Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Amore’

La via del Cuore

osho-09

  • Il genere umano si sta avvicinando a un punto assolutamente unico, da cui sarà possibile fare un balzo quantico. Per secoli la consapevolezza umana non è cambiata, è rimasta sempre identica a se stessa. Pochissimi esseri umani hanno spiccato il balzo oltre la condizione umana, aprendo la strada agli altri.”

BALZO QUANTICO: “Il genere umano si sta avvicinando a un punto assolutamente unico, da cui sarà possibile fare un balzo quantico. Per secoli la consapevolezza umana non è cambiata, è rimasta sempre identica a se stessa. Pochissimi esseri umani hanno spiccato il balzo oltre la condizione umana, aprendo la strada agli altri. A poco a poco, lentamente… il lavoro è stato lento, lungo e faticoso; da più di diecimila anni i ricercatori hanno provato ad aprire un varco, tentando di creare un punto di rottura, non per i singoli individui, ma per la consapevolezza umana in generale, affinché tutti possano fare un balzo quantico.” RILASSATI: “Rilassati nel tuo essere, sei desiderato dal Tutto. Ecco perché il Tutto continua a respirare in te, a pulsare in te. Quando comincerai a sentire questo rispetto incredibile e l’amore e la fiducia che il Tutto ripone in te, le radici cominceranno a crescere nel tuo essere. Comincerai ad aver fiducia in te stesso. E solo allora potrai aver fiducia in me. Non si tratta di avere fiducia in questo o in quello; semplicemente si ha fiducia. Nient’altro è necesario; tutto il resto segue spontaneamente.

” L’INFELICITÁ: “L’infelicità è una conseguenza, e così la beatitudine. L’infelicità è una conseguenza dell’essere addormentato, la beatitudine è una conseguenza dell’essere sveglio. Per questo non puoi cercare direttamente la beatitudine, e coloro che ricercano la beatitudine direttamente falliranno.” LIBERTÁ “Esiste una fragranza del tuo essere interiore, che è migliore del profumo di sandalo o del gelsomino. La sua bellezza è la sua assoluta libertà; può opporsi al vento. L’uomo davvero virtuoso vive inlibertà; non segue né comandamenti né scritture, non segue altro che la sua luce interiore. Egli vive secondo il suo cuore: è un ribelle. Io sono qui per renderti consapevole della tua libertà.” RESPONSABILITÁ: “La parola responsabilità è stata sempre usata nel modo sbagliato. Dà una sensazione di peso: è una cosa che devi fare, un dovere; se non ti comporti con responsabilità, ti sentirai in colpa. Ma io vorrei ricordarti che la parola ‘responsabilità’ non ha nessuna di queste connotazioni. Spezzala in due -respons-abilità – e otterrai tutt’altra prospettiva, un significato completamente diverso.

Respos-abilità non è un peso, né un dovere. Non è qualcosa che devi fare contro la tua volontà. Respons-abilità indica semplicemente la risposta spontanea. Qualsiasi situazione si presenti, tu vi rispondi con gioia, con tutta la tua totalità e intensità. E questa risposta non cambierà solo la situazione, ma anche te stesso.” FIDUCIA: “La fiducia è un mistero: questa è la prima cosa che si deve capire della fiducia. Per cui non la si può spiegare. È la forma più elevata di amore, è l’essenza stessa dell’amore. L’amore in sé è già un mistero, è qualcosa di indefinibile, ma l’amore è simile a una circonferenza e la fiducia ne è il centro, l’anima. L’amore è un tempio e la fiducia ne è il tabernacolo, là dove dimora dio.” CONSAPEVOLEZZA: “Tutto ciò che fai, partendo da uno spazio di consapevolezza, è giusto. E tutto ciò che fai inconsciamente è sbagliato. Per me l’azione in sé non è giusta o sbagliata; dipende da te, dalla tua consapevolezza, dalla qualità di consapevolezza che porti nell’azione: a quel punto ogni cosa acquista una diversa prospettiva. La consapevolezza è l’unica magia che esista.

” PER UN ISTANTE: “Solo per un istante, guarda attraverso i miei occhi. Per un istante, senti attraverso il mio cuore. Lascia che i battiti del tuo cuore siano in armonia con i miei. Per un istante, respira con me. Per un istante sparisci, per un istante non pensare, per un istante dimenticati di chi sei. Solo allora potrai capìire. Vedere è capire; non è una questione di pensiero.” INFERNO E PARADISO: “Inferno e paradiso sono dentro di te. Le soglie sono molto vicine: con la mano destra puoi aprirne una e con la sinistra l’altra. Basta un semplice cambiamento nella tua mente, e il tuo essere è trasformato: dal paradiso all’inferno e dall’inferno al paradiso. Questo accade da sempre. Qual è il segreto? Il segreto è questo: ogni volta sei inconsapevole e agisci inconsapevolmente, sei all’inferno; ogni volta che sei consapevole e agisci in piena consapevolezza, sei in paradiso. Se questa consapevolezza diventa tanto integra e solida da non poter più essere persa, per te non esiste più alcun inferno.” IL FUTURO: “E tu mi hai chiesto come vedo il futuro? Il futuro è roseo, perché il presente è roseo.

