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Archive for the ‘Maestri spirituali’ Category

001-57

Era un dotto, molto versato inletteratuni antica e amava citare gli antichi, per dare un tocco finale ai suoi propri pensieri. Veniva fatto di chiedersi se avesse realmente pensieri indipendenti dai libri. Naturalmente, non c’è pensiero indipendente; ogni pensiero è dipendente, condizionato. Il pensiero è la verbalizzazione delle influenze. Pensare è essere dipendenti; il pensiero non può mai essere libero.

Ma quell’uomo era tutto preso dalla cultura; era gravido di sapere e lo portava con orgoglio. Cominciò a parlare direttamente in sanscrito e fu molto sorpreso e in certo qual modo scandalizzato nello scoprire che il sanscrito non era capito. Non riusciva a crederlo. «Ciò che dite nelle vostre conferenze mostra che o avete letto estesamente in sanscrito o avete studiato le traduzioni di alcuni tra i grandi maestri» egli disse. Quando dovette constatare che non era così e che non c’erano state letture di opere religiose, filosofiche o psicologiche, si mostrò apertamente incredulo.

È strano quanta importanza diamo alla parola stampata, ai cosiddetti libri sacri. I dotti, come i profani, sono grammofoni; continuano a ripetere, per quanto spesso i dischi possano essere cambiati. Sta loro a cuore il sapere e non la sperimentazione. Il sapere è un ostacolo alla sperimentazione. Ma il sapere è un porto sicuro, il rifugio di una minoranza; e poi che gli ignoranti sono impressionati dal sapere, il sapiente è rispettato e onorato. Il sapere è come un vizio, come il vizio dell’alcool; il sapere non porta la comprensione. Il sapere può essere insegnato, ma non la saggezza; ci deve essere liberazione dal sapere per l’avvento della saggezza. Il sapere non è la moneta di acquisto della saggezza; ma l’uomo che è entrato nel rifugio del sapere non se ne avventura fuori, perché la parola nutre il suo pensiero ed egli trae godimento dal pensare. Il pensiero è un impedimento alla sperimentazione; e non c’è saggezza senza sperimentazione. Il sapere, l’idea, il credo sbarrano la via alla saggezza.

Una mente occupata non è libera, spontanea, e soltanto nella spontaneità può esserci la scoperta. Una mente occupata è chiusa in se stessa; è inavvicinabile, non vulnerabile e in ciò sta la sua sicurezza. Il pensiero, per la sua stessa struttura, è autoisolante; non può essere fatto vulnerabile. Il pensiero non può essere spontaneo, non può mai essere libero. Il pensiero è la continuazione del passato, e ciò che continua non può essere libero. C’è libertà soltanto nella terminazione. Una mente occupata crea ciò su cui lavora. Può produrre il carro a buoi o l’aeroplano a reazione.

Possiamo credere di essere stupidi e pensandolo siamo stupidi. Possiamo pensare di essere Dio e siamo la nostra stessa concezione: «lo sono Ciò che è». «Ma, certo, è meglio occuparsi delle cose di Dio che non di quelle mondane, non vi pare?» Noi siamo ciò che pensiamo; ma è la comprensione del processo del pensiero che è importante e non ciò che noi pensiamo. Che noi pensiamo a Dio, o a un bicchiere di vino, non è importante; ognuno ha il suo effetto particolare, ma in entrambi i casi il pensiero è occupato dalle sue stesse proiezioni. Idee, ideali, fini e così via, sono tutti proiezioni o estensioni del pensiero. Occuparsi delle proprie proiezioni, a qualunque livello, è adorare l’io.

Il Se Stesso, con la S maiuscola, è ancora una proiezione del pensiero. Quale che sia il pensiero di cui ci si occupa, quello è; e ciò che è non è altro che pensiero. Ecco perché è importante comprendere il processo del pensiero. Il pensiero è la risposta alla sfida, no? Senza sfida, non c’è pensiero. Il processo della sfida e della reazione alla sfida è l’esperienza; e l’esperienza verbalizzata è pensiero. L’esperienza è non soltanto del passato, ma anche del passato in congiunzione col presente; è il conscio e insieme il nascosto. Questo residuo dell’esperienza è la memoria, l’influenza; e la risposta della memoria, del passato, è il pensiero.
«Ma questo è tutto ciò che riguarda il pensiero? Non ci sono profondità maggiori per il pensiero che non le semplici risposte della memoria?» Il pensiero può porsi, e si pone, a livelli differenti, lo stupido e il profondo, il nobile e l’indegno; ma è sempre pensiero, non vi pare? Il Dio del pensiero è ancora della mente, della parola. Il pensiero di Dio non è Dio, è semplicemente la risposta della memoria.

La memoria dura a lungo e così può apparire profonda; ma per la sua stessa struttura non può mai essere profonda. La memoria può essere nascosta, non immediatamente visibile, ma ciò non la rende profonda. Il pensiero non può mai essere profondo, o qualcosa più di ciò che è. Il pensiero può dare a se stesso un più alto valore, ma rimane pensiero.

Quando la mente è occupata con le sue proprie proiezioni, non è andata al di là del pensiero, ha assunto soltanto una nuova parte, una posa nuova; sotto quel mantello è ancora pensiero. «Ma come si può andare al di là del pensiero?» Non è questo il punto, non vi pare? Non si può andare al di là del pensiero, perché l”’agente”, l’autore dello sforzo, è il risultato del pensiero. Nella scoperta del processo del pensiero, che è conoscenza dell’io, la verità di ciò che è pone fine al processo del pensiero. La verità di ciò che è non si trova in nessun libro, antico o moderno. Quella che si trova è la parola, non la verità. «Allora come trovare la verità?»

Non si può trovarla. Lo sforzo di trovare la verità porta in essere un fine proiettato dall’io; e questo fine non è la verità. Un risultato non è la verità; il risultato è la continuazione del pensiero, esteso o proiettato. Solo quando il pensiero ha fine c’è la verità. Non c’è fine del pensiero attraverso !’imposizione, la disciplina, o attraverso qualunque forma di resistenza. Ascoltare la storia di ciò che è genera la sua propria liberazione. È la verità che libera, non lo sforzo di essere liberi.

Cessazione del pensiero – PP. 168-169-170 (“La mia strada è la tua strada” – Krishnamurti)

Libro consigliato da pomodorozen

ISBN: 9788804586548

Prezzo € 9,00
Lo trovi su Macrolibrarsi

“Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo.”

