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Archive for the ‘Elisabetta Mastrocola’ Category

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Verso la sorgente inalterabile della gioia

GIOIA è una parola che abita poco il linguaggio e l’immaginazione. FELICITÀ è una parola presente nel pensiero come l’obbiettivo da raggiungere; eppure, a soffermarsi sul dettaglio, è davvero impercettibile la differenza fra le due.

Cosa ci dicono etimo e vocabolario?

GIOIA da GAUDIO, CONTENTEZZA: stato d’animo di intensa allegria e contentezza.

FELICITÀ da FELICE, FERTILE, NUTRIENTE  (dalla stessa radice di FECONDO) : condizione di chi è pienamente appagato nei suoi desideri.

La differenza fra i due termini diventa adesso più significativa, perché la FELICITÀ è l’effetto di una causa: l’appagamento dei desideri; mentre la GIOIA è la causa, in quanto stato d’animo, in sé, di intensa allegria e contentezza.

E se provassimo ad unirli in un’unica causa/effetto? E se questo stato d’animo di intensa allegria e contentezza causasse una condizione – fertile e feconda – di chi è pienamente appagato nei suoi desideri? Sembra quasi un gioco di parole o forse un girare in tondo, ma solo perché GIOIA è uno stato d’animo pressoché sconosciuto. È la gioia a rappresentare l’apice, molto più della felicità, perché non dipende dalla realizzazione dei tanti desideri, ma da quell’unico desiderio, che splende nel centro del nostro universo, nel nostro cuore.

A tale proposito, Aïvanhov suggerisce una riflessione interessante:

« Il giorno in cui avrete respirato, anche solo per qualche minuto, l’aria pura di una vetta, capirete di cosa vi parlo. La parola “vetta” simbolizza ciò che vi è di più elevato nella coscienza umana. E ciò che rappresenta la vetta per uno, può non essere la vetta per un altro. Per alcuni la vetta è, modestamente, non fumare più; per altri vincere la paura, l’egoismo, la pigrizia, l’impazienza, la cupidigia, la collera… Ė un lavoro quotidiano. Ogni giorno, ognuno deve darsi una vetta da raggiungere, e una volta raggiunta, tendere verso una vetta più elevata: è così che troverà il tono fondamentale ed entrerà in armonia con tutte le creature…  Il tono fondamentale verso il quale dobbiamo tendere è la presenza divina in noi che armonizza tutte le nostre tendenze contraddittorie. » *

Stato d’animo d’intensa allegria e contentezza, e presenza divina che armonizza le nostre tendenze contraddittorie si fondono per esprimere una realtà dinamica e sempre in movimento, capace, nella più grande pace, di evolversi per adattare, modificare e aggiustare parti di noi in disaccordo, con il potere di neutralizzare l’ansia e l’insoddisfazione in cui si ricade tutte le volte che un atteggiamento sbagliato viene ripetuto, o ci si scoraggia perché riaffiorano aspetti poco piacevoli che si credevano già modificati.

Si era dimenticato quanto la consapevolezza della presenza divina sia intermittente e soprattutto rara per l’attuale sviluppo di coscienza. Ma le cose possono cambiare…

Armonizzare le contraddizioni libera dall’idea di sopprimere o reprimere il difetto, l’errore, la colpa e ci regala i doni dell’accettazione di ciò che non piace e della pazienza di lavorare per cambiare; qualità indispensabili per proseguire con determinazione e costanza l’unico viaggio veramente importante, quello verso l’interiorità; dimensione della nostra più autentica essenza, che dalla profondità sale verso l’Alto per diventare goccia della sorgente inalterabile della gioia, dove diventeremo esseri completi e coscienti.

Importa poco come e quando ci arriveremo, ma è sicuro che ci arriveremo.

Certezza che Aïvanhov scolpisce con un semplice tocco.

« Da  milioni e milioni di anni,  Dio attende che le pietre diventino uomini, e nulla turba la sua pace. » *

Ufficio Stampa Prosveta

elisabetta.mastrocola@alice.it

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* Alle sorgenti inalterabili della gioia

di  Omraam Mikhaël Aïvanhov

Edizioni Prosveta

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Il sole è sempre stato al centro di considerazioni filosofiche, religiose, scientifiche e artistiche. Ha ispirato poeti, musicisti, pittori, ma anche intellettuali e scienziati.

Nel pensiero di Omraam Mikhaël Aïvanhov il sole riacquista tutto il suo valore spirituale – non certo in una visione pagana – ma come simbolo di un grande organismo che regge e governa il nostro sistema solare, apportando luce, calore e vita.