Io non penso al futuro, il presente è più che sufficiente. Ma se il presente è così bello; il futuro sarà di gran lunga migliore, perché sorgerà da questo presente. Quel futuro conterrà questo presente. Non abbiamo bisogno di preoccuparci del futuro, di fare profezie o di dire una sola parola su di esso. Dobbiamo essere felici e gioiosi in questo momento, e il momento successivo sarà una conseguenza di questo. Sarà permeato della celebrazione di questo momento e, naturalmente, ti condurrà a una maggiore celebrazione.” L’AMORE: “L’amore comincia dall’amore di sé. non essere egoista, ma ama te stesso, senza restanre ossessionato o diventare un Narciso: sono due cose diverse. L’amore per sé è un fenomeno fondamentale. Solo allora puoi mare qualcun altro. Accettati e amati: sei una creazione di dio. Accetta, ama e celebra ciò che sei, e in quella celebrazione comincerai a vedere l’unicità e l’incomparabile bellezza degli altri. L’amore è possibile solo quando esiste una profonda accettazione di se stessi, dell’altro e del mondo. L’accettazione crea l’ambiente in cui l’amore cresce, il terreno su cui fiorisce.

” UNICITÁ: “Ogni essere umano è unico, il problema della superiorità o inferiorità non esiste. Non sto dicendo che tutti sono uguali, come fanno i comunisti. Nessuno è superiore o inferiore, ma nessuno è nemmeno uguale. La gente è semplicemente unica e incomparabile. Tu sei tu e io sono io. Io devo contribuire con il mio potenziale alla vita, tu con il tuo. Io devo scoprire il mio essere, tu il tuo.” IL LAVORO: “La cosa migliore è poter trasformare il proprio lavoro in meditazione. Così la meditazione non entrerà mai in conflitto con la tua vita: qualsiasi cosa fai, può diventare meditativa. La meditazione non sarà più qualcosa di distinto, sarà parte della vita; diventerà come il respiro: come inspiri ed espiri, così mediti. E non si tratta che di spostare l’accento; non c’è molto da fare. Tutto ciò che hai sempre fatto senza attenzione, comincia a farlo con attenzione. Poiché il tuo lavoro lo devi fare comunque, che ti piaccia o no, è sufficiente che tu vi introduca un po’ d’amore per poter raccogliere quei frutti che altrimenti non vedrai mai.” EDUCAZIONE: “La parola ‘educazione’ è molto bella.

Significa ‘estrarre qualcosa’: portare alla luce ciò che è dentro di te. In realtà, non dovremmo usarla per l’educazione comune. È sbagliato usare una parola bella come ‘educazione’ per questo sistema marcio di scuole, college e università. Non è educazione nemmeno in senso letterale, perché invece di portare fuori ciò che sta dentro, forza dentro di te un’infinità di cose. È un’imposizione. La vera educazione è come estrarre acqua da un pozzo, non versarci qualcosa dentro. La vera educazione è far emergere il tuo essere affinché la tua luminosità interiore cominci a filtrare dal tuo corpo, attraverso il tuo comportamento.” DIRITTO NATURALE: “Voglio semplicemente dirti che la meditazione è un tuo diritto naturale. È lì, in attesa che ti rilassi un po’, in modo che possa cantare la sua canzone e trasformarsi in danza. Il fiore c’è, ma sei così preoccupato da altre cose che non riesci a vederlo. Già conosci la meditazione: quando sei nato, nel momento in cui sei diventato una fiamma di vita, nell’istante in cui vieni al mondo, la meditazione, fiorisce dentro di te.” UTOPIA: “In tutto il mondo sono stati fatti tentativi per creare una società armoniosa, ma sono tutti falliti per il semplice motivo che nessuno si è preoccupato del perché non lo sia da sé, in modo naturale.

Non lo è perché ogni individuo al suo interno è diviso, e la sua divisione si proietta nella società. E senza dissolvere le divisioni all’interno dell’individuo, sarà impossibile realizzare l’utopia e creare una società umana armoniosa. Per cui l’unica via all’utopia è questa: la tua consapevolezza deve crescere e l’inconsapevolezza diminuire, fino ad arrivare a un momento in cui nella tua vita non resti nulla di inconscio.” VIVI LA VITA: “Ricorda, la vita è selvaggia; va vissuta con tutti i rischi e i pericoli. Ed è splendida perché c’è l’avventura. Non provare a costringere la vita in un modello prestabilito? Lasciale avere il suo corso. Accetta tutto; trascendi la dualità tramite l’accettazione e lascia che lavita abbia il suo corso… E arriverai, è certo che arriverai. Ti do questa certezza non per renderti sicuro, ma perché è un fatto. non è una certezza che genera sicurezza. Colui che è selvaggio arriva sempre. COME FINISCE: “I Veda vi hanno dichiarato amritasya putrah: figli e figlie dell’immortalità. E fatta eccezione per la meditazione, non è mai esistita e non esisterà mai altra via. Coloro che si lasciano sfuggire la meditazione mancano l’intera danza della vita. Io spero che nessuno di voi si lasci sfuggire quella danza, quel canto, quella musica dell’eternità.”