Così Jiddu Krishnamurti, una fra le voci più significative dell’India moderna, sintetizzava l’essenza dei suoi insegnamenti: un accorato appello alla conquista della libertà interiore, alla limpida presa di coscienza della propria spiritualità.

Questo primo volume delle sue Meditazioni sul vivere contiene riflessioni sull’amore, la solitudine, la gelosia, il lavoro, la politica, il rapporto fra individuo e società, il potere, le ideologie.

Pensieri basati su concetti semplici e immediati , che fotografano con profonda saggezza i più svariati aspetti dell’esistenza umana e rappresentano un momento di incontro tra l’antica saggezza indiana e un atteggiamento più spregiudicato e moderno.

Meditazioni che sono il frutto di uno sguardo penetrante, capace di scrutare nei recessi più profondi dell’uomo contemporaneo.

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Oggi 6 Luglio 2009

Compleanno di Sua Santità XIV Dalai Lama – Tenzin Giatzo

Auguri !!


PREGHIERA DI LUNGA VITA

Nella terra delle montagne nevose
Tu sei la radice di ogni bene
Onnipotente Cenresig, Tenzin Gyatso,
Ti prego rimani fino alla fine del samsara

gang ri ra ue kor way shing kham dir
phen dang de ua ma lu giung ue ne
chen re sig uang ten zing ghya tso yi
sciab ped sid te bar du ten ghyur cig

dalai_lama_jn0270

CANTO CHE DONA L´IMMORTALITÀ
Preghiera per la lunga vita di Sua Santità il Dalai Lama
OM SVASTI!

Alle assemblee di benevoli Guru diretti e del lignaggio, gioielli che
esaudiscono i desideri e origine di tutte le eccellenze del samsara e
del nirvana, che come magica danza appaiono in qualsiasi modo adatto ai
discepoli, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

rab giam ghiel ue sang sum ma lu pa
gang dul cir iang ciar ue ghiu trul gar
si sci ghe leg cun giung yi scin nor
ngö ghiu drin cen la me tsog nam la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Alle assemblee di Divinità-Yidam, apparizioni immateriali della saggezza
di grande beatitudine che agiscono, come nuvole, nell´intero cielo del
Dharmadhatu e appaiono come innumerevoli mandala di sostegno e
sostenuto, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

ciö ying cun sei chiön dang gnam giug pe
dul drel de cen ie sce ghiu me trin
drang me ten dang ten pe chil cor du
sciar ue yi dam lha tsog tam ce la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Alle assemblee degli infiniti Conquistatori dei tre tempi, completi in
realizzazioni e cessazioni, dotati di dieci poteri, dei degli dei, che
beneficiano gli esseri in oceani di mondi samsarici con il gioco perenne
della luce delle loro azioni, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

pang tog iön ten lhun dzog trin le chi
nang ua dro cam ghia tsor tag tsen pe
pen dze tob ciu nga ua lha yi lha
rab giam du sum ghial ua tam ce la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Alle collezioni del Santo Dharma dei Tre Veicoli, miniere di pace
suprema totalmente purificata, abbondanti di virtù, immote, interamente
buone ed immacolate, che liberano definitivamente dai trr reami,
facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

gig ten sum le gang ghi nghe dröl scing
ciog tu sci ua nam giang nor bu ter
sag me mi io cun sang ghe ue pel
teg sum dam pe ciö chi tsog nam la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Alle assemblee di Arya Sangha, conoscitori e liberi, dotati della
saggezza che comprende direttamente il vero significato, irremovibili
dalla Città-Vajra della liberazione, che sono eroici nel frantumare il
meccanismo del ciclo delle rinascite, facciamo richiesta con intenso
desiderio: esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della
terra delle nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi
possano realizzarsi spontaneamente.

si pe trui cor giom la ce pa ue
den dön ngön sum gel ue ie sce cen
nam tar dor ge drong le mi ce pa
rig dröl pag pe ghe dun tam ce la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Alle assemblee di Eroi e di Dakini dei tre luoghi, che assistono gli
Yoghi nella Terra delle Veleggiatrici del Cielo, nei luoghi, nei posti e
nei cimiteri, nell´ultimare l´eccellente sentiero con il gioco che gode
di beatitudine e vacuità in cento modi, facciamo richiesta con intenso
desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

ca ciö scing dang ne iul dur trö du
de tong gnam ghiar röl pe tse gio yi
nel gior lam sang drub la drog dze pe
ne sum pa uo ca drö tsog nam la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Agli oceani di Protettori del Dharma dagli occhi di saggezza, che
portano sui capelli il nodo inseparabile come sigillo del mandato di
Vajradhara e sono abili nel proteggere la dottrina e i suoi detentori,
facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l’aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

dor ge ciang ghi ca tag ciag ghie du
min drel rel pe tö du gner cö ne
ten dang ten dzin chiong ue tu tsel cen
ie sce cen den ten sung ghia tso la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob

Per la virtù di questa richiesta con intensa sincera devozione ai
Supremi Infallibili Rifugi, possa il solo protettore degli esseri della
terra delle nevi tormentati dalle incessanti torture dell’età
degenerata, l’eccelso Nauang Losang Tenzin Ghiatso dai tre segreti
indistruttibili, immutabili e intramontabili, rimanere saldo per sempre
sull’indistruttibile trono di essenza-vajra per oceani di eoni,
incrollabile.

de tar lu me chiab chi ciog nam la
sciug drag gning ne gu pe söl tab tu
mi se gnig me sug ngu rab nar ue
dag sog gang giong dro ue gön cig pu
ngag uang lo sang ten dzin ghia tso ciog
sang sum mi scig mi ghiur mi nub par
sciom scig iong drel dor ge gning pö trir
chel pa ghia tsor io me tag ten sciog

Possano avverarsi spontaneamente i desideri di colui che possiede
l’essenza dei gioielli e porta sulle sue spalle coraggiose la
responsabilità di tutti gli infiniti atti dei Conquistatori,
beneficiando tutti con le potenti onde delle sue azioni.

rab giam ghiel ua cun ghi dze pe cur
gning tob trag par sung ue lab cen ghi
trin le cun pen nor bu gning pö cen
sce pa gi scin

