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Archive for the ‘Felicità’ Category

<Porsi obiettivi porta a realizzarli>

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(di Daniele Bevilacqua)

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“Essere ciò che siamo e divenire ciò che siamo capaci di divenire è l’unico scopo della vita”, scriveva Spinoza. L’invito a porsi l’obiettivo di realizzare ciò che si è – e che si può diventare – è sempre attuale.

Quando eravamo bambini la gente ci chiedeva: “Che cosa vuoi fare da grande?” A quell’età di solito avevamo dei sogni… da bambini siamo ancora in grado di sentire la voce dell’anima.

Tutto ciò che viene creato nel mondo esiste nei pensieri e nei sogni ad occhi aperti di qualche essere umano, prima di essere ridefinito come scopo e realizzato. Il segreto è di andare oltre ciò che già esiste e di considerare ciò che è possibile. Purtroppo molte persone passano da un’azione e da una situazione all’altra senza avere una chiara direzione, lasciandosi così poca energia, tempo e spazio mentale a disposizione.

Una vita di successo deriva da un susseguirsi di giorni di successo vissuti muovendosi verso ciò che è più importante per sé. Quello che conta è che ciò che facciamo ci metta in relazione con qualcosa di speciale dentro di noi, qualcosa che ci faccia sentire utili e ci spinga ad offrire il meglio di noi stessi.

Sviluppare una visione personale è il modo più efficace per massimizzare la propria soddisfazione. Una visione personale è legata a perché sei vivo, che cosa vuoi fare con la tua vita, che cosa sei venuto a fare sul pianeta.

Se riconosciamo che i nostri sogni e le nostre speranze valgono, allora ci lavoriamo e ci focalizziamo sul raggiungerli, e così le notsre chance di realizzarci nella vita aumentano esponenzialmente. Una motivazione poderosa crea una grande forza a nostro favore.

Un obiettivo è un risultato desiderato da una persona. È la risposta alla domanda “Che cosa voglio?”. In effetti molte persone hanno solo obiettivi approssimativi, quasi involontari, del tipo “sopravvivere alla settimana di lavoro”. Ma se non ci poniamo una meta disperdiamo la nostra energia, emettiamo vaghezza e otteniamo risultati mediocri. È come uscire in barca senza timone e venire sbattuti dalle onde, portati dove vogliono le correnti – non c’è da stupirsi che si finisce con lo star male.

Porsi obiettivi arreca grandi benefici:

1. gli obiettivi forniscono una direzione (un senso) nella vita

2. gli obiettivi danno chiarezza, focalizzazione e concentrazione

3. gli obiettivi ci permettono di concretizzare i desideri del cuore

4. gli obiettivi ci stimolano a crescere al di là di dove siamo

5. gli obiettivi migliorano la propria autoimmagine e arrecano fiducia in se stessi

Porsi degli obiettivi è il primo passo positivo verso il successo personale, comunque ogni individuo lo definisca. Ci sono obiettivi giusti per noi e ci sono quelli sbagliati. Ci sono quelli che ci motivano, che corrispondono ai nostri valori interiori e ci appagano… e ce ne sono altri.

fonte articolo “Lista Sadhana – Yahoo – Guido da Todi”

Come trasformare i tuoi sogni in obiettivi concreti e realizzabili

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La “legge di attrazione” ha conosciuto un’enorme diffusione grazie al libro “The Secret” di Rhonda Byrne. Essa recita: se tu desideri fortemente qualcosa, allora si realizzerà quasi per magia; l’universo ti aiuterà a raggiungere i tuoi desideri e ti permetterà di attrarre proprio le risorse di cui hai bisogno.

Ma la pratica? Nella nuova ottica, proposta dagli autori, focalizzare il proprio desiderio rappresenta solo uno dei passi da compiere per la realizzazione dei propri obiettivi.

Così “La Nuova Legge di Attrazione” apre un incredibile scenario sulle proprie convinzioni e propone un percorso mirato, per chi vuole raggiungere degli obiettivi, e non conosce la metodologia giusta per riuscirci.

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Impara a definire ciò che vuoi

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Questo DVD è l’opportunità per dedicare del tempo solo a te stesso e a ciò che vuoi essere e diventare, imparando a porti obiettivi chiari, reali e raggiungibili in ogni ambito della tua vita. Quando definiamo esattamente cosa vogliamo, ci muoviamo infatti più rapidi e determinati, senza disperdere le nostre energie. E’ proprio questa la funzione degli obiettivi: quella cioè di dare una direzione alle nostre azioni e alla nostra vita.

Pur essendo però indubbia per chiunque l’importanza che una buona pianificazione dei propri obiettivi riveste nella vita e nei risultati raggiunti, pochi purtroppo conoscono le caratteristiche che rendono tale un buon obiettivo. In questo videocorso Roberto Re svela i segreti della pianificazione degli obiettivi.

La qualità della nostra vita è condizionata dagli obiettivi che ci poniamo e dai risultati per i quali ogni giorno impieghiamo le nostre energie. Per realizzare ciò che vogliamo è quindi necessario saper pianificare le nostre mete e predisporre un piano chiaro per focalizzare al meglio le forze su ciò che per noi è davvero importante.

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Un metodo semplice per realizzare i propri obiettivi
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Che si tratti di aumentare la fiducia in noi stessi, avere più amici, guadagnare di più, il segreto per realizzarsi sta nella forza dei “desideri essenziali”, gli unici capaci di smuovere montagne dentro e fuori di noi, permettendoci di conquistare quello che realmente vogliamo. L’unico problema sta nell’identificarli: molto spesso infatti, i desideri essenziali sono oscurati da quelli “falsi”, difficili da riconoscere.

Jack Zufelt ci insegna a fare chiarezza, e a trovare sotto lo strato di illusioni che ricopre la nostra quotidianità quei bisogni intensi e costanti la cui soddisfazione potrà indirizzarci in maniera più autonoma sulla nostra strada. A tutti coloro che sono insoddisfatti del loro lavoro, della loro vita o di quello che sono, l’autore regala la possibilità di ottenere risultati stupefacente nel cambiare le cose che non vanno, affidandosi alla forza interiore che ognuno ha dentro di sé.

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Come negoziare un accordo senza rinunciare ai propri obiettivi
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No è forse la parola più importante ed efficace in ogni lingua. Ogni giorno ci troviamo di fronte alla necessità di dire No: nel lavoro, a casa, nella comunità in cui viviamo, e questo semplicemente perché No è la parola che dobbiamo usare per proteggere noi stessi e per salvaguardare tutto ciò che è importante per noi. Ma, come è noto a tutti, un No sbagliato può incrinare i rapporti con persone a cui teniamo o a cui siamo legati e può pregiudicare situazioni a noi favorevoli.

