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Cosa è l’Amore

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<CHE COSA INTENDIAMO PER «AMORE»?>

(Testo tratto dal libro ‘Da Cuore a Cuore’, Ubaldini Editore)

(di Mario Thanavaro)

[Santacittarama, marzo 1995]

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Che cosa intendiamo per «amore»?

Questa parola è stata usata per esprimere l’intera gamma delle emozioni umane che scaturiscono dal desiderio, dall’attrazione, dall’affetto, dall’interesse per un altro essere. Un’ampia gamma di esperienze viene espressa con un’unica parola, e per questo è talvolta difficile avere una comprensione chiara e precisa del significato della parola amore.

Penso sia utile parlare dell’amore a due livelli di esperienza.

A livello umano, con amore intendiamo un desiderio, il volere per noi quella persona o quella cosa, e pensiamo che questa sia la massima espressione dell’amore umano. Ci piace qualcuno e diciamo immediatamente «ti amo», intendendo esprimere il profondo apprezzamento o il desiderio per la cosa che amiamo e che vogliamo per noi.

Dobbiamo riconoscere che, a livello umano, muoviamo da un senso di profonda separatezza. Questo modo di sentire deriva dal fatto che percepiamo noi stessi come esseri separati da ciò che percepiamo con i sensi. L’atto di separazione all’interno della coscienza suscita il bisogno dell’altro, il bisogno di unirci a ciò che viene percepito come esistenza separata dalla nostra.

In termini funzionali, il senso di separatezza è una realtà che richiede una notevole qualità di energia per la nostra sopravvivenza. A questo livello relativo abbiamo bisogno delle cose che consideriamo desiderabili. Quando sentiamo fame abbiamo bisogno di mangiare, possiamo esprimere scelte e preferenze riguardo al cibo che vorremmo, e anche queste preferenze sono indicate con la parola amore. «Amo il pesce con le patate fritte», «amo molto gli spaghetti al sugo».

Su questo stesso livello istintuale guardiamo alle persone e alle cose con l’idea di volerle per noi, per usarle, consumarle e soddisfare così il nostro desiderio istintuale.

Se riflettiamo alla forte spinta del corpo fisico alla procreazione, vediamo come l’impulso e il desiderio sessuale occupino molto spazio mentale. In tale spazio sentiamo ed esprimiamo il bisogno di unirci a ciò che viene desiderato, che in genere è un altro essere umano.
Questo desiderio di unione viene spesso vissuto a livello molto istintuale, molto fisico, e cioè a livello sessuale. Anche qui interviene la parola amore, infatti il rapporto sessuale viene indicato come «fare l’amore». Ma dev’esserci qualcosa in più del semplice desiderio, della passione o della concupiscenza, perché nel cuore si generi l’espressione autentica e il significato profondo dell’amore.

Molte volte manchiamo di esplorare i nostri desideri e sentimenti, e in questo modo ci impediamo di andare al di là del livello istintuale. La vera espressione dell’amore si ha quando perdiamo il senso di separatezza nell’atto di incontrare, di avvicinarci e di unirci a qualcuno o a qualcosa. L’amore è infatti quell’esperienza di fusione e unità che deriva dalla comprensione della nostra natura fondamentale, che è essere parte del tutto.

Per poter raggiungere questo livello dobbiamo andare al di là della natura istintuale. Questo significa, essenzialmente, raggiungere una migliore comprensione del fondamento dell’esistenza umana, per diventare esseri completamente umani.

Nel corso della vita, è probabile che abbiamo sperimentato alcuni livelli d’amore all’interno della gamma di esperienze che ci permettono di maturare, e abbiamo certamente imparato a collegarci a tale esperienza senza essere influenzati dall’apparenza delle cose. Quindi, gran parte della padronanza necessaria a vivere la nostra esistenza è connessa con la parola amore e il suo vero significato.

Per questa ragione, in molte tradizioni e insegnamenti spirituali ci viene detto di amare noi stessi. Solo chi ama veramente se stesso può amare gli altri, solo chi è veramente integro e unito in se stesso può portare armonia e amorevolezza per aiutare gli altri a crescere in questi valori.

Per amare noi stessi dobbiamo superare ogni senso di colpa, ogni risentimento, ogni sentimento di avversione o di odio.