CANTO CHE DONA L´IMMORTALITÀ
Preghiera per la lunga vita di Sua Santità il Dalai Lama
OM SVASTI!
Alle assemblee di benevoli Guru diretti e del lignaggio, gioielli che
esaudiscono i desideri e origine di tutte le eccellenze del samsara e
del nirvana, che come magica danza appaiono in qualsiasi modo adatto ai
discepoli, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.
rab giam ghiel ue sang sum ma lu pa
gang dul cir iang ciar ue ghiu trul gar
si sci ghe leg cun giung yi scin nor
ngö ghiu drin cen la me tsog nam la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Alle assemblee di Divinità-Yidam, apparizioni immateriali della saggezza
di grande beatitudine che agiscono, come nuvole, nell´intero cielo del
Dharmadhatu e appaiono come innumerevoli mandala di sostegno e
sostenuto, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.
ciö ying cun sei chiön dang gnam giug pe
dul drel de cen ie sce ghiu me trin
drang me ten dang ten pe chil cor du
sciar ue yi dam lha tsog tam ce la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Alle assemblee degli infiniti Conquistatori dei tre tempi, completi in
realizzazioni e cessazioni, dotati di dieci poteri, dei degli dei, che
beneficiano gli esseri in oceani di mondi samsarici con il gioco perenne
della luce delle loro azioni, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.
pang tog iön ten lhun dzog trin le chi
nang ua dro cam ghia tsor tag tsen pe
pen dze tob ciu nga ua lha yi lha
rab giam du sum ghial ua tam ce la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
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cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Alle collezioni del Santo Dharma dei Tre Veicoli, miniere di pace
suprema totalmente purificata, abbondanti di virtù, immote, interamente
buone ed immacolate, che liberano definitivamente dai trr reami,
facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.
gig ten sum le gang ghi nghe dröl scing
ciog tu sci ua nam giang nor bu ter
sag me mi io cun sang ghe ue pel
teg sum dam pe ciö chi tsog nam la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Alle assemblee di Arya Sangha, conoscitori e liberi, dotati della
saggezza che comprende direttamente il vero significato, irremovibili
dalla Città-Vajra della liberazione, che sono eroici nel frantumare il
meccanismo del ciclo delle rinascite, facciamo richiesta con intenso
desiderio: esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della
terra delle nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi
possano realizzarsi spontaneamente.
si pe trui cor giom la ce pa ue
den dön ngön sum gel ue ie sce cen
nam tar dor ge drong le mi ce pa
rig dröl pag pe ghe dun tam ce la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Alle assemblee di Eroi e di Dakini dei tre luoghi, che assistono gli
Yoghi nella Terra delle Veleggiatrici del Cielo, nei luoghi, nei posti e
nei cimiteri, nell´ultimare l´eccellente sentiero con il gioco che gode
di beatitudine e vacuità in cento modi, facciamo richiesta con intenso
desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.
ca ciö scing dang ne iul dur trö du
de tong gnam ghiar röl pe tse gio yi
nel gior lam sang drub la drog dze pe
ne sum pa uo ca drö tsog nam la
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dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Agli oceani di Protettori del Dharma dagli occhi di saggezza, che
portano sui capelli il nodo inseparabile come sigillo del mandato di
Vajradhara e sono abili nel proteggere la dottrina e i suoi detentori,
facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l’aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.
dor ge ciang ghi ca tag ciag ghie du
min drel rel pe tö du gner cö ne
ten dang ten dzin chiong ue tu tsel cen
ie sce cen den ten sung ghia tso la
dag ciag dung sciug drag pö söl deb na
gang cen gön po ten dzin ghia tso yi
cu tse mi scig chel ghiar rab ten cing
sce dön lhun ghi drub par gin ghi lob
Per la virtù di questa richiesta con intensa sincera devozione ai
Supremi Infallibili Rifugi, possa il solo protettore degli esseri della
terra delle nevi tormentati dalle incessanti torture dell’età
degenerata, l’eccelso Nauang Losang Tenzin Ghiatso dai tre segreti
indistruttibili, immutabili e intramontabili, rimanere saldo per sempre
sull’indistruttibile trono di essenza-vajra per oceani di eoni,
incrollabile.
de tar lu me chiab chi ciog nam la
sciug drag gning ne gu pe söl tab tu
mi se gnig me sug ngu rab nar ue
dag sog gang giong dro ue gön cig pu
ngag uang lo sang ten dzin ghia tso ciog
sang sum mi scig mi ghiur mi nub par
sciom scig iong drel dor ge gning pö trir
chel pa ghia tsor io me tag ten sciog
Possano avverarsi spontaneamente i desideri di colui che possiede
l’essenza dei gioielli e porta sulle sue spalle coraggiose la
responsabilità di tutti gli infiniti atti dei Conquistatori,
beneficiando tutti con le potenti onde delle sue azioni.
rab giam ghiel ua cun ghi dze pe cur
gning tob trag par sung ue lab cen ghi
trin le cun pen nor bu gning pö cen
sce pa gi scin

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sun

Il sole è sempre stato al centro di considerazioni filosofiche, religiose, scientifiche e artistiche. Ha ispirato poeti, musicisti, pittori, ma anche intellettuali e scienziati.

Nel pensiero di Omraam Mikhaël Aïvanhov il sole riacquista tutto il suo valore spirituale – non certo in una visione pagana – ma come simbolo di un grande organismo che regge e governa il nostro sistema solare, apportando luce, calore e vita.

«Il sole è l’origine e il padre di tutte le cose, è la Causa prima; la terra e gli altri pianeti sono usciti da lui, è lui che li ha generati. Ecco perché la terra contiene gli stessi elementi del sole, ma allo stato solido, condensato. I minerali, i metalli, le pietre preziose, le piante, i gas, i corpi sottili o densi che si trovano nel suolo, nell’acqua, nell’aria e nel piano eterico sono usciti dal sole…

Per comprendere questa idea, bisogna sapere che l’universo nel quale viviamo si è formato per successive condensazioni.»*

L’argomento della condensazione ha ricevuto negli ultimi anni grande attenzione dalla scienza, e in particolare dalla fisica quantistica, che ha dimostrato come il pensiero agisca sulla materia, da una scala infinitamente piccola ad una scala infinitamente grande; e così, come nell’universo i mondi si sono formati per condensazione, nell’individuo la realtà fisica è l’effetto di una causa sottile che la penetra e la forma.

«…ecco perché noi insistiamo talmente sulla qualità dei pensieri e dei sentimenti: perché i pensieri e i sentimenti sono delle forze che mettono in moto certi centri sottili, i quali a loro volta agiscono sulle ghiandole endocrine, sul sistema nervoso, poi su tutti gli altri sistemi; da tutto questo derivano in seguito stati di equilibrio e di squilibrio, di ordine e di disordine.»*

L’idea che il pensiero si rifletta sulla materia, la crei e la plasmi, ci conduce all’osservazione di un mondo esteriore riflesso del mondo interiore.