«Il sole è l’origine e il padre di tutte le cose, è la Causa prima; la terra e gli altri pianeti sono usciti da lui, è lui che li ha generati. Ecco perché la terra contiene gli stessi elementi del sole, ma allo stato solido, condensato. I minerali, i metalli, le pietre preziose, le piante, i gas, i corpi sottili o densi che si trovano nel suolo, nell’acqua, nell’aria e nel piano eterico sono usciti dal sole…

Per comprendere questa idea, bisogna sapere che l’universo nel quale viviamo si è formato per successive condensazioni.»*

L’argomento della condensazione ha ricevuto negli ultimi anni grande attenzione dalla scienza, e in particolare dalla fisica quantistica, che ha dimostrato come il pensiero agisca sulla materia, da una scala infinitamente piccola ad una scala infinitamente grande; e così, come nell’universo i mondi si sono formati per condensazione, nell’individuo la realtà fisica è l’effetto di una causa sottile che la penetra e la forma.

«…ecco perché noi insistiamo talmente sulla qualità dei pensieri e dei sentimenti: perché i pensieri e i sentimenti sono delle forze che mettono in moto certi centri sottili, i quali a loro volta agiscono sulle ghiandole endocrine, sul sistema nervoso, poi su tutti gli altri sistemi; da tutto questo derivano in seguito stati di equilibrio e di squilibrio, di ordine e di disordine.»*

L’idea che il pensiero si rifletta sulla materia, la crei e la plasmi, ci conduce all’osservazione di un mondo esteriore riflesso del mondo interiore.

Nel Surya Yoga, il sole, come centro  dispensatore di vita, richiama l’immagine del nostro centro, della nostra interiorità attorno alla quale ruotano i frammenti della personalità, dove si trovano preziosamente nascosti i nostri tesori, che una volta scoperti, possono diventare a loro volta dispensatori di vita; per questo motivo è importante ritrovare il proprio centro.

«Vivete ancora nelle illusioni e nei tormenti  perché non siete arrivati a ritrovare il vostro centro, a girare intorno a lui, a fondervi in lui…

Fino a che non cercherete di trovare il centro, il vostro centro che è la parte divina di voi stessi, e di vivere là, di osservare e di agire da là, non troverete la verità, e tutto vi sembrerà falso.»*

La contemplazione al sorgere del sole offre l’opportunità di ristabilire un legame fra la coscienza umana e la coscienza risvegliata al mondo divino, poiché secondo il Maestro Aïvanhov, il nostro Sé superiore abita un mondo spirituale di cui il sole è l’immagine fisica.

«… Il nostro Sé superiore non abita nel nostro corpo fisico, altrimenti vi realizzerebbe dei prodigi; si presenta solamente di tanto in tanto, si manifesta, prende contatto con il nostro cervello. Ma siccome il cervello non è ancora preparato a sopportare le sue vibrazioni e a mettersi in contatto con lui, il Sé superiore se ne và.  Il Sé superiore lavora sul cervello, lo prepara, e il giorno in cui il cervello sarà capace di accoglierlo, il Sé superiore si installerà in noi.

Il Sé superiore non è altri che Dio stesso, una parte di Dio; ecco perché  nelle regioni superiori noi siamo Dio stesso, perché al di fuori di Dio non esiste nulla.

Dio si manifesta attraverso la creazione e le creature, e noi siamo dunque una particella di Lui; non esistiamo separatamente da Lui. La vera illusione è credersi separati…

Il lavoro che facciamo al mattino, al sorgere del sole con la meditazione e le preghiere, ha lo scopo di ritrovare il legame, di costruire un ponte… e quando il ponte sarà costruito, si ristabilirà la comunicazione e noi torneremo verso il nostro Sé superiore che vive nel benessere, nella felicità, in una libertà senza limiti.»*

Elisabetta Mastrocola

Ufficio Stampa Prosveta

elisabetta.mastrocola@alice.it

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* LO YOGA DEL SOLE – Gli splendori di Tipheret

di Omraam Mikhaël Aïvanhov

Edizioni Prosveta

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L’attenzione verso la cura dell’alimentazione è notevolmente cresciuta nel corso degli ultimi anni sia a causa dell’esigenza di assumere cibo sano non contaminato o alterato, sia per una maggiore sensibilità verso le sofferenze animali che ha condotto molte persone a scegliere regimi vegetariani e vegani; nonostante questo però, si tende a mangiare in fretta, in posti affollati e senza pensare troppo a quello che si sta facendo, o meglio, pensando ad altro, come se il cibo che diventerà parte di noi – il nostro corpo, la nostra forza, i nostri pensieri, i nostri sentimenti – fosse qualcosa di estraneo.

Il cibo, invece, come dice Omraam Mikhaël Aïvanhov, è una lettera d’amore del Creatore, e una lettera così importante deve essere letta in condizioni particolari.