Dobbiamo riconoscere l’importanza della qualità della purezza, cioè riscoprire il potere delle intenzioni. È all’interno delle intenzioni che gettiamo il seme che condurrà all’esito delle nostre azioni. Se le nostre intenzioni sono ancora nel campo della modalità dualistica di percezione, sono contaminate dalla mancata comprensione della realtà delle cose. Guardare alle nostre intenzioni ci permette quindi di capire il movimento che sorge dalla mente. Ovviamente, per riuscirci dobbiamo sviluppare una maggiore consapevolezza. Dobbiamo arrivare a conoscere la mente nel suo aspetto relativo e assoluto.

L’aspetto relativo della mente è il movimento prodotto dai pensieri fondati su un legame karmico di causa ed effetto. L’aspetto assoluto della mente si rivela, invece, quando andiamo al di là delle apparenze, quando andiamo al di là del continuo chiacchiericcio dei pensieri. Per questo la meditazione ci incoraggia ad approdare a un punto fermo, in modo da avere un’esperienza diretta della chiarezza e della vastità della mente e del silenzio. Questa chiarezza e questo spazio sono una manifestazione della purezza della conoscenza del qui e ora.

La fiducia in tale esperienza ci permette di fonderci completamente con l’esperienza dell’amore universale. Per coloro che vogliono percorrere questo sentiero la porta del cuore è aperta, ma è possibile entrare in questa dimensione solo se risolviamo i nostri conflitti interiori. Per fare un passo avanti è necessaria una grande onesta e integrità.

Anzitutto dobbiamo riconoscere tutte le aree di conflitto interiore. Dobbiamo risolvere le tensioni interiori che proiettiamo all’esterno sulle persone e le situazioni. Smettere di prendercela con gli altri e di incolparci per ciò che forse abbiamo sbagliato in passato fa parte del processo di guarigione della ferita interna.

Prenderci cura di noi stessi richiede attenzione e tenerezza. Ciò non significa essere addolorati per se stessi o abbandonarsi alle emozioni. Significa essere più presenti e responsabili per ciò che sentiamo e per il modo in cui esprimiamo i nostri sentimenti. Riportare tutto al centro, riportare tutto a fuoco permette alla mente di unificarsi e di scoprire una grande energia. Questa energia è un fuoco ardente che purifica la mente e il corpo. Dobbiamo mettere tutto in questo fuoco. Così, con grande devozione e umiltà, entriamo in contatto con lo spazio interiore del nostro essere, muovendoci verso di esso con una forte passione per perderci in esso. Quello che diamo è incondizionato, perché siamo totalmente impegnati nel processo di purificazione e di abbandono di noi stessi.

Sappiamo quanto sia difficile perdonare. Sappiamo anche quanto a volte sia difficile dare e ricevere. Perdonare, dare e ricevere sono parte del processo di riconciliazione di noi stessi, perché senza riconciliazione non può esservi alcuna base per vivere insieme in comunione totale. Ciò che sto cercando di dire è che ogni espressione d’amore deve essere totalmente purificata in noi stessi attraverso la scoperta della vera natura del nostro cuore. Se non ci impegniamo in questa direzione non faremo che continuare a guardarci in giro cercando di gratificare la pancia e i sensi con esperienze d’amore, ma perderemo di vista l’aspetto essenziale e non saremo mai appagati.

Se guardiamo alla nostra vita in questo modo potremo portare al livello della coscienza qualsiasi blocco e difficoltà che stiamo vivendo o abbiamo vissuto in passato. Tutti vogliamo essere amati. Tutti soffriamo per la mancanza d’amore nel mondo. Forse per questa ragione usiamo tanto la parola «amore» nella letteratura, nelle canzoni e nei discorsi. Non facciamo che affermare quanto abbiamo bisogno di questa esperienza.

Le nostre diverse aspirazioni filtrano attraverso i molteplici livellidel nostro essere, condizionati dal grado della nostra consapevolezza, e per poter esprimere questo amore che desideriamo così ardentemente dobbiamo collegarci alla fonte dell’amore. È nel momento del rilassamento interiore, nel momento della serenità e della gioia che acquisiamo una nuova prospettiva del mondo e ovviamente di noi stessi, dato che il mondo coincide con noi e con il modo in cui ci percepiamo. In questo modo possiamo approfondire l’esperienza dell’amore, perché è l’apertura del cuore e della mente che ci permette di ricevere quello che è già qui da sempre.