Osho – La via del cuore

Fonte – http://www.solaris.it

Annunci

Read Full Post »

dalai-lama

articolo per Interdipendenza nov. – dic. 2007 – Daniela Muggia

Le 8 Strofe che addestrano la mente alla compassione, di Geshe Langri Thangpa, uno dei testi meditativi che hanno fatto del Dalai Lama quello che è, viste con gli occhi dell’accompagnamento della sofferenza.

In occasione della visita italiana del Dalai Lama mi è stato chiesto di scrivere qualcosa che esulasse, ma non troppo, dal tema della mia rubrica abituale, riguardante il modo di affrontare la morte, il lutto, la diagnosi infausta.

Con un personaggio come il Dalai Lama è quasi una passeggiata, perché ogni suo gesto, ogni sua parola ci rimanda alla compassione, il valore che maggiormente ispira l’accompagnamento della fine di una vita.

Così ho pensato che sarebbe stata una buona idea raccontarvi del testo che per 35 anni ha ispirato quotidianamente la sua compassione, facendola crescere a un livello tale da soverchiare il concetto stesso di nemico e amico.

Le Otto strofe per addestrare la mente – questo il titolo del breve testo di cui parlo – è opera del maestro tibetano Geshe Langri Thangpa, ed è contenuto in un libro dello stesso Dalai Lama, Le chiavi della meditazione quotidiana, del quale ho curato l’edizione italiana e la traduzione per i tipi di Amrita, in uscita a fine novembre. Come è uso del Dalai Lama, al testo in questione fa seguito un eccellente suo commentario.

Il maestro kadampa Geshe Langri Thangpa, precisa il Dalai Lama, considerava la pratica dello spirito dell’Illuminazione come la cosa più importante della sua vita, e queste sue otto strofe hanno lo scopo dichiarato di addestrare la nostra mente a sviluppare quel tipo di saggia, equanime, altruistica, incommensurabile compassione che contraddistingue i buddha e i bodhisattva, ossia coloro che hanno raggiunto o si stanno avvicinando alla completa Illuminazione, coltivandone, appunto, lo spirito.

Per i buddhisti tibetani non vi è dubbio che il Dalai Lama sia un esempio straordinario di tale realizzazione, e, a giudicare dal plauso che l’Occidente gli riserva (premio Nobel per la Pace, Medaglia d’oro del Congresso americano…) malgrado gli ostacoli politici, sembra che buona parte del mondo sia d’accordissimo.

Proprio come chi ama il pallone vorrebbe conoscere tutti i segreti dell’addestramento calcistico che fece di Pelé il Pelè che tutti ricordano, mi è venuto in mente che chiunque ami la pace e abbia una percezione della portata della compassione del Dalai Lama potrebbe volere, con altrettanta impazienza, conoscere i segreti del suo addestramento mentale, grazie al quale è diventato quello che è.

Se vi aspettate una ricetta complicata, siete in errore: per 35 anni ha meditato ogni giorno su otto, piccole strofe, alla portata di ciascuno di noi; e naturalmente, le ha messe in pratica.

Rassicuratevi, non intendo riassumere in questa sede il commentario del Dalai Lama per non rovinarvi il piacere di andarvelo a leggere, e ancor meno propinarvene una mia versione, perché ubi major minor cessat.

Mi limiterò a percorrere questi versi insieme a voi, leggendoli attraverso la mia specifica lente, quella della sofferenza da accompagnare quando essa diventa acuta, come spesso accade alla fine della vita; ma con la convinzione profonda che, se riusciremo a contemplarli ogni giorno, in contatto con la morte o con la sofferenza, ne usciremo trasformati, più vivi, più veri, e forse ci avvicineremo un poco di più al modello compassionevole che il Dalai Lama rappresenta per il mondo.
1. Con la determinazione di compiere il massimo bene di tutti gli esseri senzienti, persino migliori della gemma che esaudisce tutti i desideri, ch’io possa in ogni tempo averli a cuore.