« Se si mangia in modo meccanico, inconsapevole, facendo gesti rapidi, bruschi, inghiottendo piuttosto che masticando, lasciando che nella mente e nel cuore si agitino pensieri e sentimenti caotici, forse anche litigando con qualcuno, l’organismo è turbato in tutte le sue funzioni: nessun processo si svolge più correttamente, né la respirazione né la circolazione né la digestione né le secrezioni né l’eliminazione delle tossine. Migliaia di persone si ammalano in questo modo, senza sapere che i propri mali provengono dal loro modo di nutrirsi…

Chiederete: Ma allora, come si deve mangiare?…

Al momento di andare a tavola, dopo essersi lavato le mani, un Iniziato si mette nelle migliori condizioni per ricevere gli elementi preparati nei laboratori della Natura. Si raccoglie, si lega al Creatore, dice una preghiera, breve o lunga, ed è nel silenzio e nella pace che egli inizia quello che è un processo della più alta magia bianca: la nutrizione. Prende un primo boccone cercando di masticarlo il più a lungo possibile fino a farlo scomparire in bocca, senza nemmeno doverlo inghiottire. Lo stato in cui si prende il primo boccone è estremamente importante. Bisogna dunque prepararsi a farlo nelle migliori disposizioni possibili, in quanto è proprio quel primo boccone che mette in moto interiormente tutti gli ingranaggi. Se iniziate in uno stato armonioso, tutto il resto avverrà armoniosamente.

È anche molto importante masticare bene, perché  favorisce la digestione, certo, ma anche per un’altra ragione importantissima: la bocca, che è la prima a ricevere il cibo, è il laboratorio essenziale, in quanto è il più spirituale.

La bocca svolge su un altro piano il ruolo di un vero e proprio stomaco; essa assorbe le particelle eteriche del cibo, le energie più fini e più potenti, e sono i materiali grossolani ad essere in seguito inviati nello stomaco. La bocca contiene degli apparecchi estremamente perfezionati, delle ghiandole situate sopra e sotto la lingua, le quali sono incaricate di un lavoro speciale: captare le particelle eteriche del cibo. Quante volte ne avete già fatto l’esperienza! Stavate quasi morendo di fame, eravate quasi esanimi, e avete cominciato a mangiare… Sin dai primi bocconi, ancor prima che il cibo fosse stato digerito, vi siete sentiti  ristabiliti, rinvigoriti. Come è potuto avvenire così in fretta? Grazie alla bocca l’organismo ha subito assorbito delle energie straordinarie. »*

Nella natura tutto è vivo, composto di terra, d’acqua, dell’ossigeno dell’aria e del calore del sole; ogni cosa, anche il più esile filo d’erba, esiste grazie alla partecipazione e alla sintesi di elementi che giungono dallo spazio, e arrivano a noi grazie agli intermediari celesti, a cui dovremmo essere grati.

«  Il cibo è impregnato di tutte le energie del cosmo; ha anche registrato le impronte lasciate su di esso dagli uomini che hanno camminato o lavorato nei campi dove è cresciuto. Può quindi raccontarvi la sua storia, può rivelarvi quali esseri abbiano lavorato per farlo crescere, quali entità si siano occupate costantemente, giorno e notte, di infondergli l’una o l’altra  proprietà che fosse utile agli uomini, ai figli di Dio…

Il cibo è riempito di forze, di particelle che non provengono solo dalla Terra, bensì dall’intero cosmo, e sono proprio quegli elementi venuti dal cosmo ad essersi materializzati sulla Terra, sotto forma di fiori, di ortaggi e di frutti. In realtà il cibo si materializza sulla Terra esattamente come i bambini si materializzano nel grembo della madre. In origine, le piante e i frutti erano degli spiriti, ma per poter agire efficacemente qui sulla Terra, hanno dovuto conformarsi alle leggi del piano fisico… Tutto ciò che esiste al mondo è lì per rivelare i grandi misteri dell’Universo, ma di questo non ci si accorge; si mangia e si beve automaticamente e non si vede nulla, non si comprende nulla. Supponete di avere pensieri e sentimenti molto elevati… Se essi non danno alcun risultato tangibile, è semplicemente perché non sapete come materializzarli. Gli alberi lo sanno, le madri lo sanno, benché nemmeno in loro questo processo sia cosciente. Bisogna imparare a concretizzare i propri pensieri…

L’energia solare è condensata nei frutti e negli ortaggi di cui ci alimentiamo. Occorre dunque saper estrarre quell’energia e distribuirla in determinati centri del nostro essere. Questo però è possibile unicamente grazie a un lavoro del pensiero…

Durante i pasti dovete riuscire a liberare il vostro pensiero così da poter fissare l’attenzione sul cibo e penetrarlo con i raggi dell’amore. A quel punto, avviene una separazione fra la materia e l’energia: la materia si disgrega, mentre l’energia entra in voi, e ne potete quindi disporre. »*

Il processo del nutrimento, che rispecchia la legge della polarizzazione, è sia una concentrazione di forze dal sottile al materiale che una liberazione di forze dal materiale al sottile, e si ripete incessantemente.

