sottrarrà potere alla vostra
preghiera. Rimanete con l’immagine/conoscenza e con l’amore.

Resistendo all’impulso di pregare per una persona in particolare, non usando quindi la forza che è il modo tipico di agire del mondo, dentro di voi si libera il potere della vita e dell’amore. E poiché state trattenendo in voi l’amore che provate per loro, il potere che ne deriva raggiungerà proprio le
persone che volete raggiungere. Esse riceveranno conforto in qualche modo, anche se le loro circostanze potrebbero apparentemente rimanere le stesse, perché tutte le cose devono morire, così come alcune cose devono fallire. Ma voi avrete liberato nell’esistenza il potere del bene non contaminato dal desiderio personale.

Il potere della preghiera, a differenza della forza della preghiera, non priverà di qualcosa qualcuno per guarire o confortare la persona di cui vi preoccupate. Il potere andrà dovunque ce ne sia bisogno nel mondo senza avere alcun effetto dannoso, negativo.

E non cercate di pregare per “tutti”.

Voi ed io non siamo abbastanza grandi, né abbastanza giusti né abbastanza saggi, amorevoli, umili e disinteressati per pregare per la terra per tutta la sua gente. Per prendervi la responsabilità di una simile preghiera dovreste essere come la vita stessa, il potere stesso. E allora non ci sarebbe nemmeno bisogno della preghiera, né di chi prega.

Capite questo? Con la nostra preghiera, che è una proiezione di noi stessi e delle nostre preferenze, noi non facciamo che impacchettare la bontà della Terra, e di coloro che vanno e vengono su di essa, in un mondo miope e ingiusto.

E’ tuttavia possibile trovarsi in un continuo stato subconscio di giusta preghiera, essendo grati ogni momento per il bene nella vostra vita. Questa diviene un’emanazione naturale, anche se non normale, una volta che avete rinunciato alla forza personale per il potere impersonale.

Pregate più spesso che potete senza alcuna immagine nella vostra mente. Pregate per essere tutt’uno con la vita, con il bene, con la Terra, con la fonte, con Dio. Ma nella vostra vita esterna dovete accompagnare questo tipo di preghiera con un sincero sforzo di liberarvi dalla rabbia, dall’impazienza, dal risentimento e dai sentimenti negativi. Sono tutte cose personali.

Trovate la vita dentro di voi. Non pensateci, sentitela. Siete vivi, no? Perciò la vita dev’essere lì. Paragonata con i vostri sentimenti e pensieri personali, la vita è estremamente sottile e di solito viene sopraffatta. Ciononostante, trovatela. Sentitela. Siate la vita.

Smettete di darvi al mondo. Datevi alla vita. Affondate nel bene della vita, perché il bene dentro di voi è vita.

Allora il potere opererà in voi e attraverso di voi. Scoprirete che state veramente servendo le persone nel mondo. E saprete che state venendo alla vita.

Il potere è con voi, se rinunciate alla forza.

LA PREGHIERA PIU’ POTENTE

La preghiera implorante è chiedere qualcosa.

La preghiera più semplice e più potente è quella in cui offrite continuamente i vostri sentiti ringraziamenti per quel che vi è stato dato nella vostra vita.

“Grazie, grazie, grazie” è la preghiera.

Questo è dare senza ottenere niente in cambio.

Ognuno ha qualcosa di cui essere grato. Ognuno ha qualcosa di buono nella propria vita. Ma è nella natura umana concentrarsi perlopiù su difficoltà e problemi, e non sul bene.

La cosa straordinaria è che più ci fermiamo per riconoscere il bene, e più i problemi e le difficoltà spariscono, o vengono presto risolti.

E’ tutta una questione di consapevolezza. Ci vuole consapevolezza per essere coscienti del bene; bisogna, invece, non essere consapevoli per ritrovarsi assorbiti nei problemi e nelle difficoltà.

In questi momenti di sentita preghiera, quando non potete fare a meno di rendere grazie all’innominabile fonte di ogni bene, siete veramente santi.

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