Crescere non per noi stessi, ma crescere per aiutare gli altri. Non vi è maggior sprone alla crescita personale che lo scoprire che più maturiamo più si affina la qualità dell’aiuto che possiamo offrire al prossimo: è un aiuto che pian piano si spoglia delle nostre proiezioni personali, perché parte dall’ascolto dell’altro. Non lo sminuisce più, credendo di sapere cos’è bene per lui, ma ne onora la saggezza anche quando è nascosta, sapendo che quella saggezza è la vera natura di chi abbiamo davanti… All’inizio, e per molto tempo, si procede a tentoni, e si dicono parole sbagliate, o si fanno cose sbagliate. Ma la cosa straordinaria è che se nutriamo in noi questa motivazione pura, “ch’io possa crescere per aiutarti meglio”, la quale implica il riconoscere che abbiamo ancora tanta strada davanti, l’altro la percepisce, sente più quello che abbiamo nel cuore che quello che diciamo, ci sa autentici, presenti accanto a lui con tutta la nostra fragilità. Riconosce il nostro amore anche quando amiamo maldestramente. Avviene ogni volta, nell’accompagnare un morente. È come se l’avvicinarsi della morte gli fornisse una marcia in più: dopo aver passato la vita, come la maggior parte di noi, a sentirsi non amato, scopre che esiste un altro amore maldestro, quello dell’accompagnatore; ma scopre anche che, per quanto maldestro sia, è amore. È come se spostasse l’attenzione dall’avverbio al sostantivo, e in retrospettiva può accadere che si renda conto d’essere stato amato, e tanto, dalle persone importanti della sua vita, sebbene non proprio nel modo in cui avrebbe voluto. In questa scoperta c’è un immenso sollievo, ne converrete. Nell’accompagnamento c’è come una doppia dinamica: l’altro mi permette di esercitare ed affinare il mio amore, e per questo è prezioso per me quanto la mitica gemma che realizza tutti i desideri. E il mio amore maldestro diventa prezioso per lui, perché gli dischiude una visione diversa dei rapporti conflittuali della sua vita, lontana dalle recriminazioni, dal vittimismo, dall’odio. Insomma, gli dischiude una via di quiete.

2. Ogni volta che sto con gli altri,  ch’io mi veda come il più umile fra tutti, e  dal profondo del cuore, ch’io consideri gli altri supremi.

Nell’accompagnamento di un malato non c’è posto per la condiscendenza e per il compatimento. Anzi, la compassione è l’opposto del compatimento: è il desiderare che l’altro possa conseguire nel momento della morte quella pace profonda che non gli è riuscito di conseguire in vita, è fare di tutto perché ci riesca davvero, ma senza l’arroganza di crederci sapienti rispetto alle vie – aspre o lisce, consone o no al nostro modo di vedere le cose – che la sua saggezza sceglierà di percorrere, e decidendo di tenergli la mano comunque. Con questa motivazione interiore, come ho detto, ci si accorge ben presto che si riceve più di quanto si dà. Può accadere di essere sopraffatti dalla gratitudine, per questo. Frank Ostasesky dice che bussare alla porta di un morente è come bussare alla porta del Maestro, e ha ragione. Qualcuno s’immagina, qui, che io stia parlando della morte di un grande saggio o di una santa donna, ma non è così: sto parlando della morte della vecchina bizzosa, del manager depresso, della casalinga aggressiva e soprattutto della morte dei bambini. In ogni incontro vi è l’occasione per entrambi di trascendere la mera apparenza del ruolo, della personalità, e di trasformare il dolore. Per esempio, non puoi stare accanto a un morente nascondendoti dietro una maschera, perché la farà cadere. Sei costretto ad essere te stesso: la morte non ha tempo per i fronzoli, rende tutto più urgente, e, paradossalmente, più vivo.
3. In ogni mia azione ch’io esamini la mente, e appena sorgono le illusioni che mettono in pericolo me e gli altri,  ch’io le affronti con fermezza e le allontani.

Nell’accompagnare chi è alla fine di una vita è più facile cadere nella tentazione delle proiezioni, del pensiero condizionato dalle esperienze precedenti, o dall’idea che io so e l’altro non sa, che io sono forte l’altro debole, che io sono intero e lui spezzato… Noi percepiamo, d’altronde, la realtà in modo distorto, come da dietro le spesse lenti colorate e deformanti dei nostri condizionamenti: un grande maestro dzogchen ha detto «il samsara è la mente volta all’esterno smarrita nelle sue proiezioni; il nirvana è la mente volta all’interno, a contemplare la sua vera natura». Le “illusioni” di cui parla il buddhismo sono essenzialmente questo: distorsioni percettive, condizionamenti di vario genere, insomma l’ignoranza di come le cose stanno davvero. Ed è da questo percepire distorto che ha inizio, ogni sofferenza, la quale paradossalmente produrrà ulteriori distorsioni percettive, e ulteriore sofferenza in un ciclo infinito, il samsara, appunto, dal quale si esce soltanto recidendo tali illusioni alla radice. Da esse nasce un rapporto non autentico con il reale, e dalle proiezioni nasce, nell’accompagnamento di un morente come nella vita, una relazione viziata dall’incomprensione. La proiezione è il contrario dell’ascolto empatico e profondo, lucido e aperto, su cui si regge ogni vero accompagnamento spirituale.

4. Quando vedo esseri dal carattere spiacevole, oppressi da violenti misfatti e afflizioni, che essi siano cari al mio cuore come se avessi trovato un tesoro prezioso e raro.

Beh, i morenti – come i viventi – non sono per niente facili. Non sempre, almeno. Sono, almeno all’inizio di un accompagnamento, un groviglio di sofferenze, faccende in sospeso, rapporti irrisolti, paure, attaccamento, disperazione… Ma se, per un attimo, memori della nostra aggressività (che è solo dietro l’angolo), cogliamo la loro aggressività come dolore soltanto, come sofferenza che ha da scoppiare in qualche modo, come una serie di distorsioni percettive con cui anche loro, come noi, devono fare i conti, veniamo investiti da una compassione coraggiosa, che ci permette di restare, di continuare ad amare invece di girare i tacchi.