« La scienza contemporanea ha scoperto la fissione dell’atomo, ma queste sono realtà che gli Iniziati conoscono da millenni. Nelle loro opere si legge che la materia è il ricettacolo dello spirito, che lo spirito e la materia sono sposati l’uno all’altra e che, bombardando la materia, si permette a quell’energia che è lo spirito di disgregarla, la qual cosa produce fenomeni di una potenza straordinaria… Se un giorno gli esseri umani impareranno come mangiare, constateranno che anche mangiando pochissimo potranno trarre maggiori energie dal cibo e lavorare molto di più senza fatica. D’altronde, in futuro, quando gli esseri umani scopriranno i grandi misteri della Natura, sapranno attingere energie dall’oceano, dall’aria, dai minerali, dagli alberi, ecc… e saranno capaci di realizzazioni prodigiose. »*

Realizzazione della comunione fra lo Spirito e la Materia, il prodigio dell’incontro  del principio maschile e del principio femminile nell’incarnazione umana:

« Il corpo fisico deve diventare capace di esprimere le qualità dello spirito. Mangiando coscientemente, con amore e riconoscenza, estraiamo dal cibo i migliori elementi per costruire il nostro corpo. Quando riceve uno strumento adatto (un corpo fisico in grado di svolgere il suo lavoro), lo spirito è onnipotente. »*

Elisabetta Mastrocola

Ufficio Stampa Prosveta

elisabetta.mastrocola@alice.it

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* HRANI YOGA

Il senso alchemico e magico della nutrizione

di Omraam Mikhaël  Aïvanhov – Edizioni Prosveta

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Per millenni gli uomini hanno mangiato, dormito e avuto bambini, senza sapere come accadesse, fino al momento in cui hanno sentito il bisogno di conoscere i processi della digestione, del sonno, del concepimento, della gravidanza, ecc. E da quando li conoscono, hanno la possibilità di nutrirsi meglio, dormire meglio e avere bambini in condizioni migliori. Allo stesso modo, ci sono molte cose da imparare sull’amore, sugli effetti che producono sullo psiche dell’uomo, sulle forze e le correnti che liberano nei piani sottili, sulle regioni che attraversano nell’uomo e nel cosmo. E lì, c’è tutta una scienza che aspetta l’umanità.
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

inviato da Elisabetta Mastrocola ( http://www.scrittura-creativa.it )

I semi per la propria felicità (articolo)

La felicità è un obiettivo – dichiarato o meno – che molto spesso vede la sua realizzazione nell’amore, nel rapporto di coppia. Ma perché, tanti amori iniziati meravigliosamente finiscono nella delusione della stanchezza e della noia, o ancor peggio in rabbia e sofferenza? continua

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SEMI PER LA FELICITA’

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La felicità è un obiettivo – dichiarato o meno – che molto spesso vede la sua realizzazione nell’amore, nel rapporto di coppia. Ma perché, tanti amori iniziati meravigliosamente finiscono nella delusione della stanchezza e della noia, o ancor peggio in rabbia e sofferenza?

Il percorso di conoscenza interiore – seguito ormai da molti – domanda un’espressione dell’amore e della sessualità emblematica di una maggiore consapevolezza, perché a nessuno sfugge più il clima di solitudine, lontananza ed estraneità che aleggia in tante relazioni.

Nel suo testo I SEMI DELLA FELICITA’ il Maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov offre un interessante spunto di riflessione su quello che accade, a livello sottile, nella coppia:

«Ogni uomo ha ricevuto dalla natura questo istinto di volersi unire con un’altra creatura che sente come la parte complementare di sé stesso. Fino a quando non riesce a trovare questa creatura, sente una mancanza. Perché? Perché, giustamente, ha bisogno di questa altra metà per essere completo, al fine di creare.