Nel Surya Yoga, il sole, come centro  dispensatore di vita, richiama l’immagine del nostro centro, della nostra interiorità attorno alla quale ruotano i frammenti della personalità, dove si trovano preziosamente nascosti i nostri tesori, che una volta scoperti, possono diventare a loro volta dispensatori di vita; per questo motivo è importante ritrovare il proprio centro.

«Vivete ancora nelle illusioni e nei tormenti  perché non siete arrivati a ritrovare il vostro centro, a girare intorno a lui, a fondervi in lui…

Fino a che non cercherete di trovare il centro, il vostro centro che è la parte divina di voi stessi, e di vivere là, di osservare e di agire da là, non troverete la verità, e tutto vi sembrerà falso.»*

La contemplazione al sorgere del sole offre l’opportunità di ristabilire un legame fra la coscienza umana e la coscienza risvegliata al mondo divino, poiché secondo il Maestro Aïvanhov, il nostro Sé superiore abita un mondo spirituale di cui il sole è l’immagine fisica.

«… Il nostro Sé superiore non abita nel nostro corpo fisico, altrimenti vi realizzerebbe dei prodigi; si presenta solamente di tanto in tanto, si manifesta, prende contatto con il nostro cervello. Ma siccome il cervello non è ancora preparato a sopportare le sue vibrazioni e a mettersi in contatto con lui, il Sé superiore se ne và.  Il Sé superiore lavora sul cervello, lo prepara, e il giorno in cui il cervello sarà capace di accoglierlo, il Sé superiore si installerà in noi.

Il Sé superiore non è altri che Dio stesso, una parte di Dio; ecco perché  nelle regioni superiori noi siamo Dio stesso, perché al di fuori di Dio non esiste nulla.

Dio si manifesta attraverso la creazione e le creature, e noi siamo dunque una particella di Lui; non esistiamo separatamente da Lui. La vera illusione è credersi separati…

Il lavoro che facciamo al mattino, al sorgere del sole con la meditazione e le preghiere, ha lo scopo di ritrovare il legame, di costruire un ponte… e quando il ponte sarà costruito, si ristabilirà la comunicazione e noi torneremo verso il nostro Sé superiore che vive nel benessere, nella felicità, in una libertà senza limiti.»*

Elisabetta Mastrocola

Ufficio Stampa Prosveta

elisabetta.mastrocola@alice.it

www.prosveta.it

* LO YOGA DEL SOLE – Gli splendori di Tipheret

di Omraam Mikhaël Aïvanhov

Edizioni Prosveta

Tutti i libri di Edizioni Prosveta … clicca qui per vedere

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01

<Come trovare le felicità>

(di Swami Kriyananda)

—————–

Eccovi un ispirante articolo di Swami Kriyananda, pubblicato da uno dei principali quotidiani indiani. Swami ci parla di uno dei principi chiave degli insegnamenti di Yogananda, che egli stesso ha messo in pratica in modo esemplare nella sua vita e che sta dimostrando anche adesso, nonostante le difficili prove che il suo corpo si trova ad affrontare: la felicità non dipende dalle circostanze, ma è uno stato mentale; ancor di più, è la nostra vera natura, la beatitudine divina della nostra anima. Buona lettura!)

————————–

C’è una storia classica e ben conosciuta, di un contadino il cui asino si rifiutava di tirare un pesante carretto. Il contadino risolse il problema attaccando un bastone alla testa dell’asino e appendendo una carota all’estremità di quel bastone. L’asino si sforzò con tanta energia, ma senza mai riuscirci, di raggiungere la carota. Non notò neppure il carretto che nel frattempo si trascinava dietro, con il suo pesante carico.

Quanto assomiglia a quell’asino la maggior parte della gente, mentre si sforza di raggiungere la “carota” della felicità! Quella carota non potrà mai essere raggiunta tramite i sensi. La felicità è uno stato mentale, non una cosa. Un mio amico indiano mi disse molti anni fa, a San Francisco: «Mi diverte sentire gli Americani che deridono ogni tipo di superstizione, quando loro stessi sono immersi nella superstizione più grande di tutte. Non posso immaginare una superstizione più grande di questa: il pensiero che la felicità, che è uno stato mentale, esista in oggetti inanimati!». Le persone si sforzano di raggiungere ciò che non può essere raggiunto, trascinandosi dietro, nel frattempo, un carretto pieno di affanni e preoccupazioni!

La via per trovare la felicità è sorprendentemente semplice. È questa: essere felici!

C’è una storia che viene dal Maine, uno degli stati americani, e che parla del “brontolone” di una piccola cittadina. Ogni cittadina ne ha uno, anzi, ovviamente non solo uno, ma di solito c’è una persona conosciuta in particolare per il suo brutto carattere e per la sua incapacità di godersi qualunque cosa. Quest’uomo si lamentava quando un cane attraversava il suo prato; urlava quando un bambino si avvicinava troppo alle sue aiuole; brontolava con i vicini che parlavano ad alta voce o ascoltavano la radio a volume troppo alto; protestava se il treno che lo portava al lavoro era in ritardo; trovava da ridire su ogni minimo dettaglio con i colleghi d’ufficio; e infine, almeno ci si immagina, commentava stizzito le notizie che sentiva alla radio una volta tornato a casa la sera, prima di crollare sul letto e di essere tormentato dagli incubi!

Be’, un giorno, dopo anni di questo atteggiamento da brontolone, un bel mattino quello stesso individuo se ne uscì di casa saltellando, salutò allegramente con la mano alcuni bambini che stavano andando a scuola, augurò ai vicini una splendida giornata, fu un raggio di sole in ufficio per tutto il giorno e telefonò perfino a qualcuno per condividere con lui una buona notizia che aveva appena sentito alla radio quella sera! I suoi concittadini osservarono questo cambiamento nel suo modo di comportasi per un’intera settimana, meravigliandosene. Alla fine, non poterono più sopportare la suspance. Un gruppo di loro gli fece visita e gli chiese: «Ma che diamine ti è successo?».

«È molto semplice» rispose l’ex “brontolone”. «Per anni ho continuato ad aspettare qualcosa che mi rendesse felice. Alla fine sono giunto alla conclusione che niente mai lo farà. Così ho deciso di essere felice comunque!».

