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Archive for the ‘Autori’ Category

La nostra aspirazione, la nostra vocazione, il desiderio di una vita autentica, è scoprire la verità di chi siamo davvero, capire che la natura del nostro essere é connessione e amore, non l’illusione di un sé separato a cui si aggrappa la sofferenza. Ed è partendo da questa consapevolezza che la vita può attraversarci: questo corpo condizionato, libera manifestazione dell’incondizionato.

E qual’è il sentiero?
Impara ad abitare ciò che la vita propone.
Impara a prestare attenzione alle cose
che bloccano il flusso di una vita più aperta
e vederle come la vera via del risveglio:
costrutti, identità,
esitazioni, difese,
paure, autocritiche e accuse,
tutto ció che ci separa dall’accettare la vita.

E qual’è il sentiero?
Rinunciare alla ricerca di consolazione
e alla fuga dal dolore.
Aprirsi alla volontà di essere
semplicemente in questo istante
così com’è.
Non più tanto pronti a cadere
nel vortice inarrestabile della mente.
Praticare è risvegliarsi al vero Sé:
nessuno in particolare, nessuna meta.
Abitando nel cuore, basta essere.

Siamo tanto di più che questo corpo,
che questo dramma personale.
Abbarbicati alla paura,
alla vergogna, al dolore,
perdiamo la gratitudine di una vita spontanea.

Come si manifesta, adesso, il nostro aggrapparci alle opinioni?

Rilassando il giudizio incessante della mente ci risvegliamo al cuore che cerca il risveglio.

E quando si alza il velo della separazione,
La vita si rivela come vuole.
Liberi dal sogno autocentrato
possiamo donarci agli altri,
come un uccello bianco nella neve.

Il tempo vola.
Non esitare.
Accogli grato questa vita preziosa.
(Ezra Bayda – Cuore Zen)

Consigli semplici per una vita di consapevolezza e compassione
ISBN: 9788834015568
Per amore di chiarezza l’autore divide il percorso meditativo in tre fasi, e riesce così a tracciare un quadro esaustivo, semplice, ma non semplicistico, del sentiero della pratica. Secondo Bayda, l’io in quanto ‘me’, in quanto personalità, sé individuale, ha necessità di essere esplorato al fine di compiere un percorso spirituale completo, e ciò avviene nella ‘fase del me’. Ma la conoscenza di sé, dei propri meccanismi di difesa, dei propri schemi emotivi, non esaurisce la comprensione cui da accesso la meditazione.

‘Essere consapevolezza’ ed ‘essere gentilezza‘ non sono solo possibilità effettive dell’uomo, sono la sua vera natura.

L’autore illustra gli ostacoli, diversi per ognuno, ma riconducibili ad alcuni meccanismi ripetitivi, così come i pilastri della pratica e le qualità necessarie al risveglio.

Egli non insiste sul primato di una via sull’altra, pur definendosi insegnante di zen, e si concentra piuttosto su una disamina attenta ed esauriente di un cammino di realizzazione, esprimendo in tutta la sua complessità le vicissitudini umane di qualcuno che ha cercato risveglio e compassione. Il volume si completa con alcuni interessanti suggerimenti pratici ed esercizi per accogliere tutti gli eventi della vita, invece di fuggire, arrabbiarsi o tentare invano di controllarli.

Discepolo di Charlotte Joko Beck, la fondatrice della scuola di zen americano Ordinary Mind, Ezra Bayda insegna una pratica zen spogliata di ogni connotazione orientale e ridotta all’essenziale: essere presenti alla vita quotidiana con attenzione e consapevolezza. Questo è il segreto, sorprendentemente semplice, della vita spirituale: basta applicarlo nella propria vita quotidiana e il mondo intero diviene il nostro maestro, ci risvegliamo alla sacralità della vita e siamo colmi naturalmente di compassione per tutti gli esseri. Ma semplice non significa facile, e certo non è facile essere presenti agli aspetti più dolorosi o imbarazzanti della vita. Cuore zen insegna una pratica in grado di trasformare le esperienze difficili in stadi preziosi del sentiero spirituale e di rendere la consapevolezza un’abitudine quotidiana.

Lo trovi in libreria o qui su Macrolibrarsi.it

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001-64photo by Carlos L. – http://olhares.aeiou.pt/charless

<Il potere delle intenzioni>

(di Deepak Chopra)

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Se sapessi che i tuoi sogni possono avverarsi, quali esprimeresti? Amore eterno? Salute perfetta? Un nuovo lavoro oppure una nuova sfida? O forse più semplicemente serenità? O magari vorresti soddisfare un desiderio ancora più profondo, come ad esempio permettere alla tua anima di realizzare il suo destino?

Ogni cosa che accade nell’Universo nasce da un’intenzione. Secondo gli antichi testi Vedici, le Upanishad: “Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino”.  In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.

COS’È L’INTENZIONE?

Molti dicono che è il pensiero di qualcosa che si vuole raggiungere o portare a compimento. Ma io credo ci sia qualcosa di più profondo ancora. L’intenzione è il modo con cui cerchiamo di soddisfare un certo desiderio, sia di natura materiale, che emotiva, spirituale o fisica. In definitiva l’obiettivo di ogni intenzione è quello di arricchire di gioia e di benessere la nostra vita e quella delle persone che ci circondano.

Quando un’intenzione si ripete, essa crea una sorta di rituale, la regolarità di una routine. Più profonda è la sua dimora nel nostro cuore, più probabilità ci sono che la coscienza dell’Universo si attivi per ricreare e manifestare questa nostra intenzione nel mondo fisico. Per questo, se ti senti “bloccato” nella tua vita o se credi che quello che davvero desideri sia impossibile – pensa in grande!

Vai oltre lo stato mentale che in genere ti limita e ti imprigiona. Vai con il pensiero oltre i problemi attuali, le difficoltà e le sfide. Abbi cura delle tue intenzioni, non le abbandonare. Quando nutri con continuità le tue intenzioni più pure e sentite, persino l’impossibile diventa possibile.

COME FARE?

Per ognuna delle tue intenzioni, chiediti: “Come può essermi utile e come può essere utile alle persone con cui io sono in contatto?”. Se la risposta è vera gioia e soddisfazione, allora la tua intenzione, cooperando insieme alla nostra mente “non locale”, agisce da sola, orchestrando in modo armonico e sublime la sua stessa realizzazione. Ogni nostra intenzione racchiude in sé uno straordinario potere, una capacità organizzativa divina che dobbiamo lasciar agire indisturbata, senza tentare di forzarla o di manipolarla.

L’unica cosa che dobbiamo fare é avere fiducia nel risultato. Questo è l’atteggiamento che ci permette di vedere la sincronicità nel mondo che ci circonda.
Dobbiamo arrivare a percepire con chiarezza che è la nostra anima – e non il nostro ego – ad essere il fulcro interiore con cui entrare in contatto. È in questo momento, quando cioè entriamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi, che siamo in sintonia con il nostro destino. Siamo noi il profeta, non lo scenario in cui ci muoviamo.

Che riescano ad osservare e comprendere le proprie intenzioni – anche quelle più importanti e nascoste – manifestarsi nel mondo reale per portare gioia a loro stessi ed al mondo che ci circonda.

fonte: Lista Sadhana – Guido Da Todi – http://www.guruji.it

Conoscere se stessi per trovare la via alla felicità
ISBN: 9788820043049

La felicità sembra essere lo scopo ultimo dell’umanità, eppure la maggior parte della gente la cerca in modo tortuoso. Vuole una casa grande e bella, un’auto costosa, abiti e gioielli, un lavoro di prestigio, tanti amici, ricchezza, potere, fama. Ma se chiedete alle persone perché desiderano queste cose, la risposta è sempre la stessa: sono convinte che se le otterranno allora saranno felici.

Secondo Deepak Chopra, quello che vogliono veramente è comprendere il mistero dell’esistenza: Chi sono? Da dove vengo? Qual è il senso della mia vita? Dove andrò quando morirò? Se non diamo risposta a queste domande, per quanti desideri riusciremo ad appagare resteremo sempre scontenti e insoddisfatti, perché se la felicità che sperimentiamo nasce da circostanze esterne siamo alla mercé di ogni situazione e di ogni estraneo che incontriamo.

La felicità è uno stato di consapevolezza interiore che determina il modo in cui percepiamo e sperimentiamo il mondo: esiste già dentro di noi, anche se spesso è occultata da distrazioni di vario tipo. Quando la nostra vita esprime energia positiva, scopriamo di avere un’immensa risorsa cui attingere per liberarci dalla paura e dalle limitazioni e realizzare quello che vogliamo.

Comprendere ciò che siamo ci dà il potere di tradurlo in pratica, la libertà di una consapevolezza illimitata e la possibilità di vivere nella grazia. Un cammino all’interno di noi stessi da intraprendere con meraviglia, amore e umiltà.
Lo trovi nelle librerie oppure su Macrolibrarsi qui

Insegnamenti essenziali, meditazioni ed esercizi da Il Potere di Adesso
ISBN: 9788834416754
Il potere di Adesso” ha già dimostrato di essere uno dei più importanti libri spirituali degli ultimi anni. Ha in sé un’efficacia che va oltre le parole. I problemi creati dai pensieri si dissolvono…

Questo libro è un estratto di concetti dal precedente libro, accompagnato da pratiche ed esercizi.

Lentamente vi accorgerete di avere il potere e l’abilità di cambiare ed elevare non solo la vostra vita.
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ISBN: 887938287X

Scoprire la Realtà divina che permea l’uomo e l’intero Creato è quanto di più emozionante e travolgente possa accadere all’essere umano.

Partendo dagli insegnamenti dei più grandi maestri illuminati, questo libro ci guida nella meravigliosa ed entusiasmante scoperta della magia dell’Anima e della sua infinita forza realizzativa.

In questo cammino di crescita, gradualmente, viene rivelato il divino potere del Cuore che, come una magica alchimia, istantaneamente ci unisce alla nostra Essenza divina e creatrice, facendoci conoscere noi stessi e il potere di realizzare ogni desiderio.

Svelare la magia del cuore significa scoprire il segreto della creazione, riportando alla luce quel processo naturale e spontaneo che unisce l’uomo alla sua Realtà spirituale, rendendolo artefice e creatore della propria vita.

L’incontro con il maestro Ezio Ceriana porta l’autore a intraprendere un lungo e misterioso viaggio che, nella trepidazione e nello stupore del suo cuore, incomincia a svelargli i misteri della Vita e dell’uomo: e’ il percorso che porta ciascuno a conoscere la sua Essenza divina e creatrice, l’Anima, l’unica capace di donargli tutto ciò che desidera, e che da quel momento lo accompagnerà per sempre, non abbandonandolo più.

E’ un libro utile a tutti coloro che nella vita si sono persi e che sa indicare, come una scia luminosa attraverso l’oscurità, la via d’uscita dal malessere interiore attraverso l’elevazione spirituale.
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L’Energia dell’Amore come Via per la Guarigione, il Successo, la Vitalità e la Spiritualità
ISBN: 9788862850100

Cd Audio – durata 70 minuti – Registrazione live ed integrale tratta dal Seminario “Il Potere dell’Amore”.

Le tre Meditazioni contenute in questo cd sono estratte dal dvd “Il Potere dell’Amore”, seminario di 8 ore prodotto da Rossivideo.net.

“Vuoi essere più concentrato ed efficiente nella vita di ogni giorno? Apri nuovi sentieri di luce e di amore permettendoti di stare meglio con te stesso!”

Roy Martina, passa dalla paura al coraggio, dal sabotaggio all’azione, dalla rabbia al perdono, dai dubbi alla certezza. Come acquisire strumenti pratici e tecniche efficaci per un cambiamento durevole nel tempo!

Contenuti del cd audio

Rilassamento per l’Amore Puro – durata 23′

Meditazione “Il Potere dell’Amore ” – durata 31′

Visualizzazione di Guarigione – durata 16′

Questo cd audio è un potente percorso di crescita per liberarci dalla paura di non essere accettati, di non essere amati, di non essere all’altezza dei nostri compiti. Raggiungendo il nostro equilibrio interiore, ci trasformiamo in veri e propri catalizzatori di energia positiva, realizziamo i nostri obiettivi professionali e personali e diventiamo capaci di relazionarci agli altri con efficacia, empatia e profondità.

Dalla paura al coraggio, dal sabotaggio all’azione, dalla rabbia al perdono, dai dubbi alla certezza. Liberarci dai condizionamenti mentali depotenzianti che ci hanno bloccato finora apre nuovi sentieri di luce e di amore permettendoci di stare meglio con noi stessi.

“Il Potere dell’Amore” è un cd audio pensato per la trasformazione profonda e duratura di chi lo pratica.  I benefici che offre sono innumerevoli. Praticando questi esercizi impari a:

Essere più concentrato ed efficiente nella vita di ogni giorno, grazie a tecniche di rilassamento e visualizzazione che in pochi minuti ti permettono di gestire lo stress e focalizzarti con efficacia su ció che è davvero importante per te.

Lasciare andare i tuoi limiti autoimposti ed i tuoi autosabotaggi.

Ottenere più forza e fiducia in te stesso potenziando la tua autostima.

Aprire il tuo cuore all’abbondanza di Amore che l’Universo ci offre, saperla riconoscere, accoglierla, viverla e condividerla con chi ti è accanto.

Valorizzare la tua intelligenza emozionale portando alla luce nuove risorse interiori e energie fisiche e mentali.

Imparare a dirigere la tua Mente in modo consapevole e mirato verso relazioni sane e benessere psico-fisico, guarendo le ferite del tuo passato.

Apprendere strategie e tecniche pratiche per riprogrammare la tua mente abbandonando le cattive abitudini.

Acquisire più chiarezza cristallina su che vuoi veramente e come raggiungerlo.

Attraverso queste visualizzazioni, rilassamenti e meditazioni ,  che ci danno consapevolezza del nostro equilibrio e della nostra energia, Roy Martina ci guida alla scoperta degli schemi e dei modelli mentali in cui spesso restiamo imprigionati. Fonte di stress, di carenza energetica e a volte anche di malattie, queste limitazioni autoimposte sono delle vere e proprie armi che usiamo contro noi stessi, anche inconsciamente, sabotando i nostri desideri più autentici.

Sperimentando il Potere dell’Amore nella nostra vita, iniziamo a togliere il velo che oscura la nostra mente, abbracciare con amore e gratitudine il nostro IO e riconnetterci alla parte più vera ed autentica di noi stessi.

Liberarci dalle nostre angosce più profonde ci consente di aprire il cuore all’abbondanza di Amore che l’Universo ci offre, di saperla riconoscere, di accoglierla, viverla e condividerla con chi ci è accanto.

A CHI È RIVOLTO:

•  Medici e Psicologi

•  Omeopati, Agopuntori, Naturopati

•  Terapisti e Specialisti in discipline di medicina tradizionale ed alternativa

•  Operatori del benessere

•  Persone interessate alla propria crescita e sviluppo interiore.
Lo trovi nelle librerie oppure su Macrolibrarsi qui

L’Energia dell’Amore come Via per la Guarigione, il Successo, la Vitalità e la Spiritualità
ISBN: 9788862850094

“Vorresti liberarti dai condizionamenti mentali depotenzianti che ti hanno bloccato finora? Apri nuovi sentieri di luce e di amore permettendoti di stare meglio con te stesso!”

In questo dvd Roy Martina passa dalla paura al coraggio, dal sabotaggio all’azione, dalla rabbia al perdono, dai dubbi alla certezza. Come acquisire strumenti pratici e tecniche efficaci per un cambiamento durevole nel tempo!

Sperimentare il Potere dell’Amore nella propria vita, vuol dire anzitutto togliere, una volta per tutte, il velo che oscura la nostra mente, abbracciare con amore e gratitudine il nostro IO e riconnetterci alla parte più vera ed autentica di noi stessi .

Liberarci dalle nostre angosce più profonde ci consente di aprire il cuore all’abbondanza di Amore che l’Universo ci offre, di saperla riconoscere, di accoglierla, viverla e condividerla con chi ci è accanto.

Questo seminario è un magnifico percorso di crescita che può liberarti dalla paura di non essere accettati, di non essere amati, di non essere all’altezza dei tuoi compiti.

Raggiungendo il tuo equilibrio interiore, ti trasformi in un vero e proprio catalizzatore di energia positiva, realizzi i tuoi obiettivi professionali e personali e diventi capace di relazionarti agli altri con efficacia, empatia e profondità . Il Potere dell’Amore è un corso pensato per la tua trasformazione profonda e duratura. Ecco quali sono i benefici che offre:

– Lascerai andare i tuoi limiti autoimposti ed i tuoi autosabotaggi;

– Valorizzerai la tua intelligenza emozionale portando alla luce nuove risorse interiori e energie fisiche e mentali;

– Imparerai a dirigere la tua Mente in modo consapevole e mirato verso relazioni sane e benessere psico-fisico, guarendo le ferite del tuo passato;

– Apprenderai strategie e tecniche pratiche per riprogrammare la tua mente abbandonando le cattive abitudini;

– Acquisirai più chiarezza cristallina su che vuoi veramente e come raggiungerlo;

– Otterrai più forza e fiducia in te stesso potenziando la tua autostima;

– Sarai più concentrato ed efficiente nella vita di ogni giorno, grazie a tecniche di concentrazione che in pochi istanti ti permettono di gestire lo stress e focalizzarti con efficacia su ció che è davvero importante per te.

Il seminario permette di acquisire strumenti pratici e tecniche efficaci per un cambiamento durevole nel tempo.

Attraverso esercizi e meditazioni, domande e rilassamenti che ti danno consapevolezza del tuo equilibrio e della tua energia, Roy Martina ti guida alla scoperta degli schemi e dei modelli mentali in cui spesso resti imprigionato. Fonte di stress, di carenza energetica e a volte anche di malattie, queste limitazioni auto-imposte sono delle vere e proprie armi che usi contro te stesso, anche inconsciamente, sabotando i tuoi desideri più autentici.

Il tutto, accompagnato dall’entusiasmo e dall’umorismo del dott. Roy Martina, medico e formatore straordinario di fama mondiale, capace di risvegliare tutta la tua energia e vitalità.

Per la prima volta in dvd il dr Roy Martina svelerà in modo completo ed esaustivo la tecnica di Equilibrio Emozionale di cui è inventore: il NEI (Neuro Emotional Integration). Un’apposita sezione del seminario contiene tutti i dettagli necessari per conoscere ed esperienziare in modo definitivo questa potente tecnica: teoria, pratica e domande.

Con la visione di questo dvd, unito al tuo impegno, anche tu potrai finalmente conoscere, ripassare ed applicare questa efficace tecnica in modo autonomo e pratico!

A CHI È RIVOLTO:

– Medici e Psicologi

– Omeopati, Agopuntori, Naturopati

– Terapisti e Specialisti in discipline di medicina tradizionale ed alternativa

– Operatori del benessere

– Persone interessate alla propria crescita e sviluppo interiore.


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Thich Nhat Hanh

Thich Nhat Hanh

LA TECNICA DEL “SORRISO INTERIORE”
Come sorridere e diventare più felici

(di Guido Da Todi – http://www.guruji.it)

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Sarà, forse, utile a molti di noi apprendere un metodo di visualizzazione psichica, teso a plasmare i nostri stati d’animo in modo incredibilmente positivo.

Si tratta della “Tecnica del Sorriso Interiore”.

A tutti noi è nota la fisionomia soggettiva che continuiamo a costruire nella mente, e che riguarda la stabile apparenza di come “siamo” e di “come ci vediamo” giorno per giorno.

In effetti, è come se avessimo uno specchio a pochi centimetri sotto la superficie della nostra psiche, sul quale si riflette non solo la nostra fisionomia, il modo di apparire agli altri; ma, anche, ogni nostro stato d’ animo abituale, ogni tendenza, ogni latente istinto.

Tutti, a ben pensarci, saremo in grado di riconoscere questa immagine che ci portiamo cucita dentro.

Ad essa facciamo riferimento per ogni nostra azione, per ogni nostro progetto espressivo.

È ben difficile intervenire sullo spessore di questo <simbolo soggettivo>. Anzi, non si afferma alcunché di errato se si riconosce la forza che esso ha nello stabilire una via di minor resistenza ad ogni nostra nuova ideazione, progetto, azione quotidiana.

Noi ci conformiamo semplicemente alla visualizzazione che abbiamo di noi, o di quel che crediamo sia il nostro modo di essere e di apparire, in ogni momento della nostra vita. L’immagine è tangibile, possiede una sua vita e delle sue resistenze obiettive; possiede oramai una sua <elementale> facoltà alla sopravvivenza.

Ma, sotto tale immagine – che, in fin dei conti è quella (falsa o vera, positiva o negativa) che proponiamo anche agli altri – esiste anche (molto spesso) un soggiacere abituale di stati d’animo. Quasi sempre i medesimi. E, nella media, si tratta di latenti depressioni, di malinconie di base, di angosce, di paure varie, ecc..

Poniamo fede solo alle cosiddette <frustate di passione rigenerante> dovute a fatti improbabili che attendiamo avvengano nel nostro destino, oppure a nicchie di speranza che vediamo annidate nelle svolte del futuro; per il resto, continuiamo ad alimentare sempre il medesimo Jeckill (oppure Hide) immaginifico che ci rappresenta…

Provate, per un attimo, a rimuovere questa placenta vivente ed energetica, modulata a vostra immagine e somiglianza, che soggiace al vero aspetto del vostro Sé; vi renderete conto, sia di quanto essa mostri un reattivo statico, inerte, ma ben reale, sia di come tale <rappresentazione> si ribelli, con successo, ad ogni intervento volitivo da parte vostra, verso i suoi riguardi.

Se volete, stiamo parlando del risultato dei tanti procedimenti emozionali e mentali che l’uomo manifesta, e che alla fine lo incatenano alla pania viscosa chiamata della “personalità triplice”.

Da questa semplice analisi germinale sono derivate tutte le scuole spiritualiste del passato e del presente, tese a rendere malleabile la resistenza energetica e mentale di cui parliamo, sino a distruggerne il velo che deforma ogni armonica e retta visione delle cose.

Molti sono i sistemi utilizzati, in proposito, e di complessa e raffinata natura.

Si tratta, in fin dei conti, della <pedagogia del sentiero dell’aspirante e del discepolo> che tutti ben conosciamo.

Ma, non è nostra intenzione affrontare la sintesi delle metodiche accennate.

Vogliamo solo parlare della “Tecnica del Sorriso Interiore”, che ben merita di essere conosciuta per i risultati sorprendenti che porta a tutti coloro (profani di verità esoteriche, oppure no) che la conoscono e praticano.

Ogni scuola arcana ha come postulato fondamentale l’assioma:” Al pensiero segue l’energia; all’energia la manifestazione fisica nei tre piani di esistenza.”

È da quella matrice vibrante ed elettromagnetica interiore, anche se postulata su delle coordinate statiche di forma virtuale, che deriva ogni stratificazione successiva di eventi, nel nostro tempo e spazio personali.

Si provi, quindi, ad intervenire su di essa. Si sovrapponga ad essa un nuovo modello, una nuova struttura formale, tesa a renderne plastico il telaio, ed a mutarlo.

Si costruiscano un uomo ed una donna diversi; un uomo ed una donna che rappresentino il nostro volto desiderato: un volto disteso in un sorriso radiante e convinto.

Questa è la “Tecnica del Sorriso Interiore”!

Nei momenti di noia esistenziale, di attese statiche; mentre il bus non arriva, o quando guidiamo la macchina, oppure tra i colleghi, nel gruppo di lavoro; o davanti alla tastiera del computer si affronti la volontà di intervenire sulla <plastilina> di essenza mentale ed emozionale che costituisce lo schema fisso di cui stiamo parlando.

E ci si immagini del tutto aperti in un sorriso, che provenga dall’intimità del cuore!

Non sarà così facile come sembra, all’inizio. Una delle prime nostre scoperte ci dirà quanto sia difficile rimuovere una stratificazione alla “seriosità”, che fa parte della nostra natura. L’uomo, in linea di massima, non conosce ancora cosa sia il sorriso aperto dell’anima. Egli si porta addosso, se non un malumore, almeno una “mancanza di buon umore ” e di “gioia esistenziale”, che fanno parte della sua natura.

Non ha tutti i torti; spesso, la vita non è allegra, né facile, né buona.

Ma, sovente, egli crede, pure, che i pensieri di vita superiore, la filosofia dell’essere, le verità metafisiche vadano affrontate quasi con cipiglio; con una concentrazione continua che pare possa aiutare a.. digerire l’essenza delle cose..

Val bene qui ricordare un momento dell’Autobiografia di uno Yoghi, quando Paramahansa Yogananda raccontava delle allegre risate del suo Sacro Guru, che, sovente, risuonavano nell’Ashram..

La Tecnica del Sorriso Interiore, ripetuta giorno dopo giorno, costituisce un comprovato volano al raggiungimento di stati d’animo inimmaginabili a chi non la conosca e non la pratichi.

Ed è un esercizio di vera e propria visualizzazione creativa, tra i più raffinati e potenti. Con il tempo (e neanche, poi, tanto) un reattivo alla staticità torpida e quiescente dei noti e macerati stati d’animo abituali prenderà il loro posto.

E l’uomo e la donna si avvicineranno alla vera natura del Sé: che è gioia e felicità costante…

Riferimenti bibliografici:

Come sorridere
Messaggi di incoraggiamento per gli alti e bassi della vita

ISBN: 8871525027

Avere motivi per ridere e sorridere nella propria vita è fondamentale. E parole d’incoraggiamento e conforto sono indispensabili per affrontare gli alti e bassi della vita.
Lo trovi in libreria oppure  su Macrolibrarsi

ISBN: 9788888996042

La pace, la serenità, l’amore e la speranza sono gli ingredienti di questo nuovo libro di Giovanna Mancini, che fa a tutti noi un regalo incommensurabile, quello di guidarci attraverso l’essenza del vivere quotidiano. Ci offre il segreto dell’esistenza con chiarezza e semplicità e parla direttamente a quella scintilla spirituale che è in ciascuno di noi.

Un quaderno di note e riflessioni nella cui freschezza di lettura senti le labbra socchiudersi in un accenno di sorriso, una cerniera aprirsi sul cuore, e la mente distendersi. Ecco l’alchimia! Il primo passo verso la serenità.
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Osservare, comprendere, dare spazio alle emozioni
ISBN: 9788895577142

La Terapia del Sorriso è un nuovo linguaggio nato per comunicare (in particolare con i bambini) attraverso le emozioni e un mezzo per riequilibrarle, suddiviso in due parti: l’Animazione Emozionale e l’Animazione Terapeutica.

Si tratta di due tecniche messe a punto osservando i bisogni delle persone al di là delle cure mediche rivolte al corpo fisico o alla mente, per aiutare il paziente ad essere consapevole della sua forza interiore stimolandone la guarigione.

Tutto questo è stato sperimentato a livello clinico: il libro si propone dunque come prima divulgazione e come indicazione generale per gli operatori sanitari, in primis, e per gli educatori, gli insegnanti e i genitori.
Lo trovi in libreria oppure su Macrolibrarsi

ISBN: 9788807819636

Il grande scienziato e divulgatore Stephen Jay Gould in questa raccolta tratta degli argomenti più svariati e, apparentemente, stravaganti. Tra questi: il macabro pasto della vedova nera; Rita e Cristina, gemelle siamesi dall’incerta identità; un’improbabile teoria del passato che tentava di conciliare scoperte geologiche e Creazione divina; una Venere ottentotta che fu la meraviglia vivente all’inizio dell’Ottocento; il braccio nero della bianca Hanna West; meduse, dinosauri…

E altro ancora, come il misterioso sorriso che inaspettatamente compare se capovolgiamo l’immagine del fenicottero: una metafora forse (oltre che rarissimo esempio di inversione funzionale di una struttura anatomica) per dire che l’austera scienza della natura, sotto una penna brillante, può rivelarsi un’affascinante avventura, capace di coinvolgere anche il lettore più distratto.

“Abbiamo l’impressione di vedere un cigno dal collo lungo e con un ampio sorriso. Dovete però guardare bene, perché i particolari tradiscono questa impossibile bestia: la bocca è situata sopra gli occhi; le penne sono orientate nel verso sbagliato. E dove si trovano le zampe?”
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ISBN: 9788885879973

«Il riso del saggio è il riso della libertà. Ciò che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi, il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perché essi possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio può dunque comunicare immediatamente è la gioia che egli attinge in quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal suo cuore, e il suo riso è l’espressione di quella gioia che si può anche chiamare amore». Omraam Mikhaël Aïvanhov
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Le Leggi del Piano Emotivo
ISBN: 8886640471

La purificazione e il raffinamento del corpo emotivo rappresentano la prova principale e più difficile per chi si appresta a percorrere il Sentiero della Conoscenza di Se Stesso.

– Le paure e il loro superamento

– L’aggressività e le sue radici

– La depressione e l’importanza del sorriso

– l denaro e il sesso

– La morte e le attività dopo la morte

– I sogni e i poteri psichici

– Gli abitanti del Piano Astrale.

Come raggiungere la sanità psicologica secondo la Scienza dello Spirito.
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L’esperienza dei clown-dottori con i bambini

Ridere fa bene alla salute. Ecco la testimonianza di come il gioco e l’umorismo aiutino i bambini ospedalizzati e i loro genitori a superare periodi difficili di malattia e a guarire più facilmente. Un medico e un professore di teatro raccontano le storie toccanti che vivono quotidianamente negli ospedali francesi.
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Il sorriso nelle pratiche di cura
ISBN: 9788861530898

Un clown e un bambino s’incontrano. Attorno bianco e azzurro. Luci s’accendono a intermittenza e apparecchi computerizzati, con grovigli di fili, dettano il ritmo al movimento delle persone. Lo spazio del letto del bambino delimita l’incontro. Avvolto in lenzuola stirate e fra le sbarre di protezione, il bambino affronta una sfida: vivere. E lo fa al ritmo delle apparecchiature, alla velocità degli uomini e con il mistero della vita che vive nel suo piccolo corpo.

Il clown crede che scherzare sia il modo migliore per fare un incontro e che questo non ha un tempo determinato per avvenire: tutto dipende dall’intensità degli sguardi e dal permesso per scherzare. E in realtà il gioco già è iniziato e non è facile dire chi fa lo scherzo e chi lo riceve. É una cosa talmente intensa che durante l’incontro scherzare equivale a vivere.

La scienza riesce a descrivere pochi misteri del nostro corpo. Le cifre delle apparecchiature forse non captano completamente il risultato di questi incontri, come non lo fanno le osservazioni dei tecnici e degli scienziati. Sono i sorrisi, che adesso fanno parte degli ambienti ospedalieri, a dare testimonianza del contributo che tali unioni apportano alla vita.

Non avere fretta di leggere le storie che compongono questo libro. Non aver fretta perché ogni incontro fra i clown e i bambini è un vero spettacolo, con tanto di capo, corpo e coda. Ma come accade tutto ciò? Clown e bambini condividono un fattore importante: sono troppo occupati a vivere il presente, cercando di colorarlo d’allegria. Questa è la forza dell’incontro: mettere lavita in movimento.
Lo trovi in libreria oppure su Macrolibrarsi

I segreti dietro al tuo sorriso
ISBN: 9788809050488

Che cos’è la felicità? Che cosa ci rende felici? Perché ci sforziamo di raggiungerla? E come potremmo farlo?
Lo trovi in libreria oppure su Macrolibrarsi

Felici si diventa: storie di uomini, donne e città con il sorriso
ISBN: 8851522324

Non esistono regole universali per vivere in allegria, purtuttavia questo libro ci aiuta a sorridere, a comprendere le ragioni della tristezza, ad accettare il dolore, a condividere la felicità altrui, e suggerisce semplici strategie per aiutarci a costruire, giorno dopo giorno, il nostro benessere.
Lo trovi in libreria oppure su Macrolibrarsi

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La meditazione è chiarezza, un’assoluta chiarezza di vedute, non puoi pensarci, devi lasciar cadere ogni pensiero. E quando dico:”Devi lasciar cadere ogni pensiero”, non aver fretta di concludere. Io devo usare il linguaggio, ma se dico: “Abbandona il pensiero”, e tu lo fai, mancherai il punto: di nuovo, ridurrai tutto a un fare.

‘Lasciar cadere il pensiero vuol semplicemente dire: non fare nulla. Siediti. Lascia che i pensieri sedimentino da soli; lascia che la mente decanti spontaneamente. Siedi semplicemente, fissando un muro, in un angolo tranquillo, senza far assolutamente nulla. Sii rilassato. Sciolto. Non fare alcuno sforzo. Non andare da nessuna parte.

Come se ti dovessi addormentare, pur restando sveglio: sei sveglio e ti stai rilassando, ma tutto il corpo si sta addormentando. Dentro di te, resti attento, all’erta, mentre tutto il corpo entra in profondo rilassamento. I pensieri  si acquietano da soli, non è necessario che balzi loro addosso, non occorre che tenti di fermali.

Immagina un torrente fangoso… cosa puoi fare, per renderlo limpido? Entrarci e scuoterlo? Non faresti che peggiorare le cose. No, dovresti semplicemente restare seduto sulla riva, in attesa. Non c’è nulla da fare: qualsiasi cosa tu faccia, non faresti che renderlo ancora più torbido. Siedi semplicemente sulla riva.

Osserva, con indifferenza e, continuando a scorrere, il fiume porterà via le foglie morte, e il fango tornerà ad acquietarsi: dopo un po’ ti rendi conto che il torrente è tornato a essere limpido. Ogni volta che un desiderio attraversa la mente, il torrente diventa fangoso. Dunque, siediti semplicemente.

Non cercare di fare nulla. In Giappone, questo ‘semplice stare seduti’ è chiamato Zazen; ci si siede semplicemente, senza fare nulla. E, un giorno, la meditazione accade. Non è che sia tu a crearla, viene a te. E quando viene, la riconosci immediatamente: è sempre stata presente, ma tu non guardavi nella giusta direzione.

Il tesoro è sempre stato presente, dentro di te, ma tu eri impegnato altrove: nei pensieri, nei desideri, in mille cose. Non eri minimamente interessato a quell’unica cosa… e si trattava del tuo stesso essere!

Quando l’energia si rivolge alla sfera interiore – è ciò che Buddha chiama parabvrutti: il ritornare della tua energia alla fonte – all’improvviso consegui la chiarezza. Allora, ogni cosa si schiude davanti a te.

(brano tratto dal libro”Iniziazione alla Meditazione” di Osho)

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2920309

foto by Marciano: http://olhares.aeiou.pt/o_barqueiro_da_luz_foto2920309.html

La consapevolezza paziente
Corrado Pensa

1. Nel Vangelo di Luca si legge: “Nella pazienza, possiederai il tuo cuore” 1. La parola greca per pazienza ha anche il significato di costanza, perseveranza. È una parola forte. Cuore traduce psyche che ha anche il significato di vita, mente, anima. Dunque, nella pazienza, diverrai uno col tuo cuore. Ricordo quanto mi colpì questa frase quando la lessi per la prima volta. Da questo passo la parola “pazienza”, piuttosto grigia nel nostro linguaggio abituale, emergeva luminosa e intensa. Anni dopo mi capitò di leggere alcune importanti riflessioni su questo tema di un autore cristiano molto noto, Henry Nouwen, e di alcuni altri autori, in un libro intitolato Compassione 2.

Dice Nouwen:

Se non siamo pazienti, non possiamo diventare compassionevoli. Non possiamo essere compassionevoli, se non siamo capaci di soffrire, se non sappiamo soffrire con gli altri, che è il significato della compassione.

In linguaggio dharmico potremmo dire che, se non siamo aperti alla nostra sofferenza, se non siamo pronti a un’esperienza diretta della nostra sofferenza, non c’è molta speranza che possiamo provare empatia per la sofferenza degli altri.

E Nouwen continua sottolineando alcuni punti fondamentali:

La pazienza è la capacità di vedere, sentire, toccare, assaporare e odorare il più pienamente possibile gli eventi interiori ed esteriori della nostra vita. È entrare nella nostra vita con occhi, orecchie e mani aperte in modo da conoscere veramente quello che accade. La pazienza è una disciplina assai difficile proprio perché è un movimento opposto al nostro impulso irriflessivo a fuggire o a combattere. – E conclude: – La pazienza ci chiede di andare al di là della scelta tra fuggire e lottare. È la terza via ed è la più difficile. Richiede disciplina perché va contro la tendenza dei nostri impulsi 3.

Nelle scritture, la pratica del Dharma è definita patiloma, che significa “controcorrente”. La pazienza comporta lo stare con, il vivere interamente, l’ascoltare attentamente ciò che si presenta qui e ora. A me sembra che l’affinità tra la descrizione di cos’è la vera pazienza e la definizione di presenza mentale, o sati, nel Dharma, sia molto forte, tanto che potremmo unire i linguaggi e parlare di consapevolezza paziente, così come si parla di consapevolezza non giudicante, di consapevolezza equanime, di consapevolezza affettuosa.

2. Ciò che va compreso è che queste qualità, la pazienza, l’equanimità, la sollecitudine, l’attitudine non giudicante sono intrinseche alla consapevolezza. In altri termini, se queste qualità non sono presenti, la consapevolezza non è vera e autentica consapevolezza. Non esiste una consapevolezza giudicante: non è consapevolezza. Dunque la vera pazienza è una di quelle qualità intrinseche che caratterizzano il gioiello di cui ci ha fatto dono il Buddha.

Come possiamo definire la consapevolezza, la presenza mentale, sati? Sati è la capacità di entrare in intimità con le cose, ma secondo un atteggiamento di non attaccamento e di non identificazione. Quindi con sollecitudine ed equanimità. Dal punto di vista dell’io è una contraddizione, è assolutamente incomprensibile, ma questa è per definizione la struttura stessa della consapevolezza.

Va da sé che sviluppare vera consapevolezza richiede un addestramento di immensa pazienza e un graduale affinamento della capacità di comprendere, di vedere in profondità. Facciamo un esempio. Supponiamo di essere tristi, che la tristezza sia il nostro stato emotivo predominante. Cosa facciamo di solito? La nostra reazione è condizionata, in ultima analisi, dall’ignoranza. Così, spesso, anche se non necessariamente, ci perdiamo nella tristezza e ci identifichiamo con essa. Con alcune variazioni sul tema: possiamo cadere nell’auto-commiserazione o nell’irritazione, a causa della tristezza. Finiamo così per accrescere la forza e il potere della tristezza. Ed è la nostra reazione abituale. Potremmo chiamare tristezza impura queste forme di tristezza, perché c’è un appesantimento dovuto a strati di reazioni, paure, avversioni. Ora, dando per scontato che il condizionamento basilare è l’ignoranza, se guardiamo in modo più ravvicinato, cos’è più accessibile alla nostra comprensione immediata? Prima di tutto notiamo il grandioso potere dell’abitudine. L’abitudine a reagire in un certo modo crea profondi solchi dai quali diventa poi difficile uscire. Perciò è importante sviluppare una sorta di controabitudine, la pratica, e cioè una forza adeguata, proporzionata, per neutralizzare le abitudini negative che causano la nostra fondamentale sofferenza nella vita.

In aggiunta all’abitudine, se osserviamo da vicino, notiamo qualcosa di più sottile, ma forse di ancora più importante. Si tratta della tendenza a investire un’enorme quantità di energia nel desiderio di liberarsi dello stato mentale spiacevole, per esempio la tristezza. Tale tendenza è presente spesso. Certe volte ne siamo liberi, ma la nostra tendenza è allora di indulgere nella tristezza: non solo non ce ne vogliamo liberare, ma ne vogliamo addirittura di più. Non voglio dire che rientrino nell’avversione alla tristezza piccole scelte di saggezza come parlare con un amico o immergersi nella natura, mi riferisco piuttosto a qualcosa di compulsivo, di ossessivo: pensare, giudicare, reagire per trovare come liberarsi di questa emozione spiacevole. Si può definire questa tendenza una totale non accettazione della tristezza o, appunto, avversione alla tristezza.

3. Ricordiamoci dell’insegnamento del Buddha sulle due frecce 4. Un uomo viene colpito da una freccia a una gamba. In breve l’insegnamento dice che, chi ha coltivato la pratica, prova solo la sofferenza dovuta al dolore fisico, una sofferenza pura. La persona ordinaria, invece, soffre a causa di una seconda freccia, che è l’intensa reazione mentale al dolore fisico.

Nella nostra vita ci sono infiniti esempi che illustrano questo insegnamento della doppia freccia. La prima freccia è la tristezza, la seconda è l’avversione alla tristezza. Nel sutta del Buddha viene spiegato molto chiaramente che il problema sta nella seconda freccia. Questa rafforza le tendenze latenti all’avversione e alimenta anche le tendenze latenti all’attaccamento, attaccamento alla gratificazione vista come unico antidoto alla frustrazione. La seconda freccia è il desiderio intenso di liberarci da uno stato mentale spiacevole.  Il problema non è la tristezza, ma il desiderio di liberarcene, perché questo desiderio è un’energia che ci separa dallo sperimentare in modo diretto la verità della tristezza. Essendo tormentati dal desiderio di liberarci da ciò che è spiacevole, anziché aprirci alla tristezza ci chiudiamo. Proprio questa chiusura è la seconda freccia. Restiamo così intrappolati nel nostro concetto di tristezza e nella nostra reazione a questo concetto, ma non facciamo un’esperienza viva della tristezza. Solo se decidiamo di fare questa esperienza reale il nostro rapporto con la tristezza cambierà, come cambierà la qualità stessa della tristezza.

Il desiderio di liberarci da emozioni spiacevoli è energia, non un semplice pensiero, ma qualcosa di denso e vischioso. Ecco perché il Buddha ha tanto sottolineato la forza del desiderio nutrito dall’ignoranza come causa prima della sofferenza nella nostra vita. Ed è di questo che si tratta nell’esempio della tristezza. E più gli esempi sono quotidiani più sono significativi, altrimenti tendiamo a idealizzare dukkha, a pensare alla sofferenza solo in termini di episodi drammatici, mentre dukkha, magari in piccole forme, è raro che non visiti le nostre giornate, e iniziando a praticare lo comprendiamo.

La via dell’impazienza è questo modo condizionato di reagire alle cosiddette emozioni negative, è energia distanziante che ci mantiene nell’immaginazione, nel pensiero della tristezza, anziché nella sua realtà, nella sua verità.

4. Dice Henry Nouwen:

Quale che sia la natura della nostra impazienza, noi vogliamo abbandonare lo stato fisico o mentale in cui ci troviamo e passare a un altro meno disagevole. Essenzialmente, l’impazienza è sperimentare il momento come vuoto, inutile, senza significato. È il desiderio di scappare il più in fretta possibile dal qui e ora 5.

Come sarebbe invece una risposta sveglia, consapevole e paziente alla tristezza o ad altri stati mentali? Prima di tutto si tratta di investire moltissima energia nella consapevolezza stessa, una consapevolezza immediata di cosa sta accadendo. Se lo facciamo, cominciamo a risvegliarci, iniziamo ad avere una percezione diretta, che è cosa ovviamente molto diversa dalla reattività o dalla rimozione. È un punto di svolta e la chiave è un interesse sempre più forte a rivolgersi alla consapevolezza, un interesse diventato quasi un istinto a scegliere la consapevolezza.

Prendiamo per esempio la fame. La nostra mente e il nostro corpo sanno che senza cibo si muore, dunque vogliamo il cibo, è un istinto. Quando la pratica si sviluppa, comincia ad accadere qualcosa di simile. Ci rendiamo conto che più la consapevolezza è disponibile, più la scegliamo, meglio viviamo. È semplice, ma finché non capiamo che più c’è consapevolezza meglio viviamo, questo interesse non si sviluppa e al massimo ci innamoriamo di un concetto. Ci piace parlare della consapevolezza, speculare sulla consapevolezza, leggere tutto il leggibile su di essa. Punto. Ma per fortuna esiste la pratica.

Come individui e come cultura abbiamo assegnato il primato al pensiero, alla parola e all’azione. Chi pratica, tuttavia, comincia a muoversi in un campo diverso, cioè nel campo della contemplazione. La contemplazione è essere consapevoli, è osservare in modo non giudicante, in modo sollecito, equanime.

Torniamo al nostro esempio: sorge la tristezza e, questa volta, vogliamo incontrarla, vogliamo entrare in intimità, vogliamo una relazione con la tristezza, perché la vita è relazione. Dunque, vogliamo cambiare la nostra prospettiva, il nostro atteggiamento riguardo agli stati mentali, alle emozioni. Cominciamo a intuire che la mente è il nocciolo della nostra vita. “La mente conduce, – dice il Dhammapada – e il resto segue”. Ma se siamo posseduti dal desiderio di liberarci dalla tristezza, come possiamo incontrarla? Tutta l’energia va nel desiderio di respingere questa realtà, questo incontro, dunque non c’è energia disponibile per la consapevolezza. È come cercare di accendere una fiamma mentre c’è un forte vento. La consapevolezza viene continuamente spenta, i nostri sforzi sono vani. Possiamo essere molto motivati, molto determinati, vogliamo sinceramente essere consapevoli, ma restiamo sempre più frustrati, perché la consapevolezza continua a spegnersi, perché tutta l’energia va nella direzione opposta. Quindi, finché non ci rendiamo conto di tutta l’energia che va nel desiderio di cacciare la tristezza, non possiamo lavorare per lasciar cadere questa energia. Quando finalmente la vediamo, allora e allora soltanto possiamo cominciare a lasciarla andare e la consapevolezza ha la possibilità di accendersi e di restare accesa.

5. L’esperienza diretta non è facile da praticare. L’esperienza diretta può accadere solo momento per momento. Lo sappiamo e insieme non lo sappiamo. Non appena abbandoniamo il momento presente, ci ritroviamo nel mondo del pensare, così spesso carico di giudizi e reattività. Non ci resta che ritornare più e più volte, con generosa pazienza, alla realtà del presente. Si tratta, dunque, di sentire direttamente, momento per momento, nel corpo e nella mente ciò che definiamo come sentirci tristi. Sensazioni, pensieri, emozioni: aprirsi a quanto sta accadendo a ogni istante. All’inizio può essere doloroso, perché di solito siamo avvolti da una tale quantità di pensieri e reattività che finiamo per avere una sensibilità meno intensa. Se cominciamo a lasciar cadere tutti questi strati, diventiamo più sensibili, meno protetti e dunque il primo impatto può essere doloroso. Ma se restiamo fermi, se continuiamo a sostenere la pratica, la dolorosità finisce per trasformarsi. Le emozioni negative, una volta spogliate dagli strati di reattività, di pensiero, e giudizio, cambiano. Sono più pure. Diventano sempre meno minacciose, meno dolorose. Cambia la nostra relazione con le emozioni. Siamo guidati da un interesse che è quasi un istinto a stare con ciò che è presente e vogliamo imparare sempre di più a starci.

Certo, è facile scivolare indietro e regredire a modalità primitive, primordiali, in cui la reattività sembra essere l’unica scelta ragionevole e non ci interessa più l’esperienza diretta. In pochi secondi possiamo creare un’intera ideologia e crederci ciecamente. È quello che le scritture chiamano il potere di avijja, dell’ignoranza, che nel linguaggio dharmico non è l’assenza di qualcosa, ma piuttosto qualcosa di attivo. Ci vuole molta pazienza per affrontare tutta l’ignoranza che ci portiamo appresso. La contemplazione paziente, la contemplazione affettuosa della tristezza sono un invito in più a praticare la consapevolezza anziché praticare la reattività, il giudizio, la reazione verbale; un invito a coltivare il primato della contemplazione anziché quello del pensiero e dell’azione. Quando la consapevolezza affettuosa rivolta a ciò che è presente qui e ora comincia a essere un valore, una vera priorità nella nostra vita, finalmente ci accorgiamo di avere una sorgente affidabile per il retto pensiero, per la retta azione, per la retta parola. Ma la contemplazione viene per prima, intendendo per contemplazione non un vago termine spirituale, bensì osservare ciò che si presenta momento per momento.

6. Questo è controcorrente, è patiloma, perché come primo impulso noi reagiamo, non contempliamo: dunque è necessaria una rieducazione. La pratica è rieducazione, riallineamento, rivoluzione. Non è un termine eccessivo: è una rivoluzione interiore, deve esserlo. Senza troppo rumore. Dunque nella pazienza, nella consapevolezza paziente, possiamo diventare uniti col nostro cuore, possiamo rasserenare il cuore.

Un’insegnante americana di tradizione Zen, Cheri Huber, ha detto:

Esplorare con accuratezza cosa significhi essere stanchi può rivelarci quella parte della personalità che ha un’opinione sulla stanchezza. Cosa c’è nell’essere stanchi che non mi piace? Quali sono le mie convinzioni sotterranee sulla stanchezza? La paura di cadere a pezzi? Di morire? E quali implicazioni comportano queste convinzioni nella mia vita? Come mi limitano? Qualcuno mi ha parlato di aver svolto un lavoro che richiedeva solo due movimenti e di che esperienza gioiosa fosse stata. Aveva compreso che l’esperienza era stata gioiosa perché la sua attenzione era pienamente concentrata su quanto stava facendo. Cosa accadrebbe se concentrassimo la nostra attenzione sulla sensazione che definiamo “stanchezza”? Potremmo avere la stessa gioiosa esperienza, restando solo assolutamente presenti alle sensazioni del corpo: questo genera di per sé energia. In ogni caso, se non ci precipitassimo a etichettarle, queste sensazioni non sarebbero più percepite come stanchezza 6.

Quindi, se continuiamo a contemplare, scopriamo che il problema fondamentale è una sorta di nodo dentro il corpo e che quel nodo è una resistenza a quanto sta accadendo. Il problema non è la stanchezza, ma la resistenza alla stanchezza. Lo sappiamo? Sì e no.

7. Faccio un esempio personale. Nel corso dell’anno conduco corsi di meditazione il lunedì e il martedì sera, il che significa che almeno due volte a settimana vado a dormire tardi. Se mi capita di andare a letto tardi anche il mercoledì e il giovedì, è più che probabile che il venerdì mi trovi a essere completamente fuori centro. E mi sono accorto che nasce in me un modo sottile di minare la pratica, una voce che dice: “Se tu fossi più disciplinato, la pratica andrebbe meglio”. Ma in quel momento la mia pratica è stare con la stanchezza e con l’essere fuori centro! Il resto sono solo pensieri che cercano di evitare ciò che è presente. Quando invece riesco ad aprirmi alla stanchezza, allora mi risveglio a quello che è presente, anziché battagliare, resistere o lamentarmi. Vedo la contrazione della stanchezza nel corpo e nella mente, vedo l’attaccamento a ciò che potrebbe dare sollievo, e continuando a restare presente, accade talvolta qualcosa di bello ed è che sotto questo movimento mentale dell’affaticamento c’è pace. Ma se non mi fermo, non posso percepirlo, non posso sentire quella zona di pace. Dunque, la stanchezza è spiacevole, ma non è la stanchezza in sé a essere un problema. Il problema è la resistenza alla stanchezza, è l’autogiudizio a causa della stanchezza. Non è la stanchezza il problema, altrimenti non ci sarebbe alcuna possibilità di percepire la pace, di percepire la spaziosità. Non è lo stato mentale il problema, ma il modo in cui lo trattiamo. È la seconda freccia il problema, non la prima.

È anche interessante osservare cosa accade quando siamo pieni di energia e ci sentiamo bene. È facile che finiamo per incanalare l’energia in progetti, in pensieri, in qualche azione di immediata utilità, perché questi sono i valori da seguire per non sentire di “sprecare” il benessere. Il benessere è una cosa positiva, non ha di per sé niente di manchevole. Il problema sta nella nostra reazione eccitata ad esso, nel nostro non poter nemmeno concepire la possibilità di contemplarlo. Meglio “goderselo”. Perché contemplarlo? Ma la consapevolezza è consapevolezza di ciò che è presente e, se è presente il benessere, perché non esserne consapevoli? Scopriremmo, tra l’altro, che in virtù della consapevolezza, ce lo godiamo molto di più.

Abbiamo detto che il desiderio di disfarsi di uno stato negativo è problematico perché è un’energia che distoglie dallo sperimentare in modo diretto ciò che è presente, ma abbiamo anche aggiunto che è un impulso comprensibile. Perché? Perché volersi liberare di uno stato mentale negativo è anche un’espressione dell’universale aspirazione alla felicità. Ma tale espressione è distorta e, come possiamo verificare continuamente, non porta alla felicità. Ricordiamoci che uno degli scopi primari della nostra pratica è purificare questo tipo di desiderio, in modo che l’aspirazione alla felicità possa fiorire nel modo giusto, sempre più purificato dall’ignoranza. È importante non essere giudicanti nei confronti dei nostri attaccamenti, delle nostre avversioni dolorose e di quelle degli altri, perché sotto questi attaccamenti e avversioni c’è il nostro legittimo desiderio di felicità.

NOTE

1. Luca 21, 19.

2. H.J.M. Nouwen, D.P. McNeill, D.A. Morrison, Compassion, New York 1983, p. 92.

3. Ivi, p. 93.

4. Sallasutta, Il discorso della freccia, Samyutta Nikaya, 36. 6.

5. Nouwen, cit. , p. 96.

6. Ch. Huber, Sweet Zen, Present Perfect Books, 2000, pp. 33-34.

fonte –  http://digilander.libero.it/Ameco/index.htm

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Il Silenzio tra due Onde
Il Silenzio tra due Onde
Corrado Pensa
Il Silenzio tra due Onde
Il Buddha, la meditazione, la fiducia
II più autorevole esperto italiano di filosofia orientale ci accompagna in un viaggio…

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<L’eterna ricerca dell’uomo>

(di Paramahansa Yogananda)

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Piccoli dittatori.

Spesso troviamo che coloro che mantengono la famiglia col loro lavoro,
si tratti del padre, del figlio, talvolta della madre o della figlia,
mostrano una tendenza verso la crudeltà mentale a causa della consapevolezza
d’essere nella posizione di poter dettar legge nella famiglia. Tali
piccoli dittatori non dovrebbero scaricare liberamente i loro umori su
dipendenti innocenti e innocui, perdendo così l’intimo rispetto di coloro
che li circondano.

Quando un dittatore famigliare pensa di potersi
permettere di fare in casa propria ciò che vuole, egli comincia a farlo
gradualmente, anche fuori della famiglia, esprimendo umori sgradevoli o
caratteristiche cattive. Col tempo, si comporterà così, non importa
quando e dove. Se i piccoli tiranni famigliari non si controllano mentre
cedono a queste abitudini sadiche, diventano gradatamente alcolizzati
mentali; si comporteranno in modo immaturo e causeranno dispiaceri a
non finire non solo a coloro che sono strettamente o casualmente vicini a
loro, ma anche a se stessi.

Se siete un alcolizzato mentale, cercate di curarvi; ma intanto,
trattenetevi almeno dal contaminare o influenzare altre persone perché, che
vi riusciate o no, causereste probabilmente ulteriori dispiaceri a voi
stesso.

Pensate a quale pandemonio scoppierebbe se, all’improvviso, qualcuno
lasciasse cadere una puzzola nella vostra casa silenziosa dove state
tranquillamente meditando, o leggendo un libro vicino al fuoco. Voi e quelli
che vi circondano cerchereste senza dubbio di espellere la puzzola, e così
facendo vi impregnereste della sua sostanza maleodorante. Soffrirebbero
sia la famiglia che la puzzola.

Perciò non è saggio che una puzzola umana entri in un ambiente dove non sia
gradita. Probabilmente causerà guai a tutti intorno a sè, e alla fine potrà
essere trattata male. Per favore, ricordate che una moffetta umana che porti
con sè una vibrazione mentale di terribili umori e il riflesso di essi
sulla faccia, crea un danno incalcolabile in un ambiente pacifico; tale
bipede è sgradito ovunque.

E’ perfino meglio nascondere il proprio alcolismo mentale che cedere alla
sua influenza in pubblico. La continua, sfacciata indulgenza verso i propri
difetti è il suolo sul quale prosperano le tendenze prenatali o postnatali.

L’individuo che, per cause prenatali, è predisposto all’alcolismo mentale,
deve porre doppia attenzione a non vivere in un ambiente che sia favorevole
a far germogliare i semi psicologici delle sue cattive abitudini o dei
suoi cattivi umori.

Naturalmente, quando incontrate una persona che vi tratta con formalità e
dice con un sorriso falsamente vivace: “Come stai? Sono tanto contento di
vederti”, mentre pensa dentro di sé: “potrei tagliarti la testa
allegramente per avermi disturbato”, voi avvertite il suo sentimento
inespresso, e non vi piace. A me personalmente piace sapere in che rapporti
sono con le persone. Preferisco un trattamento brusco a un comportamento
ipocrita. Nessuno ama rischiare di vedere il serpente dell’insincerità
avventarsi su di lui sgusciando da sotto un rosaio di sorrisi.

Tuttavia, per un alcolizzato mentale, è meglio essere amichevole verso la
gente, sia pure in modo ipocrita, piuttosto che sfogare su gli altri il
proprio malumore. L’autocontrollo praticato giornalmente, anche in cose
insignificanti, aiuterà l’alcolizzato mentale a uscire a poco a poco
dalle sue ubriacature.

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– Superare i malumori terribili –

(Primo tempio della Self Realization Fellowship di Encinitas,
California, 5 marzo 1939)

Non è facile definire i malumori, le “lune”; ma voi sapete cosa sono.

Quando “avete la luna”, il vostro comportamento non è naturale; non siete la
persona che dovreste essere. In conclusione, vi sentite in uno stato
abominevole. E quanto è sciocco essere infelici per colpa di cio che voi
stessi fate! L’infelicità non piace a nessuno. Perché non analizzarvi la
prossima volta che “avrete la luna”? Vedrete allora in che modo vi
rendete volontariamente infelici; e mentre lo fate, altri, intorno a voi,
avvertono il vostro sgradevole umore. Dovunque andiate, vi tradite senza
parlare, perché il vostro stato d’animo porta le sue vibrazioni ai vostri
occhi, e chiunque vi guardi è consapevole della negatività ch’essi
registrano.

Vedendo i sentimenti oscuri riflessi nei vostri occhi, gli altri
si sentono respinti; vogliono stare lontani da quelle vibrazioni che mettono
a disagio. Dovete togliere il cattivo umore dal vostro specchio mentale
prima di poterne togliere il riflesso dai vostri occhi.

– Noi viviamo in una vetrina –

In questo mondo voi vivete in una vetrina, e tutti gli altri vi guardano.
Non potete assumere pose artificiose; dovete vivere una vita naturale. E
allora perché non comportarvi in modo che gli altri possano prendervi
come modello? Perché non dovrebberro vedere la gioia nel vostro volto?
Tutte le vostre buone qualità vengono nascoste, dentro di voi, dal vostro
umor nero.

Come gli altri osservano la vostra condotta, così voi studiate la loro.

Poiché osservate quelli che vi circondano, tendete a fare confronti e
cadete in preda ai malumori. Oppure divenite tristi per le infinite
difficoltà che si incontrano in questo mondo. Le “lune” sono spesso il
risultato di influenze ambientali. Ognuno di noi viene influenzato, in
modo diverso, dal mondo che ci circonda. Ma voi non dovete permettere
a voi stessi di indulgere nel cattivo umore causato da condizioni esterne.

Perché dovreste addossarvi gli effetti prodotti dal vostro ambiente? Alcuni
ricorrono alla depressione nel tentativo di evitare qualche problema.

Ma la depressione non è una via di scampo, né una valvola di sicurezza
per le emozioni. Ogni tanto, è naturale cadere nel malumore, ma non
perseverate in esso!

Ogni tipo di irritabilità ha una causa specifica che giace nella vostra
mente stessa. Per eliminare un cattivo umore dovete rimuoverne la causa.

Ogni giorno si dovrebbe fare un’introspezione per capire la natura del
proprio umore e per vedere come correggerlo, se è dannoso. Può darsi che vi
troviate in uno stato d’animo d’indifferenza. Nulla vi interessa qualsiasi
cosa vi si suggerisca. E’ allora necessario fare uno sforzo cosciente
per creare qualche interesse positivo. Guardatevi dall’indifferenza; essa
ossifica il vostro progresso nella vita paralizzando la vostra volontà.

Può darsi che il vostro malumore sia causato dal fatto che vi sentite
scoraggiati per una malattia, per la sensazione che non riacquisterete mai
più la salute. Dovete allora cercare di applicare le leggi del giusto vivere
che portano a condurre una vita sana, attiva e morale, e dovete pregare
per aver maggiore fede nel potere risanante di Dio.

Supponete, invece, che il vostro malumore provenga dalla convinzione che
siete un fallito e che non potrete mai avere successo in alcuna cosa.

Analizzate il problema e osservate se avete realmente fatto ogni sforzo
possibile per riuscire. Considerate il duro lavoro del presidente degli
Stati Uniti. Egli deve cercare di piacere a tutti i quarantotto stati,
(al tempo in cui Paramahansaji fece questa osservazione, Alaska e Hawaii
non facevano ancora parte degli Stati Uniti) e anche alle
altre nazioni.

C’è da stupirsi al pensiero che un uomo possa comprendere
e intraprendere tante cose. E poiché c’è tanta differenza tra la capacità di
lavorare di un uomo comune e quella che ha il presidente, immaginiamo
quanto maggiore debba essere la differenza tra la capacità del presidente e
quella di Dio, che è infinitamente più attivo! Dio dirige tutto l’universo,
fino al minimo dettaglio; e noi siamo fatti a Sua immagine. Perciò non
possiamo trovare scuse per il nostro mancato successo. Non temete il
duro lavoro, questo non ha mai fatto male a nessuno. Tuttavia, si deve
imparare a lavorare e a pensare con calma. Quando siete attivi con
calma, potete compiere qualsiasi cosa intraprendiate, perché la mente è
chiara.

Le persone, in genere, non solo non lavorano con impegno sufficiente
per ottenere il successo, ma non mantengono la mente abbastanza attiva.

Passano troppo tempo a non pensare. Ciò è considerato rilassamento. Ma
non è così: nel vero rilassamento la mente è attiva in modo tranquillo, si
può riflettere su Dio, su una bella scena di pace, o su qualche esperienza
piacevole. Una calma attività mentale positiva è ravvivante. Eppure
molte persone associano erroneamente lo sforzo creativo alla fatica e vi si
accostano con un atteggiamento teso e nervoso.

– I malumori fanno presa su una mente vuota –

Pensare creativamente è il migliore antidoto contro i malumori. Questi
stati d’animo fanno presa sulla vostra coscienza, quando siete in uno stato
mentale negativo, o passivo. Il momento in cui la vostra mente è vuota è
proprio quello in cui vi “viene la luna”, e quando ciò accade, il diavolo
corre ad esercitare la sua influenza su di voi. Perciò sviluppate il
pensiero creativo. Ogni volta che non siete attivi sul piano fisico, fate
qualcosa di creativo nella vostra mente. Mantenetela così occupata da non
avere il tempo per darvi ai malumori.

Pensare creativamente è meraviglioso; è come vivere in un altro mondo.

Tutti dovrebbero sviluppare questa facoltà. Prima di venire qui, io
difficilmente predispongo una parola della mia conferenza, ma mi addentro
nella coscienza del soggetto che ho scelto, e la mia anima incomincia a
dirmi cose meravigliose. Quando pensate creativamente, non
sentite né il corpo, né le “lune”, vi mettete in sintonia con lo Spirito. La
nostra intelligenza umana è fatta nell’immagine della Sua intelligenza
creativa che rende possibile ogni cosa; e se non viviamo in questa
coscienza, diveniamo un fascio di stati d’animo negativi. Pensando
creativamente noi distruggiamo tali stati d’animo e in questo modo
troveremo le risposte a tutti i nostri problemi e a quelli altrui.

I cattivi umori sono come un cancro: corrodono la pace dell’anima.

Ecco perché l’uomo soggetto ai cambiamenti di umore non riesce a
liberarsi dei suoi guai. Ricordate: per quanto ogni cosa possa esservi
andata male, non avete il diritto d’essere di malumore. Nella vostra mente
potete essere vincitore. L’uomo soggetto a cambiamenti di umore,
quando è vinto, ammette la sconfitta; ma l’uomo la cui mente rimane
invitta, sia pure il mondo ridotto in cenere ai suoi piedi, è sempre il
vincitore.

Volete essere un prigioniero, o un conquistatore? Legandovi così
strettamente ai vostri stati d’animo, vi rendete incapace di continuare la
battaglia della vita. Non appena permettete ad essi di avviluppare la
vostra mente, la volontà vi si paralizza. I diversi cambiamenti di umore
annebbiano il cervello, sminuendo la facoltà di giudizio, cosicché i vostri
sforzi vengono sprecati.

Gli stati d’animo negativi sono i freni sulle ruote del vostro progresso.

Voi potete vincere i vostri malumori, per quanto terribili vi possano
sembrare. Dovete prendere la decisione di non cedere mai più a qualche
stato d’animo negativo; e se esso vi assale malgrado la vostra
determinazione, analizzatene la causa e fate qualcosa di costruttivo per
eliminarla.

Non continuate a fare le cose in uno stato d’indifferenza, se questo è il
vostro atteggiamento, perché l’indifferenza è il peggiore di tutti
gli stati d’animo.

In quei momenti, ricordatevi che non siete voi il creatore di voi stesso;
Dio vi ha creato, ed è Lui che governa l’universo per voi. Qualunque sia il
vostro lavoro, svolgetelo con entusiasmo, per Lui. Occupatevi di attività
creative, perché Egli vi ha dato un potere infinito. Come osate fare di voi
stessi un essere mentalmente fallito, solo per voler indulgere nei malumori
che vi avvelenano? Liberatevi da questi stati mentali distruttivi. Essi
sono, in realtà, i freni sulle ruote del vostro progresso. Finché non li
rimuovete, non potete avanzare. Ogni mattina, ricordatevi che siete figlio
di Dio e che, quali che siano le vostre difficoltà, avete il potere di
superarle. Erede del cosmico potere dello Spirito, siete più pericoloso del
pericolo!

Un ragazzo intelligente non si prende la briga di lavorare su problemi
semplici; egli gode a sfidare quelli difficili. Molte persone, invece,
vengono spaventate dai problemi della vita. Io non li ho mai temuti, perché
ho sempre pregato: “Signore, possa il Tuo potere crescere in me. Mantienimi
nella coscienza positiva che, col Tuo aiuto, potrò sempre superare
le mie difficoltà”. Pensate a un problema in modo costruttivo finché non
riuscite più a pensare. Quando sto risolvendo un problema, vado fino
all’ennesima potenza per coprire tutte le possibilità che portino alla
soluzione, finché, onestamente, posso dire: “Ho fatto del mio meglio, e
questo è tutto ciò che posso fare”. Poi lo dimentico.

Una persona che conserva nella propria coscienza la preoccupazione
per un problema diviene “lunatica”. Evitatelo. Quando si presenta un
problema, invece di soffermarvi su di esso pensate ad ogni possibile via
d’azione per liberarvene. Se siete incapaci di pensare, paragonate il vostro
guaio specifico a quelli, simili, di altre persone, e imparate dalle loro
esperienze a discernere quali vie portano al fallimento e quali conducono
al successo.

Scegliete le misure che sembrano logiche e pratiche, e poi
datevi da fare per porle in atto. L’intera biblioteca dell’universo è
nascosta dentro di voi. Tutte le cose che volete sapere sono dentro di voi.

Per portarle alla luce, pensate in modo creativo.

tratto da Lista Sadhana – Guido da Todi – http://www.guruji.it

Libri su “Come guarire dalla depressione” qui

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foto di Isabel Gomes da Silva

“OSSERVARE L’ODIO”

(di Jiddu Krishnamurti)

————–

“Nessuno ti può insegnare ad amare”

Se si potesse insegnare l’amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?…

Non è facile imbattersi nell’amore. È invece facile odiare e l’odio può accomunare le persone… Ma l’amore è molto più difficile.

Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l’odio e metterlo gentilmente da parte. Non metterti a fare la guerra all’odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l’odio per quello che è e lascialo cadere…La cosa importante è non lasciare che l’odio metta radici nella tua mente.

Capisci? La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un’erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà,piuttosto, con l’appassire. Ma se tu incoraggi l’odio e dai all’odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l’odio diventerà un enorme problema.

Al contrario, se ogni volta che l’odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale. E perciò conoscerà l’amore In un passo evangelico Gesù dice: “Non resistete al male” (Mt 5, 39).

È un esercizio che il buon meditante porta sempre con sè, anche fuori dalla nostra sala di meditazione. Una buona pratica qui conduce ad una buona pratica là fuori, e viceversa:Facciamo un esempio. Sono in autobus, seduto in un posto non riservato ad anziani o a persone con difficoltà motorie.

Dentro l’autobus c’è molta gente, tutti i posti a sedere sono occupati e anche le persone in piedi sono di un certo numero. Entra una signora anziana, con evidenti difficoltà nel destreggiarsi; si guarda in giro in cerca di un posto libero, io la noto e le lascio la mia sedia. La signora si siede senza ringraziarmi. Bene : cosa succede a questo punto?

Nella stragrande maggioranza dei casi, nasce in me un moto di stizza, di antipatia per quella donna. Diciamolo pure: odio. Siamo abituati ad associare questa parola a grandi eventi, alla guerra, a relazioni veramente conflittuali.
Ma è da queste piccole situazioni che l’odio si genera in noi;è qui che comincia a sedimentare in noi questo automatismo.Dunque mi accorgo che spesso e volentieri anche le azioni apparentemente più morali, più giuste, tante volte sono dei piccoli ricatti camuffati, dei do ut des: io faccio questa buona azione, ma dall’altra parte ci deve essere un tornaconto. Ti faccio un piacere?

Bene, ma te lo devo fare pagare in un modo o nell’altro: attendo un tuo ringraziamento o un tuo gesto di piena riconoscenza. Faccio qualcosa che viene considerato moralmente elevato? Allora mi aspetterò un riconoscimento da parte di qualcuno, la famiglia, gli amici, la società, le persone che mi circondano. Invece se vogliamo sviluppare la qualità della benevolenza e della equanimità, due aspetti molto importanti nella pratica della meditazione,bisogna cercare di svincolarci da tutto ciò.
Èessenziale partire da queste piccole situazioni – che piccole poi non sono! –
per poi procedere verso questioni più pesanti: è come sollevare i pesi, si inizia dal poco e poi, quando si è dovutamente allenati, si aggiungono altri chili al nostro bilanciere.

Dunque, quando il seme dell’ira, dell’odio sta subdolamente facendo ingresso nella nostra mente, noi ci fermiamo, lo osserviamo, creiamo uno spazio vuoto attorno a lui, ed esso in brevissimo tempo scomparirà. Anche qui, come nella pratica meditativa, molto importante è non

giudicare il male che fa capolino, ma solo osservarlo in modo distaccato, senza valutarlo in alcun modo.

Lo stato subito seguente a questa operazione sarà qualcosa simile ad una quieta soddisfazione, un pacificato piacere: non ci siamo fatti ingabbiare dalla nostra reazione automatica che genera in noi odio al presentarsi di una certa situazione nella quale ci veniamo a trovare; siamo riusciti a svincolarci da un funzionamento puramente meccanico della nostra persona, abbiamo consapevolmente osservato e mutato il nostro stato.
Si fa in noi quindi chiara la sensazione che su questa via,se perseguita, non si può che giungere ad estirpare un’abitudine malefica e sostituirla con un’abitudine benefica.

Ogni giorno si presentano innumerevoli occasioni per esercitarsi in questo
modo. Davanti ad ognuna di esse abbiamo due possibilità:

– Continuare ad essere succubi delle circostanze, comportandoci come delle macchine che a certi input danno sempre certi output;

-Oppure svegliarci dal nostro sonno, scegliendo un percorso di liberazione dalla nostra angusta situazione.

Cosa scegliamo?

(Tratto da Lista Sadhana – Guido da Todi)

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