Se vogliamo parlare di una pratica, se vogliamo realmente valutare come indurre tale risveglio o come iniziare questo processo di trasformazione interiore, dobbiamo riconoscere che, fino a quando il desiderio rimane espressione di una prospettiva dualistica di noi stessi e del mondo, tale desiderio velerà la realtà facendocela percepire come molto, molto lontana da noi. Intrappolati nella falsa percezione di noi stessi e del mondo, corriamo di qua e di là cercando di appagare la nostra fame. Valutate quanta sofferenza derivi da questa corsa affannosa. Il movimento prodotto dal desiderio ardente e dall’impulso ad afferrare è il movimento dei desideri insoddisfatti, in cui il desiderio è la tensione tra noi e ciò che percepiamo come diverso da noi, o persino opposto a noi. Così non può esservi pace.

Passiamo la maggior parte del tempo in uno stato di agitazione, correndo da un luogo all’altro alla ricerca di esperienze, ma sappiamo che solo arrivare a una spiaggia dove distenderci a riposare, solo uno stato di riposo permette alla mente di riguadagnare una prospettiva autentica. Da questo punto potremo vedere per la prima volta il movimento delle cose, come un viaggiatore che si fermi per un istante e che per la prima volta veda la strada che stanno percorrendo altri viaggiatori, che non aveva mai notato prima perché era egli stesso un viaggiatore.

Fermarsi è un passo importante nella pratica della meditazione. Concentrando la mente, ad esempio sul respiro, possiamo osservare il movimento e il riposo. Inspirando osserviamo il movimento dell’aria che entra nel corpo e una pausa prima dell’inizio dell’espirazione. Questo identico ciclo è presente in tutte le esperienze umane e in ogni movimento dell’universo. Un movimento e una pausa. Comprendere l’unità di questi due momenti è comprendere la funzione dell’amore nell’universo. Alcune tradizioni religiose dicono che la creazione deriva dall’immobilità e che è un atto d’amore. L’amore è quindi il movimento che deriva dall’immobilità, che nasce da una libertà interna che può solo dare totalmente, incondizionatamente. Questo dare senza pensare di ricevere qualcosa in cambio è un’espressione della nostra vera natura, e quindi un’espressione d’amore. Per questa ragione veniamo esortati a essere come una madre, pronta in ogni momento a dare la vita per il bene del suo unico figlio.

La capacità di sacrificare noi stessi in ogni momento richiede molta attenzione verso ciò che amiamo di più. Per questo non dovremmo cedere la nostra virtù per soddisfare i nostri desideri. Proteggere la nostra virtù è proteggere quel figlio. Proteggere la virtù significa assumersi la responsabilità del nostro ruolo di esseri umani nella famiglia umana. Non fare il male agli altri e a se stessi è fondamentale per poter crescere ed essere la vera espressione di  quell’amore che abbiamo cercato tanto a lungo, e infine per accettarela nostra stessa morte che ci permetterà di guardare indietro alla vita trascorsa e riconoscere che quello che ci era stato affidato era un dono meraviglioso, un dono d’amore.

Guardare alla vita come un dono prezioso da custodire, curare, proteggere e lasciar andare ci permetterà di andare incontro alla morte con cuore aperto. Così, vivere e morire saranno ancora una volta espressione di quel ciclo che trova nel loro compimento la risposta all’umana ricerca d’amore.
articolo tratto da Lista Sadhana – Yahoo – Guido Da Todi

Bibliografia consigliata:
1] ‘Da Cuore a Cuore’, Ubaldini EditoreMario Thanavaro
2] “La via dell’Amore“, Oscar Mondadori – Dalai Lama
3] “Il risveglio del cuore“, Libreria editrice psiche – Osho
4] “L’educazione del cuore“, Oscar Mondadori – Kahlil Gibran

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Vorrei spiegare il significato della compassione, che è spesso mal compreso. La vera compassione non si basa sulle nostre proiezioni e aspettative, ma, piuttosto, sui diritti dell’altro: indipendentemente dal fatto che l’altra persona sia un amico intimo o un nemico, nella misura in cui detta persona vuole pace e felicità e vuole evitare la sofferenza, su questa base possiamo sviluppare una genuina preoccupazione per i suoi problemi.