Ma allora perché, dopo aver fatto questo incontro, la maggioranza delle persone prova tanta insoddisfazione e sofferenza? Perché non è sufficiente incontrarsi sul piano fisico. Affinché l’unione, la fusione sia perfetta, bisogna che abbia luogo nei tre piani, cioè anche nel piano psichico (il cuore e l’intelletto) e nel piano spirituale (l’anima e lo spirito). Ora, cosa si vede il più delle volte? Un uomo e una donna si incontrano, si trovano attraenti e dopo un po’ decidono di stare insieme, immaginando che sarà così che riempiranno il vuoto che sentono in sé stessi. Mio Dio, che ignoranza! Non sanno che questa attrazione che li spinge l’uno verso l’altro non è un bisogno superficiale da soddisfare, ma la manifestazione di un fenomeno cosmico che riguarda soprattutto la loro anima e il loro spirito. Ecco perché questa fusione dell’uomo e della donna deve dapprima farsi in alto, nel mondo divino, nel mondo della luce. Non è che dopo che può aver luogo nel piano fisico: allora sì, sarà la pienezza e questa pienezza produrrà delle creazioni di una bellezza inaudita.

Ora capite perché gli Iniziati ci insegnano che ci dobbiamo armonizzare con il Cielo, con il mondo divino: perché senza questo legame con il Cielo, ogni relazione con gli uomini è destinata prima o poi all’insuccesso. Armonizzarsi con il Cielo significa vibrare alla sua stessa lunghezza d’onda, dunque adattarsi, conformarsi, essere ricettivi. Altrimenti non si riceve nulla da lui…

E siccome noi stessi possediamo  i due principi, maschile e femminile, armonizzarsi con il Cielo significa  fare dapprima un lavoro interiore (questo è il principio maschile) di purificazione e di elevazione, per vibrare all’unisono con Lui; e poi da lì, nel silenzio e nella pace, lasciare che il Cielo si rifletta in noi (che rappresentiamo allora il principio femminile), per ricevere i suoi effluvi, i suoi raggi, i suoi semi di vita che diventeranno  frutti nel nostro cuore e nella nostra anima.

Dunque nel lavoro spirituale mettiamo in azione i due principi in noi: il principio maschile, attivo, che ci permette di raggiungere il mondo divino, e il principio femminile, ricettivo, che fa di noi una coppa dove si riversano tutte le benedizioni.

Ecco quello che esattamente significa armonizzarsi: saper lavorare con i due principi.

Perché il principio ricettivo possa fondersi con il Cielo, bisogna che il principio attivo si sia precedentemente sforzato di stabilire l’ordine e la purezza.

La vera creazione non è possibile che a queste condizioni…

Ebbene, questa è per voi la verità più importante da capire, se volete essere felici: prima di realizzare una fusione con un uomo o con una donna, dovete realizzare questa fusione in alto, nella vostra anima e nel vostro spirito.

L’atto che compite nel piano fisico con una creatura fisica non è che il lontano riflesso di questo atto cosmico che è la fusione del principio spirituale in voi con il principio di Dio stesso, il vostro spirito. E siccome non ne è che un riflesso, non vi porterà che delusioni, se non avete saputo precedentemente realizzare questa fusione in alto. » *

L’osservazione di questo fenomeno spirituale che ci coinvolge tutti intimamente apre davanti a noi un ampio ventaglio di conoscenze da approfondire.

«Cominciate a capire che c’è qualcosa di molto più profondo e vasto di quanto non aveste immaginato fino ad adesso? Ma chi sono coloro che si preoccupano di studiare tutti questi fenomeni eterici che producono la forza dell’amore? Si amano, si abbracciano, fanno l’amore, senza domandarsi quello che accade realmente in sé. Direte: Ma come? Che c’è tanto da studiare? Non si ha bisogno di studiare per capire quello che succede fra due innamorati! Si ama, si ha bisogno di manifestare questo amore o di riceverlo. Non c’è niente da cercare o da capire di più.

Ebbene, vi sbagliate.

Per millenni gli uomini hanno mangiato, dormito e avuto bambini, senza sapere come accadesse, fino al momento in cui hanno sentito il bisogno di conoscere i processi della digestione, del sonno, del concepimento, della gravidanza, ecc.

E da quando li conoscon, hanno la possibilità di nutrirsi meglio, dormire meglio e avere bambini in condizioni migliori.

Allo stesso modo, ci sono molte cose da imparare sull’amore, sugli effetti che producono sullo psiche dell’uomo, sulle forze e le correnti che liberano nei piani sottili, sulle regioni che attraversano nell’uomo e nel cosmo.

E lì, c’è tutta una scienza che aspetta l’umanità.» *

Ecco, sarà forse così, che il rapporto di coppia – l’unione del principio maschile e del principio femminile –  elevato nel contesto della scienza spirituale, e coltivato da mani coraggiose, pazienti e gentili, potrà racchiudere in pochissimi semi tutta la grazia della felicità.