Leggendo questo libro imparerete che il No positivo non esprime solo un rifiuto, ma comporta anche l’apertura verso il punto di vista dell’altro e la disponibilità a trovare una soluzione negoziale senza perdere di vista i vostro obiettivi. William Ury unisce esempi tratti dalla sua esperienza professionale in ambito internazionale ad altri tratti dalla vita quotidiana e famigliare, per dimostrare che un No positivo vale molto di più di un Sì espresso senza convinzione e contro i nostri interessi.

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Come raggiungere i Vostri Obiettivi: un metodo formidabile per chi ha deciso di cambiare la sua vita!
ISBN: 9788862280181

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Spesso, per lo più inconsciamente, siamo schiacciati da circostanze che ci fanno sentire persi, frustrati, inadeguati.

Chi non ha mai sperimentato situazioni che parevano insormontabili e, magari a causa di queste, ha visto naufragare i propri desideri e progetti? Ma questo da oggi può cambiare!

La prima ricchezza dell’uomo è la coscienza dei suoi sogni e desideri profondi; prenderne atto, dialogare con quella parte di sé che rimane spesso inascoltata, può essere l’inizio di una vita più gratificante e luminosa. Lawson insegna esattamente questo: come uscire dal gorgo dei nostri tentativi falliti, dall’insoddisfazione, dalle lamentele che non portano a nulla. Cambiare! In modo costruttivo, secondo i nostri desideri.

Jack Lawson ci propone un vero e proprio manuale di educazione al successo in cui ci spiega, passo dopo passo, come ottenere ciò che vogliamo rimuovendo gli ostacoli per realizzare quello che ci siamo proposti, trasformando le idee da desideri a realtà.

Con i problemi c’è soltanto una via d’uscita: risolverli quando hanno una soluzione o prescindere da essi quando non ce l’hanno e, soprattutto, essere sufficientemente saggi da distinguere la differenza.

L’edificio di un grande successo si costruisce con pazienza, perseveranza e tanti mattoni: i piccoli successi quotidiani che ricostruiranno in noi un’identità “vincente”. Anche gli errori in questa nuova ottica, saranno rivalutati come tappe di apprendimento, veri e propri segnali stradali sulla via che ci porterà ai nostri traguardi.

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L’Arte della Guerra per realizzare i propri obiettivi
ISBN: 9788845314322

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L’antico maestro cinese Sun Tzu viene considerato l’incarnazione del pensiero strategico orientale, ma oltre ad avere le idee chiare su come elaborare i piani per la vittoria era anche consapevole di ciò che occorre fare praticamente per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nessuna strategia, infatti, per quanto originale e ben congegnata, può avere successo se non viene eseguita con attenzione e in modo superlativo.

Rileggendo l’Arte della Guerra e utilizzando numerosi esempi di imprese e marchi noti in tutto il mondo, l’autore evidenzia i principi che secondo Sun Tzu stanno alla base della corretta esecuzione di una strategia, uno degli argomenti più trattati nella letteratura di business.

Il lettore imparerà così come raggiungere risultati eccellenti attraverso:

• semplicità

• allineamento degli obiettivi

• attenzione verso le persone

• flessibilità

• individuazione dei propri punti di forza e sarà in grado di implementare la propria azione strategica a livello tattico e operativo.

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Come raggiungere i propri obiettivi
ISBN: 9788864120065

Prezzo € 24,50

Roy Martina in questo seminario ti seguirà passo dopo passo nella tenace realizzazione dei tuoi veri propositi. Vuoi che nella tua vita fluiscano più energia, più gioia ed entusiasmo?

Roy Martina ti insegnerà come ottenere queste benedizioni a patto di imparare a dialogare con il tuo subconscio, usando la sua enorme forza psichica a tuo vantaggio. Potrai così cancellare tutti i segni di paura, tristezza e apatia e mantenere la concentrazione su nuovi obiettivi professionali e personali.

Attraverso una strategia testata, mirata ed efficace, ricca di esercizi, tecniche innovative, affermazioni, visualizzazioni, potrai rompere gli schemi negativi che si frappongono tra te e il successo, ancorandoti ad una certezza che non ha prezzo: il riconoscimento, l’amore e la gratificazione sono già dentro di te. Questo video ti condurrà gradualmente ad ottenere i cambiamenti che desideri, seguendo la via della gioia e del piacere!

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Vivere giorno per giorno pensando positivo per raggiungere i propri obiettivi
ISBN: 9788834423172

Prezzo € 16,00

Una piccola antologia di affermazioni positive, opera di una grande maestra di vita.

Secondo la visione di Louise L. Hay, i pensieri possiedono un enorme potere creativo, per cui svolgono un ruolo vitale nel processo di cambiamento. Le affermazioni non sono che piccoli avvertimenti destinati al nostro sé interiore, in grado di imbrigliare il potere del pensiero positivo e di indirizzarlo nella giusta direzione.

Louise ha concepito le sue affermazioni in maniera tale che investano tutti gli aspetti della vita, ed è buona cosa iniziare a leggerle e ripeterle da subito, soprattutto prima di andare a letto.

«Le numerose affermazioni positive contenute in questo piccolo libro vi mostreranno che il vostro punto di forza è sempre nel momento presente, poiché è nel presente che spargete i semi mentali per creare nuove esperienze.La sensazione di essere bloccati è illusoria, perché voi avete il potere di scegliere nuovi pensieri e nuovi modi di pensare. Così il vostro futuro sarà sempre più positivo, più ricco d’amore e più prospero. Riflettete su come vi piacerebbe vivere e su ciò che vorreste realizzare.Giorno per giorno vi aiuterò a guidare il vostro pensiero in modo positivo per realizzare questi obiettivi. Leggendo e ripetendo tali affermazioni la vostra mente inizierà a sviluppare nuove abitudini che potrete adottare per il resto della vostra vita!».

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Felicità nascostaNon siete giustificati d’essere tristi quando la vostra tristezza
è dovuta a motivi egoistici. Mi direte di avere valide ragioni
per essere infelici, perché incontrate solo fallimenti e non
vedete un vero avvenire davanti a voi.
Ebbene, vedete male: i giorni si susseguono e non si rassomigliano,
e anche se oggi il sole è nascosto dalle nubi, domani lo vedrete sorgere
e tutto vi sorriderà.
«Sì – diranno alcuni – ma io sono già vecchio. Cosa posso sperare?»
Non sapete che un giorno tornerete di nuovo sulla terra come un bambino
a cui tutte le speranze sono permesse e che ricomincerete una nuova vita,
arricchita delle esperienze del passato?

Un altro si lamenta: «Ero ricco e ho perduto tutto!» Ma potrete riguadagnare quelle ricchezze,
chi ve lo impedisce? «Ho perduto degli esseri che amavo.»

Se li avete amati veramente, li ritroverete.

Esistono risposte a tutti gli argomenti che la tristezza vi presenta.
Non bisogna sempre insistere sulla debolezza, sul dispiacere, sulla fatica,
sui fallimenti, sulle perdite.
Tutto si risolve quando si chiamano in aiuto l’amore,
la saggezza e la verità.