Questa è la vera compassione. Di solito, quando siamo interessati alla sorte di un amico intimo, chiamiamo quest’interesse “compassione”; ma non è compassione, è attaccamento.

Anche nel matrimonio, in quei matrimonï che durano poco, ciò avviene a causa dell’attaccamento.

I matrimoni durano poco a causa della mancanza di compassione; c’è solo attaccamento emotivo, basato sulle proiezioni e sulle aspettative.

Se l’unico legame fra amici intimi è l’attaccamento, allora anche un’inezia può indurre un mutamento delle proiezioni. Non appena le proiezioni cambiano, l’attaccamento scompare, perché quell’attaccamento era basato solo sulle proiezioni e sulle aspettative.

È possibile avere compassione senza attaccamento e, similmente, provare rabbia senza odio. Di conseguenza dobbiamo chiarire le distinzioni fra compassione e attaccamento e fra rabbia e odio.

Tale chiarezza ci è utile nella vita quotidiana e nell’impegno per la pace nel mondo. Ritengo che questi siano i valori spirituali di base per la felicità di tutti gli esseri umani, che siano credenti o meno.

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(Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama – © copyleft perle.risveglio.net)

Libri sulla Compassione

La nostra esistenza sulla terra dipende dalla Compassione di Dio, eppure il suo significato ci sfugge. Sri Chinmoy spiega che per capire la Compassione, prima dobbiamo riconoscerla e per riconoscerla dobbiamo prima sperimentarla. E’ la Compassione di Dio che ci modella, ci guida e ci illumina ad ogni passo del nostro viaggio attraverso la vita. La Compassione divina è come una pioggia scrosciante sulle nostre vite. Più preghiamo Dio per ottenere Compassione, più Egli ci inonda con la Sua Compassione. Sri Chinmoy dice che in cambio, Dio ci chiede solo di distribuire questa Compassione ai nostri compagni di viaggio sulla terra.

Comprendere e amare gli altri per vivere in armonia col mondo

Il Dalai Lama ama ripetere che lui è un uomo qualunque. In realtà, le sue parole e il suo insegnamento sono molto distanti dai miti contemporanei. Come ignorare il fatto che la competitività esasperata, la rabbia, l’invidia e l’intolleranza sono alla base di molti rapporti umani, da quelli famigliari a quelli religiosi o politici? Svolgendo con parole pacate e argute un ragionamento inoppugnabile, Sua Santità ci dimostra invece che questi atteggiamenti sono distruttivi per gli altri ma soprattutto per noi stessi, e dunque dobbiamo addestrare la mente a un approccio completamente diverso: l’amore e la compassione, cioè il desiderio di aiutare gli altri, nostri inseparabili e necessari compagni di viaggio lungo il cammino esistenziale. Se infatti impariamo a riconoscere questa totale interdipendenza, ci diventerà chiaro che ogni nostra azione e pensiero dovrà rivolgersi verso il bene comune. Certo, non è un compito facile, piuttosto un’arte: l’arte di costruire insieme un mondo migliore.

Consigli semplici per una vita di consapevolezza e compassione

Cuore zen è un libro cristallino. La lettura è leggera e scorrevole, tanto che a volte sembra difficile cogliere la profondità delle esperienze che descrive.

Per amore di chiarezza l’autore divide il percorso meditativo in tre fasi, e riesce così a tracciare un quadro esaustivo, semplice,
ma non semplicistico, del sentiero della pratica. Secondo Bayda, l’io in quanto ‘me’, in quanto personalità, sé individuale, ha necessità di essere esplorato al fine di compiere un percorso spirituale completo, e ciò avviene nella ‘fase del me’. Ma la conoscenza di sé, dei propri meccanismi di difesa, dei propri schemi emotivi, non esaurisce la comprensione cui da accesso la meditazione.

‘Essere consapevolezza’ ed ‘essere gentilezza’ non sono solo possibilità effettive dell’uomo, sono la sua vera natura.

L’autore illustra gli ostacoli, diversi per ognuno, ma riconducibili ad alcuni meccanismi ripetitivi, così come i pilastri della pratica e le qualità necessarie al risveglio.

Egli non insiste sul primato di una via sull’altra, pur definendosi insegnante di zen, e si concentra piuttosto su una disamina attenta ed esauriente di un cammino di realizzazione, esprimendo in tutta la sua complessità le vicissitudini umane di qualcuno che ha cercato risveglio e compassione. Il volume si completa con alcuni interessanti suggerimenti pratici ed esercizi per accogliere tutti gli eventi della vita, invece di fuggire, arrabbiarsi o tentare invano di controllarli.