5. Quando gli altri, per invidia, mi trattano male  con la calunnia, l’inganno e così via, ch’io mi assuma la sconfitta e offra loro la vittoria.

L’invidia per chi è vivo, per chi domani stringerà ancora al petto il suo bambino, vedrà un altro tramonto sul mare, un’altra alba sulla collina… Quante volte ho incontrato quest’altra sofferenza, in chi è vicino alla morte! E, nell’accompagnamento del lutto, a volte l’ho sentita presente nei genitori che hanno perso i figli, quando scoprono che io sono madre, e una madre felice. È come se dicessero “tu non puoi capire”, come se si chiudessero in un’eburnea e turrita aristocrazia del dolore, quasi arrogante, che disconosce la vostra parte di sofferenza; creano essi stessi, spinti dal dolore soltanto, questa separazione dagli altri; allora vi sembra impossibile raggiungerli. È a questo punto che avete voglia di mollarli, di abbassare le braccia. O, peggio, vi si insinua dentro un serpentino pensiero ancor più separativo, del tipo “con tutto quello che sto facendo per te”. Dare all’altro la vittoria, qui, è non sentirsi offesi, è consentirgli di manifestare anche questa sua sofferenza senza per ciò abbandonarlo; è ricordarsi la motivazione per cui lo si accompagna, che da un lato prevede accoglienza totale e dall’altro il tentativo di farlo uscire dalla sua torre, non perché essa ci fa soffrire, ma perché l’altro resta bloccato nella sua sofferenza.

Se reagiamo, allontanandoci per esempio con aria sdegnata, ci sembrerà di aver vinto (“arrangiati, stai nella tua bagna”, si dice in Piemonte). Ma in realtà avremo perso, perché il condizionamento di cui l’altro è prigioniero avrà dettato anche il nostro comportamento, non solo il suo. Diversamente dall’agire, il reagire non è un atto di libertà, è il prodotto di un condizionamento, come una molla che, premuta dall’esterno, scatta.

6. Quando qualcuno che ho aiutato e a cui ho fatto del bene con grandi speranze,  mi fa del male molto  giustamente, ch’io possa considerarlo come il mio supremo maestro.

Più le leggo, e più mi pare che queste strofe siano fatte apposta per chi accompagna la sofferenza… Ma forse è solo perché ciascuno di noi, per il solo fatto d’essere al mondo, è continuamente chiamato ad accompagnarla… se non fa orecchie da mercante.

Mia nonna, per esempio, non fu facile da accompagnare per niente. Aveva una forma perniciosa di demenza senile, e non lanciava male parole, lanciava coltelli. Quelli veri, da cucina. Io ero una ragazzina, ma quello fu il mio primo addestramento in materia: non confondere la nonna con la sua malattia. La nonna, quando era in sé, mi voleva davvero bene. La sua malattia invece no. Fu, in questo, una suprema maestra: è grazie a lei che oggi, quando mi capita di incontrare persone aggressive (nella vita quotidiana, intendo) ne soffro molto meno di altri. Vedo infatti soprattutto la loro sofferenza, e il mio rapporto con loro resta aperto.

7. In breve, ch’io possa offrire direttamente e indirettamente ogni bene e felicità a tutte le mie madri, e in segreto assumermi le loro azioni dannose e la loro sofferenza.

“Tutte le mie madri”, nella terminologia del Dharma, vuol dire “tutti gli esseri senzienti”; si ritiene cioè che, nelle pregresse esistenze, tutti possano esser stati per noi madri o padri o fratelli o sorelle o figli, e che siccome anche una fiera è premurosa con i suoi cuccioli, tutti quanti devono essere stati altrettanto premurosi con noi. Si mette in evidenza la nostra dipendenza dagli altri non solo per sopravvivere (senza gli altri non esisteremmo), ma anche per crescere dentro (senza l’altro non c’è altruismo). È una strofa a vocazione eroica, perché allora questi innumerevoli altri contano più di me, che sono una soltanto; e mi ricorda un medico indiano che incontrai tanti anni fa. Fermarsi in un ashram, in India, prevede che si presti un servizio in

cambio dell’ospitalità, e a me era toccato in sorte di aiutare il medico, in quel piccolo dispensario col tetto di paglia. Mi disse di lavare le piaghe infette dei bambini. Io dissi “ok, dove sono i guanti?” e lui sorrise con quei sorrisi che sono come quando si accende una luce nel buio, e mimò il gesto di infilarsi dei guanti inesistenti. Mi disse “gloves of love”, “guanti d’amore”. Perché non c’era altro. Era il dispensario più sguarnito del mondo, e forse il più ricco…

8. Che tutto ciò non sia mai oscurato dalle macchie dei concetti delle otto preoccupazioni mondane.   Ch’io possa, nel percepire tutti i fenomeni come illusori, privo di attaccamento, essere libero dalle catene del samsara.