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr><td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cercate_il_regno_di_dio_e_la_sua_giustizia.php?pn=180&#8243; title=”Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/cercate-regno-dio.gif&#8221; /></a></td>
<td width=”390″>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cercate_il_regno_di_dio_e_la_sua_giustizia.php?pn=180&#8243; title=”Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia” >Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia</a></div>
<div>Vangelo secondo Matteo 6, 33</div>

<div align=”justify”><br>
In tutte le nostre attivit&agrave;, la cosa pi&ugrave; importante &egrave;
il motivo che ci spinge ad agire, lo scopo che vogliamo raggiungere. Di
per s&eacute;, l’attivit&agrave; non conta molto, e non ci si deve
curare del fatto che ci attiri la considerazione degli altri, o che ci
procuri del denaro. Chi non lo ha compreso si attacca a dei valori che
sono fatalmente destinati a scomparire. Per compiere un’opera duratura,
bisogna mettere radici in ci&ograve; che &egrave; immortale, infinito,
eterno…Ecco perch&eacute;, se volete trovare un’attivit&agrave;
che dia veramente un senso alla vostra vita, dovete mettere al centro
delle vostre preoccupazioni queste parole di Ges&ugrave;: &laquo;Cercate
il Regno di Dio e la sua Giustizia, e tutto il resto vi sar&agrave; dato
in sovrappi&ugrave;&raquo;. </div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__che_cose_un_figlio_di_dio.php?pn=180&#8243; title=”Che cos’e un figlio di Dio” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/checosefigliodidio.gif&#8221; /></a></td>
<td width=”339″>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__che_cose_un_figlio_di_dio.php?pn=180&#8243; title=”Che cos’e un figlio di Dio” >Che cos’e un figlio di Dio</a></div>

<div align=”justify”><br>
Gran parte del cristianesimo &egrave; stato edificato sulle vestigia di
un paganesimo che lo stesso cristianesimo ha cercato di distruggere. Qui
troverete il vero significato della venuta del Cristo, del Natale, della
Resurrezione, del battesimo. e tutte le invenzioni elaborate sulla persona
di Ges&ugrave;. </div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pensieri-quotidiani.php?pn=180&#8243; title=”Pensieri Quotidiani 2009″ ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/pensieri-quotidiani-2009.jpg&#8221; /></a></td>
<td>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pensieri-quotidiani.php?pn=180&#8243; title=”Pensieri Quotidiani 2009″ >Pensieri Quotidiani 2009</a></div>

<div align=”justify”><br>
Un pensiero illuminato al giorno illumina la vita dentro e tutt’intorno…
365 giorni caratterizzati dalle perle di saggezza di questo Maestro che
ha dedicato la sua vita al perfezionamento dell’uomo. L’invito ad essere
vigili nel primo giorno dell’anno con l’augurio di esserlo tutto l’anno.
</div>
<p align=”justify”>&quot;Se &egrave; necessario fare tante leggi per regolare
i rapporti fra esseri umani, &egrave; perch&eacute; questi non sono ancora
abitati dall’amore. Quando sapranno che cos’&egrave; il vero amore, quando
vivranno in quell’amore, non avranno pi&ugrave; bisogno che le leggi vengano
a ricordare loro ci&ograve; che possono o non possono fare; lo faranno,
perch&eacute; troveranno spontaneamente il modo di mettersi in armonia
gli uni con gli altri.</p>
<p align=”justify”>L’amore &egrave; l’unica forza che organizza le cose,
che le fa crescere e fiorire. Non appena l’amore entra in una famiglia,
in una comunit&agrave;, in una societ&agrave;, non c’&egrave; pi&ugrave;
bisogno di dire: &laquo;Fate questo, e se non lo fate guai a voi!&raquo;
Tutti eseguono il proprio compito con piacere. Dove &egrave; entrato l’amore,
non c’&egrave; pi&ugrave; posto per la legge.&quot;</p>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_sorriso_del_saggio.php?pn=180&#8243; title=”Il Sorriso del Saggio” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/sorriso-saggio.gif&#8221; /></a></td>
<td>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_sorriso_del_saggio.php?pn=180&#8243; title=”Il Sorriso del Saggio” >Il Sorriso del Saggio</a></div>

<div align=”justify”>&laquo;Il riso del saggio &egrave; il riso della libert&agrave;.
Ci&ograve; che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli
dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla
un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi,
il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto
o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perch&eacute; essi
possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio pu&ograve;
dunque comunicare immediatamente &egrave; la gioia che egli attinge in
quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal
suo cuore, e il suo riso &egrave; l’espressione di quella gioia
che si pu&ograve; anche chiamare amore&raquo;. <br>
</div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

<table width=”500″ style=”margin-top:20px”>
<tr>

<td width=”124″ align=”center” valign=”top”><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__voi_siete_dei.php?pn=180&#8243; title=”Voi siete Dei” ><img style=”border:0″ src=”http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/voi-siete-dei.gif&#8221; /></a></td>
<td>
<div><a class=”autore” title=”Omraam Mikhael Aivanhov” href=”http://www.macrolibrarsi.it/autori/_omraam_mikhael_aivanhov.php?pn=180″>Omraam Mikhael Aivanhov</a></div>
<div><a href=”http://www.macrolibrarsi.it/libri/__voi_siete_dei.php?pn=180&#8243; title=”Voi siete Dei” >Voi siete Dei</a></div>
<div>Vangelo di Giovanni 10, 34 – L’essenza divina che e in noi</div>

<div align=”justify”><br>
Ges&ugrave; &egrave; stato il pi&ugrave; grande rivoluzionario tra gli
inviati di Dio, &egrave; stato il primo a trasgredire tutte le antiche
usanze ed ha espiato sulla croce l’audacia che aveva avuto di affermare
che era figlio di Dio e che tutti gli esseri umani sono figli e figlie
di Dio. L’insistenza con la quale Ges&ugrave; sottolineava la filiazione
divina dell’uomo scandalizzava e irritava gli scribi e i farisei
al punto che un giorno tentarono di lapidarlo. Ma Ges&ugrave; rispose
loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio;
per quale di esse mi volete lapidare?” Gli risposero i Giudei: “Non
ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia e perch&eacute;
tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Allora Ges&ugrave; ricord&ograve;
loro un versetto dei Salmi: “Non &egrave; forse scritto nella vostra
Legge: Io ho detto: voi siete d&egrave;i?” </div>
<div></div>
</td>
</tr>
</table>

Vangelo secondo Matteo 6, 33

In tutte le nostre attività, la cosa più importante è
il motivo che ci spinge ad agire, lo scopo che vogliamo raggiungere. Di per sé, l’attività non conta molto, e non ci si deve curare del fatto che ci attiri la considerazione degli altri, o che ci procuri del denaro. Chi non lo ha compreso si attacca a dei valori che sono fatalmente destinati a scomparire. Per compiere un’opera duratura, bisogna mettere radici in ciò che è immortale, infinito, eterno…Ecco perché, se volete trovare un’attività che dia veramente un senso alla vostra vita, dovete mettere al centro delle vostre preoccupazioni queste parole di Gesù: «Cercate il Regno di Dio e la sua Giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù».