La felicità è autogenerata. Dipende dal proprio atteggiamento mentale. La base della felicità, inoltre, è il semplice fatto che la realtà più profonda della nostra stessa natura è Satchidanandam: sempre esistente, sempre cosciente, sempre nuova gioia, come disse il mio Gurudeva nella sua rielaborazione della classica espressione di Adi Swami Shankaracharya. Tu hai già la beatitudine. Perché dunque non decidi, da oggi in poi, di vivere in beatitudine?

Guido da Todi – Lista Sadhana yahhoo.it

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Il testo seguente è tratto da
“Lin Chi Lu – Raccolta dei detti del Maestro Ch’an Lin Chi I-Hsuan [Rinzai]”,
traduzione e commento di Engaku Taino.

lin-chiIl Buddhismo è nato in India il VI secolo avanti Cristo ed è solo all’inizio della nostra era che si è diffuso nel resto dell’Asia centrale ed orientale, e segnatamente in Cina. L’introduzione di questa pianta straniera nel suolo cinese, le modalità della sua acclimatazione, gli adattamenti, gli innesti che l’hanno trasformata, costituiscono uno dei fenomeni di acculturazione più rimarchevoli che si possano osservare.

Al termine di una decina di secoli, quando l’assimilazione fu raggiunta ed il Buddhismo fu assorbito nella tradizione cinese, all’epoca Sung, ben poca cosa sussisteva ancora dei suoi elementi indiani.

La scuola più rappresentativa di quel tempo e che qui viene presa in considerazione è la scuola Ch’an, che si pronuncia Zen in giapponese, nome con il quale è maggiormente conosciuta nel mondo occidentale. La parola Ch’an è la trascrizione della parola sanscrita Dhyana, che significa “meditazione”.  Nel Buddhismo canonico dell’India, questa parola indica alcuni esercizi, debitamente definiti e graduali, che tendono all’ottenimento di una serie di stati di risveglio, di concentrazione e di pulizia mentale caratteristici dello Yoga.

Quando il Buddhismo penetrò in Cina questa tecnica si innestò su tecniche analoghe che avevano avuto uno sviluppo, in precedenza, nel Taoismo; coloro che ne divenirono specialisti furono maestri di Dhyana (in cinese, maestri di Ch’an). Con la cinesizzazione progressiva del Buddhismo, il Ch’an si trovò implicato in un problema che non aveva granché di indiano e che contrapponeva la meditazione e l’azione, la teoria e la pratica, l’evasione e l’impegno, il movimento e la quiete perché tutto in Cina si rapportava a questioni di comportamento umano ed esperienze in atto.

Ed è così che prima del ‘700, verso l’inizio dell’epoca Tang (618-907), andava a formarsi quella che più tardi si sarebbe chiamata la scuola Ch’an, che è molto meglio a questo punto chiamare con il suo nome cinese, perché era in piena reazione nei confronti della Dhyana, la meditazione concepita all’indiana. Essa fu una vera riforma cinese del Buddhismo perché non solo la meditazione introversa, passiva, negativa, il Ch’an seduto come si diceva nella scuola, cessò a poco a poco di essere praticata, ma fu formalmente condannata.

La quiete fu considerata solo dialetticamente con il movimento. L’una non poteva essere senza l’altro secondo la nozione di superamento dei contrari che il Ch’an aveva ereditato dal Taoismo pre-buddhista.

Il principale iniziatore di questa riforma è stato un monaco, conosciuto come un illetterato, Hui Neng, morto nel 713. Era un cantonese, un semi barbaro come dichiarò egli stesso, perché la religione di Canton rimaneva a quel tempo ai margini della cultura classica cinese, ma fu l’uomo migliore per levarsi contro il Buddhismo cinese, che dominava la vita intellettuale della corte, degli ufficiali e dei letterati delle metropoli imperiali.

Niente più opere, niente pratiche pie, niente ascetismi, niente riti, niente culti; non più testi, ma liberazione delle scritture, cercando la verità in sé stessi. Risvegliando l’uomo vero, l’uomo vivente, dalle bende che lo costringono, dalle tradizioni scolastiche, dalle vane speculazioni, dalle ricerche erudite.

Diventare semplici, rilassati, lasciare la presa, non avere più affari, ecco i temi essenziali di questa scuola che si propagava nella Cina intera e poi nel resto dell’estremo Oriente. Un secolo e mezzo dopo Hui-neng, Lin-Chi seppe dare a questo sistema, che è la negazione di tutti sistemi, la sua espressione, sicuramente la più forte, il suo accento più umano e la sua portata più vasta.

Il suo insegnamento, che gli valse durante la sua vita una celebrità nazionale, lo abbiamo conosciuto per una raccolta di note che sono state compilate da uno dei suoi discepoli. Secondo una tradizione che risale a Confucio e che vuole che le parole di un maestro siano registrate come sono state dette, gli insegnamenti di Lin-Chi sono pervenuti nella lingua che egli stesso aveva usato per prima. 

Altamente idiomatica tanto da avere creato non poche difficoltà per la sua interpretazione, essa è resa ancor più difficile dal carattere aspro del pensiero di Lin-Chi. Senza alcuno sviluppo discorsivo, è un pensiero rivolto contro il discorsivo; mai esposizioni astratte, l’astrazione è rigettata; l’ellissi regna nelle relazioni fra le idee e bisogna, ogni momento, supporre ed indovinare. Le conclusioni rimangono implicite lasciate all’intuizione dell’ascoltatore, o del lettore.

In più, nemico dichiarato di tutti i verbalismi, Lin-chi ricorre sovente al grido, ai gesti, ai colpi di bastone, discendendo bruscamente dalla sedia e sortendo dalla sala con la rapidità del vento.

Tutto questo egli chiama agire con tutto il proprio corpo e il significato di questi comportamenti, che costituiscono una sorta di linguaggio fra convenuti, rimangono poco chiari ad una prima lettura.

Si presentano come degli enigmi, la chiave dei quali deve essere trasmessa soltanto oralmente. Nei monasteri Zen giapponesi, il testo Rinzai Roku come viene correntemente chiamato, è fondamentale ed è oggetto di lettura e commento di ogni maestro.

Ho avuto l’opportunità e la fortuna di ascoltare il commento a questo testo, come pure al Hekigan Roku e al Mumon Kan, dal mio maestro il Roshi Yamada Mumon, nel tempo che sono vissuto a Shofuku-ji in Giappone. Il commento, o meglio ancora, l’interpretazione che il maestro di Ch’an fa del testo, oggetto del suo sermone quasi quotidiano, è qualcosa di speciale.

Egli deve ricreare il momento e lo spirito dell’episodio di cui sta trattando e far di tutto per mostrare ai suoi ascoltatori la realizzazione dei personaggi che compaiono sulla scena. Per fare ciò si avvale della lunga esperienza di pratica personale e dell’abitudine all’insegnamento. Dalla pratica di concentrazione e di respirazione gli vengono gli strumenti per esprimere il proprio Ch’an, oltre che dalla sua realizzazione spirituale. Nel momento in cui parla, il maestro deve essere i personaggi del testo, che può interpretare perché li ha conosciuti direttamente, senza intermediari, per mezzo della risoluzione dei Koan, nei quali essi compaiono di volta in volta secondo una gradualità stabilita. Inoltre, il maestro deve porgere ai suoi studenti gli strumenti per interpretare, nella propria vita di tutti i giorni, avvenimenti che si sono svolti nel lontano passato ma ancora in grado di riproporre i problemi della presente umanità.

In Giappone i monaci e i laici, che assistono ai sermoni del maestro, seggono in terra sulle stuoie, all’interno della sala delle cerimonie, la più grande dei tanti edifici che costituiscono il monastero. Il maestro entra per ultimo accompagnato da un rullo di tamburo; al suono di una campana tutti i presenti iniziano a recitare ad alta voce, secondo il tempo scandito da uno speciale oggetto di legno cavo, le invocazioni per salutare i maestri del passato. Prima che il maestro inizi a parlare, si recita un avvertimento del grande maestro giapponese Daito Kokushi (1282-1338) il quale esorta i monaci a dedicarsi completamente alla ricerca della Via, senza pensare al cibo o alle vesti e tanto meno al successo materiale.

Infine il maestro, che ormai è seduto sul suo alto seggio, legge il capitolo del testo che prenderà in esame. Egli è rivolto all’altare e tutti gli altri sono seduti ai suoi lati, trasversalmente rispetto a lui, in silenzio assoluto, in profonda meditazione, cercando di diventare una sola cosa con il maestro e con le sue parole. Queste parole devono essere comprese non per il loro senso letterale, ma accolte in silenzio in sé stessi, per lasciare che parlino dall’interno.

Il sermone dura più di un’ora ed il solo fatto di rimanere seduti immobili così a lungo, senza cuscini, mette a dura prova gli ascoltatori.  Alla fine il maestro esorta tutti a trovare l’uno in sé stessi e poi tutti insieme si recitano i “Quattro Voti del Bodhisattva”: Salvare tutti gli esseri, Estirpare tutte le brame, Comprendere tutte le leggi, Realizzare la illuminazione.

fonte:   http://www.scaramuccia.it/

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Roberto kengaku Pinciara- Maestro Zen

Si sente parlare sempre più frequentemente, a riguardo dei tanti problemi, di questo governo, di questa sanità, di questa giustizia, di questa pubblica istruzione…ecc.
Ecco alcune mie riflessioni.

Troppo facile prendersela con il sistema.
Ogni sistema sociale ha la sua origine nella mente dell’uomo, nelle sue aspirazioni e nelle sue idee, che si basano si, sul profitto personale, ma anche sul tentativo di vivere meglio questa vita, renderla più confortevole, più longeva e sicura sia a noi che agli altri.
Non tutti i sentimenti e desideri umani sono malvagi, mi sembra.
Il punto è che poi, appunto, poi, cioè quando il sogno diventa realtà, quando il progetto si trasforma in realizzazione, la teoria in pratica, si deve necessariamente fare i conti con l’umano.
La vera minaccia del pianeta non sono le atomiche o le basi nucleari o gli esperimenti scientifici sul DNA, ma sta negli uomini che ci lavorano, che utilizzano queste cose e come le utilizzano.
Le cose in sé non sono mai malvagie, lo è spesso l’uomo che le utilizza.
L’essere umano trasforma le cose. A Dio l’onore di averle create, all’uomo il dono di saperle trasformare.
Lo stesso vale per le leggi sociali.
Certo che assistiamo a vere e proprie ingiustizie nel campo sanitario, politico, giuridico ecc.; ma le leggi sono fatte per tutti, per una società composta da individui, non possono tener conto dei singoli casi. Anche se, la verità sta proprio nei singoli casi.
Per questa ragione c’è necessità di uomini e donne preparati, educati a fare questo o quel lavoro. Sia nel campo sanitario, politico e spirituale.
Non solo dei tecnici, degli specialisti addetti ai lavori che il più delle volte conoscono solo la loro realtà e perdono il contatto con una realtà assai più immediata, ma persone con un forte sentimento umanitario, sociale e individuale.
Persone che abbiano fatto un percorso formativo sia di carattere sociale che spirituale.
Individui che possano capire la natura del problema e utilizzare la cura appropriata.
Proprio come un buon medico sa usare la medicina giusta per la malattia specifica.
Un mio maestro diceva:
“Il vero problema di questo secolo sta nel fatto che si vogliono curare le malattie di questo secolo con le medicine del secolo scorso…..vale a dire cercare di risolvere i problemi di questa società in continua espansione con i rimedi che andavano bene il secolo scorso.”
Con mie parole dico che una coscienza obsoleta e resa vecchia dalle tante frustrazioni della vita, e dal tempo, non può vedere le sempre nuove problematiche dei giovani che a giusta ragione sentono il desiderio di cavalcare questa loro epoca.
Perché questa epoca è di questi giovani, e questi giovani sono i figli della loro epoca.
La sola colpa a mio parere che si può fare a questo sistema, è che vuole intervenire su tutti e tutto, privando l’uomo della sua saggezza e sapiente discriminazione.
Certamente i vecchi dovrebbero farsi da parte e prepararsi a morire, perché così è il naturale corso della vita, ma evidentemente non accade, anzi è proprio l’opposto. Assistiamo a vecchi sclerotici che insozzano la società con i loro viscidi desideri di potere e così facendo sporcano tutto quello che toccano, e il guaio è che sono loro ai posti di comando.
Ma i giovani dove stanno ?
Chi è riuscito ad assopire (e spero solo assopire) il senso di libertà, di ribellione di avventura che da sempre ha caratterizzato lo spirito dei giovani ?
Chi ha ucciso l’ardore proprio del coraggio e dell’abnegazione che da sempre ha fatto la storia dell’uomo ?
Se nel corpo nuove cellule non spingono via le vecchie, il corpo invecchia e giunge la morte (non solo quella fisica che è naturale, ma quella dello spirito, dell’energia vitale, che è saggezza).
Allora, non verso il sistema va indirizzata la nostra attenzione, ma verso gli uomini, verso la pigrizia e la negligenza che fa andare in malora cose e attrezzature costosissime alla società, cioè a noi tutti.
Ora mi ritrovo ad avere quasi sessant’anni e parlando di queste cose mi rammento quando ne avevo solo ventuno di anni e cercavo il mio posto di lavoro ‘sicuro’.
Finii alla Breda di Saronno come operaio specializzato. Un giorno, trenta minuti prima del suono della sirena che annunciava la fine della giornata di lavoro, cioè alle 17, vidi molti miei colleghi, ma proprio i più anziani di fabbrica, nascondersi dietro le varie attrezzature in attesa della fine del lavoro.
Vengono chiamati ancora oggi ” gli imboscati” ricordo molto bene cosa mi passò nella testa: ” Ed io devo vivere quarant’anni della mia vita in questo posto per finire ad imboscarmi in questo modo?” .
Mi licenziai subito e andai a lavorare sulle navi passeggere e da carico.
Per quanto si viaggi su questo pianeta, gli uomini sono sempre gli stessi, portano in se i loro propri punti di vista, i loro condizionamenti, le loro proprie frustrazioni, le loro gioie e i loro dolori.
Anche lì, ho visto persone indurite dai tanti anni di lavoro saccheggiare e rompere valvole e materiale costoso che, solo con un po’ di buona volontà si poteva riparare.
Le persone non cambiano mai! Da sempre disprezzano la proprietà altrui.
Sono passati da allora quarant’anni e non vedo nulla di nuovo. Certo mio figlio ha il computer e va in internet, e anch’io mi sono ormai arreso e ho scelto la tastiera alle lotte di classe, ma è triste costatare che anche se la tecnologia ti fa sembrare e sperare in una emancipazione della specie umana, a mio modo di vedere stiamo attraversando un periodaccio.
Un periodo dove non si fa altro che criticare gli altri, e in tanto i nostri matrimoni vanno a rotoli, i nostri figli vengono inghiottiti dal dio del denaro, dall’idolo di turno, dal nuovo pagliaccio televisivo.
La realtà non è più cosa hai nel piatto, o come sta il tuo vicino, o il sole che sorge e che poi tramonterà, ma nella telenovela…..dio mio, e anche mia madre che ha ottantadue anni la guarda rapita…
Mi rivolgo quindi all’uomo, non al sistema. Il sistema non può amare, non può aiutare la madre straziata dal dolore perché il figlio gli è morto in guerra, il sistema non può curare il malato di tumore, capite questo ?
Il sistema protegge se stesso e per far questo crea guerre, malattie, frustrazioni di ogni genere, bisogni di ogni genere.
E’ l’uomo che sapientemente sa usare i mezzi idonei che può fare.
Certo si può fare, ma si deve partire dallo sconfiggere il modello ipocrita, assenteista, irresponsabile che si è annidato come un parassita nella mente dell’uomo. Il pensiero parassita che ti dice “cosa posso fare io ???”.
Sono questi parassiti che prendono le sembianze a volte di ideali, a volte di convinzioni religiose, altre politiche che ti mangiano la vita e mostrandoti l’immagine della felicità, ti fanno vivere una vita da miserabile.
Quando l’uomo non guarda in faccia un altro uomo, quando la parola data non è più presa in considerazione perché la menzogna è più vera della verità, allora dove andremo a finire, a chi lascerò i miei figli. Sarà forse il Caos il regnante su questo pianeta ?
No, io non credo, ma occorre stare bene in guardia sui falsi obbiettivi, sulle false promesse.
M’indegno quando penso ai nostri nonni, e TUTTI  ne hanno avuti, che sono morti sulle montagne, sui mari, nelle pianure per darci un fazzoletto di terra su cui crescere i nostri figli, e i figli dei nostri figli, e noi, loro discendenti, sangue dello stesso sangue ci lasciamo distruggere non solo la terra, e l’aria che entra nei nostri polmoni e in quelli dei nostri cari, ma lasciamo che ci strappino quei valori che sono lealtà-onore-rispetto.
Costruire un uomo nuovo è sempre stata la sfida di tutti i tempi.
Ci ha provato il Cristo con l’amore e il sacrificio, lo hanno ammazzato.
Ci ha provato il Buddha con saggezza e compassione, lo hanno ignorato.
Ci hanno provato i potenti con la violenza e l’odio, li hanno ammazzati.
Tanti, di buona e cattiva volontà ci hanno provato, hanno tentato, qualcuno ci ha creduto.
Tutti sono passati.
Noi cosa facciamo in attesa di morire ?
Come impegniamo la nostra vita?
Un caro Maestro diceva:
” Gli uomini si ammazzano di lavoro per avere un salario.
Cercano un salario per andare a divertirsi per poi ritornare ad ammazzarsi di lavoro ..
Si fanno un mucchio di illusioni riguardo la loro vita, ma noi non siamo altro che un sacco di pelle puzzolente riempito di ossa.
Tuttavia quest’uomo è Dio, Buddha se solo lo volesse “
.
Finisco qui e non so se queste riflessioni siano valse a qualcosa, detesto il parlare solo per parlare.
Comunque sia, vi rinnovo i miei più cari auguri.

[fonte – http://www.komyoji.eu/kengaku_pinciara.htm – Monastero Zen]

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samurai

Vivete in un mondo in continua competizione. Se siete decisi, la competizione non vi spaventerà, ma vi renderà più forti. Dovete fare del vostro meglio ogni giorno, in ogni circostanza, allora potrete avere successo. Ma molti esseri umani non si impegnano. Oppure pensano che a loro vada sempre tutto storto e si ritengono sfortunati. Perché le cose non dovrebbero andare male? Non si adoprano per far crescere i semi del successo racchiusi nelle loro menti; sono troppo impegnati con le cose inutili.

Molti pensano di non avere dentro di loro i semi del successo, ma voi li avete. Potete riuscire. Potete avere successo. Ma se pensate: “Sono finito”, siete finiti in quello stesso momento; avete già emesso la sentenza del vostro fallimento. Se invece siete positivi e pensate: “Va tutto bene, avrò successo”, e continuate a tentare, riuscirete nel vostro intento.

Non continuate a pensare agli insuccessi passati. Chi ha questa abitudine è persuaso che tutti i suoi progetti finiranno in un fallimento. Perché? Perché la sua mente è convinta che non avrebbero avuto successo. Più di una volta io mi sono trovato senza un centesimo mentre cercavo di provvedere a questa opera, ma ho sempre raggranellato i fondi necessari. Ci vuole coraggio, perché la mente dirà: “Dopo tutti questi anni, sei esattamente al punto di partenza”.

Ma io dico alla mente: “Taci. Ti farò lavorare. Vedremo chi comanda”. Dovete fare di tutto per conseguire il vostro scopo. Ogni insuccesso vi dà il privilegio d’imparare qualcosa di nuovo e soprattutto vi aiuta a non ripetere gli stessi errori. Quando la mente si indebolisce, anche il vostro corpo diventa debole e vi rifiutate di lavorare. Allora siete finiti, siete morti. Perciò non arrendetevi mai.

La vita è una grande partita. Fate di tutto per vincerla. Migliaia di persone al mondo soffrono, alcuni non hanno le mani o non hanno i piedi per camminare: come potete voi, con tutte le vostre facoltà perfettamente integre, ammettere il fallimento? Non dovete farlo! Quando vi tirate indietro, il vostro modo di vedere è così confuso da farvi pensare che il mondo intero stia retrocedendo. Ma continuerete a progredire se state realizzando qualcosa. Sviluppate il vostro potere mentale. Fate in modo che il mondo intero sia ai vostri ordini!

– Cercate la guida divina –

Organizzate la vostra vita. Non perdete tempo. Se conducete una vita sociale troppo intensa, non concluderete nulla. State da soli. Appartatevi e immergetevi profondamente in voi stessi. Domandatevi: “Come posso avere successo?”. Qualsiasi cosa vogliate fare, pensateci finché non sarete completamente immersi in quell’idea. Pensate, pensate, pensate e fate progetti. Poi concedetevi una pausa, non passate subito all’azione. Fate un primo passo, quindi pensateci ancora.

Qualcosa dentro di voi vi dirà che cosa dovete fare. Fatelo e riflettete ancora. Sarete ulteriormente guidati. Se imparerete a interiorizzarvi, unirete la vostra coscienza con la supercoscienza dell’anima; così, con forza di volontà, pazienza e intuizione infinite potrete far crescere quelle idee-seme del successo.

Mentre cercate di concretizzare ciò che avete in mente, chiedete sempre al Padre di guidarvi. Se il vostro ego è cieco e ha una voce forte, può soffocare l’intuizione e indurvi in errore. Ma se cercate soltanto di compiacere Dio nel vostro tentativo di fare qualcosa di utile, egli guiderà i vostri passi verso il bene. Il modo giusto di lavorare per ottenere il successo è quello di cercare di piacere a Dio, di fare del vostro meglio e poi di non preoccuparvi.

È così che dovete interpretare la vostra parte nel dramma di Dio; ma se vi immedesimate troppo nello spettacolo, vi renderete la vita impossibile. Saprete troppo tardi di aver sprecato del tempo. Perché non fate girare voi la ruota della vita anziché esserne travolti?

– Siete voi che create la vostra debolezza o la vostra forza –

Dovete essere capaci di realizzare qualsiasi cosa decidiate di fare. Quanti esseri umani si lasciano paralizzare dalle proprie cattive abitudini! Evitate le persone che vi inducono a fare del male. L’inerzia che sentite è causata solo da voi. La vostra mente debole è trattenuta proprio dai legami che vi siete creati con le cattive abitudini. Molti si lasciano ipnotizzare dall’ambiente, dalle brutte abitudini, dalle tendenze e dagli stati d’animo che derivano dalle vite passate. Permettere a queste limitazioni di ipnotizzarvi è un insulto alla vostra mente e all’immagine di Dio racchiusa
in voi. Dovete eliminare le cattive abitudini e sviluppare il potere della mente grazie al quale assumerete il controllo sulla vostra vita.

Cominciate a vivere correttamente. Fate esercizio fisico, nutritevi saggiamente e così via. Non pensate di uscirne impunemente se mangiate e vivete in modo sbagliato, anche se per ora non ne soffrite. I devastanti effetti del vostro comportamento si faranno sentire anche troppo presto.

Ricordo una studentessa che pesava più di novanta chili e aveva un aspetto poco giovanile e poco attraente. Mi domandò se poteva fare qualcosa per la sua salute.

“Certo che puoi”, le dissi, “a condizione che eserciti la volontà. Per troppo tempo hai pensato di non poter fare nulla per te stessa; hai ipnotizzato la tua volontà costringendola ad accettare questo pensiero”. Le dissi di fare lunghe passeggiate, di mangiare in abbondanza frutta, verdura e noci e di eliminare tutti i cibi ricchi di amido e i dolci. Le ricordai che all’inizio la mente l’avrebbe spinta a mangiare qualcosa di dolce e che sarebbe stata tentata di cedere. “Ma devi decidere di dimagrire e poi agire di conseguenza con molta volontà”, dissi. Parecchi mesi più tardi la rividi
e le domandai: “Ma sei proprio tu?”. “Sì”, rispose; “È meraviglioso”. Era veramente dimagrita e appariva molto più giovane e felice.

Avete controllato sul vostro conto corrente mentale se le entrate delle esperienze positive sono superiori alle uscite delle azioni negative? No. Vedreste che, in massima parte, le dispendiose abitudini cattive hanno divorato i profitti della felicità. Avevo l’abitudine di autoesaminarmi in questo modo per cercare di trasformare la mia vita come volevo che fosse.

Analizzate la vostra vita.

La mattina vi alzate, dite in fretta una breve preghiera poi fate colazione e andate a lavorare. Più tardi pranzate, poi lavorate ancora; quindi arriva l’ora di cena, seguita da qualche passatempo inutile e, poco dopo, siete già
a letto. La stessa, solita cosa ogni giorno! E ogni giorno la vostra volontà è indebolita dalle imposizioni delle abitudini e dell’ambiente.

Perché permettete questo?

Vi giustificate dicendo: “Un giorno o l’altro cercherò di fare le cose che so di dover fare”, ma quel giorno potrebbe non arrivare mai. Perché limitate le vostre capacità adattandovi al proverbio: “Non fare il passo più lungo
della gamba”? Io penso che dobbiate fare il passo più lungo della gamba e poi mantenerlo. Non siate inutili. Rendete la vostra vita degna di essere vissuta.

(di Paramahansa Yogananda) – da Lista Sadhana yahoo

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