Se ci si dedica ad accompagnare la sofferenza sospinti da aspettative (come quella d’essere considerati virtuosi) o da paure (per esempio quella di venire mal giudicati dalla società), non cresceremo e non accompagneremo.

Allo stesso modo, se crederemo l’altro davvero separato da noi, non cresceremo e non accompagneremo. Aspettative e paure sono il cemento che tiene insieme la grande distorsione percettiva, quella che ci fa credere d’esser dotati di un sé inerente e solido, magari anche permanente, sicché quando poi l’impermanenza si mostrerà con la malattia e la morte, verremo soverchiati dal terrore. Per forza! Ci saremo identificati (o avremo identificato l’altro) con ciò che muore, con ciò che non siamo: il corpo, la mente, il ruolo… dimentichi del fatto che la nostra vera natura è la vasta apertura di tutti i possibili, luminosa, cognitiva, dinamica, onnipervadente… e che è nella morte, che abbiamo la massima probabilità di trovarla.

Daniela Muggia

[Intervista a Daniela Muggia su Radio Radicale – La pratica del buddismo in Occidente
clicca qui per ascoltare l’intervita ]

Read Full Post »

nonna-lowNonna, insegnami a toccare le stelle,
a far sorridere il cielo e ad aspettare l’arcobaleno
dopo il temporale.
Potrò così offrirti la risata dei miei occhi,
il tepore del mio amore,
la fiducia del mio cuore
e l’innocenza della mia gioia più grande:
sapere che mi guardi e mi accudisci.

Jamie Sams (La ruota delle Lune – Meditazioni Pellerossa)

inviata da Hari Om

Read Full Post »

nonna

Avete abbastanza amore nella vostra vita? Se non lo avete, dove state andando per trovarlo?

Amate la vostra vita, il vostro lavoro, la vostra famiglia, i vostri amici?
Amate voi stessi?

Così tanti vostri sforzi sono concentrati sull’ottenere l’amore, basati  sulla credenza che esso sia un elemento limitato, disponibile solo per pochi fortunati che sono capaci in qualche modo di portarlo
a loro stessi.

Ma l’Amore è Energia universale, liberamente disponibile per chiunque, sempre.
Se credete di non avere abbastanza amore nella vita, forse state guardando nel posto sbagliato.

L’amore non viene infatti a voi da fonti esterne e non è solo basato su relazioni romantiche.

Eppure considerate quanto sforzo la gente faccia per trovarlo.

I siti di Internet hanno come protagonisti migliaia di persone che stanno “ricercando l’amore”, che vogliono trovare quella persona speciale che li  amerà e li farà sentire completi.

Ma il vero amore incondizionato non è un’emozione, è uno stato d’essere. E  non proviene da una relazione con altri, proviene dall’interno di voi stessi.

Se non amate ogni parte della vostra vita, per come essa è al presente, non sarete capaci di trovare l’amore che state ricercando. Anche se seguite le  Leggi Universali non potete infatti manifestare quanto non credete già di  possedere.
Quando siete “in amore” voi sentite gioia e la vita è meravigliosa. Ma  questo è uno stato emotivo e può essere temporaneo, cosicché quando se ne va, se ne  va pure la gioia.

Se la vostra percezione di amore è invece uno stato di essere, voi potete attrarre amore a voi in modo illimitato e in tutte le aree della vostra  vita.
Se, per esempio, non amate il vostro lavoro, non avete gioia quando  lavorate.
Forse avete un lavoro che non va bene per voi, oppure lavorate per  un’impresa che non è adatta per voi o fate una carriera che non è valida per voi. Credete di meritare di avere un posto di lavoro che vi apporta gioia e che potete avere?

Lo stesso è valido per ogni parte della vostra vita – amore è parte del  flusso universale e, se dovete lavorare duro per ottenere amore e gioia, voi state guardando nei posti sbagliati e state rivolgendovi al posto di lavoro da una prospettiva sbagliata.

Quando siete nello stato di amore, potete rilasciare quello che non vi  serve, portare a voi gioia, e sapere che l’Universo vi fornirà qualcosa che è più appropriato per il vostro Bene più elevato. Potreste amare la vostra  famiglia, ma avere una relazione difficile con loro.

L’amore incondizionato vi consente di amarli, senza giudizio, e di condurre nella vostra vita delle persone che vi rispetteranno, onoreranno e ameranno, fornendovi del supporto emotivo che non ricevete dai membri della vostra famiglia.

Potreste trovarvi in una relazione romantica che non vi rende felici. Quando potete cessare di ricercare amore da chi non può darvi, o non vi dà, amore, voi siete in grado di creare una nuova relazione con qualcuno che corrisponde ai vostri bisogni di amore.

Creare amore in tutte le aree della vostra vita inizia con il credere che l’amore è tutto attorno a voi, è liberamente disponibile per voi ed è già vostro. Non potete trovare l’amore che cercate in qualcun altro o in  un’altra situazione se sono limitate le vostre convinzioni in merito alla  disponibilità
dell’amore. Oppure se ritenete che l’amore è uno stato emotivo.
L’amore incondizionato è l’Energia che tiene assieme l’Universo ed è sempre disponibile per voi. Se non ritenete di avere abbastanza amore nella vostra vita, riflettete su quanto credete in merito  all’amore e a quanto di esso pensate di meritare. Poi iniziate ad amare voi stessi, la vostra vita e
ognuno e ogni cosa in essa.