Gran parte del cristianesimo è stato edificato sulle vestigia di
un paganesimo che lo stesso cristianesimo ha cercato di distruggere. Qui troverete il vero significato della venuta del Cristo, del Natale, della Resurrezione, del battesimo. e tutte le invenzioni elaborate sulla persona di Gesù.

Un pensiero illuminato al giorno illumina la vita dentro e tutt’intorno…
365 giorni caratterizzati dalle perle di saggezza di questo Maestro che ha dedicato la sua vita al perfezionamento dell’uomo. L’invito ad essere vigili nel primo giorno dell’anno con l’augurio di esserlo tutto l’anno.

“Se è necessario fare tante leggi per regolare i rapporti fra esseri umani, è perché questi non sono ancora abitati dall’amore. Quando sapranno che cos’è il vero amore, quando
vivranno in quell’amore, non avranno più bisogno che le leggi vengano a ricordare loro ciò che possono o non possono fare; lo faranno, perché troveranno spontaneamente il modo di mettersi in armonia gli uni con gli altri.

L’amore è l’unica forza che organizza le cose, che le fa crescere e fiorire. Non appena l’amore entra in una famiglia, in una comunità, in una società, non c’è più bisogno di dire: «Fate questo, e se non lo fate guai a voi!» Tutti eseguono il proprio compito con piacere. Dove è entrato l’amore, non c’è più posto per la legge.”

«Il riso del saggio è il riso della libertà.
Ciò che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi, il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perché essi possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio può dunque comunicare immediatamente è la gioia che egli attinge in
quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal suo cuore, e il suo riso è l’espressione di quella gioia che si può anche chiamare amore».
Vangelo di Giovanni 10, 34 – L’essenza divina che e in noi

Gesù è stato il più grande rivoluzionario tra gli
inviati di Dio, è stato il primo a trasgredire tutte le antiche
usanze ed ha espiato sulla croce l’audacia che aveva avuto di affermare che era figlio di Dio e che tutti gli esseri umani sono figli e figlie di Dio. L’insistenza con la quale Gesù sottolineava la filiazione divina dell’uomo scandalizzava e irritava gli scribi e i farisei al punto che un giorno tentarono di lapidarlo. Ma Gesù rispose loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?” Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Allora Gesù ricordò loro un versetto dei Salmi: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?”

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001-27-lowNel momento in cui desideriamo la felicità, cominciamo ad attaccarci a essa con la mente.
In primo luogo, ci attacchiamo alla nostra idea di felicità. Ci rivolgiamo al mondo esterno come a una fonte di soddisfazione e cerchiamo là fuori  le cose che normalmente associamo con la felicità:  l’accumulo di ricchezza, il successo, la fama o il potere. Non appena ci attacchiamo a qualche idea – felicità, successo o altro  c’è già un certo stress. L’adesione è in sé uno stato stressante e tutto ciò che ne deriva è parimenti stressante. Per esempio, provate a stringere la mano in un pugno. Non appena cominciate a serrare le dita, dovete impiegare una certa energia per mantenerle strette. Quando lasciate andare il  pugno, la mano è di nuovo libera. La stessa cosa accade alla mente.  Finché è in uno stato di presa non potrà mai essere libera. Non potrà mai percepire la pace o la felicità,  anche se avesse tutte le ricchezze, la fama e il potere del mondo.

(Thynn Thynn – © copyleft perle.risveglio.net)

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001-25

(di Ajahn Sucitto)

[per libera distribuzione]

(Tradotto da Letizia Baglioni)

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Pur avendo insegnato per quarantacinque anni, il Buddha affermava che c’era tutta una serie di cose che aveva compreso ma non insegnato. E perché non le aveva insegnate? Perché saperle non era indispensabile ai fini della comprensione cui attribuiva il massimo valore: ossia, che il modo in cui l’individuo ordinario sperimenta la propria vita contiene un elemento di non-soddisfacibilità, e che questa insoddisfazione può essere eliminata. In breve, che l’essere umano è in grado di sperimentare un sostenuto sentimento di benessere, o di felicità, indipendente dalle circostanze.

Al Buddha non interessava fondare una nuova religione o radunare un vasto seguito di discepoli, quanto piuttosto aiutare chi lo desiderasse a conseguire il semplice obbiettivo del benessere. Nessuno ha bisogno di essere ‘convertito’ a questa causa, perché, a ben pensarci, è quello che già cerchiamo attraverso ogni sorta di progetti spirituali e materiali. In effetti, il Buddha esortava a non seguire i suoi consigli senza prima sottoporli al vaglio dell’esperienza personale. Solo attraverso la ricerca e il costituirsi di proprie autonome certezze è possibile realizzare quella verità che può assicurarci una felicità indipendente. Limitarsi a credere – o a non credere – ciecamente, significa dipendere da un sistema di assunti circa ciò che dovremmo o potremmo essere, circa la natura del mondo o ciò che speriamo (o temiamo) ci accada al momento della morte.

A ben riflettere, si può dire che gran parte della nostra realtà sia fatta di supposizioni. Supponiamo di abitare un corpo fisico che abbandoneremo al momento della morte; ma in realtà, dove sono ‘io’ in questo corpo? Se sezionate un corpo, non ci trovate dentro nessuno! Né questo ‘individuo interiore’ è in grado di vedere il corpo dall’interno, sebbene si sperimenti di volta in volta come soggetto che genera pensieri e stati d’animo o come oggetto che riceve tutta una serie di impressioni sensoriali. Intrappolato in questa posizione, l’‘individuo interiore’ è tuttavia incapace di garantire che questo costante flusso in entrata e in uscita sia gradevole, interessante o perfino gestibile. E questo è una grossa fonte di tensione, bisogno e frustrazione.

Ciò che un Buddha sa è che questo singolare ‘io’ non potrà mai essere soddisfatto: anche un’impressione piacevole tende alla lunga a diventare noiosa. Difatti l’esperienza del piacere nel suo complesso si basa su l’una o l’altra di due modalità percettive transitorie: quella secondo cui ‘io’ vengo attratto e mi unisco a ciò che è piacevole, o quella secondo cui ‘io’ sono separato da ciò che è spiacevole. Tuttavia, quando la coscienza si unisce a un oggetto piacevole è privata dello spazio che le consente di goderne: da cui il bisogno di avere più piacere. Gran parte del nostro cosiddetto piacer si intreccia all’anticipazione del piacere futuro o al ricordo del piacere passato. D’altro canto, le cose spiacevoli continuano a succederci, malgrado i nostri sforzi per proteggerci; e lo sforzo di conservare sicurezza e benessere diventa di per sé un dispiacere. La felicità duratura non sembra derivare dal conseguire il piacere ed evitare il dispiacere; e dunque, è mai possibile trovare la felicità in qualcosa che il senso dell’‘io’, con i suoi bisogni e giudizi,esperisce?

Si potrebbe obbiettare che un simile ragionamento porta al pessimismo. Dato che noi raramente o mai facciamo esperienza di qualcosa liberi dal senso dell’‘io’, una drastica liquidazione della ‘mia’ dimensione esperienziale non può che suonare deprimente. Ma il Buddha insegna a trovare la felicità in questa vita, con un corpo, sentimenti, pensieri – liberi però dal senso dell’io. Fondamentalmente ciò si realizza attraverso uno stile di vita e un tirocinio volto a equilibrare e rafforzare la mente. L’esperienza del Buddha fu che non c’è bisogno di distruggere l’‘io’: così come un miraggio svanisce quando vengono meno le condizioni che lo producono, allo stesso modo il senso dell’io – che ha la stessa concretezza di un miraggio – si dissipa quando le condizioni che lo sostengono non vengono più generate. È una sorta di profondo rilassamento, di riposo – il Buddha lo definiva ‘fermarsi’ – che dona alla mente la quiete di uno specchio d’acqua e al tempo stesso una straordinaria sensibilità.

Ciò richiede una profonda trasformazione delle nostre abitudini, e forse molti anni di pratica. Cosa ci dice che tutto questo sia vero o possibile? Provate per qualche giorno: la pratica offre un saggio delle qualità della meta. Anche se non abbiamo raggiunto quella profonda liberazione di cui parla il Buddha, se ci scopriamo a praticare con gioia possiamo confidare che il Sentiero corrisponda alle nostre aspirazioni.

La felicità della pratica, e della meta, si può riassumere in tre aspetti: la felicità delle buone azioni, la felicità della chiarezza e della quiete, la felicità della comprensione. Se agiamo con una mente pura, con onestà, non-violenza e amore, vivremo liberi dal rimorso. Avremo buoni amici e nutriremo fiducia e rispetto per noi stessi. Indipendentemente dalla buona o dalla cattiva sorte, avremo una fonte di felicità slegata dagli alti e bassi del mondo. In secondo luogo, se attraverso la meditazione impariamo a educare la mente alla concentrazione, alla quiete, a essere pienamente ricettiva sia a quanto avviene che alla coscienza entro cui avviene, il risultato sarà una felicità della medesima natura. Invece di essere trascinata di qua e di là, vuoi dall, vuoi dalla noia, vuoi dalla depressione, la mente gode di un proprio autonomo equilibrio. Ha una forza e una calma naturali che ci accompagnano nei cambiamenti della vita.

Ma la felicità più grande viene dalla comprensione. Con una mente più stabile, possiamo esaminare le cause interne del nostro bisogno e della nostra ansia. Una mente che è stata educata in termini di attenzione e di calma riconosce che le cause latenti di insoddisfazione hanno origine tutte da un ‘cercare di’. Tentare di rimediare al passato, cercare di anticipare il futuro, cercare di ottenere, cercare di eliminare, cercare di sapere quello che non sappiamo, e via dicendo. Questo “cercare” suscita il senso dell’io, e al tempo stesso ne condiziona l’espressione nel futuro. Con l’equilibrio e la fiducia che le altre forme di felicità ci consentono, diviene possibile “lasciar andare”, rilassarci e accostarci alla vita così com’è nel momento presente. Allora il senso di oppressione, il bisogno e il dubbio non hanno più ragione di essere.

A volte c’è un modo tutto buddhista di attaccarsi alla sofferenza, magari pensando che “tutto è sofferenza” o che la pratica sta andando bene se uno si scopre pieno di conflitti emotivi. Certo, non ci si può aspettare che l’introspezione riveli sempre un quadro di armonia, però a volte possiamo perfino dimenticarci di notare il nostro benessere, o considerarlo irrilevante: quel che conta è la sofferenza. Ma l’intuizione del Buddha fu che l’infelicità non è “quel che conta”, è un’aggiunta. Nella sua natura originaria, la mente è luminosa e non turbata. Noi lo dimentichiamo, e ci perdiamo nei sogni. Pieno di compassione, il Buddha ci invita a svegliarci, e ci offre i mezzi per andare a vedere di persona.

tratto da Lista Sadhana – Guido Da Todi

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Foto di nuno chacotohttp://www.olhares.com

Fluire con la vita si racchiude in poche parole:
‘Tutto passa e niente è realmente importante’.

Questo è il perfetto atteggiamento mentale per prevenire l’infelicità e vivere rilassati. Con la comprensione ultima si cammina sul sentiero dell’amore incondizionato e senza aspettative.

Fluire con la vita non significa essere indifferenti a quello che ci accade, ma apprezzare in pieno la gioia che il momento ci offre e accettare anche il dolore, consapevoli che nessuno dei due durerà per sempre. Fluire con la vita implica vivere accettando i cambiamenti e quindi comporta totale accettazione del volere di una forza superiore al nostro personale e limitato libero arbitrio, che si dibatte tra mille preferenze. Fluire come l’acqua di un fiume in piena vuol dire lasciarsi andare, accettando senza resistenze il disegno divino, senza mai permettere alla mente di restare coinvolta nel passato o nelle proiezioni di speranze che vorremmo vedere concretizzate nel futuro.

Questo saggio atteggiamento verso la vita consente anche di non rendere l’amore un business, una transazione commerciale in cui si cerca solo di esaminare i nostri vantaggi o quanto una determinata relazione possa ridurre le nostre insicurezze o le paure della solitudine.

Imparando a fluire con la vita, anche l’amore diviene un movimento spontaneo, senza la ricerca spasmodica di attrarre l’attenzione degli altri per sentirsi sicuri o per ricavarne dei profitti.
Attraverso una profonda analisi introspettiva, sorge la totale accettazione che eventi e azioni sono la manifestazione dell’Energia Divina e che non è mai esistita un’entità individuale chiamata Paolo o Anna e tanto meno un’azione individuale. Realizzando questo, si getta la maschera e si rimane nudi come un neonato, ma del neonato si acquisisce anche l’impersonale spontaneità e il relativo non coinvolgimento.
La causa di questo è data dalle relazioni basate sullo spiccato senso di libero arbitrio e individualità, quindi, analizzare a fondo il reale significato dell’immanenza dell’Energia Divina − e che non esiste altro che questa Energia Universale a permeare ogni atomo − è l’unico passo da compiere consapevolmente, ma anche il più laborioso, dato che i condizionamenti della società odierna si basano proprio sull’illusione di questo ‘io’ personale e individualista, ovvero l’ego o la personalità individuale.

La totale accettazione che ogni azione è un avvenimento divino, e non qualcosa compiuto da qualcuno, è alla base della rinascita della pace. Affinché la pace che permea l’universo possa essere riscoperta, ognuno di noi ha il dovere verso se stesso di dedicarsi del tempo, per approfondire cosa ci aspettiamo dalla vita che possa appagarci veramente, dopo aver soddisfatto i bisogni basilari di cibo, vestiti e riparo. Cosa mi rende diverso dal gatto di casa? Questa domanda e la ricerca delle risposte concatenate che scatena significano volersi veramente bene.

La mente oscilla come un’altalena tra le memorie passate e le aspettative future, escludendo il momento più importante, il presente.

La mente crea il tempo e vive di aspettative e memorie.
La mente è un continuo flusso di pensieri e oscilla tra ricordi, proiezioni, rancori, competizioni, speranze e giudizi; la pace prevale invece solo quando la mente tace, ma soprattutto quando smette di cercare e valutare sia i difetti degli altri sia le nostre mancanze. Sono sempre più rare le persone che pensano che tutto sia perfetto ed evitano di emettere giudizi perché consci che ogni attimo è un avvenimento sognato dalla mente divina e che nessuno degli attori di questa grande e infinita soap opera ha la possibilità di commettere errori − se non quando il Regista lo suggerisce − con lo scopo di rendere la trama della commedia più interessante.

La mente vuole essere in controllo, ma essendo impossibile, questo è unicamente causa di eterne frustrazioni.

Non saper fluire con la vita, cercando d’essere sempre in controllo degli eventi e delle conseguenze d’ogni decisione, significa andare contro la natura divina stessa dell’universo e quindi crea solo stress e depressioni. Un futuro incerto che va a sommarsi alle recriminazioni di un passato che non esiste più; i sensi di colpa e l’atavico timore di cadere nel ‘peccato’ rendono l’uomo teso e infelice, mentre ogni cosa accade solo se è la volontà di Dio.

Il vero fluire con la vita comporta una parola ostica alla maggioranza− abbandono − ovvero l’accettazione totale che a muovere ogni pedina e gli eventi della vita è solo un grande disegno a incastro, proiettato e sovrimposto su Se stessa dalla Mente Cosmica, che si manifesta attraverso ognuno di noi, come in un intricatissimo puzzle in cui non esiste niente di personale o individuale.
Il film è già stato girato. Il ‘ciak’ che ha dato inizio a questa lunghissima e intricatissima soap  opera prodotta dalla Mente Cosmica è scattato milioni d’anni fa. Reagire al ruolo affidato a noi attori crea solo inutili tensioni. Sintonizzarci con il suggeritore delle battute è l’unica alternativa che abbiamo. Questo equivale ad agire senza reagire.

Si arriva a sorridere della nostra folle illusione e a vivere serenamente senza alcun bisogno di psicoanalisti solo quando si comprende a fondo il gioco del grande ipnotista: Dio, la Coscienza, o come volete chiamarlo.

A quel punto non vedremo più uscire fazzoletti multicolori, colombe e conigli dal cappello a cilindro perché avremo compreso ogni trucco e potremo finalmente essere il Supremo Ipnotista stesso.

La vita è un gioco che abbiamo sognato quando eravamo consapevoli d’essere Energia Primaria e, scartando i veli dell’ipnosi, possiamo continuare a giocare non come poveri esseri umani che devono ascendere all’infinito ma piuttosto come Dio mascherato da essere umano, che ha scelto di calarsi sul palcoscenico del pianeta terra.
(Sandra Heber Percy)

Biografia e Libri dell’Autore  –   qui

Il sito di Sandra Heber Percy – www.sandraheberpercy.com

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foto Josè Canelas – olhares.com

La seconda verità del Buddha ci dice che la causa della nostra insoddisfazione è il desiderio, che si può anche descrivere come attaccamento, avidità o impulso ad afferrare. L’oggetto specifico non sembra importante: la buona tavola, un caro amico, un ideale spirituale, se ci attacchiamo proveremo insoddisfazione e soffriremo.

Da dove viene, vi chiederete, il desiderio? In primo luogo, ovviamente, dagli impulsi del corpo: il desiderio di sopravvivenza, il desiderio di cibo, vestiti, riparo, calore, divertimento, piacere. il desiderio è innato negli esseri umani. È innato anche negli animali. Perfino le piante, a modo loro, hanno desideri, in quanto si volgono verso il sole alla ricerca di luce e calore. L’altra fonte del desiderio è il condizionamento sociale, tutto il bagaglio di opinioni e valori che ci derivano da genitori, famiglia, amici, scuola, pubblicità, letture, e che ci condiziona a credere che certe cose siano buone e altre cattive.

Il desiderio più forte è quello basato sulle sensazioni piacevoli. La vita ci inonda letteralmente di piacere attraverso ciascuno dei nostri sensi. Prendiamo ad esempio il senso della vista: gli occhi sono qualcosa di gradito e piacevole. E anche la coscienza visiva è gradita e piacevole, come lo sono gli oggetti visivi, il contatto visivo, le sensazioni che derivano da ciò che vediamo, il riconoscimento visivo, il desiderio di cose da vedere, i pensieri che le riguardano, considerazioni varie, fantasie, e via dicendo. Sensazioni parimenti gradite e piacevoli sorgono dall’orecchio, dal naso, dalla lingua, dal corpo e dalla mente. Ogni giorno della vostra vita vi è data occasione di entrare in rapporto tramite i sensi con oggetti graditi e piacevoli. Eppure non siete felici.

Con la sua seconda verità, il Buddha ci chiede di riconoscere che l’attaccamento al piacere sensoriale mette a repentaglio la nostra felicità. Il Buddha paragonò il piacere sensoriale a un osso spolpato gettato a un cane affamato. Per quanto il cane continui a rosicchiarlo, l’osso non gli toglie la fame. Aben guardare, potreste accorgervi di non essere tanto diversi da quel cane. Per quanto piacere sensoriale riusciate a procurarvi, ne vorreste di più. Quante patatine sono sufficienti? Quanti quadretti di cioccolato? Quanti videogiochi bisogna provare, quanti romanzi bisogna leggere per soddisfare la voglia di esperienze del genere? Quanti rapporti sessuali ci vorrebbero per appagare una volta per tutte il desiderio sessuale? Quanti litri di alcol, quanta droga? C’è gente che ha l’abitudine di fare baldoria fino alle ore piccole finché non crolla. Ma ne ha avuto abbastanza? Si può sempre trovare un nuovo piacere non ancora sperimentato.

Il Buddha paragonò il piacere sensoriale a una spada affilata il cui taglio è ricoperto di miele. Pur di gustare il miele la gente si espone a grandi sofferenze. Non è difficile trovare esempi di persone che si fanno del male o restano uccise, perfino, nella ricerca del piacere. Qualche anno fa i giornali pubblicarono la storia di un operaio che stava riparando un tetto quando, guardando attraverso il lucernario, intravvede la padrona di casa che si aggira per la stanza senza niente addosso. Per vedere meglio, l’uomo si appoggia di peso al lucernario, che cede, e precipita al piano di sotto riportando ferite gravi.
Alcol, droghe, spedizioni rischiose, sport pericolosi, per non parlare del sesso irresponsabile, procurano grandi sofferenze a molte persone. Come non bastasse, i piaceri sensoriali non durano. Il piacere è effimero, come un sogno. Scivola via rapidamente senza lasciare nulla in mano, se non un pugno di sensazioni e ricordi. Come un oggetto preso a prestito, non lo si può tenere a tempo indefinito. Più ci si attacca al piacere, più fa male quando il tempo, il cambiamento o le circostanze inevitabilmente se lo portano via. Il desiderio nasce dalle sensazioni di piacere e dolore. Quando sorge il piacere, c’è il desiderio di trattenerlo e prolungarlo. Quando sorge il dolore, c’è il desiderio di respingerlo o sottrarsi. Per via dell’attaccamento alle sensazioni piacevoli e l’avversione per le sensazioni spiacevoli, si cercano continuamente esperienze che prolungano il piacevole e respingono lo spiacevole.

Una volta trovato qualcosa che risponde allo scopo, subentrano la preferenza e il pregiudizio. Questo stato mentale porta la gente a fissarsi. Nel tentativo di proteggere o trattenere quello che ha, è pronta a mentire, maltrattare e insolentire il prossimo, perfino a prendere le armi per difendere ciò che considera di sua proprietà. il desiderio procura anche sofferenza mentale. Sull’onda di sensazioni nate dal contatto con ciò che è piacevole (forme, odori, suoni, sapori, sensazioni tattili e idee), la gente pensa e razionalizza, teorizza, filosofeggia, specula e concettualizza. Arriva a formarsi opinioni sbagliate e credenze infondate. Riesumando dal passato sensazioni piacevoli, produce una nuova serie di pensieri bramosi, credenze e teorie.

Certe persone sono talmente ossessionate dai propri desideri da augurarsi di rinascere per poter godere ancora degli stessi piaceri. Altre, per via delle esperienze spiacevoli che hanno subito, desiderano di non rinascere: “Basta così”, dicono, “Una vita è sufficiente. Ne ho avuto abbastanza”. Alla base, il desiderio nasce dall’ignoranza, dall’ignorare che non c’è nulla di duraturo e che il desiderio crea disagio.

Quando i sensi entrano in contatto con qualcosa di piacevole, la mente ignorante manifesta l’intenzione di afferrarlo e trattenerlo. E avviene anche l’opposto. Quando i sensi entrano in contatto con qualcosa di spiacevole, la mente ignorante manifesta l’intenzione di sottrarsi ed evitarlo. Sull’onda di intenzioni del genere, la gente commette azioni inappropriate con il corpo, la parola e la mente, incurante delle conseguenze. Sull’onda del desiderio, distorce la realtà ed evita di assumersi in prima persona la responsabilità delle proprie azioni.

tratto da “La felicità in otto passi –  Henepola Gunaratana” lo trovi su IBS

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<I bramavihara: gentilezza infinita>
( di Fred Von Allmen)

(“La mia religione è la gentilezza” – S. E. il XIV Dalai Lama)

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I quattro brahmavihara sono l’amore (metta), la compassione (karuna), la gioia compartecipe (mudita) e l’equanimità (upekkha).

Tali stati o qualità del cuore e della mente sono chiamati brahmavihara, cioè “luoghi dove dimorano i Brahma”, dato che i Brahma, le massime divinità dell’esistenza, dimorano in tali stati. Il termine brahmavihara viene tradotto anche con dimora ‘sublime’ o ‘elevata’.

Queste qualità o stati mentali vengono chiamati anche apamanna, cioè illimitati, in quanto si riferiscono a un numero illimitato di esseri, e cioè a tutti gli esseri, senza eccezione.

Il primo dei brahmavihara è la gentilezza amorevole (metta). La metta è una delle qualità più importanti e potenti della pratica spirituale. L’apostolo Paolo ne parla in maniera convincente:

La carità è la più eccellente delle virtù.
Quand’anche io parlassi le lingue
degli uomini e degli Angeli,
se non ho la carità –
io sono un bronzo che suona
o un cembalo che squilla.
Di più, avessi pure il dono della profezia
e conoscessi tutti i segreti di Dio
e avessi una fede tale da spostare la montagne,
se non ho la carità –
io sono un niente.
Anzi se distribuissi anche tutti i miei beni
e dessi il mio corpo ad essere bruciato,
se non ho la carità –
tutto questo non mi giova a nulla .

Per amore o gentilezza amorevole si intende ‘una morbidezza del cuore’. La radice della parola pali metta è ‘mid’, che significa ‘morbido’ o  ‘amorevole’. La parola in sanscrito mitra vuol dire ‘amico’. Il termine metta indica dunque “una morbida, amorevole benevolenza o gentilezza”.

I quattro brahmavihara rappresentano l’opposto di determinati stati mentali poco salutari, i kilesa. Si potrebbe anche dire che, quando sono presenti i brahmavihara positivi, mancano le corrispondenti emozioni difficili e negative. Nel caso della metta esse sono l’odio e l’avversione in tutte le sue forme, dunque l’ira, la rabbia, i sentimenti di vendetta, l’ostinazione, la gelosia, la resistenza, lo spirito giudicante e i pregiudizi come pure la noia.

Accanto a tale forza di opposizione anche chiamata ‘il nemico lontano’ esiste pure un cosiddetto ‘amico vicino’ o falsa apparenza di quella virtù. Per la metta esso è l’amore personale, caratterizzato da attaccamento e desiderio, l’amore passionale come pure l’amore che mira a ottenere qualcosa in cambio.

È molto facile riconoscere queste qualità. La metta infatti non causa mai dolore o sofferenza. Qualunque cosa una persona possa fare o non fare, che essa ci sia amica o meno, vicina o lontana, che si sia insieme o separati, che essa la pensi come noi o meno, la metta non pone condizioni né dipende da condizioni.

In presenza di desiderio, attaccamento e passione le cose sono molto diverse, in quanto tali stati mentali sono invece motivo di dolore. “La passione è una forza che produce sofferenza”, si dice. Siamo portati a soffrire non appena una persona a noi vicina non fa quello che noi vorremmo o che ci serve.

Nel distinguere tra la metta da un lato e l’attaccamento o passione  dall’altro non esprimiamo un giudizio di valore, non affermiamo che l’uno è bene e  l’altro è male, ma pensiamo piuttosto al loro diverso effetto. L’amore inteso come passione, desiderio e attaccamento produce dolore ogniqualvolta la situazione data non corrisponde alle nostre idee, aspettative e speranze, mentre l’amore inteso come metta produce apertura, equilibrio interiore e gioia.

La metta può esser paragonata ad acqua fresca versata in un recipiente arroventato contenente un liquido ribollente. Così come l’acqua, la metta rinfresca e acquieta le emozioni dell’odio e dell’avversione che bruciano e tormentano il nostro cuore e la nostra mente. La meditazione e la pratica servono dunque a esercitarci ad affrontare persino emozioni difficili come ira e rabbia con un atteggiamento di gentilezza spaziosa e amorevole. Ed è proprio questo atteggiamento che ha, in ultima analisi, la forza di guarire e trasformare. Esso ha anche un effetto terapeutico sull’ambiente e sulle persone attorno a noi.

In un insegnamento il Buddha elogiò i benefici che possono derivare dalla pratica di meditazione di metta:

Dormirai bene, ti risveglierai contento
e non farai sogni spiacevoli.
Gli uomini ti ameranno
e gli esseri celesti ti apprezzeranno.
I Deva ti proteggeranno e
il fuoco, le sostanze velenose e
le armi non ti faranno del male.
Ti concentrerai facilmente
e la tua mente sarà serena.
Morirai quieto
e qualora tu non fossi ancora completamente
liberato rinascerai
in regni felici.

La metta non è però in primo luogo una bella sensazione calda di amore nel cuore, anche se a volte ciò può accadere. È piuttosto un atteggiamento interiore o addirittura una decisione e un giudizio verso quello che è, così com’è , si tratti di esseri viventi, cose o situazioni.

Il poeta Erich Fried scrive a questo proposito:

Cosa è
È pazzia
dice la ragione
È quello che è
dice l’amore
È una disgrazia
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È senza speranza
dice il senno
È quello che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È sconsiderato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quello che è
dice l’amore

Metta significa dunque accettazione, rispetto e stima incondizionati per creature e cose, così come sono, e per la vita così com’è.

La metta è anche l’augurio che tutti gli esseri viventi possano essere felici e stare bene. Nella meditazione si usano frasi come queste:

Possano tutti gli esseri viventi essere felici.
Possano tutti gli esseri viventi essere in buona salute.
Possano tutti gli esseri viventi vivere nella sicurezza.
Possano tutti gli esseri viventi vivere con agio.

Tale forma di meditazione non vuol dire sognare, né si tratta dell’ “Io sono felice” del training autogeno. Non dobbiamo neppure credere che i ‘beneficiari’ della nostra gentilezza amorevole diventino felici e siano sani o privi di preoccupazioni solo perché noi glielo auguriamo.

È piuttosto un modo per esercitarsi a incontrare gli altri e affrontare la vita in maniera giusta e salutare. Così facendo rafforziamo anche la tendenza positiva che è in noi a esprimere gentilezza amorevole, indebolendo allo stesso tempo le tendenze negative e di avversione presenti in noi.

Nella tradizionale meditazione di metta si inizia col rivolgere amore e simpatia a noi stessi: “Possa io essere felice… Possa io vivere con agio”. È importante essere veramente convinti di quello che si dice. La metta rivolta a noi stessi, se praticata nella maniera giusta, ha un effetto terapeutico straordinario. Infatti se non proviamo alcuna simpatia, amore e stima per noi stessi, anche il nostro amore per gli altri non potrà essere autentico, ma solo superficiale. L’intenzione potrà essere buona ma il sentimento non sarà né spontaneo né profondo.

Successivamente scegliamo una persona che ci è stata di grande aiuto e ci ha dato tanto, che conta molto per noi, in cui abbiamo fiducia e per cui proviamo spontaneamente e facilmente sentimenti di simpatia, stima e amore. Ci immaginiamo questa persona e ripetiamo la frase: “Possa tu essere felice…”.

È importante fare attenzione ai seguenti tre punti: ripetere le frasi, ricordarsi in continuazione del loro significato e visualizzare la persona o immaginarsela in altro modo. Continuiamo a fare ciò il più spesso possibile e senza interruzione. Non occorre altro. Alcune volte emergono sentimenti piacevoli, altre no, così come possono sorgere persino sentimenti di resistenza e di avversione, di tristezza e di isolamento. Anche ciò va bene. Continuiamo a praticare serenamente e senza interruzione. Saremo così in grado di incontrare i sentimenti difficili con lo stesso atteggiamento interiore di benevolenza accettante insita nella qualità della metta verso tutti gli esseri viventi: con amorevole protezione ma senza coinvolgimento.

Una volta constatato che ci troviamo sufficientemente a nostro agio con questa parte della meditazione, cominciamo a rivolgerla a un amico,  un’amica, a qualcuno per cui ci è abbastanza facile provare simpatia amorevole, senza sentire un’attrazione particolare.

Le persone verso cui proviamo desiderio, attaccamento e sentimenti di passione non sono particolarmente adatte a essere oggetto della metta, dato che, meditando su di loro, potremmo facilmente allontanarci  dall’atteggiamento di gentilezza incondizionata.

Una volta che non abbiamo più difficoltà con questa categoria, passiamo a una persona che non ci sta molto a cuore o che ci lascia indifferenti. Per taluni questo esercizio risulterà più difficile data la mancanza di un rapporto personale. Per altri invece la meditazione sarà più facile, considerato che le persone con cui non abbiamo un rapporto stretto siprestano meglio a tale scopo. In ogni caso continuiamo a tenere presenti i tre punti di cui sopra e a praticare con perseveranza.

Per finire possiamo scegliere una persona che ci risulta difficile amare, qualcuno che ci irrita, ci contraria o ci fa arrabbiare. Se ci costa fatica rivolgere simpatia a questa persona, può giovare ricordarsi di un’azione positiva o di un tratto simpatico di questa persona, per quanto poco importante esso possa sembrarci. La causa immediata per il manifestarsi della metta è proprio la percezione e il riconoscimento di buone qualità umane. Perciò quando si medita su una persona difficile è particolarmente importante non farsi prendere da ricordi negativi, che potrebbero rafforzare l’avversione e la distrazione, invece di sviluppare gentilezza amorevole. Qualora ciò risultasse difficile è opportuno ritornare a una persona a cui ci riusciva facile rivolgere la metta.

È tuttavia importante non farsi fuorviare dalla varietà di sentimenti che possono emergere, e continuare a praticare con interesse e costanza

Alla fine estendiamo la nostra simpatia a tutti gli esseri viventi senza eccezione. Come è detto nel Metta Sutta, l’insegnamento del Buddha sulla gentilezza amorevole:

….Deboli o forti,
lunghi, medi o corti,
piccolissimi o enormi
visibili o invisibili
vicinissimi o lontani,
nati o ancora non nati,
possano tutti gli esseri viventi, senza eccezione,
essere felici e contenti.

(Articolo inviato in Lista Sadhana da Guido da Todi il 27/10/08)

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