Elisabetta Mastrocola

Ufficio Stampa Prosveta

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elisabetta.mastrocola@alice.it

*I SEMI DELLA FELICITA’ di Omraam Mikhaël Aïvanhov – Edizioni Prosveta

Omraam Mikhael Aivanhov

Pensieri Quotidiani 2009

“Se è necessario fare tante leggi per regolare i rapporti fra esseri umani, è perché questi non sono ancora abitati dall’amore. Quando sapranno che cos’è il vero amore, quando vivranno in quell’amore, non avranno più bisogno che le leggi vengano a ricordare loro ciò che possono o non possono fare; lo faranno, perché troveranno spontaneamente il modo di mettersi in armonia gli uni con gli altri.

L’amore è l’unica forza che organizza le cose, che le fa crescere e fiorire. Non appena l’amore entra in una famiglia, in una comunità, in una società, non c’è più bisogno di dire: «Fate questo, e se non lo fate guai a voi!» Tutti eseguono il proprio compito con piacere. Dove è entrato l’amore, non c’è più posto per la legge.”

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IL NATALE nella tradizione iniziatica

nativita

Dal pensiero del 25/10/2008.

“Nascere significa entrare sotto la legge della benedizione. La nascita è la possibilità data all’essere umano di riparare i propri errori del passato e di sviluppare le forze luminose latenti in lui. Un bambino viene al mondo solamente perché un uomo e una donna si sono uniti per amarsi; è quell’amore a dargli la vita. Nascendo, ogni essere umano riceve la visita di Dio. So bene che molti bambini non sono realmente figli dell’amore, ma io parlo in generale, mi attengo a dei principi. Quando un uomo e una donna s’incontrano e pensano di diventare padre e madre, non iniziano immaginando che il loro bambino sarà frutto del caso o sarà il risultato di una violenza, e neppure pensano che ricorreranno a mezzi artificiali di procreazione. Nel profondo del cuore e dell’anima, ciascuno comprende la nascita come il frutto naturale dell’amore.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov – Edizioni Prosveta

Quando ci liberiamo dall’aspetto formale del Natale – così come lo conosciamo – e lo purifichiamo dall’ossessiva commercializzazione di cui è diventato protagonista, possiamo recuperare il valore psichico, mistico e cosmico di cui è portatore.

Nel suo libro Natale e Pasqua nella tradizione iniziatica – Edizioni Prosveta, il Maestro Aïvanhov afferma:

“Se esistono quattro feste cardinali: Natale, Pasqua, le feste di S. Giovanni e di S. Michele, ciò non è dovuto al caso, o perché è piaciuto a qualche religioso istituirle, ma perché le quattro date cadono in corrispondenza di fenomeni cosmici. Nel corso dell’anno, il sole passa per i quattro punti cardinali (equinozio di primavera, solstizio d’estate, equinozio d’autunno e solstizio d’inverno), e durante questi quattro periodi avvengono nella natura dei forti impulsi e delle grandi circolazioni di energie che influenzano la terra e tutti gli esseri che la popolano: le piante, gli animali, gli uomini… Gli iniziati, che hanno studiato tali fenomeni, hanno constatato che se l’uomo presta attenzione, se si prepara e si mette in uno stato di armonia per ricevere quegli influssi, possono prodursi in lui grandi trasformazioni.

La tradizione cristiana ci dice che Gesù è nato alla mezzanotte del 25 dicembre. Il 25 dicembre il sole è appena entrato nella costellazione del capricorno. Simbolicamente il capricorno è legato alle montagne, alle grotte, ed è appunto nell’oscurità di una grotta che il Bambino Gesù può nascere. Per tutto il resto dell’anno, la natura e l’uomo hanno svolto una grande attività, ma all’approssimarsi dell’inverno, molte attività si arrestano, i giorni si accorciano, le notti si allungano: è il momento della meditazione, del raccoglimento, cose queste che permettono all’uomo di penetrare nelle profondità del suo essere e di trovare le condizioni per la nascita del Bambino… Ma lasciamo da parte il particolare di sapere se Gesù è veramente nato il 25 dicembre a mezzanotte. A noi interessa il fatto che, attorno a quella data, ha luogo nella natura la nascita del principio cristico, di quella luce e di quel calore che trasformano tutto.”

I tanti elementi menzionati dalla tradizione – personaggi, animali e cose – hanno un grande simbolismo sia sul piano individuale che collettivo (e nel testo citato possiamo approfondire tale studio), ma sono soprattutto rivelatori di aspetti che dobbiamo imparare a conoscere e ad utilizzare per il nostro lavoro interiore, il cui scopo è la nascita della consapevolezza; ma prima di arrivare a questo punto, bisogna tornare un po’ indietro:

“La vita di un bambino non inizia con la sua venuta al mondo. Prima di nascere, esisteva già in un luogo dove sua madre lavorava alla sua formazione. Una nascita è dunque paragonabile alla presentazione di un’opera di uno scultore o di un pittore: si solleva il velo che la nascondeva e ora tutti possono vederla, perché è giunta a compimento. Certo, è così, ma l’essenziale è che questo lavoro era stato iniziato molto tempo prima, cioè nell’istante in cui il bimbo era ancora solo un seme… Ecco il motivo per il quale, per capire il fenomeno della nascita, dobbiamo prima studiare il seme.