Discepolo di Charlotte Joko Beck, la fondatrice della scuola di zen americano Ordinary Mind, Ezra Bayda insegna una pratica zen spogliata di ogni connotazione orientale e ridotta all’essenziale: essere presenti alla vita quotidiana con attenzione e consapevolezza. Questo è il segreto, sorprendentemente semplice, della vita spirituale: basta applicarlo nella propria vita quotidiana e il mondo intero diviene il nostro maestro, ci risvegliamo alla sacralità della vita e siamo colmi naturalmente di compassione per tutti gli esseri.
Ma semplice non significa facile, e certo non è facile essere presenti agli aspetti più dolorosi o imbarazzanti della vita. Cuore zen
insegna una pratica in grado di trasformare le esperienze difficili in stadi preziosi del sentiero spirituale e di rendere la consapevolezza un’abitudine quotidiana.

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Amare è essere  Amore, integralmente.

Amare è completa percezione dell’unità della mente: piena consapevolezza che ogni percezione è la mente che percepisce se stessa.

Amare è consapevolezza che il mondo percepito è interiore, perché accade nella mente. La fantasia che il mondo “esteriore” è veramente tale è una patologia del non Essere Amore.

Amare è piena consapevolezza dell’unità della Totalità. L’Amore è veritiero e non può esserci al cospetto di falsa percezione, esperienza di divisione. L’unità è sempre, percepire la (presunta) separazione significa celarsi l’Amore. Quando c’è Amore non c’è chi Ama qualcosa o qualcuno, c’è solamente Amore, piena consapevolezza dell’Uno Totale.

Amare è piena consapevolezza che il prossimo è parte di se stessi. Ciò che percepiamo e definiamo il prossimo appare in noi stessi (individuo). Il prossimo (altro processo individuale) fa parte di Se stessi Totalità e scaturisce da Se Stessi Realtà.

Amare non è solo piena consapevolezza che il conosciuto è uno con il conoscitore. Essere Amore è eguaglianza del conosciuto e del conoscitore.

Amare è compiuta conoscenza di se stessi: integrale conoscenza del sé di sé.

Amare è pura Conoscenza di essere esente da pensieri[1].

Amare è Equilibrio, non equilibrismo.

Amare è Pace della pura percezione di essere. I conflitti sono segnali di mancanza di Amore.

Amare è totale difetto di emozioni diverse dall’Amore.

Amare è assenza di sforzo.

Amare è la forza dei Forti, la forza è l’arma dei deboli.

Amare è la Forza della Pace: dove c’è Amore non c’è bisogno di forze di pace.

Amare è consapevolezza che in Realtà nessuno nasce e nessuno muore. È consapevolezza dell’illusorietà della vita temporale e della Realtà di Quella Eterna. Chi Ama costantemente ha sconfitto la morte, consapevole che la Reale Identità Sussiste Immortale.

L’Amore È la risposta prima al puro percepirsi: Essere Amore è percepirsi integralmente senza immaginarsi.

L’Amore è vero, non pio.

Amare è Verità. Nell’essere Amore la mente scopre la Verità oltre ogni parola.

L’Amore è la base di tutte le emozioni e nemmeno le più nocive possono alcunché all’Amore. Impediscono all’Amore di illuminare la vita, ma non possono esserci senza le Sue fondamenta.

L’Amare implica il Discernere il Reale (Reale Identità) dall’irReale (Manifestazione). Percepire l’universo come (se fosse) Reale impedisce di Amare.

L’Amare è contraddistinto dalla consapevolezza di essere (lui stesso) un’illusione e che soltanto la sua Origine (Reale Identità) è Reale.

L’Amore è uno: c’è soltanto una forma di Amore.

L’Amore è la forma in cui appare ogni altra forma.

L’Amare esclude l’identificazione con il finito e l’ignoranza riguardo all’Infinito.

Amare significa percepire il mondo nella sua sostanza, profondamente: come parte di sé individuo e di Sé Totalità e come emanazione di Sé Realtà.

Amare è affrancamento da proiezioni e pregiudizi: le constatazioni dell’Essere Amore sono le più obbiettive.

Amare è libertà dall’inquinamento emotivo – concettuale collettivo. Essere Amore è la condizione base per essere un vero libero pensatore, libero di pensare affrancato da tutto.

Amare è totale assenza di paure. I timori non trovano spazio nel regno dell’Amore. La paura è l’opposto dell’Amare. Le paure indicano che c’è identificazione con il corpo fisico, massima forma di finito. L’Amore è invece piena consapevolezza riguardo all’Infinito.

L’Amare non conosce attaccamento: consapevole della Realtà non può essere in alcun modo scosso dall’irReale.

Amare significa essere guaritore dell’umanità intera senza immaginarsi salvatore: medicare il prossimo con l’Amore è una spontanea espressione dell’Amare.

L’Amare stimola automaticamente (anche senza proferir parola) il prossimo a volgersi verso l’Origine per permearsi interamente di Amore e scoprire che in Realtà La è (non come individuo, come Realtà).

L’Amare reindirizza il cercare da dove non c’è nulla da trovare (presunto mondo “esteriore”) a dove si è Amore (inizio della percezione di sé). Quando si ricerca adeguatamente, si trova l’Amore anche nel mondo (ma non nel modo) in cui prima si cercava senza trovarlo, perché immaginando che si trattasse di un mondo veramente esteriore, si impediva all’Amore di convertirlo integralmente.

L’Amore non può illuminare subito la stanza le cui finestre sono chiuse, ma (dalla porta dell’attimo presente) entra in ogni stanza e prima o poi vi sboccia Luce.

Il linguaggio dell’Amore è uno e in potenza compiutamente comprensibile a tutti. Non tutti vogliono però udirlo, trincerati nel loro ricercare Amore in modo errato, nella sofferenza, nell’autocommiserazione, nell’autopunizione, nel conflitto…, magari dedicandosi pene d’inferno perché immaginano di non meritare il Paradiso o perché fantasticano che si tratta della via verso il Paradiso.

Essere Amore è Essere il Paradiso. Non esserLo è saliscendere continuamente tra inferno e purgatorio.

Il messaggio dell’Amore è comprensibile da tutti i cuori aperti a farlo proprio. L’intelletto rigido e il cuore duro sono zone d’ombra destinate a rimanere analfabete del linguaggio dell’Amore.

Il linguaggio dell’Amare è universale, non solo mondiale, ma rarissimi Lo esprimono, essendoLo. L’analfabetismo verbale è praticamente nullo rispetto all’ignorare il linguaggio dell’Amore. Rarissime le zone franche, le menti che sono integralmente Amore.

Vedere il mondo nella Luce dell’Amore è Naturale. L’Amore è la sostanza dell’universo, ma raramente il mondo è percepito come Amore. Percepirlo così può sembrare addirittura un evento eccezionale. Lo è perché raro, non perché innaturale o sovrannaturale.

L’Amore è la risorsa mondiale numero uno. Senza Questo Capitale non ci sarebbe il mondo. L’Amore è una ricchezza inestinguibile, ma rari trivellano abbastanza a fondo il sé per farLo emergere e irrorare il sé. Ignari del Capitale in loro, per accumulare averi stimolano conflitti, malvagità, odio, rancore, invidia, miseria… Miserabili, potrebbero scoprire di essere (in Verità) la Totalità e invece si dannano per avere qualcosa, che anche se può sembrare tantissimo è irrisoria cosa rispetto al Tutto.

La ragione primaria della povertà del e nel mondo è l’indigenza di Amore. Il mondo potrebbe essere compiutamente Amore, “basterebbe” che l’umanità cercasse la sua Ricchezza nel modo giusto. La Ricchezza dell’Amore stimola ulteriore Ricchezza. La ricchezza che crea miseria è invece miserabile come quelli che la creano e possiedono.

Trasformarsi nel Regno dei Cieli in terra è il modo migliore per contribuire alla realizzazione di un mondo dove Regna l’Amore.

Cambiate mente, poiché è vicino il regno dei cieli.[2]

Giovanni il Battista

Cambiate mente, il Regno è più che vicino. È proprio qui, ora. Togliete i veli dell’immaginazione e Lo scoprirete, Lo sarete.

Parole di un figlio che si è Riconosciuto Padre

[tratto da http://www.andreapangos.it/amare_amore_essere_amore.html%5D

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