E’ solo quando siete in grado di amare una situazione che voi potete  cambiarla, è solo quando siete capaci di accettare ogni cosa, senza giudizio, che  potete stare nel potere dell’amore e attrarre a voi amore in tutte le aree della  vita.

Il Cambiamento vi sta chiamando a prestare attenzione alle aree della vostra vita dove c’è mancanza e a cambiare le vostre credenze in modo che possiate creare qualcosa di nuovo.

Durante questa settimana esprimete il vostro amore per ogni cosa della  vostra vita, perfino e specialmente per quelle cose che stanno causandovi pena o difficoltà.

E osservate poi i miracoli che vi porterà il sapere che l’amore  incondizionato è tutto attorno a voi.

<Solo quando sarete in grado di amare una situazione, la potrete cambiare>

(di Uriel)

Read Full Post »

Amare senza condizioni

Amare senza condizioni

L’amore si esprime solo attraverso un cuore aperto, e avere un cuore aperto non è una tecnica, ma una disponibilità emotiva che va oltre i limiti della definizione concettuale. Man mano che la forma cambia, il cuore si apre senza paura al suo contenuto in evoluzione…

( Paul Ferrini da Amare senza condizioni )

Read Full Post »

<Creare la propria felicità>

(di Paramhansa Yogananda,
East-West, 1933 e 1932)

——————-

Se vuoi essere amato, inizia con l’amare coloro che hanno bisogno del tuo amore. Se ti aspetti che gli altri siano onesti con te, comincia con  l’essere onesto tu stesso. Se non vuoi che gli altri siano malvagi, smetti di essere malvagio. Se vuoi che gli altri siano comprensivi con te, comincia con
l’essere comprensivo con chi ti circonda. Se vuoi essere rispettato, devi imparare ad essere rispettoso verso tutti, sia giovani che vecchi. Se vuoi una dimostrazione di pace dagli altri, devi essere pacifico. Se vuoi che gli altri siano religiosi, comincia con l’essere spirituale tu stesso. Ricorda, qualsiasi cosa vuoi che gli altri siano, devi prima esserla tu stesso, e vedrai che essi risponderanno nella stessa maniera.

È facile desiderare che gli altri si comportino perfettamente nei tuoi confronti ed è facile vedere le loro colpe; ma è molto difficile comportarsi correttamente e considerare i propri errori. Se puoi ricordarti di agire rettamente, gli altri cercheranno di seguire il tuo esempio. Se puoi riconoscere i tuoi errori senza sviluppare un complesso d’inferiorità e puoi tenerti occupato correggendoti, allora userai il tuo tempo in maniera più proficua che se lo trascorressi soltanto desiderando che gli altri fossero migliori. Il tuo buon esempio farà di più per cambiare gli altri dei tuoi desideri, della tua indignazione, o delle tue parole.

Più migliori te stesso, più eleverai gli altri intorno a te. La persona che migliora se stessa diviene sempre più felice; e più diventi felice, più felici saranno le persone intorno a te.

Le persone stagnanti sono infelici. Le persone estremamente ignoranti sanno a mala pena come ci si senta ad essere felici o infelici. Sono prive di sensibilità, come le pietre. È meglio sentirsi infelici della propria ignoranza piuttosto che morire felicemente con essa. Ovunque tu sia, rimani desto e attivo con il tuo pensiero, la tua percezione e la tua intuizione, sempre pronto, come un buon fotografo, a fotografare le condotte esemplari e ad ignorare i cattivi comportamenti. La tua massima felicità risiede  nell’essere sempre pronto a desiderare di imparare e di comportarti rettamente.

Se hai abbandonato la speranza di essere felice, rallegrati. Non scoraggiarti mai. La tua anima, essendo un riflesso dello Spirito sempre gioioso, è, in essenza, la felicità stessa. Se tieni chiusi gli occhi della tua concentrazione, non puoi vedere il sole della felicità che arde nel tuo petto. Ma non importa quanto tieni serrati gli occhi della tua attenzione: rimane il fatto che i raggi della felicità stanno cercando di penetrare le porte chiuse della tua mente. Apri il portale della calma e troverai
un’improvvisa esplosione dello splendente Sole di Gioia dal tuo stesso sé.

I gioiosi raggi dell’anima possono essere percepiti se interiorizzi la tua attenzione. Puoi farlo usando l’architetto della mente per godere del bellissimo panorama dei pensieri nell’invisibile, tangibile Regno dentro di te. Non cercare la felicità solo nei bei vestiti, in una casa linda, in deliziose cene e soffici cuscini e sedie. Questo imprigionerà la tua felicità dietro le sbarre delle apparenze e dell’esteriorità. Invece, con  l’aeroplano della visualizzazione, scivola silenzioso sopra le vaste distese della Fantasia, contemplando l’impero sconfinato dei pensieri.