Immaginate un liquido nel quale si siano fatti sciogliere dei sali di cristallo: è trasparente e in questo liquido non vedete nulla. Ma se lo trattate in determinate maniere, se ad esempio lo scaldate, si andranno formando dei cristalli seguendo certe linee di forza e vedrete apparire delle figure geometriche. Ogni atomo di un elemento chimico possiede la proprietà di cristallizzarsi in un modo o nell’altro, ed è così che si formano i cristalli, trovando ogni atomo il suo posto in funzione di determinate linee di forza. Lo stesso fenomeno avviene con il seme: il seme è come una soluzione chimica, che possiede delle proprietà specifiche, che attendono il momento favorevole per manifestarsi.

Andrò ancora oltre dicendo che il seme è un talismano preparato dal Creator per attirare forze ed elementi dallo spazio. Quando mettete questo seme in certe condizioni, vale a dire quando lo piantate nella terra dandogli l’umidità e il calore indispensabili, esso attira tutti gli elementi che gli corrispondono e comincia a crescere. Il seme in sé non possiede questi elementi, che si trovano invece distribuiti nello spazio, per cui tocca al seme attirarli a sé. Il seme in sé stesso – ed è questa la ragione per cui è così minuscolo – possiede solo il progetto di quello che più tardi sarà l’albero, con le sue radici, il suo tronco, i suoi rami, le sue foglie, i suoi frutti.”

Allo stesso modo del bambino nel grembo materno e del seme piantato nel terreno, la realizzazione di un individuo consapevole è il punto di arrivo di una gestazione interiore che parte dalla cura del seme:

“La vita psichica di ogni uomo contribuisce alla trasformazione degli elementi contenuti nelle sue cellule e nel suo sangue… Così come lo è per la madre, anche il discepolo ha il compito di costruire in sé un altro corpo, ma un corpo spirituale che gli permetterà di nascere una seconda volta. Egli nutre l’idea, il progetto : il Regno di Dio e la sua giustizia, la perfezione, l’armonia, e ora deve realizzarlo giorno per giorno apportandovi i materiali necessari. Anzi, sarebbe più esatto dire che sono i materiali stessi a presentarsi spontaneamente. Quando avete preparato un piano e lo mettete in evidenza, esso attira dal cosmo tutti gli elementi che gli corrispondono, i quali andranno a distribuirsi secondo le linee di forza di tale piano.

La seconda nascita è un lavoro cosciente, che parte da uno schema che abbiamo in noi, nella nostra mente… Quando parlo del lavoro che compie la madre sul bambino che porta in seno, parlo naturalmente di un lavoro subcosciente… Alla stessa stregua, quando un discepolo assume il ruolo di madre, per mettere al mondo un bambino divino, non è necessario che conosca i dettagli della sua formazione…

Che si tratti della vita interiore o della vita fisica, affinché il bambino nasca in buone condizioni, la cosa più importante è il modo di vivere della madre…”

Realizzarsi come individui consapevoli è il più grande lavoro che possa essere intrapreso, perché libera dall’oscurità della paura e dal peso delle sofferenze; è allora che il Bambino Gesù e il bambino in noi si sentono lo stesso bambino, e il Natale diventa il possibile risultato di una completa realizzazione.

Elisabetta Mastrocola

Ufficio Stampa Prosveta

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senza-titolo-1In tutte le tradizioni spirituali si studia il tema della morte… delle tante morti… e della morte fisica. È bene che oggi queste conoscenze arrivino a tutti, perché insegnano a vivere meglio, a tener conto della legge di causa ed effetto e della legge di corrispondenza, ad affrontare, superare e trasformare la più temibile delle paure: la paura della morte.

Il Maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov così ne parla:

“Per la Scienza iniziatica l’essere umano è un riflesso, un’immagine dell’universo, e come l’universo, è composto da mondi, cioè da  – corpi –  diversi. La scienza ufficiale non è ancora giunta ad ammettere questa realtà, e da qui deriva una serie di errori, in cui incorrono notoriamente sia la medicina che la psicologia.
Gli induisti dividono tradizionalmente l’essere umano in sette corpi, suddivisione accettata dalla maggior parte degli spiritualisti. Il corpo più materiale, e l’unico visibile ai nostri occhi, è il corpo fisico, ma esistono altri sei corpi composti da materie sempre più sottili: i corpi eterico, astrale, mentale, causale, buddhico e atmico. In realtà il corpo eterico fa ancora parte del corpo fisico, ed esiste in quattro diversi stati chiamati etere chimico, etere vitale, etere luce ed etere riflettore. Ecco perché il corpo fisico è divisibile in sette stati: solido, liquido, gassoso, più i quattro stati eterici. Gli altri corpi possono pure essere divisi in sette diversi livelli: abbiamo così il corpo astrale con tre livelli inferiori e quattro superiori…

Al momento della morte, l’uomo deve distaccarsi successivamente da tutti quei corpi e passare attraverso tutti quei livelli.

Il corpo fisico è come una fortezza, ma quando lo si abbandona, nel momento della morte, se si sono trasgredite le leggi dell’amore, della saggezza e della verità, si sarà obbligati a pagare nel piano astrale tutte le trasgressioni commesse. Non sono invenzioni: l’hanno sempre detto tutti i più grandi Maestri dell’umanità, e grandi artisti, pittori e poeti hanno rappresentato quel mondo nelle loro opere; e per di più, persone clinicamente morte da tre o quattro giorni sono ritornate in vita e hanno raccontato ciò che avevano visto nel piano astrale. Di tanto in tanto il Cielo permette a qualche persona di fare quell’esperienza per incitare gli uomini alla saggezza, ricordando certe verità.
Quindi, dopo la morte, l’uomo deve subire nel piano astrale tutto il male che ha fatto agli altri e soffrire tutte le trasgressioni che ha commesso. Non si deve credere che l’Intelligenza cosmica voglia vendicarsi o punirli: essa vuole soltanto che l’uomo divenga perfettamente cosciente di tutto ciò che ha fatto sulla terra, perché spesso ha fatto soffrire degli esseri senza nemmeno rendersene conto e questo stato di ignoranza è inaccettabile, perché impedisce di evolvere.
L’Intelligenza cosmica ci fa quindi passare attraverso quelle sofferenze che abbiamo inflitto agli altri, per farci conoscere bene ciò che abbiamo commesso, affinché ci si possa correggere. Il tempo che vi trascorriamo dipende dalla gravità dei nostri errori. Coloro che non hanno commesso dei grandi crimini superano rapidamente quella tappa, mentre gli altri rimangono per anni nelle sofferenze.
Quando l’uomo ha pagato completamente i suoi debiti, entra nel primo livello dell’astrale superiore, dove vive nella gioia e nello stupore, grazie alla felicità che ha dato agli altri sulla terra. Tutto ciò che ha fatto di buono per loro aiutandoli, incoraggiandoli, dando loro speranza, risvegliando in loro la fede o l’amore  lo deve vivere anche nel piano astrale, amplificato all’infinito…
Successivamente quegli esseri salgono verso i mondi del piano causale, dove tutti i tesori e  le ricchezze della saggezza vengono loro offerti, tutti i misteri dell’universo vengono svelati, tutta la bellezza dei mondi celesti viene mostrata. Poi salgono ancora più in alto nel piano buddhico dove, uniti all’Anima universale, vivono una vita di indescrivibile felicità. Poi, per ciò che accade nel piano atmico, non vi sono parole che lo possano esprimere; è la fusione completa con il Creatore…”*

Queste conoscenze sono fondamentali per noi e per i nostri cari, e per il comportamento più adatto da tenere con chi se ne sta andando.
Il momento del distacco, sia improvviso che previsto, è sempre molto difficile per chi rimane, per una serie complessa di motivazioni; ma la consapevolezza della straordinaria esperienza che il trapassato sta vivendo, ci responsabilizza a porgere tutto l’aiuto possibile e il sostegno necessario perché possa affrontare sé stesso nella più assoluta serenità.

“Quindi, lasciate che i morti partano tranquillamente verso quei luoghi dove devono andare. I vostri genitori, i vostri amici, non aggrappatevi a loro, non tratteneteli con il vostro dolore e la vostra sofferenza, e soprattutto non cercate di chiamarli per comunicare con loro: li importunereste e impedireste loro di liberarsi. Pregate per loro, inviate loro il vostro amore, pensate che si liberino e si elevino sempre più nella luce. Se li amate veramente, sappiate che sarete un giorno con loro. Questa è la verità. Quante volte ve l’ho già detto: là dove è il vostro amore, là un giorno sarete anche voi.”*

*estratti dalla pubblicazione La morte e la vita nell’aldilà
di Omraam Mikhaël Aïvanhov – Edizioni Prosveta

Elisabetta Mastrocola
elisabetta.mastrocola@alice.it
Ufficio stampa Prosveta

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