Osserva quindi le catene montuose delle inviolate, nobili o spirituali aspirazioni, per migliorare te stesso e gli altri. Sorvola le profonde vallate della Compassione Universale. Vola oltre i geyser dell’entusiasmo e le cascate del Niagara della saggezza perpetua, tuffandoti dalle candide
vette della pace della tua anima.

Librati dalle sconfinate rive della percezione intuitiva fino al regno della Sua Onnipresenza. Lì, nel Suo Castello di Beatitudine, attingi alla Sua fonte di Sussurrante Saggezza e placa la sete dei tuoi desideri. Gusta con Lui i frutti del Divino Amore nel Banchetto dell’eternità. Se hai deciso di
trovare la gioia dentro di te, prima o poi la troverai. Cercala adesso, giornalmente, con la regolare, profonda e sempre più profonda meditazione, e troverai sicuramente la felicità senza fine. Sforzati costantemente di immergerti nel profondo del tuo essere e lì troverai la tua più grande felicità.

Read Full Post »

smile-760746
(Brahma Kumaris World Spiritual University)
Tratto da Lista  Sadhana – Yahoo.it

————————–

Tristezza, rabbia e paura: sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l’amore e la felicità siano emozioni.

Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l’abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole ‘amore’ e ‘felicità’. Usiamo queste due parole in maniera troppo generica al punto che esse sono diventate due tra le parole più fraintese ed eccessivamente usate nel nostro linguaggio quotidiano.

Amore è per lo più confuso con desiderio (ti amo in realtà significa: ti voglio), con l’attaccamento (amo la mia squadra di calcio), con la dipendenza (amo la mia cocaina) e con l’identificazione (amo il mio paese). Quando parliamo di amore in questo senso non parliamo di amore quanto del
suo opposto.

Facciamo lo stesso con la parola felicità. La usiamo e ne abusiamo in molti modi. La confondiamo con un possesso (è appena arrivato il mio tappeto nuovo, sono così felice!), con il consumo (ho appena mangiato il mio cibo preferito, sono così felice!), con qualche esperienza stimolante (ho appena visto il film più recente, sono così felice!) e con il sollievo (non ho più mal di denti, sono così felice!).

In tutti gli esempi citati stiamo in realtà dicendo che crediamo che l’amore e la felicità nella vita vengano dal di fuori di noi e che siano dipendenti dagli altri, dalle circostanze o da qualche stimolo fisico. Tuttavia, tutti sappiamo profondamente che vero amore e felicità sono incondizionati, non
dipendenti da qualcosa o da qualcuno, e che si muovono dall’interno verso l’esterno e non dall’esterno verso l’interno.

Amore vero e felicità possono essere considerati stati d’essere fondamentali a cui possiamo accedere a piacimento una volta che abbiamo imparato a rivolgere le nostra attenzione alla nostra interiorità e a vivere dal dentro al fuori e non dal fuori al dentro. Essi possono anche essere considerati il
nostro puro potenziale in tutte le situazioni. Quando agiamo con amore vero facciamo qualcosa per gli altri che porta loro beneficio a livello spirituale e quando ciò accade sperimentiamo le vera felicità, che è più simile a una profonda sensazione di appagamento interiore.

Questo modo di vivere affonda le sue radici nella pace. Se non siamo in pace con noi stessi non possiamo dare amore. La pace è, l’amore fa e la felicità (appagamento) ripaga.

Solo allora la nostra autostima e il senso del nostro valore diventano solide rocce, perché ci rendiamo conto che questi nuclei di qualità interiori non possono esserci portati via e che essi sono la base del nostro valore in quanto persone e dei nostri valori di vita. Quando impariamo ad
accedere e a generare questi stati fondamentali del nostro essere, essi ci danno la forza di smuovere il nostro carattere in positivo, da quello basato sulla competizione, sul possesso e sulla sopravvivenza a uno basato sulla co-operazione, la condivisione e il servizio. In breve, dal prendere al dare.

Quando scopriamo interiormente ciò che eravamo convinti si potesse trovare solo esternamente, scopriamo libertà e serenità profonde. Il metodo per sostenere questa consapevolezza e connessione è la pratica regolare della meditazione. Il campo di azione è la relazione con gli altri. Quando la
felicità di una madre non dipende dall’obbedienza del figlio, allora è capace di ‘essere amore’ per quel figlio, anche quando imporrà delle regole. Quando la felicità di un manager non dipende dall’essere in tempo per le scadenze, né dalla performance dei membri del suo gruppo, allora saprà
essere più attento e più incoraggiante verso i suoi collaboratori, il che è alla base di una leadership efficace. Quando gli innamorati si incontrano, smettono di dirsi “ti amo”, e invece si dicono “io sono amore per te”.

Domanda: Da dove pensi derivi gran parte della felicità nella tua vita?

Riflessione: La felicità è una decisione e non una dipendenza

Azione: Che cosa puoi fare domani nella tua relazione con una persona in particolare per passare dal desiderare e sopravvivere al sostenere e servire?

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »